La dottrina del Buddha e la Colt – Kazuichi Hanawa

Coconino ha annunciato le prossime uscite della collana Gekiga e tra queste c’è la riedizione di Keimusho no naka (刑務所のなか), ovvero In prigione, fumetto in cui il mangaka Kazuichi Hanawa racconta la sua detenzione nelle carceri di Sapporo e Hakodate. Un periodo lungo tre anni (dall’ottobre 1995 al maggio 1998) che l’autore racconta, una volta libero, nelle pagine della rivista AX. Il manga è nominato nel 2001 al Premio culturale Osamu Tezuka e partecipa anche alla selezione ufficiale di Angouleme nel 2007. Il regista Yochi Sai realizzerà un lungometraggio dall’adattamento del fumetto. Il film verrà accolto molto positivamente in Giappone, dove parlare della prigionia è ancora tabù.

Copertina de Prima della prigione di Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa iniziò a pubblicare nel 1971 sulle pagine di Garo. Le prime opere, come Tatakau onna (La donna che combatte) o Niku yashiki (Il palazzo della carne), erano di carattere eroguro, termine che deriva da ero guro nansensu, semi costruzione wasei-eigo (costruzione linguistica nata dalla fusione del giapponese e inglese) da erotic grotesque nonsense. Dopo la morte della madre nei primi anni ’80 si ritira dalla scena underground per rifugiarsi nel suo paese natale Saitama. In questo periodo Hanawa compie studi sul Buddhismo, psicologia e yoga. Fu Hiroshi Yaku che lo fece ritornare al fumetto con una storia di trenta pagine per il primo numero di Comic Baku. “Se la gente del villaggio sapesse che sono un mangaka, verrebbero a tirarmi pietre addosso”*, disse all’editore. Da qui parte un’evoluzione stilistica, ampliando anche le tematiche: Hanawa ci parla di buddhismo esoterico, di yokai e di leggende antiche. E poi l’arresto.

Descrizione di una Colt secondo Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa nel giugno 1994 entra in possesso di una Government M 1911 A-1 Rokken completamente arrugginita. Fanatico delle armi fin dalla giovane età decide di ripararla: «I collezionisti avrebbero lanciato esclamazioni per l’emozione. Gli intenditori avrebbero detto: “Fammela vedere!” oppure “Fammela toccare!” Era uno dei maggiori capolavori tra le armi da collezione.»** L’11 novembre 1994 Hanawa subì una perquisizione della polizia. Fu arrestato il 12 dicembre. L’interrogatorio dell’accusato è stato eseguito il 6 marzo, l’8 marzo è stata richiesta la pena e il 22 marzo c’è stato il verdetto. Entrò a ottobre nel carcere di Sapporo e successivamente venne trasferito in quello di Hakotake.

All’età di 47 anni Hanawa poteva considerare la sua carriera conclusa. Ma riuscì a salvarla non dissimulando nulla dell’esperienza e realizzando un manga informativo minuzioso sulla vita carceraria. Per il critico Jean-Marie Bouissou si tratta di una grande rivoluzione nel «Watakushi Manga» (“manga dell’io”): questo negli anni novanta si è trasformato nella misura in cui l’evoluzione delle mentalità ha valorizzato l’espressione della singolarità individuale.*** Prima della prigione però si caratterizza in maniera molto evocativa ed è un report solo in parte degli avvenimenti che anno portato Hanawa in carcere.

Due tavole: a destra Hanawa che raschia la pistola, a sinistra la pratica ascetica di invocare il Buddha sotto la cascata

In Prima della prigione unisce due vicende che si intrecciano misteriosamente. Una è la scrupolosa descrizione di come Hanawa riparò la pistola, l’altra, ambientata probabilmente in epoca Edo, è quella di una ragazzina divisa tra l’affetto verso il padre, troppo preso dal suo lavoro di costruttore di armi, e l’amicizia con una ragazza che si dedica a pratiche ascetiche ed esoteriche per liberarsi dal karma negativo della sua famiglia. L’autore racconta la vicenda sotto forma di fiction in modo da non toccare la sua sfera privata ritornando su temi che gli sono cari.

