Let’s SPOKON – Ping Pong di Matsumoto Taiyo

Inizia a uscire questo mese nelle fumetterie Ping Pong di Matsumoto Taiyo. Com’è chiaro fin dal titolo, questo manga è uno spokon, un manga sportivo, filone piuttosto fertile nel fumetto nipponico. I cinquantacinque capitoli vennero pubblicati originariamente dal 1996 al 1997 su Big Comic Spirits. L’edizione italiana è pubblicata da Hikari e la traduzione è curata dal nostro staff. Andiamo un po’ a vedere di che si tratta.

Peko e Smile, protagonisti di Ping Pong

I PROTAGONISTI SONO DUE

I protagonisti di Ping Pong sono Makoto Tsukimoto, detto Smile, e Yutaka Hoshino, detto Peko. Da notare che Tsukimoto contiene il kanji di luna (月) e Hoshino di stella (星). Smile è chiamato così perché, forse, non sorride mai, mentre Peko è il nome di una popolare smacotte di caramelle. Peko infatti è un grande patito di dolci.

Peko, la mascotte di Milky

I due fin da piccoli coltivano la passione per il TENNISTAVOLO, ovvero quello che banalmente viene definito ping pong. Peko inizia a praticare questa disciplina ben prima di Smile, e fin da subito ha la stoffa del campione. Smile, invece, dalla personalità molto fredda, seppur pieno di talento, non ha alcuna intenzione di dedicarsi a pieno nella disciplina. Qualsiasi attività della sua vita è un mero passatempo in attesa della morte. Inizia così Ping Pong, e Peko dovrà affrontare le prime sconfitte e Smile dovrà decidersi se metterci la grinta sul serio.

Kazama il Drago

I PROTAGONISTI SONO SETTE

I protagonisti di Ping Pong sono due, ma in realtà ogni personaggio è ben caratterizzato e ha ampio spazio. Tra gli sfidanti troviamo la tragica figura di Ryuichi Kazama, il Drago (notare che nel nome Ryuichi è presente il kanji di drago, 竜). Anche l’esiliato Wenge Kong, il “china”, è una figura tragica: costretto a fuggire dal “regno del tennistavolo” deve insegnare la disciplina ad una squadra di mezze calzette.

Wenge Kong, il china

Figura non di rilievo è il compagno di squadra di Kazama, nonchè vecchio amico di Smile e Peko, Sakuma (detto Akuma, il demone). Nel terzo volume si approfondirà meglio il personaggio, in special maniera ne Il blues dell’abbandono, un capitolo che tocca vette di disperazione e pateticità degne, se non di una tragedia greca, almeno di entrare nell’olimpo dello spokon.

Sakuma, il demone

Non meno importanti sono le figure degli allenatori, la vecchia Tamura e il Mister Koizumi, vecchio atleta che veniva chiamato Butterfly Joe. Sono personaggi pieni di umanità, di speranze tradite, alla ricerca di riscatto e, Matsumoto non vuole farci mancare niente, piene di ironia. Tra le tavole più esileranti troveremo sicuramente la seconda pagina del capitolo 6, dove in pieno esame di inglese il mister cerca di convincere Smile a dedicarsi a pieno nel tennistavolo perché studiare inglese è inutile.

- a cosa stai pensando? - alla risposta n°5. - Nonsene! A cosa ti serve l'inglese che studi a scuola?

