Buon compleanno, stronzo – Worst Behaviour di Simon Hanselmann

Copertina di Worst Behaviour

Hanselmann ormai è un autore internazionale, tradotto perfino in tredici lingue. Recentemente è uscito per Misma la versione francese di Worst Behaviour (Pigeon Press), chiamato in questo caso Happy Fucking Birthday, (per gli spagnoli Fulgencio Pimentel il titolo è Hail Satan! link al db ). Nel volume francese sono raccolte non solo il racconto lungo ma molto altro materiale.

Worst Behaviour è ambientato sempre nell’universo dei suoi personaggi Megg, Mogg e Owl. Per chi non li conoscesse Megg è una strega depressa accanita fumatrice di marijuana, Mogg è il suo familio, un gatto nero parlante, e Owl è un gufo antropomorfo continuamente vessato dai suoi coinquilini. I tre trascorrono le giornate in apatia sul divano di casa bevendo alcolici e fumando un sacco di canne, senza concludere mai niente di particolare a parte affrontare la depressione, i fallimenti quotidiani, la mancanza di lavoro e di ambizioni, cercando di non far trapelare troppo i sentimenti negativi che provano l’uno verso l’altro.

Illustrazione da Megg and Mogg in Amsterdam. Megg e Owl in compagnia di Werewolf Jones.
Fotografia: Fantagraphics

Rispetto alle pubblicazioni precedenti, formate da storie brevi apparse sul suo blog girlmountain o su Vice, Worst Behaviour presenta delle novità: si tratta di una storia lunga in pagine da dodici vignette regolari, non a colori, ma tratto azzurro su carta rosa. Solitamente Hanselmann usa il colore in maniera funzionale, ma qui non se ne avverte la mancanza perché il contrasto tra l’azzurro e il rosa funziona molto bene.

tavola di Hail Satan! mentre sono al ristorante
Immagine tratta dal Entrecomics.org

Scritto a bordo di un treno tra Parigi e Toulouse, o sul sedile posteriore di una macchina tra altopiani spagnoli e Brunswick East (Melbourne) Worst Behaviour è la cronaca della notte di compleanno di Owl: una festa rovinata dai comportamenti disgustosi ed egoistici degli amici, dramma senza fine dove vengono raggiunti e scavati i sentimenti più bassi. Nessuno dei personaggi è innocente. Commedia amara, sospesa tra il grottesco ed il patetico, la storia si sviluppa come magistrale dramma intimistico, dove le complicate relazioni dei personaggi raggiungono insoppettabili livelli di furia e pathos. Hanselmann nel raccontare l’apatia e inettitudine dei suoi personaggi riesce a far trapelare una poeticità strana e decadente, con uno sguardo impietoso e allo stesso tempo partecipe.

i protagonisti sono su un albero a bere
Immagine tratta da http://www.fulgenciopimentel.com

Hanselmann, con il suo tratto nitido, con un’apparente semplicità formale, dialoghi vivi e gags crudeli, continua il suo racconto di una generazione senza speranza. Una generazione vulnerabile e immatura, resa indifferente a causa delle troppe ferite subite. Il suo umorismo nero fa sgorgare risate amare, ponendo il lettore davanti alla nullità di una vita senza alcuna prospettiva. L’ampia varietà emotiva dei personaggi unita alla capacità di espressione di Hansellman rende il suo lavoro pungente e affilato. Un pugno nello stomaco dato col sorriso.

Simon Hanselmann lo abbiamo incontrato ad Angouleme!

 

Introducing: Cerebus the Aardvark di Dave Sim

Il fumetto che mi ha aperto più orizzonti nella mente: Cerebus the Aardvark, opera enorme e inclassibicabile, un fumetto sul fumetto, scritta e disegnata dal geniale (e controverso) canadese Dave Sim. Ho perso dietro questa serie ben due anni della mia vita e appena il tempo me lo concederà mi ritufferò nello studio di questa epica.

