Aminoacid Boy and the Chaos Order di Diego Lazzarin

Quando è un’istanza comunicativa a spingere l’autore a creare un’opera, beh, non c’è niente che possa fermarlo. Le pagine di Aminoacid Boy and the Chaos Order trasudano ispirazione, lavoro meticoloso e decisione. Diego Lazzarin imposta un fumetto con una narrazzione piuttosto lineare, per lasciare spazio alla espressività delle illustrazioni. Lo stile di Lazzarin, seppur abbia chiari riferimenti all’underground americano (vedi Chippendale o Brinkman) e al surrealismo e i suoi derivati (Chagal, Bacon), ha una chiara impronta personale che ne impedisce una precisa catalogazione. Oro che cola, in un panorama che a volte tenta di ridursi nella scopiazzatura di stili in voga al momento, come sostiene Oral Giacomini.

Copertina di Aminoacid Boy di Diego Lazzarin. Il mostro protagonista è su un bruco mela

Lazzarin inoltre è l’editore di sè stesso: l’opera fisica è stata stampata grazie ad un crowdfunding su Indiegogo. Un’impresa enorme che vede l’autore impegnarsi in più ruoli: portare al successo una campagna non è per nulla semplice e comporta molte ore di lavoro. Come si diceva, quando un lavoro creativo parte da un’urgenza espressiva, niente lo può fermare. La lingua è l’inglese: la riuscita di questo progetto non può essere che internazionale.

Illustrazione di un interno dai colori impressionisti e con figure baconiane

Aminoacid Boy narra le vicende di un alieno che viene spedito sulla Terra alla ricerca del segreto della natura umana. È un racconto di formazione, è suddiviso in capitoli che narrano i periodi della vita di Amino, dalla morte ad un loop eterno. Particolarmente intensa a livello illustrativo è l’infanzia, che ci porta nell’esotico mondo degli arabesque di Matisse, nelle foreste di Ligabue e nei disegni del paziente O.T. (e il cerchio si chiude, considerando che gli Einsturzende Neubauten vengono citati nel libro).

Aminoacid, un ragno e una tigre. Colori verde, giallo, viola, nero, rosa, marrone molto accesi

Chi segue il blog sa che più che semplici recensioni cerchiamo di offrire approfondimenti su delle tematiche. Va da sè che gli argomenti trattati vertano su autori di cui pienamente appoggiamo il lavoro. Amino nella sua adolescenza diventerà il frontman di una punk band, e nel libro sono numerosi i riferimenti alle scene noise o sperimentale. Il tema del freaky frontman mi ha ricordato due film: Bad Boy Bubby, 1993 diretto da Rolf de Heer, tra i più weird di sempre e Drive, 2002 di Sabu, delicata e assurda commedia giapponese. Premendo i link dei film verreti catapultati in localacci pieni di pazzoidi sopra e sotto il palco.

mosca disegnata da Lazzarin

Sostenete il fumetto indipendente di qualità! L’opera è acquistabile dal sito dell’autore ed è presente anche nel Marketplace di Becomix.

Fumetti e spade – Intervista a Oral Giacomini di Snuff Comix

Se c’è una fanzine italiana che incarna a pieno i canoni stilistici del d.i.y. questa è sicuramente Snuff Comix, ormai un’istituzione nel panorama del fumetto punk underground. Nata nel settembre 2013 è una realtà fumettistica completamente libera e outsider. Nelle pagine Snuff (nome che si riferisce ai presunti video amatoriali di torture e uccisioni realmente messe in pratica) troviamo disegni orripilanti, sessualità malata gettata in faccia, una valanga di droghe. Di autori e illustratori che hanno partecipato negli undici numeri usciti fin’ora ce ne sono una moltitudine. Possiamo citare Raffaele Sorrentino, Davide Bart Salvemini, Francesco Cornacchia, Giorgio Franzaroli, Adam Tempesta, Delicatessen, Tommygun Moretti, Federico Fabbri, Alessandro Caligaris, Sergio Zuniga, Salvatore Giommaresi. Ma ospiti illustri stranieri non mancano: Dexter J Cockburn, Vixene, Tommy Ross, Matt Crabe, Jon Lawrence, James Mahan, Javy Godoy, Russell Taysom, Kevin Beaude, Cristian Robles, gwentomahawk, Heilige Berg, Sam Rictus, Tetsunori Tawaraya, Alkbazz Garagel. Snuff Comix venne fondato da Oral Giacomini, Francesco Cornacchia (Cavalier K.) e Carlo Benini. I ragazzi si possono trovare nelle fiere (Crack, Afa, Borda, ecc) sempre strafatti come vere e proprie rock star. Abbiamo scambiato qualche parola con Oral Giacomini, ovviamente sul fumetto, sull’underground e sulle droghe. Copertina di Snuff Comix 1 di Oral Giacomini Ciao Oral, mi sono dimenticato di citare qualche autore importantissimo comparso sulle pagine di Snuff? Noti qualche differenza nel rapportarsi tra il nazionale e l’internazionale?

Beh nel numero 11 di SNUFF COMIX abbiamo pubblicato un inedito di ANDREA PAZIENZA, che è praticamente il massimo! In SNUFF COMIX #6 c’è un lavoro di Aleksandar Zograf. Anche Jack Teagle ha contribuito con un suo fantastico fumetto. Riguardo alle differenze tra nazionale e internazionale: in Italia si é più vincolati a determinati standard, mentre all’estero si trova maggiore varietà di stili e più professionalità, questo ovviamente in generale, nel senso che l’ambiente socioeconomico è più disposto a riconoscere la professionalità dell’autore e di rimando l’autore accresce in esperienza e professionalità.
Hai qualche aneddoto interessante da raccontarci sulla collaborazione con qualche autore?

