Quanto può valere Silver Surfer #1 ?

Stan Lee e Jack Kirby avevano sviluppato un particolare metodo di lavoro chiamato Marvel Method: in un primo momento i due discutevano del soggetto, Kirby lavorava su una breve sinossi per delineare la trama e le scene individuali mentre Lee aggiungeva dialoghi e didascalie. Quando Kirby iniziò a tratteggiare la storia di Fantastic Four #48 decise di introdurre un personaggio di cui non aveva discusso con Lee. The Man disse in un’intervista:

Copertina di Silver Surfer #1

«Quando [Jack] mi portò le tavole disegnate affinchè potessi aggiungere i dialoghi e le didascalie, mi sorprese di trovare un surfista dalla liscia pelle argentea che cavalcava i cieli a bordo di una veloce tavola.»

Un predatore di pianeti ha bisogno di un araldo, pensò Kirby. Stanco di disegnare navi spaziali decise di metterlo su una tavola da surf. Nacque così Silver Surfer. In un primo momento Lee non fu felicissimo di trovarsi un pelatone argentato sulla tavola da surf. Lee però superò in fretta il suo scetticismo verso questo personaggio e lo farà ricomparire in Fantastic Four #55–61, poi 74-77 (Ottobre 1966 – Agosto 1968). Il debutto in solitario del surfista spaziale fu in Fantastic Four Annual #5 (Novembre 1967). L’anno seguente Lee lanciò la testata The Silver Surfer con John Buscema alle matite e Kirby nell’ultimo albo. Lee ne sceneggiò tutti i numeri, scegliendo di scrivere una serie per lettori più adulti. Nonostante il successo di critica e pubblico la serie non ebbe il successo sperato da Lee, probabilmente a causa del formato e del prezzo. Conteneva il doppio numero delle pagine e il doppio del prezzo rispetto gli albi normali, 25 cent contro i classici 12. La serie rimarrà tra le opere più filosofiche e introspettive mai scritte da Lee. Le storie erano diverse nei toni rispetto alla maggior parte dei titoli Marvel: Silver Surfer, essere alieno dotato di poteri cosmici grazie a Galactus, è confinato sul pianeta Terra ad interrogarsi su quale sia il significato dell’umanità che spesso lo vede come minaccia o nemico. Una delle caratteristiche del surfista argentato è il suo tono aulico di parlare e riflettere.

Tavola originale del sesto numero di Silver Surfer
Tavola originale del sesto numero.

La serie originale durò solo per 17 numeri. Vent’anni dopo, nel 1987, venne riproposta una nuova testata. Questa volta fu un successo e durò più di un decennio, in cui l’eroe riuscirà a spezzare il suo confino e ritornare nello spazio profondo. Nel 1990, dopo due anni di lavoro, uscì Parable, storia sceneggiata da Stan Lee e illustrata dal grandissimo Moebius, che citiamo solo per proporvi un’immagine.

Copertina di Moebius di Parable #1
Copertina di Moebius di Parable #1

Parliamo un po’ di dineri: oggigiorno è davvero difficile trovare una copia mint di Silver Surfer #1. In perfette condizioni questo titolo può valere fino 1150$. In buone condizioni (very good++, per intenderci) un valore corretto può essere intorno ai 300-250$. Il prezzo più alto pagato per questo titolo è 30000$. Se invece cerchiamo la sua primissima apparizione ne Fantastic Four #48, qui dobbiamo considerare che per  un near mint ci vogliono sui 3500$ (ho trovato una copia col punteggio 9.2 di CGC value a 5100$, mentre una a CGC 8 a 2000$) . Bisogna notare che il record è stato 20500$ e una copia non in buono stato si aggira sui 40$. Dato che si tratta di una trilogia volete mica perdervi Fantastic Four #49 e #50? I record di vendita sono stati molto alti, 47500$ il primo e 44000$ il secondo. Da notare che il n°50 è la prima cover in assoluto di SS. Oggi questi titoli si possono trovare sui 1500$. Vedremo a che prezzo saranno inseriti su Becomix! Dato che nel database si potranno inserire solo gli albi realmente in possesso, chi sarà il primo utente a caricarlo?

