Monster Men Bureiko Lullaby di Takashi Nemoto

Copertina di Monster men Bureiko lullaby

Ci sono autori che innescano una guerra contro tutti i valori della società. Usano le proprie matite come armi per ferire e distruggere simulacri di ideali e valori. Crumb, Pazienza, Martin, per citarne qualcuno. Takashi Nemoto, sotto il vessillo dello heta-uma, è uno di questi soldati. Stupri, omicidi, dismembramenti, cannibalismo, necrofilia, coprofagia, castrazione, ogni tipo di penetrazione… non aspettatevi sconti per nessuno. Nel Giappone della bolla economica, in cui sembrava prospettarsi un futuro radioso e progresso infinito, Nemoto decide di rappresentare protagonisti amorali, sporchi pervertiti sessuali, mostri, tra il passato e il presente, senza alcuna possibilità di riscatto morale.

 

Il termine di heta-uma (Scarso/brutto ma buono/delizioso) fu coniato da King Terry per definire una estetica che stava prendendo piede nell’underground giapponese. In questa corrente rientrano mangaka come Yoshikazu Ebisu (My Man is Punk), Makoto Aida (Mutant Hanako), Suzy Amanake, Takeshi Tadatsu, Osamu Kanno (Zo o Mita Otoko). Con heta-uma si definisce uno stile di disegno grezzo e infantile, dotato però di una forte istanza comunicativa, a volte sensuale (come nei disegni di King Terry), a volte emotive e a volte disturbanti. Possiamo paragonare questo genere a certa musica punk o lo-fi, come Beat Happening e Daniel Johnston, o a certo grezzume noise (Hanatarash, Massonna, Dead C). Nonostante Nemoto si consideri solamente heta-heta, probabilmente fu colui che beneficiò di più di questo termine. Oggigiorno questa scena ormai è scomparsa, molti autori disegnano in stili più tradizionali o sono spariti, ma il nostro Nemoto non ha abbandonato il campo.

Jōnetsu no pengin Gohan di King Terry

Il primo lavoro di Takashi Nemoto comparve sulle pagine della rivista underground Garo nel 1981. Iniziò a disegnare ben prima però , ossessionato da certe tematiche e da un bisogno sfrenato di iconoclastia. Quando era in terza elementare illustrò una storia in cui l’imperatore Hirohito veniva picchiato nei bagni pubblici e costretto infine a “farsela” nelle mutande. Annoiato dal panorama dei manga però a tredici anni si disaffezionò alla nona arte e abbandonò il disegno. Fu Jōnetsu no Penguin Gohan (pubblicato negli States come Penguin Tofu) di King Terry (o Terry Johnson, pseudonimo di Teruhiko Yumura) a riaccendergli l’entusiasmo per i manga e riprendere in mano le matite. Disegnò una storia di 10 pagine che inviò a Garo e venne immediatamente pubblicata. Iniziò così la carriera di uno degli autori più destabilizzanti di sempre.

Eiaculazione di Takeo
La nascita di Takeo

Nel 2008 è stato pubblicato dalla PictureBox Inc. una sua antologia di lavori Monster Men Bureiko Lullaby, originariamente pubblicati in patria nel 1990. Le storie raccolte sono Monster man bureikoh, Pennise life, The sex rogue, The world according to Takeo (Takeo no sekai). Quest’ultimo prende più di metà del volume e racconta la storia dello spermatozoo Takeo, nato dalla masturbazione di un marinaio-stupratore durante esperimenti atomici. La volontà di disgustare e/o di divertire stride in maniera catartica con la pateticità del racconto: le vessazioni subite, la gentilezza di carattere e l’amore incondizionato verso il padre di Takeo ci provocano un forte peso morale, cosa che solo un grande narratore è in grado di fare. Monster man bureikoh, dal retrogusto burroughsiano, narra la storia di un vecchio pervertito in cui il pene, molto più saggio e gentile, prende il possesso del resto del corpo. Spicca la storia breve “The gift of a perverted painter” in cui un pittore fin dalla nascita è ossessianato così tanto dal proprio pene da non riuscire nemmeno a imparare a parlare.

Vignette sul pittore ossessionato dal proprio pene
Il pittore ossessionato dal proprio pene.