Cerebus che riflette sulla propria vita in Like A Looks, Cerebus #137

Nel lontano dicembre 1977 compare nel panorama del fumetto nordamericano un albo insolito destinato a sconvolgere radicalmente i canoni classici di questo mezzo espressivo. Dave Sim, seguendo il proprio comandamento “Thou shall break every law in the book”, inizia a pubblicare in maniera indipendete Cerebus the Aardvark, una parodia del genere fantasy à la Conan il Barbaro, con protagonista un oritteropo (da “aardvard” in afrikaans, che si traduce con “maiale di terra”). La casa editrice Aardvark-Vanaheim fu fondata dall’autore e da Deni Loubert (all’epoca findanzata di Sim, in seguito moglie e successivamente ex-moglie). L’opera sarà conclusa nel marzo 2004, con il numero 300. Con le sue 6000 tavole circa, è considerata la serie a fumetti nordamericana creata da un solo autore più longeva. Tutto solo Sim non è stato: dal numero 65 gli sfondi sono stati curati dal virtuoso Gerhald.

Copertina di High Society

La serie è stata ristampata in sedici raccolte definite “phonebooks“, data la somiglianza alle guide telefoniche (tante pagine e carta di bassa qualità). In Italia sono stati tradotti esclusivamente il secondo volume Alta società ed il terzo Chiesa e Stato (Vol.1) dalla Black Velvet. Può sembrare strano che si sia partito dal secondo numero, ma questo perchè High Society (le issue originali dal 26 al 50) formano un ciclo narrativo compiuto, mentre i primi numeri (raccolti nel phonebook Cerebus) sono formati da storie autoconclusive o cicli brevi, in cui il tratto è ancora acerbo e non ci sono ancora le grandi tematiche e sperimentazioni a cui Sim ci abituerà in seguito.

Wolveroach, una delle mille trasformazioni dello scarafaggio

Alta Società è godibile anche senza aver letto il primo volumone, ma il lettore rimane un po’ spiazzato quando compaiono personaggi come The Roach (un completo imbecille dalle personalità multiple che Sim utilizza per deridere le icone del fumetto come Batman, Capitan America, Wolverine, the Punisher e Dream di Sandman), Elrod l’albino (caricatura di Erlic of Melnibone di Michael Moorcoc), Red Sophia ma sopratutto Jaka, l’unico drammatico amore del nostro maiale di terra.

Quando una ragazza chiese a Cerebus “Cosa stai pensando”?

Se nel primo phonebook Cerebus è presentato come un barbaro iniziato alla magia, o come mercenario senza scrupoli che sperpera i suoi bottini in luride taverne, in seguito diventerà primo ministro di una città stato chiamata Iest (in High Society, satira dei meccanismi della politica e ai giochi di potere), poi papa alcolizzato (in Church and State I & II), e ancora rinnegato, barista e molto altro ancora cose nelle ultime storie. L’intera serie ci racconta la vita (discutibile) del protagonista, con le sue vittorie, sconfitte, sbronze, ma ci racconta anche la vita dell’autore: Sim infatti, oltre a comparire più volte, ci esporrà le sue idee politiche e sociali, spesso controverse (come, ad esempio, le sue posizioni antifemministe).

Parliamoci chiaro: le posizioni politico e sociali della seconda metà sono insostenibili. Sim è un genio egomaniaco, che ha abusato per buona parte della vita di alcool e droghe. L’idea di fare una serie in 300 albi gli è venuta mentre era internato per overdose di LSD. Prima donna, si arrocca sempre più nelle sue posizioni, riversando km di inchiostro contro i critici. Dal divorzio con Deni, circa a metà serie, inizia a scaricare le frustrazioni sentimentali dentro l’opera, fino a diventare un patetico paranoico, che crede di essere vittima di complotto marxista-femminista. Sim da irriverente iconoclasta figlio della cultura hippy, militante per i diritti degli autori, diventa un polemico reazionario, fino ad una clamorosa conversione religiosa. Chiaramente qualcosa è andato storto nel cervello dell’artista, ma nell’opera più Sim approfondisce le sue posizioni controverse, maggior virtuosismo riversa nel fumetto. Provare per credere.

Jaka, Issue #129

La prima metà è sicuramente quella più godibile, molti critici sono d’accordo nel giudicare il quinto volume, il celebre Jaka’s Story, come suo picco narrativo. Scritto in parte in prosa e in parte a fumetto, la tragica storia è uno studio sul personaggio femminile più importante della saga, sulla relazione dei generi e sulla repressione da parte della politica dell’arte. La parte in prosa racconta l’infanzia di Jaka, ed è scritta camuffando lo stile di Oscar Wilde, personaggio molto importante nella serie, di cui ne viene raccontata la morte, ampiamene documentata, nel sesto phonebook Melmoth. Non è l’unico cameo di personaggi reali nel opera: possiamo citare le comparse anche di Scott Fitz Gerald, Hemingway e sua moglie, la Tatcher, Woddy Allen, Mike Jagger e Keith Richard.