 

Copertina Fantastic Four #48

Copertina Fantastic Four #49

Copertina Fantastic Four #50

Per concludere segnaliamo che chi trovasse in un qualche mercatino il volume su Silver Surfer de La Serie Oro di Repubblica ci troverà i primi 5 numeri della serie classic e Parable di Moebius, quindi da non lascerselo scappare assolutamente. Sempre ne I classici di Repubblica 16 si può trovare la Trilogia di Galactus sui Fantastici Quattro, quindi occhio perchè a volte ciò che non vale niente può essere comunque un tesoro.

 

 

DB-Cul : i fumetti licenziosi e libertini de Les Requins Marteaux

In Francia, si sa, c’è un continuo fermento di orgogliose case editrici indipendenti. Les Requins Marteux, nato come collettivo di artisti di Albi, spostatisi a Bordeaux, oltraggia il pubblico con produzioni irriverenti e iconoclaste, tenedosi sempre legata però ad una satira sociale e a una feroce ironia.  Fondata nel 1991 da Guillaume Guerse, Marc Pichelin e Bernard Khatou, col tempo oltre alle proposte editori si è allargata anche a film, esposizioni e festival musicali. Tra le loro opere in Italia è arrivato il Pinocchio di Winshluss, premiato ad Angouleme nel 2009 come migliore albo. Qui è stato prubblicato da Comicon Edizioni nel 20014. Oggi però vi offriamo un piccolo tour nella collezione erotica BD-Cul: 50% DB, 50% Cul, 100% PLAISIR!

Le immagini sono tratte dal sito della casa editrice dove si possono leggere le prime pagine di ciascun volume.

 

Copertina del primo albo BD-Cul Comtesse di AudePicault

 

 

 

Uscito nel marzo 2010, Comtesse di Aude Picault fu la prima uscita di questa collezione vietata ai minori. Con uno stile raffinato e mai volgare, l’albo racconta di una giovane contessa ignara dei piaceri del sesso. Suo marito, un vecchio flaccido, la lascia illibata la prima notte di nozze. Per scoprire i segreti della sessualità la giovane donna dovrà avvalersi dei valetti di corte. Già un classico al momento della stampa, è disegnato magistralmente con una sensualità tutta al femminile.

 

 

 

 

 

Copertina di Planplan Culcul di Anouk Ricard

 

 

Altro fumetto erotico firmato da una signorina è PlanPlan Culcul di Anouk Ricard. Dallo stile naif che stride con i contenuti, la narrazione è convincete. I personaggi antropomorfi si muovono in un siparietto da film porno in cui vengono rovesciate le parti: due ingenui elettricisti sono colti di sorpresa da una gattina decisamente calda. Come cita l’introduzione di Tiger Wood: ogni buco è permesso!

 

 

 

 

 

 

Copertina di Teddy Beat di Morgan Navarro.

 

 

Teddy Beat di Morgan Navarro fu il vincitore del premio “Audacia” di Angouleme nel 2012. Con uno stile cartoonesco, l’autore ci racconta le avventure sessuali del giovane Teddy, illustratore e skater. Probabilmente sono i sogni segreti dell’autore stesso: una bellissima prostituta che non richiede il compenso economico, l’arrivo di una sensualissima ragazza che vuole lezioni di illustrazioni, allegri falò in compagnia di amici che diventano orge. Solare, divertente e colorato, è un invito a godersi la vita nel migliore dei modi.