Nonostante lo stile scarabocchiato e la volontà di destabilizzare e disgustare, Takashi Nemoto sa raccontare storie che riescono a farci commuovere e divertire. La sua è un’opera potente che pone profondi interrogativi e non ha paura a confrontarsi con tematiche molto serie. Secondo Nemoto l’ultima scena di Takeo no Sekai può rimandare perfino al mantra induista Om Mani Padme Hum che tra le varie interpretazioni può significare “La verità è il Loto”. Per l’autore ciò sta a significare “La verità è nell’utero come sperma”, che esprime perfettamente il significato del racconto. Inoltre a chiudere il volume c’è una postfazione di Kevin Quigley (autore tra l’altro della bellissima antologia Comics Underground Japan) in cui viene tirato in mezzo anche Friedrich Nietzche. (“… We are therefore to regard the state of individuation as the origin and primal cause off all suffering, as something objectionable in itself”, da La nascita della Tragedia).

Se siete amanti del fumetto underground è doveroso procurarsi una copia. Mi raccomando, leggetela lontano da sguardi indiscreti.

 

 

Shit is real di Aisha Franz

Aisha Franz è una fumettista tedesca. Classe 1984, da bambina aspirava a diventare una pattinatrice artistica e a fare cartoni animati. Si laurea in illustrazione e fumetto nella Scuola Superiore di Arte e Design di Cassel (Germania).

Copertina di Shit is real

Il primo libro della Franz, Alien,  esce per la tedesca  Reprodukt nel 2011 (in Italia è stato proposto da Canicola). In Francia le sue opere sono state pubblicate da Çà et Là e L’employé du Moi. Le sue storie brevi sono presenti nelle antologie più di spicco come Orang, KUTIKUTI, Kuš! e Strapazin. Nonostante le collaborazioni con varie case editrici, Aisha Franz predilige un approccio DIY e l’autopubblicazione. Nei vari festival internazionali di fumetto possiamo incontrarla con molte sue autoproduzioni insieme al collettivo The Treasure Fleetn.

Due tavole da Teiera
Da una antologia Teiera

Uscito a marzo 2016 in Germania e questo gennaio in Francia, Shit is real narra le vicissitudini di Selma in una Berlino del futuro. Lasciata dal suo ragazzo la protagonista si ritrova sola e senza lavoro. Incompresa dalla sua migliore amica Yumi, troppo impegnata dal lavoro e dal suo compagno, Selma si rinchiude in una malinconia da cui riesce a fuggire solo attraverso i sogni. Un buco nel muro di casa, causato da una trapanatura andata male, è il mezzo che innesca il transfert psicologico della protagonista con la vicina, una misteriosa ragazza benestante e vamp. Selma inizierà perfino una relazione con uno dei suoi ex-amanti, Anders, il direttore di un negozio di animali, che scomparirà dopo il primo appuntamento.

Un sogno di Selma, in cui Yumi ha un completo nero in pelle passano dei motociclisti.

 

Shit is real è il racconto di una crisi d’identità che mescola elementi sentimentali con la fantascienza, in un futuro prossimo à la Black Mirror. Lo stile volutamente sciatto e grezzo, ma pulito e delineato, descrive bene un senso di non-appartenenza alla realtà e una certa incapacità di crescere. La narrazione è matura e chiara, le tavole ricche di particolari.

Selma si corica e inizia a masturbarsi.

Il tema dell’identità nella società contemporanea è approfondito anche in EYEZ, un mini kuš! pubblicato nel marzo 2016.

Copertina di EYEZ

L’autrice ci porta a riflettere sulle varie strategie di fuga in un futuro prossimo saremo continuamente spiati. Questo ci spingerà, per mimetizzarci meglio, a confondere e superare varie dualità, come maschile/femminile, realtà/virtuale, vita/morte. Lettura consigliata per approfondire questa contemporaneità che ci sfugge sempre più di mano.

 

Due tavole di EYEZ. Il protagonista nudo dai capelli blu, è spiato da un drone.

 

 

Angouleme 2017 – Le mostre di Kamimura, Sophie Guerrive e Knock Outsider Komiks

Continuiamo a raccontarvi il nostro viaggio nel festival di Angoulême. Oltre ai padiglioni la cittadina offre molte mostre interessanti. La proposta di quest’anno è molto varia e stimolante: tra le tredici esposizioni ci troviamo Will Eisner, le nuove rivistazioni di Mickey Mouse da parte di Tebo e Trondheim, un fumetto di quindici metri del fumettista Phillippe Dupuy. Visionarle tutte in due giorni è un impresa ardua e noi non ci siamo riusciti.  Abbiamo scelto di parlarvi di tre delle tredici offerte, ovvero quella di Kazuo Kamimura, Sophie Guerrive e Knock Outsider Komiks.