due tavole che descrivono la vita in prigione

Le antiche litanie del Sutra di Kannon, racconti su Buddha, sui bodhisattva e sui myoo (figure divine del buddhismo di rango inferiore), pratiche ascetiche sotto la cascata, rituali esoterici Shugendō (religione sincretista che mescola elementi buddhisti nella versione esoterica della setta Shingon e shintoisti, basato sull’ascetismo e su pratiche di resistenza fisica) intervallano la meticolosa descrizione su come riparare una pistola. La Government viene inglobata nelle antiche preghiere creando un gioco di rilanci a più livelli semantici. Il passato dell’autore, il passato del Giappone, la ricerca della serenità, lo scintillio del picchiare dei fabbri, antichi versi in cinese, la vita in reclusione: questo è Prima della Prigione, opera raffinatissima sia nei tratti che nei contenuti. Viaggio nella psiche di Hanawa, che rivela molto di sè.

Il continuo levigare la pistola diventa una anticha pratica esoterica, un modo per sradicare il rancore, la ricerca del nirvana. Sono tre le fasi conclusive dei riparatori di pistole: verifica, esibizione e quinta essenza: quando si ricevono le lodi dei colleghi «il cuore fa un balzo di almeno tre centimetri battendo forte forte; ansia e miseria si cancellano e si è in grado di affrontare qualunque cosa. Uno stato in cui ci si sente pienamente affermati, qualcosa che solo i fanatici possono conoscere: è questa la suprema dottrina del Buddha, la quinta essenza.»

Viene narrato il Sutra di Kannon

I libri pubblicati in Italia sono già presenti nel database di Becomix. Dal link Prima della prigione, una volta loggati, potete aggiungerlo alla vostra collezione o wantlist, metterlo in vendita, commentare e pure votarlo (!). L’edizione è ormai del 2004 ma è probabile che qualche libreria abbia ancora qualche copia, quindi affrettatevi!

La protagonista femminile con l'ideogramma di rancore sul viso

Note

*da Comic Underground Japan.

** da In Prigione.

*** da Jean-Marie Bouissou, Il manga – Storia e universi del fumetto giapponese, Tunué, 2011

 

 

 

 

Reminiscenze di fumo pacco – Manuelone di Paolo Cattaneo

Avevo le pagine di Manuelone di Paolo Cattaneo davanti ai miei occhi e sussultai. Nel turbinio di ricordi che il racconto suscita alla generazione degli anni Ottanta, soprattutto di genere maschile, sentii un gusto plastico, di gomma e terra bruciata in bocca. Non era il semplicemente identificabile senso di “sfiga” che uno si portava appresso proporzionalmente al pus dei brufoli sulla fronte. Neanche quel senso di disagio che si provava di fronte ai bulletti più grandi. Si trattava di un gusto che mi promisi di non provare mai più. Il sapore del fumo pacco.

Copertina di Manuelone di Paolo Cattaneo. Manuelone è un ragazzo grasso e pelato che gioca alla playstation. Dagli occhi si può notare che ha fumato droghe leggere

Una voluttà dal sapore pessimo mi aveva invaso. Sentii male alla testa con un tiepido capogiro. Un posacenere in bocca. A cosa potevo ricondurne il richiamo? Certo, nel racconto se ne parla. Insieme ai videogiochi pirata Manuelone spacciava anche hashish di pessima qualità. Non è tuttavia solo una storia che può farti sentire un gusto in bocca: certo, è tutto l’apparato narrativo di per sè. Quale parte di questo apparato gronda questo insalubre sapore?

Particolare. Due conoscenti del protagonista giocano alla playstation

E’ il tratto grottesco di Paolo Cattaneo a riuscire a comunicare quel gusto orribile, così tanto che è giusto che rimanga illegale. In una collana dedicata a Henry Darger, il controverso scrittore e illustratore di The Realms of the Unreal, è doveroso che ci sia un artista che riesca a far trasudare disagio attraverso le sue linee. Un disagio, non privo di una certa ironia, questa volta ben circoscritto: il 2000.

Tavola in cui è rappresentato il palazzo di Manuelone. Nell'altra interno

Probabilmente Gibson si aspettava qualcosa di più da tutti noi, ma fatto sta che noi ragazzi si passava le giornate in quel modo. Brufoli, palazzoni, giochi piratati e tanta sfiga. Se avete vissuto tutto questo e volete riviverlo, se non lo avete vissuto ma la vostra coscienza storica vi impone di approfondire le passioni dei giovani liceali nei primi 2000 Manuelone è l’opera che fa per voi.