#gonzo #underwater #interracial #outdoor #amateur #groupsex

 

 

 

 

 

Copertina de La planète des Vulves di H. Micol

 

 

La Planète des Vülves di Hugues Micol mischia erotismo e science-fiction.  Nel 2198 il mondo è sull’orlo della catastrofe: nel pianeta Terra nascono solo più maschietti. Per fronteggiare la minaccia della scomparsa della specie (e per soddisfare anche i desideri degli uomini) il luogotente Frédéric Vaugirard viene inviato in un pianeta ancora sconosciuto, popolato da alieni il cui DNA è compatibile con quello terrestre. Vaugirard riesce arrivare a destinazione e conosce le misteriose abitanti Vülve, guidate dalla splendida regina BA-BA-OUH, pronte a riceverlo con una caloro accoglienza, sopratutto perchè è la prima volta che incontrano l’animale leggendario “maschio”.

 

 

 

 

Copertina di Bite Fighter di Olivier Texier

 

Bite Fighter (per chi non conoscesse bene lo slang francese può dedurre il significato di “bite” dalla copertina) è scritto e disegnato da Olivier Texier. Bite Fighter racconta la storia di tre combattenti esperti di arti marziali: Kato, Ty e Buzz, amici e amanti, dovranno scoprire l’identita di Masked Warrior che minaccia l’ordine del mondo intero. Combattendo contro gli uomini di Masked Warrior i tre protagonisti affronteranno pericoli mortali e chissà, forse troveranno il vero amore. Sul sito Bite Fighter si può approfondire il processo di creazione e scoprire qualche interessante aneddoto.

 

 

 

 

 

Vi abbiamo accennato i nostri titoli preferiti, andate a controllare le ulteriori uscite sul sito!

Crystal Bone Drive – Gli incubi mutanti di Tetsunori Tawaraya

La Hollow Press, incanalatore di incubi cyber-dark-fantasy, ci sorprende con Crystal Bone Drive di Tetsunori Tawaraya. La veste editoriale è d’eccezione: 32 pagine di cartoncino nero, pinzato (17×34 cm, 140g), stampato con inchiostro argentato. L’introduzione ci fornisce le coordinate alla narrazione:

“Crystal Bone Xchange is where people trade their body parts to money. Shady and sketchy neighborhood. World with pollution air, survival, and contaminated land is full of mutants. Illegal pulmonary drug LSREE is the only solution or we seek for unkown hero.

Copertina di Crystal Bone Drive
Immagine tratta da https://tetsunoritawaraya.com/selected-publication/

Tawaraya rappresenta un universo di mostri che descrive ansie incomprensibili e aliene, con preveggenza verso psicopatologie del futuro. Il gusto è punk, come Naked Lunch insegna. Sappiamo tutti che lo schermo dei media di massa ci mente con le sue immagini colorate. Il presente è cupo; il futuro ci promette orrori inimmaginabili. Crystal Bone Drive non ci sveglia dalla catalessi del presente. Solamente nelle righe dei volti, nella pelle martoriata dei mutanti, nelle venature della carne morta, nella severità dei tubi d’acciaio, possiamo intravedere parte dell’incubo dell’esistenza. Come una nuova droga polmonare, ci permette di sopravvivere.

Due guerrieri mutanti con scudo.
Immagine da https://hollow-press.net/

Nelle pagine nere il lettore deve cercare le linee argentate che descrivono guerrieri del futuro, scienziati pazzi mutanti alle prese con polmoni mutanti, nuove droghe e bio-armi decomposte. In una lettura così impegnativa, si viene contagiati da una morbosità eccitante. Risulta chiaro che Tawaraya imposta il suo lavoro su una lettura estetica, piuttosto che di testo. La veste editoriale infatti rafforza il valore del significante sul significato.

Stampato solo in 500 esemplari, offerto ad un prezzo davvero contenuto (controllare il sito) è una uscita imperdibile per chi segue le derive dell’underground del futuro. È il miglior modo per esplorare l’ambientazione dei mostri altamente evocativi di Tawaraya. Conviene prendersene due: uno per la lettura e uno da conservare. Potrebbe diventare un tesoro, un giorno.

Il titolo è presente nel datase di Becomix!