 

Kazuo Kamimura: l’estampiste du manga

Immagine per rivista anni '70. Donna con cappello beve un frapè. Gioco di ombre del cappello sul viso
Uno dei disegni realizzati per riviste di moda. Immagine tratta da http://www.bdangouleme.com

Kazuo Kamimura nacque nel 1940 a Yokosuka, un piccolo porto nella penisola di Miura. Dopo essersi laureato a 23 anni in disegno nell’Accademia delle Belle Arti iniziò a lavorare per un’agenzia pubblicitaria, ma abbandonò ben presto questo lavoro per gettarsi nel mondo dei manga. La sua fu una produzione enorme (negli anni più produttivi riuscì a superare le 400 tavole al mese) prima di scomparire prematuramente nel 1986, a 45 anni, per un tumore alla faringe. Assistente del “Dio dei manga” Osamu Tezuka, Kamimura ha lavorato con grandi sceneggiatori come Kazuo Koike, Yu Aku o Ikki Kajiwara, oltre a scrivere sceneggiature proprie.

Kazuo Kamimura nel suo studio
Kazuo Kamimura nel suo studio.

Kazuo Kamimura è un esponente del gekiga, termine inventato dal Yoshihiro Tastumi per indicare i manga di carattere più maturo. La sua opera, di una squisitezza ed eleganza estetica senza pari, si avvicina alla nuovelle vague cinematografica, nello stile e nei contenuti. La femminilità, la passione sfrenata, lo scontro culturale tra tradizione patriarcale ed emancipazione sono le tematiche preponderanti. Rikon Kurabu (Il club delle divorziate, presto in Italia per BD Edizioni) racchiude tutte le caratteristiche peculiari dell’autore. L’edizione francese (edito da Kana) non ha caso è la vincitrice del Prix Patrimoine.

Tavola originale della copertina del terzo numero di Lady Snowblood
Tavola originale della copertina del terzo numero di Lady Snowblood. Immagine tratta da http://www.bdangouleme.com

Nonostante in Giappone fosse già da tempo una vera celebrità, negli anni 2000 è stato Tarantino a far riparlare della sua opera con un’eco mondiale: il personaggio di O-Ren Ishii del suo Kill Bill è ispirato dal protagonista di Shurayukihime, ovvero Lady Snowblood, film di Toshiya Fujita, tratto dal manga disegnato da Kamimura e sceneggiato dal grandissimo Kazuo Koike (sceneggiatore tra l’altro del bellissimo Lone Wolf & Cub. Vi ricordate dello Ius Kozure ōkami???). In Italia possiamo trovare questo titolo e Una gru infreddolita – Storia di una geisha, entrambi per BD edizioni.

Copertina del fumetto Maria. Una ragazza giapponese circondata da fiori e uccelli colorati sotto un arcolbaleno.
Maria di Kamimura. Immagine tratta dal web.

Opere come Shinanogawa (Il fiume Shinano), Kyōjin Kankei (Relazione folle) e Dōsei jidai (L’epoca della convivenza, tradotto in francese con il titolo Lorsque nous vivions ensemble) esplorano i temi della ricerca del amore, della quotidianità femminile, delle contraddizioni sociali tra il passato e la modernità. Una modernità obbligata, in un primo momento dagli oligarchi del periodo Meiji e in un secondo dagli americani dopo la guerra, che ha creato lacerazioni profonde nel senso di appartenenza nazionale. Anche la vendetta, corollario di passioni amorose, è una tematica centrale dell’opera di Kamimura, in particolare grazie al personaggio di Lady Snowblood, una giovane assassina dalla gelida bellezza alla ricerca della sua giustizia nel Giappone feudale dell’epoca Edo. In ogni sua opera Kamimura riesce ad esprimere le passioni interiori, tempeste di sentimenti e drammi come fossero manga d’azione.

Disegno di donna con rossetto e specchio. Lo specchio è macchiato di rossetto e si vede un uomo ucire dalla casa.
Immagine tratta http://unastanzapienadimanga.blogspot.it

Oltre al suo lavoro di mangaka Kamimura era molto richiesto come illustratore: nella esposizione possiamo vedere qualche tavola originale delle 260 (circa) copertine di riviste commissionatigli.