LA NARRAZIONE NON INFIERISCE SUL TRATTO

Come si discuteva con Vincenzo Filosa e Berliac nella magica serata di SBAM! Libri in faccia (eventi curati da Belleville Comics ed Eris Edizioni), l’artigianalità del manga predilige la narrazione all’arte. Matsumoto è un caso decisamente particolare: sebbene abbia studiato in Francia e conosce perfettamente la tecnica occidentale, nei suoi fumetti riesce a mantenere la narrazione e il canone tipico dei manga, ma senza scendere a compromessi nello stile illustrativo. Uno stile naive, dalle prospettive insolite, studiato, lieve, dettagliato ma mai pesante.

tavola di Ping Pong, allenamenti

Si parla di una disciplina fantastica

Sfortunatamente qui da noi il tennistavolo è poco praticato e poco conosciuto. Per la traduzione abbiamo chiesto delle consulenze al gruppo Tennistavolo Torino e abbiamo scoperto che molti dei termini tecnici utilizzati nel fumetto non sono traducibili in quanto non esistono. Il tennistavolo è una disciplina che richiede allenamento e preparazione, calcolo dell’avversario e strategia, precisione e riflessi, velocità e potenza. È simile al cugino tennis, ma il campo molto più piccolo e i colpi, con i topspin di rotazione, i rovesci, le diverse impugnature, riservano una spettacolarità ben maggiore. In Ping Pong di Matsumoto, a differenza di altri spokon, non c’è esagerazione alcuna: ogni cosa che vedremo è realistica, comprese pose e foga. Speriamo che la distribuzione di questo fumetto incentivi un po’ l’interesse verso questa disciplina così impegnativa e interessante.

Mister Koizumi e il topspin

Quindi che aspettate, mettete da parte i soldi e la prossima settimana andate in fumetteria a prendervi uno dei migliori manga sportivi degli ultimi vent’anni.

Per ora nel database è presente solo un numero dell’edizione giapponese, non vediamo l’ora di caricarne altri!

 

Dan Dare: pilota dei mille futuri.

Nato dalla matita di Frank Hampson e pubblicato nella rivista Eagle dal 1950 al 1967, Dan Dare ha segnato un’intera generazione di ragazzi britannici e stimolato diverse penne affermate della nona arte. Nella sterminata bibliografia di autori come Grant Morrison (All Star Superman, Flex Mentallo, Invisibles), Garth Ennis (Preacher, Punisher, War Stories) e Warren Ellis (Transmetropolitan, Planetary, Stormwatch e Authority) Dan Dare copre un ruolo non di primo piano ma comunque di rilievo. Il personaggio dopo la prima serie a fumetti e una collaterale serie radiofonica a puntate giornaliere ha avuto diversi rilanci prima di essere reinterpretato dai suddetti autori.

copertina di una raccolta di Dan Dare classica

Il primo remake, sotto la 2000AD, era all’insegna della corrente punk scritto da Ken Armstrong e Pat Mills e disegnato dall’italiano Massimo Belardinelli. Cambia notevolmente l’atmosfera e la personalità del protagonista che, sopracciglio a parte, aveva poco a spartire con l’incarnazione originaria. Dopo un mese di pausa la serie ha avuto un rilancio scritto da Gerry Finley-Day e disegnato da Dave Gibbons, dal taglio più realistico ma fortemente influenzata da Star Trek per la trama e da Star Wars per i design fantascientifico. La fioca fiammella della popolarità di un tempo si espresse con il terzo rilancio ad opera del “The new Eagle” che cambiò totalmente le carte in tavola, eliminando il Dan Dare originario e sostituendolo con un suo pronipote.