 

Un onomatopea che segna la fine della Silver Age – Amazing Spider-man #121

Il numero di Amazing Spider-Man #121 fu un punto di non ritorno nei comics americani. Nel giugno 1973 Gerry Conway e Gil Kane fecero qualcosa di impensabile per l’epoca, un fatto che condizionerà tutto l’universo supereroistico. Amazing Spider-Man #121 è considerato infatti come uno dei momenti cruciali del passaggio tra la Silver Age, un’epoca ottimistica in cui i supereroi affrontavano avventure fantastiche uscendone sempre vincitori, a quella della Bronze Age, epoca oscura e violenta in cui ogni personaggio poteva morire in qualsiasi momento. Infatti è proprio la morte di uno dei personaggi più amati a far di questo albo un numero così speciale. Si tratta della morte di Gwen Stacy, la fidanzata del nostro Spidey.

Copertina di The Amazing Spider-Man #121

Già nella copertina è annunciato che un personaggio sarebbe morto: vi troviamo uno Spider-Man su sfondo giallo circondato da ritratti dei personaggi a lui vicini. Nonostante il lettore fosse avvisato, nessuno si sarebbe mai aspettato che fosse proprio Gwen Stacy. Magari qualche altro personaggi minore, magari qualcuno dello staff del Daily Bugle, ma l’amata fidanzata di Spidey proprio no. Il villain che rapisce la ragazza è Green Goblin, è lui a gettarla da un ponte. Ma a farla morire, in una vignetta storica, sarà proprio Peter Parker.

Vignette della morte di Gwen Stacy. Spidey prende la ragazza tramite la ragnatela, causando il colpo di frusta fatale.

 

Spidey apparentemente riesce a salvare la ragazza tramite la sua tela ragno. Sicuro del salvataggio, gagliardo, esclama pure una delle sue tipiche battutine («Spider-powers, I love you!»). C’è un’onomatopea, però, che ci confonde, che ci fa gelare il sangue nelle vene. Magari subito non si comprende, ma è proprio quello SNAP vicino al viso della Stacy a segnalarci la sua morte. Il colpo di frusta le ha spezzato il collo. Un semplice SNAP per far finire per sempre un’epoca idilliaca e gettare universi interi nell’oscurità.

Il mondo non sarà mai più come prima. Sarà l’inizio di una un periodo in cui i fumetti saranno più cupi, più realistici in cui nessuno può sperare di rimanere illeso. In una votazione voluta dalla Marvel sui  “100 Greatest Marvels of All Time” questo numero ha raggiunto il sesto posto. I collezionisti di fumetto fin da subito compresero l’importanza e il valore di questo albo, infatti una copia near-mint può valere dai 350$ ai 450$.

Chissà se qualcuno riuscirà a trovarne una su Becomix! Noi siamo quasi pronti! More info coming soon!

Un viaggio nei Fusion Comics di Michael DeForge.

Tra gli artisti contemporanei che riescono ad unire sperimentazione e mainstream e che spiccano tra i numerosi e talentuosi fumettisti troviamo Michael DeForge. Nato in Ottawa, Canada, nel 1987 questo fumettista vanta una produzione che spazia dalle autoproduzioni di minicomics alla partecipazione ad antologie, dal web-comic al graphic novel e alla televisione (da segnalare il suo ruolo di designer in Adventure Time per Cartoon Network).

Gli X-Men secondo DeForge

Frank Santoro definisce lo stile di Deforge come Fusion comics: questo termine serve a descrivere uno stile fatto da una miscela di influenze, dal fumetto tradizionale a quello alternativo, l’utilizzo di generi diversi e senza tralasciare manga e animazione. In effetti Deforge vive il fumetto da quando è bambino: in un primo momento leggendo Calvin & Hobbes, Bloom County e Peanuts, da adolescente il fumetto supereroistico fino ad ampliare le sue letture al fumetto indipendente, giapponese e non solo. Tra gli autori che lo influenzano maggiormente cita Hideshi Hino, Jack Kirby, Mary Blair, Saul Steinberg e Mark Newgarden. Ha iniziato a disegnare locandine per concerti come semplice escamotage per poter assistere ai concerti gratuitamente per poi decidere così di intraprendere una carriera legata all’illustrazione. Deforge è uno sperimentatore che indaga la molteplicità di stili diversi, passando tra le correnti del fumetto indipendente contemporaneo, con una tratto minimalista ma dalla complessa costruzione della pagina. Artista terribilmente prolifico, il suo debutto ufficiale risale al 2009 con la serie antologica personale Lose (Koyama Press), tuttora in corso di pubblicazione.