La mostra nel Musée d’Angoulême è più ampia di quella vista a Lucca Comics, sono presenti 150 tavole e illustrazioni, la mostra è prodotta da 9eArt+. Per la prima volta in Francia e dura fino al 12 marzo. Visita obbligata per gli amanti del gekiga.

 

Sophie Guerrive: Honneur et profit

Immagine di una cittadina mediorentale con ura. Molti personaggi presenti.
immagine tratta da http://ionedition.net

Nata a Marsiglia, diplomata nella scuola di Arti Decorative di Strasburgo e in seguito laureatasi nell’università d’Aix-en-Provence, Sophie Guerrive, dopo aver allestito una galleria d’illustrazioni a Marsiglia, ha iniziato a pubblicare nel 2007, per Warnum ed in seguito per Ion e Delcourt. Nel 2016 pubblica Capitaine Mulet, lunga storia di avventure mediovali per Edizioni 2024, in seguito Tulipe, raccolta di storie brevi in cui personaggi animali meditano sul senso della loro esistenza. Vive ad Angoulême ed è in residenza nella Maison des Auteurs.

Particolare di una tavola esposta. Miniatura medioevale naife: una coppia balla, altri portano barili.
Particolare di una tavola esposta.

Sophie Guerrive ha uno stile minimale ma sofisticato, curato in ogni dettaglio, in cui umorismo e poesia si incontrano svelandoci l’assurdo dell’esistenza. Il lettore diventa un osservatore ed esploratore di terre lontane, perdendosi nelle sue tavole storiche, piene di riferimenti medioevali, alle miniature orientali, all’iconografia occulta dei tarocchi. Impressionante la lunga pergamena in cui viene raccontata la storia dell’umanità.

La lunga pergamena che racconta la storia dell'umanità.
La lunga pergamena che racconta la storia dell’umanità.

La mostra era visitabile nella Galerie Art Image, è stata prodotta da Éditions 2024 / 9eArt+. Non conoscevamo il talento della Guerrive: il suo sguardo onirico e filosofico ci ha davvero impressionato. Speriamo che arrivi in Italia presto.

Due draghi marini si sfidano.
“Pieuvre / Pulpo / Octopus”, da “Marinas”. Immagine da http://elhurgador.blogspot.it

 

Knock Outsider Komiks (starring Dominique Théâte)

L’ultima mostra che segnaliamo è una vera e propria chicca per gli amanti dell’art brut.

Dominique Théâte, nata nel 1968 a Liege e studentessa di belle arti, a 18 anni ha avuto un incidente che l’ha tenuta in coma. Questo incidente l’ha costretta a riconsiderare la sua vita e la sua arte. Da allora Dominique Théâte rappresenta nei suoi disegni una forma d’incanto dotata della rara facoltà di fungere da specchio delle nostre speranze. Lei mette in scena la propria vita, partendo da autoritratti ispirati dalla propria carta d’identità al costume che indosserebbe al proprio matrimonio. Riproduce lo « schéma de mon corps » in opere autobiografiche che combinano arte figuraiva e scrittura per descrivere i suoi vestiti, la sua passione per le macchine (BMW in particolare, simbolo ultimo di successo) e il ruolo che interpreta in una pièce teatrale.

La mostra inoltre ospita altri membri del collettivo La « S » per presentare le loro creazioni.

Locandina dell'esposizione di Angoulême. Un Popeye "scarabocchiato" tira un pugno.
Locandina dell’esposizione tratta da http://www.bdangouleme.com

I creatori de La « S » – Grand Atelier, laboratorio artistico di Vielsalm, in Belgio, sono portatori di handicap mentali e sono aiutati da artisti professionisti nello sviluppo delle loro creazioni. La funzione degli artisti non è però d’intervenire direttamente sui processi di creazione, ma d’offrire un aiuto tecnico privilegiando il dialogo. La «S » inoltre cerca d’interagire con tutti i campi dell’arte contemporanea: pittura, musica, stampe, textile design, animazione. Anche il fumetto è nel loro campo di azione, infatti nel 2007 insieme collettivo Frémok, è stata allestita la mostra Match de Catch prima a Vielsalm e in seguito ad Angouleme. La « S » e Frémok hanno fondato Knock Outsider!, una label editoriale dedicata all’art brut contemporanea.

 

Capitan Harlock in versione "brut".
Capitan Harlock in versione “brut”.