Mica male Gerhald negli sfondi.

 

Sim è uno sregolato sperimentatore: dalla impostazione delle tavole, al lettering, per non parlare della lingua e dei linguaggi. Indaga la psiche dei personaggi e la propria senza alcun freno, è un fine parodista della politica e della società, della letteratura e del cinema. Protagonista delle riflessioni rimarrà però sempre il fumetto di per sè, di cui Sim si erge come paladino. Ricordiamo che Sim, alfiere dell’autoproduzione, si spese sempre per difesa dei diritti d’autore, fu una delle figure centrali nella creazione del Creator’s Bill of Right, documento a difesa dei diritti dei fumettisti. Influenzò inoltre generazioni di autori, come Kevin Eastman e Peter Laid, creatori delle Tartarughe Ninja, Todd McFarlan (esiste perfino un cross-over Cerebus/Spawn), Jeff Smith e Neil Gaiman.

Cosa aspettate? Cercatevi i volumi in italiano, e se siete dei coraggiosi masticatori d’inglese completate la collezione. Consigliato a chi, stanco dalla monotona realtà delle graphic novel, è alla ricerca di un fumetto che sia un grande prodotto artistico e non mero intrattenimento. Non ve ne pentirete!

Per ora non abbiamo caricato tutti i volumi di Cerebus sul database, ma ecco:

A breve avremo un sistema di caricamento nuovo! Provare per credere!

 

La Fortezza di Joann Sfar e Lewis Trondheim

Per l’occasione speciale del primo articolo del blog di Becomix vi presentiamo la serie francese Donjon, di Joann Sfar e Lewis Trondheim, oggi ormai riconosciuti come due grandi autori, esponenti dell’ onda francese che ruota intorno alla casa editrice L’Association.

Copertina del primo numero Zenith

Tradotta in italiano come La Fortezza, da noi questa serie è praticamente sconosciuta, sono usciti solo pochi albi (tre per Phoenix Enterprise, due per Magic Press), mentre nella madrepatria Francia la serie conta ben trentasei numeri, un gioco di ruolo ed ancora altre uscite parallele. Già il nome di per sè, Le Donjon, richiama proprio quello di Dungeons & Dragons, e non a caso: dopo molte partite, i due autori decisero di creare una serie fantasy che mantenesse l’aspetto ludico e avventuroso, ma che allo contempo potesse stravolgere molti canoni del genere, con una forte impronta ironica e parodistica.

La fortezza è appunto il dungeon in cui gli avventurieri si addentrano per esplorare e saccheggiare. In questa serie però il punto di vista è ribaltato: i protagonisti non sono coloro che si inoltrano in  sotterranei di stregoni oscuri per derubare e saccheggiare, ma i proprietari del maniero decisi a gestirlo in modo prettamente manageriale per arricchirsi il più possibile. La scelta stilistica di rappresentare i personaggi in maniera antropomorfa con uno stile cartoonistico dichiara immediatamente l’intento parodistico verso un genere che tende a prendersi troppo sul serio. Nonostante l’ironia, la storia di questa Fortezza riesce a svilupparsi in maniera epica, offrendo spunti filosofici ed approfondendo molto la psicologia dei personaggi.

Il coniglio Marvin il Rosso

La Fortezza è divisa in tre epoche diverse. Gli albi Zenith (al momento sei volumi) riguardano il momento di maggiore splendore del maniero, in cui assistiamo alle avventure del papero inetto Herbert, mentre la fortezza è gestita dal cinico Guardiano. L’epoca Crepuscule (otto volumi) mostra la decadenza del maniero e la disgregazione del mondo. Uno dei protagonisti è il violento coniglio Marvin il rosso, e ritroviamo Herbert (protagonista inetto di Zenith) nei panni del Gran Khân, l’oscuro dominatore del donjon. Potron-Minet (cinque volumi) ha invece per protagonista il giovane Guardiano e mostra come è nato il dungeon.