Copertina di Lose n° 1

 

Recentemente Eris Edizioni ha pubblicato in italiano Dressing (originariamente Koyama Press, 2015) un’antologia di racconti tratti da fanzine, mini-comics e antologie. DeForge racconta storie kafkiane e surreali, scandaglia l’animo umano sottolineando gli aspetti disturbanti e le metamorfosi. La crisi è il filo conduttore dei quattordici racconti del volumetto. Crisi come mutamento della società (Flu drawings), della natura (Gun cats), del sè (Websites), del corpo (Mars is my last hope). Crisi nei rapporti con il prossimo (Wet Animals), con la famiglia (Christmas Dinner), con il partner (Actual trouble). Se questa antologia è un ottimo modo per introdursi nel mondo fuso di Deforge, di fronte a questa destabilizzante molteplicità stilistica ci sorge una domanda: chi è realmente l’autore? Questa collezione di storie divertenti e perverse, dalle forme libere che passano dal Mirò più astratto al cartoonesco americano probabilmente ci dimostra che la narrazione verte su un concetto di fluidità, che ci rimanda a quello di società liquida di Zygmunt Bauman. Le “grandi narrazioni” non impongono più un ordine al mondo svuotato di ideali. A descrivere questo presente può essere solo una miscela nichilistica di passato e presente, di occidente e oriente, di minimalisto e complessità.

Copertina di Dressing

Ant Colony (2014) è il primo racconto lungo di Deforge. Edito da Drawn and Quarterly, raccoglie le strisce settimanali che comparivano sul suo sito web. Chris Oliveros, fondatore della casa editrice, descrive DeForge come “one of those rare talents who emerge, out of the blue, with a fully formed and singularly unique vision”, avendo un “striking visual sensibility and peculiar sense of humor…entirely his own”. Dalle prime pagine del libro si può desumere che il mondo in cui il lettore si immerge è estremamente cupo, pieno di poliziotti corrotti, guerre ingiuste, mostri disgustosi. Ant Colony è una storia di guerra e di distruzione della società, ma indaga anche le profondità dell’animo umano. «Il mio intento è mostrare personaggi che non hanno molta padronanza sulla loro vita, o non sentono di averne», dichiarò in un’intervista al New Yorker.

La regina delle formiche di Alt Colony.
La regina delle formiche di Alt Colony.

 

First Year Healthy (Drawn and Quarterly, 2015) narra le vicissitudini di una giovane donna dimessa dall’ospedale e della sua relazione con uno strano immigrato turco.

Copertina di First Year Healthy

 

L’ultimo graphic novel pubblicato è Big Kids (Drawn and Quarterly, 2016) e narra le vicissitudini di un adolescente problematico. Quando conoscerà April, una misteriosa studentessa, pian piano metterà da parte il suo stile di vita bohemiene e si avvicinerà ad uno stile di vita più borghese.

Copertina di Big Kids

I fusion comics di DeForge lasciano perplessi e spaesati. A volte sembrano inconclusi, storie che non portano da nessuna parte. Ci fanno sentire inetti e incapaci, fanno leva sul nostro senso di inadeguatezza. Altre volte ci irritano e ci infastidisce questa destrutturazione messa in atto. Per noi questo è un bene, abbiamo sempre la necessità di sradicamento dalle nostre posizioni. Ci aspettiamo molto da DeForge, come aspettiamo il completamento della versione Beta di Becomix! A breve altre news sul sito!