Dan Dare di Morrison

Il Dan Dare di Morrison

 L’accantonamento dell’uomo e la perdita del suo ruolo da icona sono le idee di cui si nutre la versione revisionista uscita nella rivista Revolver ad opera di Grant Morrison e Rian Hughes. Il Dare di Morrison non è più l’eroe tutto d’un pezzo che salvava la terra senza battere ciglio. È un uomo stanco, abbattuto dal bere e spezzato. La guerra contro il popolo Treen ha lasciato ferite non rimarginabili, l’ha allontanato dall’amico di sempre Digby e da quella che sarebbe potuta essere la compagna per la vita: Jocelyn Peabody. È proprio la morte di quest’ultima, emblema del fallimento sentimentale della vita di Dan Dare a mettere in atto la sequela di eventi che porterà al colpo di coda della sua carriera. Infatti al suo funerale che il suo mentore, Sir Hubert Guest, lo introdurrà al Primo Ministro Gloria Monday (basata sulla Lady di ferro, Margaret Thatcher). La sua proposta di diventare simbolo della sua campagna elettorale affascina Dan Dare che accetta. Man mano che la storia procede si sente l’inadeguatezza dell’uomo che, per sentirsi ancora partecipe di un mondo che non c’è più e che forse era solo nella sua testa, rinnega sé stesso. Ciò è espresso anche dalla caratterizzazione grafica fatta da Hughes: Dare è sempre in vesti larghe rispetto a lui, soprattutto la tuta che usa durante i servizi fotografici non gli calza a pennello come a sottintendere che l’ideale di Inghilterra che rappresenta è fittizio e non a misura d’uomo. A rafforzare l’inadeguatezza aiutano le inquadrature e la colorazione che con toni spenti rende l’idea di un futuro decadente diverso da quello della serie originaria.

tuta spaziale arancione

Tramite Dare, Morrison scrive un’invettiva feroce nei confronti della politica thatcheriana. Ci son molti parallelismi tra l’Inghilterra sotto la Monday e quella sotto la Thatcher, come la disoccupazione di massa, o la disparità tra il nord ed il sud del paese. Ma soprattutto la fame: quella del popolo che si accalca in lunghe file per le razioni giornaliere e quella della politica che ha fame di potere per averne altro ancora. La tematica della fame si ricollega alle avventure classiche di Dan Dare: Viaggio per Venere vede la necessità di importare cibo dal pianeta per superare la crisi malthusiana (teoria economica che attribuisce alla crescente pressione demografica la diffusione della povertà e della fame del mondo). Inoltre rielabora le allegorie tra fame, sesso e malattia del Goblin Market di Christina Rossetti in maniera ancora più viscerale e disgustosa in quello che è il vero scopo del programma “Torta del Cielo”. Assistiamo inoltre alla presa di coscienza di Dare: si accorge di essere stato un ingranaggio inconsapevole di un meccanismo politico, manipolato e senza potere. È stato il braccio armato del governo contro le rivolte dei lavoratori Treen ribellatisi per condizioni di vita migliori e per liberarsi dalla schiavitù imposta. È stato manipolato, credeva di essere contro un nemico in realtà inoffensivo. Successivamente è stato usato per far propaganda di un passato perfetto, di rigore e ordine da restaurare. Son queste colpe quelle che Dan Dare riuscirà a scrivere nelle sue memorie, non le imprese che ha compiuto nella sua grande carriera. È il venire a conti con il proprio passato, la propria fallibilità di uomo che permetterà il suo gesto estremo per cercare di liberare l’Inghilterra ed il mondo dagli scheletri della sua vita e dai mostri con cui ha avuto a che fare.

Copertina di Dare di Morrison

Dato l’importante nell’opera del ruolo che hanno il simbolo e la propaganda nella società, non ci poteva essere scelta più azzeccata di Hughes. Il suo stile pop, debitore dell’art-deco permette una convergenza tra il piano della pubblicità e quello della realtà in cui si trova il protagonista. La pubblicità e l’icona di Dare sgargianti con un rosso accesso che si raffrontano ai colori cupi e spenti della Londra del futuro; inoltre il vestiario di Dare e i suoi colori dismessi fanno anch’essi da contrappunti a quelli che vengono usate durante i set fotografici propagandistici. Nella scene finali, dove avviene il disvelamento del piano che condanna l’umanità notiamo l’utilizzo dei medesimi colori sia per Dan Dare che per Mekon e i suoi scagnozzi come a sottolineare il fatto che i due siano lo specchio l’uno dell’altro e del fatto che Dare si sia sporcato del suo piano criminale.