In questa mostra il visitatore potrà ammirare una metropoli di cartone e nastro adesivo creata da Marcel Schmitz, la quale è servita da base per la creazione del fumetto Vivre à FranDisco insieme a Thierry Van Hasselt. Nella collezione si vede anche L’Amour dominical, un fumetto di Dominique Goblet e Dominique Théâte, il “romanzo fotografico” della stilista Barbare Massart e il fotografo Nicolas Clément e molte rivisitazioni di fumetti da parte degli artitsti outsider. Tratti primitivi, associazioni libere di immagini, ingenuità altra e poetica deforme: troverete questo e altro nelle sale dell’Hôtel Saint-Simon.

La metropoli di cartone e nastro adesivo creato da Marcel Schmitz.
La metropoli di cartone e nastro adesivo creato da Marcel Schmitz.

La mostra durava solo i giorni del festival. L’allestimento è stato curato da La « S » Grand Atelier, Frémok e 9eArt+; gli artisti esposti sono Yvan Alagbé, Sarah Albert, Adolfo Avril, Nicolas Clément, Pascal Cornélis, Collectif Couteau, Serge Delaunay, Olivier Deprez, Gabriel Evrard, Dominique Goblet, Jean Leclercq, Joseph Lambert, Pascal Leyder, Jean-Christophe Long, Barbara Massart, Rémy Pierlot, Marcel Schmitz, Dominique Théâte, Thierry Van Hasselt.

Tavole di fumetto "brut", copia di una tavola di un manga.
Tavole di fumetto “brut”
Con questo piccolo viaggio nelle esposizioni, concludiamo i nostri post su Angoulême. Nel frattempo continuiamo la costruzione del sito e prepariamo una piccola recensione ad uno dei fumetti più caustici comparsi in Italia lo scorso anno. Seguiteci e vedrete che non ve ne pentirete!

Festival di Angoulême 2017 – Le Noveau Monde

La 44ma edizione del Festival international de la bande dessinée d’ Angoulême 2017 si è svolta dal 26 al 29 gennaio e noi di Becomix non potevamo perderci questo evento. Con l’intenzione (o forse solo la scusa) di andare a promuovere il sito, abbiamo passato due giorni nel piccolo capoluogo della Charente. Le giornate ventose e umide, ma fortunatamente tiepide, non hanno spaventato le migliaia di persone che hanno invaso la cittadina. I numeri non raggiungono quelli di Lucca Comics, ma l’atmosfera è decisamente diversa. In questo festival la dimensione culturale e autoriale è perfettamente equilibrata con quella popolare.

Senza avere intenzione di scrivere un report accurato dell’intero festival, in due articoli vi racconteremo cosa ha catturato maggiormente la nostra attenzione, tra espositori e mostre, piccoli aneddoti e curiosità, con la speranza di potervi consigliare qualche fumetto interessante.

Per chi non lo sapesse Lewis Trondheim (abbiamo già parlato del suo Donjon), vincitore del Grand Prix nel 2006, ha creato per il festival la mascotte Le Fauve che dal 2008 è stata usata come modello per i premi.

 

Riuscite a riconoscere le varie incarnazioni di Le Fauve d’Angoulême?

 

La nostra visita è iniziata dal padiglione Le Noveau Monde, proprio vicino all’Hôtel de Ville, quello dedicato al fumetto d’autore e alternativo. Il primo stand a cui avremmo voluto gettare tutti i nostri denari è quello de Editions le Lézard Noir: tra gli autori pubblicati ci sono niente meno che Suehiro Maruo (con Le Monstre au teinte de rose, New National Kid, Lunatic Lover’s, DDT oltre a quelli editi in Italia da Coconino), Kazuo Umezu (con La Maison aux insectes in gara per la Sélection Patrimoine), Jun Hatanaka (devo ancora leggere Mon Vilage che promette molto bene), Takashi Fukutami, Makoto Aida. Eldo Yoshimitsu nello stand firmava il numero uno di Ryuko, mentre Chiisakobe di Minetaro Mochizuki è stato il vincitore de Prix de la Série. Un risultato davvero niente male per la Lucertola Nera.

La maison aux insectes di Kazuo Umezu. Scansione da https://nostroblogs.wordpress.com

 

Particolare di una tavola di Ryuko. Immagine tratta dal sito dell’autore http://www.eldoyoshimizu.com/

 

Chiisakobe di Minetaro Mochizuki, vincitore del Prix de la Série.