 

 

 

 

 

 

L’apocalittico orrore in Dragon Head di Minetaro Mochizuki

Quest’anno nel 44ma edizione del Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême Chiisakobe di Minetaro Mochizuki è stato giudicato come migliore serie. Quest’opera vinse anche nel 2013 un premio dal Ministero degli affari culturali giapponese. Oggi però non parleremo del delicatissimo Chiisakobe, ma di un incubo (anch’esso pluripremiato) dello stesso autore: Dragon head. Vincitore del Kodansha Manga Award come miglior manga nella categoria generale (1997) e del prestigiso Tezuka Osamu Cultural Prize per l’eccellenza nel 2000, Dragon head è un manga di fantascienza apocalittica dalle forti tinte psicologiche. Pubblicato tra il marzo 1995 e l’aprile del 2000, in Italia è arrivato prima per Magic Press (incompiuto) ed in seguito è stato riproposto da Panini.

Copertina n° 3

In questo incubo, non vi verranno fornite troppe spiegazioni. Non aspettatevi un manga à la Battle Angel Alita, con una storia ben sviluppata, o gli incubi tecnologici di Blame!, neanche le riflessioni sociologiche di Eden. Immaginatevi DRAGON HEAD come leggere L’Eternauta in anfetamine con Marlon Brando che vi ripete in loop <The Horror! The Horror!>. Abbastanza claustofobico, eh?

Immagini da Dragon Head n° 2. Nobuo colpisce un cadavere.

In effetti “claustofobico” è un’aggettivo giusto almeno per descrivere i primi numeri ambientati in un tunnel dopo in incidente ferroviario. Il fortissimo terremoto farà deragliare il treno ed entrambi i lati del tunnel verrano bloccati con detriti e macerie. I soli ai salvarsi saranno Teru, Ako e Nobuo costretti a sopravvivere nel buio più totale e circondati dai cadaveri dei loro amici e insegnanti. Probabilmente è questa la stessa claustofobia che Shinya Tsukamoto vuole descrivere in The Haze, o quella musicata in dischi oscuri come Dogs Blood Rising dei Current 93, citato in una vignetta.

Nella vignetta in basso a sinistra viene citato Dog Blood Rising, album dei Current 93

Nelle pagine di questo manga mozzafiato troverete oscurità, terrore e l’azione concitata. Non rimane mai il tempo di riflettere, le pagine si girano in fretta e furia alla ricerca di una uscita. Quando riusciremo a trovarla, questa servirà solo a descrivere un orrore ancora più grande. Il pessimismo di DRAGON HEAD può ricordare quello di Texhnolyze, ma a differenza della serie anime diretta da Hiroshi Hamazaki non abbiamo tempo di riflettere, ma solo quello di fuggire e sparare.

Vignetta del 4° volume. Primo piano dell'occhio di Teru.

Dragon Head amplia l’ampio orizzonte di manga sci-fi offrendo uno spunto di riflessione inedito: la paura. Se in serie come Neon Genesis Evangelion viene approfondita una certa istrospezione psicologica dei personaggi, qui si indaga sui sentimenti più oscuri dell’uomo ad apocalisse già avvenuta. La catastrofe continua ad essere il topos letterario d’eccellenza nel Giappone dopo Hiroshima e l’incubo nucleare continua a manifestarsi sempre più cupo e sempre più distorto nell’immaginario dei nipponici. Dragon Head è un invito a esplorare l’orrore, cercando di dare il senso più ampio possibile a questo termine. I vari personaggi e protagonisti offrono varie interpretazioni e risposte a ciò che significa il terrore. Consigliata una lettura notturna al buio con pila frontale, possibilmene in fabbriche abbandonate.