Due tavole di Manuelone in cui i protagonisti parlano di videogiochi. Vengono citati Final Fantasy e Resident Evil II

 

Nel database di Becomix Manuelone è già presente. Aprendo il link si entra nella scheda del fumetto. Chi è loggato può inserirlo nella propria collezione e chi è intenzionato a venderlo lo potrà mettere nel marketplace. Provare per credere!

Grappa, Walt Disney e Rufolo – Intervista a Fabio Tonetto

Nell’ottobre 2016 Eris lanciava Rufolo, di Fabio Tonetto che con questo titolo si è imposto tra i punti di vista più originali della scena fumettistica contemporanea. Il suo successo non è limitato all’Italia, i fumetti deformed di Tonetto sono molto conosciuti anche all’estero grazie soprattutto alla sua collaborazione con Vice.
Illustrazione di Fabio Tonetto per Becomix. Ren Rocchi ha un cappello con scritto "400 Napoli". Inoltre c'è scritto "Io compre sempre Becomix".
Verso febbraio incontrai Fabio varie volte, con l’intento di intervistarlo per il blog. Ci siamo trovati in giro per Torino, a volte parlando di fumetto, a volte no. In bettole dal gusto kitsch, in osterie regionali, ricordando lo splendido Ermino Esportazioni Vini in corso San Maurizio. Una sera, dopo una bottiglia di vodka, feci un paio di domande che mi ero scritto e discutemmo, nel modo più approfondito che l’alcool possa concedere, su un certo numero di questioni. Quanto c’è di gioco intellettuale e quanto c’è di spontaneo? Come considerare l’universo dei tuoi personaggi?
Le risposte di Fabio erano così semplici ed esatte che riuscivano a rendere vane e sciocche le domande. Potevo vantare tra me e me che avevo avuto delle risposte più precise rispetto ad altre presentazioni a cui avevo assistito. Da buon non-giornalista non registrai nulla, non fui in grado di documentare ciò che compresi dell’enigma di Tonetto.
Le domande le inviai a Fabio tramite chat. Probabilmente era il modo più semplice per svolgere questa sorta di intervista. Potete leggere qui sotto le risposte. Data la natura della comunicazione “informale” perdonate l’utilizzo così sgraziato del mio italiano.
Copertina di Rufolo di Fabio Tonetto.
INTERVISTA A FABIO TONETTO

Rufolo è la tua prima pubblicazione per una casa editrice. Hai collaborato con riviste (Vice, Linus, Frigidaire) e fanzine (Diciottoni, Domodossola). Inoltre sperimenti con animazione, fotografie e forme plastiche. A chi non conosce il tuo lavoro, sai fornire delle coordinate?

Ci sono vari modi: Facebook, Instagram e Tumblr.
Ho anche un sito, www.fatonetto.com

Rufolo potrebbe essere il risultato di una collaborazione tra Ionesco e Walt Disney dopo massicce dosi di LSD*. La tua poetica nasce da istanze culturali e filosofiche, o il senso di alienazione verso la realtà è spontaneo?

Diciamo più la seconda. Di solito quando devo buttare giù una storia mi affido alla spontaneità. Nel senso che cerco di crearla in un unico flusso perchè altrimenti non sarei in grado di aggiungere pezzi a posteriori. Ovviamente c’è molto editing durante la finalizzazione ma diciamo che il succo viene fuori nella primissima “stesura”, che poi è un mini storyboard comprensivo di dialoghi grezzi. Non faccio nulla di particolare, semplicemente tengo presente il carattere dei personaggi.
Tra le mie sostanze preferite c’è la grappa e tra quest’ultima e l’LSD scelgo istintivamente la prima. Per quanto riguarda il Teatro dell’assurdo non posso dire che non ci sia, ma sinceramente non ho attinto direttamente da lì. Forse più da Castellano & Pipolo e sicuramente da tutto l’apparato Disney.
Quindi la metterei così: Castellano & Pipolo + Grappa + Disney.
Musiche di Detto Mariano. 🙂