Ho citato questa epoca per ultima perchè la data editoriale di uscita è posteriore a quelle di Zenith e Crepuscule: La Fortezza infatti può essere letta in molteplici ordini, sia in quello cronologico della storia, sia quello di uscita per albi. Esistono altre due sottoserie sotto il nome Donjon: Monster (dodici volumi) che tratta personaggi secondari, e la serie Parade (cinque volumi), che narra avventure ironiche nel donjon tra il volume uno e due di Zenith.

Il nostro consiglio è di leggere la serie seguendo le uscite editoriali, in modo tale da potersi gustare per bene i collegamenti temporali e vedere come la serie si è man mano evoluta. Ad esempio, se si inizia da Potron-Minet, che è una sorta di romanzo di formazione alla Balzac, con il suo carattere romantico e romanzesco, la serie può venire mal interpretata se non filtrata dalla carica umoristica delle epoche posteriori. Un architettura piuttosto complessa, eh? L’intento degli autori è di completare la serie in trecento albi (come Cerebus), un intento piuttosto eroico che verosimilmente non sarà compiuto. Gli ultimi numeri usciti nel 2014 segnano però una conclusione alla serie, nonostante gli autori si riservino la possibilità di continuare la narrazione.

illustrazione di un mostro gigantesco
Nientemeno che il Male Assoluto

Innumerevoli sono le trame e i personaggi che si sviluppano in questa ambientazione. A collegare il tutto però sono i sette maledetti Oggetti del Destino, che tengono saldo il mondo. Nel primo numero dello Zenith incontremo la Spada del Destino, inutilizzabile dal portatore fin quando questo non compia tre gesta eroiche a mani nude. L’unico modo per sbarazzarsi di questo oggetto è mozzare il capo del proprietario, ma se questa viene toccata da qualcun’altro il possessore si trasforma in uno degli antichi detentori. Molta attenzione devono fare coloro che cercano di rubarla, perchè perfino il Male Assoluto ne è stato un antico possessore. L’inetto Herbert per caso ne entrerà in possesso, e passerà un bel po’ di tempo prima che riesca ad usarla. Proprio perchè Herbert non può usare questa arma la sottoserie più ironica Parade si svolge tra il numero 1 e 2 dello Zenith.

illustrazione di un cavaliere della notte
Il giovane guardiano Hyacinthe cavalca nella notte.

Sfar & Trondheim, dopo aver disegnato i primi episodi, hanno lasciato le matite ad altri colleghi francesi: la serie Potron-Minet vede come illustratore Christophe Blain, la serie Monster invece ha autori sempre diversi, come Blanquet, Blutch, Mazan, per dirne qualcuno. La presenza di numerosi illustratori rende la serie molto variegata ed attraente dal punto di vista estetico, mantenendo costante la coerenza di scrittura.

I primi numeri di Crepuscule sono illustrati da Sfar
Il papero Herbert divenuto il Grand Khân nell’ambientazione Crepuscule. Donjon Monster 4, disegni magistrali di Blanquet.

Se Potron-Minet è il periodo romantico, Zenith quello ironico e Crepuscule apocalittico, il filo conduttore della serie è il senso di smarrimento verso un mondo folle abitato da personaggi incredibili, spesso inetti o imbecilli, con uno sguardo ironico ed impietoso sull’uomo e un forte e positivo desiderio di avventura. L’ambientazione, anche grazie alla serie Monster, è approfondita, coerente e ben ideata.

La lettura di questi album è divertente e veloce, le idee sempre fresche e accattivanti, sempre che il lettore sia alla ricerca di un fumetto dai tratti più particolari  e non a qualcosa di più prettamente fantasy. Al lettore rimarrà sicuramente impressa l’amicizia tra Herbert il papero e Marvin il drago (da non confondere con Marvin il coniglio), l’amore tra il giovane Hyacinte e Alexandra l’assassina, e mille altri aneddoti e sviluppi assurdi.

Sfortunatamente la serie in Italia ha avuto poco seguito, per leggerla per intero è necessaria una discreta conoscenza del francese. E’ un fumetto particolare e incisivo, che ha lasciato degli ottimi eredi (ad esempio Adventure Time). Consigliato ai palati fini del fumetto d’autore. Bao ha annunciato la ripubblicazione, aspettiamo ansiosi maggiori informazioni!

Nel database di Becomix sono presenti tutti gli albi francesi

E due numeri italiani (su 4?)