 

 

L’erotismo de I Briganti di Magnus

Editoriale Cosmo annuncia una ristampa de I Briganti di Magnus sulla collana Grandi Maestri. Identificare quale sia la migliore opera di Magnus, probabilmente è una sfida impossibile. I Briganti però è un’incredibile sintesi della poliedricità del Maestro e contribuisce a nobilitare il fumetto come mezzo comunicativo colto e raffinato, senza però ripudiare mai “la bassezza” del fumetto popolare. Tra i generi preferiti del nostro autore quello erotico si rifà sempre ad una certa letteratura classica (De Sade, Apollinaire, Chin P’ing Mei) con estrema eleganza, senza risultare mai volgare.

I Briganti, rifacimento in stile fantascientifico del classico cinese Shuǐhǔ Zhuàn (水滸傳), letteralmente Storia ai margini dell’acqua, è un’opera che parla di eroismo, di morale, di avventure, drammi, lotta contro le ingiustizie. Riflette su vari aspetti della realtà e della vita, sottolineando a volte le difficoltà e le sconfitte, altre volte invece descrive le vittorie, la goliardia, i piaceri della vita. Le belle donne non mancano e qui vi presentiamo qualche splendido personaggio femminile.

Per prima incontriamo questa bellissima ballerina, che ci ricorda un po’ Jaka di Cerebus. Il capitano Lu-Ta ucciderà il laido macellaio Cheng per proteggerla dalle sue “avance”. Per questo crimine Lu-Ta sarà costretto a fuggire e dopo qualche peripezia si unirà ai Briganti.

Ballerina semi nuda in taverna.

Ballerina che danza mentre il padre la accompagna con il liuto.

Primo piano della ballerina che dice: "Non ho mai potuto ringraziarvi come avrei voluto".
Chissà in che modo avrebbe voluto ringraziare il suo salvatore?

 

La moglie del capitano Lin-Chung, il famoso Cranio di Pantera, viene presa di mira da Grande Astro di Voluttà, nipote del maresciallo Kao e comandante dei “fedelissimi” Neri dell’Ultima Sala. Il desiderio di Grande Astro di Voluttà innescherà una serie di eventi che faranno marchiare ingiustamente Lin-Chung come traditore. Data la difficoltà di ricostruire l’ambientazione cinese alla fine della dinastia Song, Magnus decise di rappresentare l’opera in uno scenario fantascientifico. La moglie di Cranio di Pantera ci sembra un omaggio diretto a Dale Arden, eterna fidanzata di Flash Gordon.

Primo piano della moglie di Cranio di Pantera

Astro di Voluttà blocca la strada alla moglie di Cranio di Pantera.

 

Non tutti i personaggi femminili sono esempi di morale o semplici vittime. Ecco la capricciosa moglie del sostituto procuratore Sung Kung Ming, detto Pioggia a tempo giusto. L’avidità della signorina, che non sa apprezzare le virtù del saggio marito, sarà la causa della sua morte violenta.

La moglie di Sung Kung Ming aspetta l'amante seminuda.
La moglie di Sung Kung Ming mentre aspetta l’amante.

La moglie di Sung Kung Ming verita in un braccio.

 

La perfida moglie del governatore Liu-Kao sarà salvata dallo stupro da parte di Tigre dalle gambe corte da Sung Kung Ming.  Il bruto violento e sfacciato però è tutt’altra cosa del molle e profumato governatore Liu: il fatto di essere salvata, proprio quando era “tutto un calore” la indispettirà parecchio. Le sue menzogne e perfidie porteranno guerra e rovina, raccontate nella quarta parte dell’opera. Solo alla fine il suo capo mozzato finirà tra le mani di Tigre dalle gambe corte, sinceramente innamorato della dama “di seta e di rado”.

La moglie del governatore Liu-Kao tra le braccia di Tigre dalla Gambe Corte.

Il molle governatore Liu-Kao con la oglie a letto.

La moglie del governatore Liu-Kao mentre testimonia il falso.

 

Le foto sono tratte dall’edizione Granata Press Granata Press (Schegge, supplemento al n.19 – 1992, pagine 144 a sei quadretti a 3 strisce e 99 pagine a otto quadretti a 4 strisce).