In Mother per Delebile riusciamo a trovare una traccia per una eventuale chiave di lettura della tua opera. Descrivi uno dei tuoi punti di vista: “Ho adottato tutto ciò che voi date per scontato”. Conservi ancora l’amore per “tutto ciò che resta”? Potresti dirci qualcosa in più?
Esattamente come con i miei altri personaggi quello che c’è scritto è da attribuire all’entità protagonista della storia, non a me. Quella storia è nata per provare a descrivere una specie di maternità universale, come se si concentrasse su tutto quello che noi diamo per scontato come piastrelle, asfalto etc. Probabilmente Questo essere c’è ma vuole più bene alle tegole e alle ringhiere piuttosto che a noi. A noi pensa solo quando dobbiamo essere sostituiti. Come noi facciamo con un tubo. Comunque non mi piace più molto, soprattutto per come è disegnata.
Ultima tavola di Mother di Fabio Tonetto
tavola finale di Mother. Tratta dal sito dell’autore
Il tuo stile è molto personale e non sembra allineato a nessuna moda del momento. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

Domanda parecchio difficile.

Rufolo super deformed
Immagine tratta dal sito dell’autore. Illustrazione per Frigidaire n° 228

Nel suo non-sense, l’universo di Rufolo ha una coerenza. Anche se più che di un universo si può parlare di “comparse”. Ci parlerai ancora di Rufolo e il Signor Atti? Approfondirai altri personaggi che abbiamo incontrato?

Cerco di far sì che i personaggi non perdano il loro imprinting caratteriale e il loro ruolo. Almeno in questo cerco di essere rigoroso.
Poi per il resto può succedere qualsiasi cosa. Ovviamente seguendo delle regole appartenti al mondo di cui sto parlando.
Capita che cominci a buttare giù una storia con Rufolo facendolo interagire con il Signor Atti. Spesso arrivato alla fine mi rendo conto che ciò che dice Rufolo è attribuibile al Signor Atti e viceversa. A quel punto basta invertire i nomi.
Spero ci sia la possibilità di raccontare ancora qualcosa sul loro conto.

Ren Rocchi è morto? Per questo non compare in Rufolo?

È morto?

Ren Rocchi e il Sig. Atti
Ren Rocchi – A race

In Rufolo compare un personaggio Poverino, scritto in corsivo. Anni fa questa scritta compariva su tantissimi muri di Torino. Ne sai qualcosa?

Esatto, quello è un omaggio diretto a lui, purtroppo non so dirti di più. Ho indagato ma l’ambiente del writing è omertoso.😎

Ultima inevitabile domanda: nuovi progetti?

Non posso parlare di nuovi progetti, per ora c’è una cosa in ballo ma vediamo se poi si farà.

*Fabio Tonetto mi fece notare che l’accostamento Walt Disney e Teatro dell’assurdo era stato anche utilizzato in Jones e altri racconti di Franco Maticchio, Rizzoli. Probabilmente tra le uscite più importanti del 2016.
Se qualcuno volesse aggiungere Rufolo alla propria collezione o metterlo in vendita, il titolo è già presente nel database di Becomix.

Una vita cinese – Il tempo del padre e il tempo del partito

Li Kunwu da poco ha iniziato ad essere conosciuto in Occidente: esattamente dal 2009 quando Kana pubblicò Una vita cinese (Une vie chinoise in originale), scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Philippe Ôtié. Opera in tre parti, vinse numerosi premi internazionali*  ed è stata tradotta in sedici lingue. L’edizione italiana è stata pubblicata da Add Editore, nella collana Asia curata da Ilaria Benini, che propone saggi e romanzi per avvicinarsi e comprendere meglio un continente sempre più vicino ed in piena trasformazione. Sono reperibili i primi due volumi (Il tempo del padre, 2016 e Il tempo del partito, 2017), il terzo e conclusivo invece, Il tempo del denaro, lo vedremo in questo novembre.

Copertine de Una vita cinese - Il tempo del Padre e Il tempo del partito

Nato nel 1955, Li Kunwu è un manhuajia, un fumettista cinese, specializzatosi nell’illustrazione di propaganda. Le sue illustrazioni sono comparse per decenni sulle pagine del Quotidiano dello Yunnan, oltre che su numerose riviste illustrate. Una vita cinese è quindi scritto da un protagonista della Storia: anche per coloro che hanno solo una vaga idea di dove si trovi l’Impero di Mezzo**, eventi storici come il “Grande Balzo in avanti” e la “Rivoluzione Culturale”, dopo essere filtrati dallo sguardo di un bambino, non saranno più misteri.Tavole di Una vita cinese - il padre dell'autore educa le folle