Il Dan Dare di Ennis

Dettaglio di un alieno

Nell’omaggio metafumettistico finale Morrison compie le volontà di Hampson e in quel foglio bianco lascia la possibilità al personaggio di tornare a combattere per salvare il mondo, come ogni buon eroe farebbe. E proprio così che il nostro Colonello torna alle stampe con una nuova pubblicazione nel 2007 per la Virgin Comics, scritta da Garth Ennis e disegnata da Gary Erskine. Influenzata in parte dalla rielaborazione fatta da Morrison e Hughes per quanto riguarda incipit e nemico finale, se ne discosta in diversi punti. Dan Dare è anche qui ritiratosi dalla vita pubblica ma non trova rifugio nell’alcol, bensì in qualcosa di più deviato, il colpo di scena di pagina 8 mostra l’alienarsi nel passato in risposta al non trovare il proprio posto

tavola con alieni e astronauti

nel presente. Nonostante ciò non è né spezzato né stanco, è ancora l’idealista (come scrive Ennis nella prefazione del volume) che Hampson aveva creato ed pronto a tornare in campo per salvare il proprio amato paese. Un’Inghilterra che ha tradito Dare rimanendo inerme mentre Cina e Stati Uniti si massacravano a colpi di bombe atomiche. E come la nazione anche Jocelyne Peabody si lascia trascinare in questo scendere a compromessi della politica, a quel vivacchiare e adeguarsi al ribasso che ha portato l’Inghilterra in questa situazione. Digby che è l’unico a essersi mantenuto saldo sulle sue idee e a lanciare frecciata all’amica.

Battaglia tra navi spaziali

Ennis immerge Dare nel suo genere preferito, le War Stories, del volume omonimo e di Battlefields.

La sua conoscenza enciclopedica della storia militare e dei classici della letteratura e del cinema di guerra è presente lungo tutto il racconto. Dan Dare vive scontri paralleli a quelli che hanno reso grande la marina e più in generale l’esercito inglese. Basti pensare alla difesa dell’avamposto minerario di Port Napier (nome preso da una famosa nave affondata nella II guerra mondiale) contro i mostri della mitologia Treen, riferimento alla celebre battaglia di Rorke’s Drift dove le truppe inglesi ferite ed in numero inferiore riuscirono a difendere l’avamposto dall’attacco di un numero maggiore di truppe Zulu. In una situazione così disperata Dare non manca di mostrare la sua umanità, occupandosi di un orfano Treen che aveva perso i suoi genitori. Così come il sacrificio di navi mercantili come diversivo è un omaggio al film In which we Serve (uscito in Italia come Il cacciatorpediniere Torrin ed in seguito rinominato Eroi del mare), e al romanzo Mare crudele di Nicholas Monsarrat. Lo scontro finale tra Dare e Mekon e la spada usata da Dare sono un rimando alla battaglia tra il drago e San Giorgio, patrono dell’Inghilterra e simbolo del guerriero che combatte per proteggere la gente. Non mancano anche rimandi alle importanti imbarcazioni usati dalla marina militare durante la sua storia: la Temeraire che ha combattuto nella battaglia di Trafalgar nella flotta del capitano Nelson; la Walker, l’Achilles, l’Iron duke impegnate nel secondo conflitto mondiale e la Churchill create nel 1964.

L’intento principale di Ennis è quello di scrivere una storia positiva come il suo eroe; omaggiando i soldati che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale quali Hampson che ha riversato le sue idee e le sue speranze su un futuro positivo nel suo personaggio. Ciononostante non mancano le critiche politiche sia al governo Blair, un governo che tirava avanti per il solo mantenersi in una posizione privilegiata e che non prende posizioni morali ma segue solo il suo tornaconto, sia contro chi si è adeguato a questa scelta al ribasso. Per il comparto grafico Ennis si affida a Erskine, riformando la coppia delle war stories Archangel e Johann’s Tiger. Come detto prima che in alcuni frangenti è vincente ed in altri no. L’espressività dei personaggi nei momenti topici è notevole ma in altri si nota rigidità delle figure. Così come il lavoro di studio sulle navi spaziali terrestri è evidente e rimanda agli aerei e alle navi della seconda guerra mondiale, il risultato del lavoro sulle nave treen è al di sotto delle aspettative e dimenticabile.