 

Mon village di Jun Hatanaka

 

Nello stand della casa editrice francese Misma era presente Simon Hanselmann (Comics Review #1 Hail Satan!) nelle sue vesti femminili. Oltre a firmare autografi lo abbiamo trovato di buon umore e pronto a irriverenti scambi di battute.

 

Simon Hanselmann autografando la sua opera in concorso “Megg & Mogg in Amsterdam” nello stand di Misma.

Sulla polemica femminile dello scorso anno, il creatore di Megg & Mogg ha la sua opinione: “Avrebbero dovuto dare il premio a me, dato che sono sia maschio che femmina”. Peccato che neanche quest’anno è riuscito a portarsi la bestiolina a casa (era in concorso con Megg & Mogg in Amsterdam). Non essendoci soldi in palio, non ne era troppo dispiaciuto/a . A proposito del Fauve d’Angouleme Simon ci ha fatto notare che ha uno spinello in bocca, proprio come Mogg. A pensarci bene più che una canna ci sembra un naso, ma ci piace credere che come Pippo anche il Fauve sia uno sballato.

Non troppo lontano dallo stand di Misma abbiamo trovato l’editore spagnolo Fulgencio Pimentel. Tra le varie proposte vediamo anche Zanardi finalmente tradotto in spagnolo. Cesar Sanchez, l’editore, ci spiega che, tra difficoltà di traduzione e problemi di diritti, non è stata un impresa semplice. L’edizione ha copertine di diverso colore e sembra particolarmente curata. Segnaliamo anche l’antologia Terry, con tavole (alcune inedite) di Los Bravù, Nacho Garcia, Sindre Goksoyr, Michael DeForge, Simon Hanselmann, Seeichi Hayashi e molti altri. Non rimangono molte copie, conviene prendersene una alla svelta.

Ecco lo Zanardi in spagnolo nello stand di Fulgencio Pimental.

Éditions Actes Sud è presente con molte proposte interessanti: ci troviamo Camille Jourdy a firmare la sua ultima opera Juliette e Brech Evens con Panthère. Ci ha particolarmente colpito La Maison de l’architecte polonais et de sa femme algérienne restée au pays di Edit Chambon e Jacques Bablon.

 

Camille Jourdy che firma Juliette.
Immagine tratta dal web

 

Uno stand piccolo ma significativo è quello della londinese Breakdown Press: ci troviamo titoli come The Artist di Anna Haifisch, lo psichedelico Picnoleptic Inertia di Stathis Tsemberlidis, Klaus Magazine di Richard Short e per gli amanti del fumetto giapponese anni ’70 vari titoli di Seiichi Hayashi, tra cui il bellissimo Flowerin Harbour e Ding Dong Circus and other stories 1967-1974 di Sasaki Maki.

 

Tom Oldham della Breakdown Press.

 

Con introduzione dell’autore.

 

The artist di Anna Haifisch.

 

Una tavola de Picnoleptic Inertia di Stathis Tsemberlidis. Le ultime tre immagini sono tratte da http://www.breakdownpress.com

 

Abbiamo avvistato anche grandi fumettisti italiani come Igort e Paolo Bacillieri. ZeroCalcare, con il suo Kobane Calling, edito da Cambourakis, era tra i candidati per il Prix spécial du  jury. Era presente Lucia Biagi, con il suo nuovo graphic novel Sestrières, per Editions çà et là. Dai colori fluo decisamente accattivanti, non vediamo l’ora di leggerlo in italiano (verrà pubblicato da Eris Edizioni con il nome di Misdirection).

 

foto dell’autrice.

L’etichetta parigina SQUAME, curata dall’artista Francesca Protopapa, in arte Il Pistrice, presentava Metamorphoses, una antologia di rivisitazioni dei miti del Metamorphoseon libri XV di Publio Ovidio Nasone. Sono presenti ben sedici artisti tra cui Francesco Guarnaccia, Martoz e Lucio Villani. La sovracopertina in serigrafia è stampata dai bolognesi Inuit, presenti con le loro preziose produzioni in risografia.

Immagine tratta da Comicus.it

Concludiamo qui la prima parte del nostro racconto. Nella seconda ci concetreremo sulle mostre che abbiamo visitato (Kazuo Kamimura, Knock Outsider Komiks e Sophie Guerrive). Sperando di avervi incuriosito, continuiamo la lettura dei fumetti portati a casa.