Non dobbiamo però avvicinarci a questo titolo con il timore di avere di fronte un noioso o istituzionalizzato graphic novel. Questo libro non è una “semplice” autobiografia pedante, tra il classicismo del fumetto francese e l’impostazione di un documentario Rai. A rendere Una vita cinese un documento prezioso è soprattutto l’arte di Kunwu: la paletta bianco e nera mischia influenze tradizionali della pittura a pennello, il fumetto d’autore americano (per dirne uno: Big Man di Mazucchelli) e l’illustrazione di propaganda. Un tratto da “Classico del fumetto argentino” viene filtrato da un gusto ruvido e naif. Certe tavole sembrano illustrazioni di propaganda disegnate da un qualche artista outsider che possiamo osservare nelle gallerie di Art Brut. Un tratto che rivela la preziosa complessità della realtà, che sa esprimere la profonda malinconia ma che riesce a risvegliare la coscienza, concorde alla dicotomia “rivoluzione – controrivoluzione”.

Splendide tavole in cui i ragazzi decidono di cambiare il proprio nome

Il ritmo della narrazione è scandito alla perfezione. Questa autobiografia, profondamente umana, ci fa rivivere il destino della Cina di Mao Zedong (il tempo del padre della nazione, difensore degli umili, semidio indefettibile), al cambio di rotta (raccontato nel secondo volume) con Deng Xiaping, fino ai tempi odierni del denaro. Viaggio appassionante in cui i fatti, nonostante la soggettività del racconto, sono fedelmente riportati. Certo che a rendere l’opera così fruibile al pubblico occidentale l’apporto di Otié, consigliere economico nell’ambasciata dello Yunnan, è stato fondamentale. Il secondo volume è ambientato tra il 1976 e 1980, l’epoca in cui il piccolo timoniere inizia l’avventura economica: “Non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo”.

Due tavole mute in cui il protagonista disegna i suoi compagni

La storia cinese, dalla rivoluzione comunista, non viene più misurata in dinastie, ma per generazioni. Generazioni che passano sempre più in fretta: se si considera Mao Zedong come prima generazione della dirigenza politica, Deng Xiaoping rappresenta la seconda. Xi Jinping, il segretario attuale del partito, fa parte invece della quinta. La velocità dei cambiamenti in Cina si fa sempre più frenetica, destabilizzando i valori e il sentimento nazionale. Il gap generazionale tra coloro che, come Li Kunwu, hanno vissuto la rivoluzione e i giovani individualisti di oggi è enorme. La vignetta qui sottostante, in cui compare l’autore con l’anziano padre, è significativa nel mostrare una certa distanza e la difficoltà di comunicazione.

Nonostante il padre di Li Kunwu sia stato un valoroso rivoluzionario, gli antenati erano dei “bastardi neri” ovvero dei proprietari terrieri. Per entrare nel Partito Comunista, l’unico avvenire della Cina, l’autore farà di tutto, perfino denunciare degli amici stretti. Sette anni nell’esercito e un periodo nell’unità di produzione agricola non basteranno per conquistarsi l’iscrizione al partito. Saranno le sue abilità nel disegno ad avvicinarlo alla sua meta.

Due tavole dal sapore tipicamente cinese

C’è molto di rimosso nella memoria storica cinese. Si dice che Mao fosse 70% buono e 30% cattivo, dimenticando certi eccessi della Rivoluzione culturale. Questo libro è un buon modo per cercare di capire cosa sia successo. Studiare la storia è l’unico rimedio che abbiamo per salvare questo mondo, perchè, citando George Santayana, « Those who cannot remember the past are condemned to repeat it ».

I primi due albi sono già stati schedati nel database:

Il tempo del padre

Il tempo del partito

Se qualcuno fosse interessato a venderlo non dovrà più schedarlo. Sinceramente spero che sia un libro letto e riletto da più persone possibili. Tra le migliori letture di quest’anno.

 

* Il premio d’eccellenza del Japan Media Art Festival; il Dragone d’oro del Gran premio del fumetto cinese; doppia nomina agli Eisner Awards; il premio Château de Cheverny del fumetto storico e il premio del pubblico ai Rendez-vous de l’Histoire de Blois; il premio del pubblico dell’Ouest France du salon Quai des Bulles.

** Cina è scritto da due caratteri (Zhōng) che significa Stato o regno e  (guó)  centro, del mezzo.