navi spaziali aliene

Il Dan dare di Ellis

Ancora di più se si considera la miniserie Ministero dello spazio scritta da Warren Ellis ed illustrata da un Chris Weston, dove quest’ultimo sforna un lavoro eccellente in tutti gli ambiti sia per quanto riguarda la dinamicità delle tavole che per la tecnologia e la recitazione dei personaggi. I colori di Laura Martin son perfetti nel caratterizzare gli ambienti e donare atmosfera. Non mancano i rimandi al classico della cinematografia spaziale The right stuff (tratto dall’omonimo libro di Tom Wolfe ed uscito e qui come Uomini veri) nelle scene in cui Dashwood diventa il primo uomo nello spazio e del primo sbarco su Marte . Ellis parte dall’archetipo del personaggio di Dan Dare e costruisce un contesto realistico nel quale inserirlo. Inserisce tutta la sua passione per lo spazio come ha mostrato nel suo precedente Orbiter ma porta alla ribalta diversi dilemmi morali lungo il racconto.

Il sogno dello spazio, ma a quale prezzo? Questa è la domanda che accompagna il racconto in tutti i suoi atti e mano a mano che si giunge verso la fine si fanno largo gli scheletri di un’intera nazione e dei suoi rappresentati: il perdono per gli scienziati dell’asse se collaborano; i giochi di potere tra le diverse nazioni che nonostante siano alleate per la stessa causa vogliono utilizzare le conoscenze nemiche per portarsi in una posizione di forza tecnologica; i dilemmi etici sull’uso dei fondi pubblici ed infine gli squilibri sociali che son presenti nonostante lo sviluppo tecnologico.

nave spaziale con pianeta sullo sfondo

In questo racconto Dan Dare è presente nella figura di Sr. John Dashwood, sua visione distorta. Individuo senza scrupoli Dashwood fa tutto ciò che è in suo potere per realizzare il suo sogno: la conquista dello spazio. E la storia dell’aviazione britannica di questa ucronia gli dà ragione: nel 1948 viene lanciato il primo satellite artificiale che comunica in morse “Dio Salvi la Regina”; nel 1950 Dashwood diviene il primo uomo nello spazio ma al prezzo della perdita delle gambe; tra il 1953-56 viene costruita la prima stazione spaziale; nel 1957 c’è il primo atterraggio sulla luna e nel 1960 viene trovata acqua; nel 1969 inizia il processo di terra formazione di Marte. Tutto questo mentre gli altri stati stanno a guardare: solo nel 2001 gli Stati Uniti chiedono di poter navigare nello spazio peri-lunare.

satellite spaziale

L’impero britannico ha creato un netto distacco dalle altre forze mondiali, non ha vissuto la guerra fredda e si mostra come conquistatore dello spazio. Ormai però, è una nazione priva della propria anima (ciò viene sottolineato nel colpo di classe della chiusura finale). Nonostante il progresso tecnologico e scientifico l’Inghilterra è rimasto il paese di stampo ottocentesco e imperialista di centocinquanta anni prima. Questa finale non attacca solo l’Inghilterra dell’ucronia bensì anche l’attuale che nonostante la multietnicità e la patina di regalità che il popolo indossa, rimane un paese isolazionista che nel suo profondo conserva gli strascichi dell’imperialismo ottocentesco. Non è un caso che dieci anni dopo l’uscita dell’ultimo numero della miniserie ci sia stata la Brexit e che le condizioni lavorative della gente originaria delle ex colonie o straniera sia rimasta inalterata sennò peggiorata.

bandiera dell'inghilterra piantata su suolo extraterrestre

 

Articolo di Francesco Iesu. Leggi anche:

10 fumetti del 2017 passati in sordina

Silverfish di David Lapham

Tale of Sand – Una storia di sabbia