Al principio è stato entusiasmante l’apporto di Sergio Zuniga, un’autore spagnolo trapiantato a New York. Eravamo tre spostati che cercavano di pubblicare i loro tentativi di fumetto con la velleità di accostarsi ai fumettisti che ammiravano. Il primo a darci corda fu Sergio, che acconsentì a realizzare un fumetto agratis per SNUFF COMIX #1, e devo dire che è l’opera di gran lunga migliore di quel numero. Disegnò anche la copertina del numero 2, una cover art a tema Hallowen fantastica! Poi abbiamo conosciuto un autore non professionista che studiava all’ ISIE di Urbino: Fabio Cesaratto. E’ stata un’epifania vedere i suoi lavori, un disvelarsi del velo di Maya: “Dolce Betty”, e soprattutto “Il cane” e “L’elemento cosmico”, sono fumetti che chiunque ha letto non ne è potuto restare indifferente. Conoscere Aleksandar Zograf, il cui lavoro (come i “fumetti ipnagogici”) è stato fondamentale assieme al PROFESSOR BAD TRIP e Miguel Angel Martin, ad avvicinarmi al fumetto underground, è stato meraviglioso. Ci ha regalato una tavola incredibile che abbiamo pubblicato su SNUFF COMIX #6! Giorgio Franzaroli ha iniziato a collaborare con noi che aveva già una lunga esperienza editoriale, FRIGIDAIRE in primis, pubblica tuttora su varie riviste da Linus al Fatto Quotidiano dove ha uno spazio come vignettista. Lui è stato amico e allievo di Andrea Pazienza, quando ci ha proposto di pubblicare su SNUFF COMIX #11 una tavola inedita di PAZ per poco non m’è venuto n’infarto!   Copertina 2 - un uomo tiene una maschera gigante con guance scroti

Quali saranno gli sviluppi futuri di Snuff?

SNUFF COMIX ha una sua vita e come ogni vita avrà termine, non sappiamo ancora quando, ma ci siamo dati un limite di uscite. L’elemento più importante assieme alla qualità, secondo noi (che è la sola discriminante nelle scelte editoriali), è l’originalità del materiale pubblicato: finchè ci imbatteremo in autori che producono materiale che ci colpisce, noi li contatteremo per averli su SNUFF COMIX, tanto più se sono ignorati o trascurati dalle altre realtà editoriali nazionali o internazionali, più o meno underground. Di sicuro puntiamo a migliorarci numero dopo numero ed a coinvolgere, assieme agli autori emergenti, gli autori migliori in circolazione. Pubblicare Pazienza è stato un traguardo difficile da superare, però nel mondo ci sono tanti artisti eccezionali che vogliamo con noi. COpertina 7 - Weird gore manga

Come vedi l’underground italiano? Quali opere ti hanno colpito maggiormente?

L’Italia purtroppo si conferma come panorama paludato e stagnante. Un eterno vorrei ma non posso, per dieci autori dallo stile interessante ce ne sono mille omologati al piatto diktat della tavoletta grafica e del programma con la palette di colori pseudo-pastello e/o fluo. Più che opere vere e proprie trovo dei nomi che ammiro: Davide Bart Salvemini, Diego Lazzarin, Ivan Hurricane, Maicol e Mirco, TommyGunMoretti, David Bacter…e perfortuna molti altri! Persone che discostano il proprio tratto da quello in voga al momento. Dici che non è troppo fertile il panorama italico? Come accennavo prima, il panorama del fumetto e dell’illustrazione underground nel mondo e in Italia nella fattispece, è stagnante. La tecnica e i tecnicismi surclassano (eccetto rari casi) nel riscontro dei lettori, la qualità narrativa e l’ingegno. C’é quasi un’intera generazione standardizzata secondo i canoni della tavoletta grafica, percui non riscontri distinzione tra una mano e l’altra, maschi e femmine, vecchi e giovani, talentuosi e mediocri, intercambiabili l’uno con l’altra. Non voglio passare da luddista, o ripetermi troppo ( come mi fa notare il mio socio), ma un tempo c’era più margine di individualità nel segno. Inoltre trovo una sorta di snobismo per il quale conta più il supporto sul quale si opera piuttosto che l’opera in sè, mi spiego: la narrazione grafica di un’illustrazione o l’evolversi della sceneggiatura nel percorso di un fumetto, passano in secondo piano agli occhi e ai portafogli dei lettori, rispetto a come vengono stampati e su cosa. Adesso vanno di moda il risograph e serigrafare ogni cagata, per dirne una, e sembra che il gregge segua la moda pedissequamente, senza curarsi della qualità del disegno o del fumetto. Copertina 8 - Vishu e zombie

Ci sono dei consigli che daresti ai giovani autori?

Non saprei che dire, io sono sempre stato un vecchio autore, pure quando ero giovane, se mai lo sono stato. Tuttora non posso considerarmi un fumettista professionista, se con tale dicitura vogliamo descrivere un professionista che vive del suo lavoro. La sola cosa che mi viene in mente é: lavorare sempre e comunque. Se è questo che fate, e che amate, fatelo e vi darà più di qualunque altra cosa a cui possiate dedicarvi nella vostra esistenza. Copertina 4 - Due cannibali cucinano una persona

Quali autori vorresti vedere nei nuovi Snuff?

Merda! Sono tanti, non mi basterebbero due vite! A dispetto di quello che ho detto e scritto sono tanti gli autori italiani e non che vorrei vedere pubblicati su SNUFF COMIX, ti dò qualche nome: KAZ, Shintaro Kago, Joan Cornella, Manara, Vuillemin, Miguel Angel Martin, Gipi, Derf Beckderf, Robert Crumb, Francesca Ghermandi, Eleuteri Serpieri, Attilio Micheluzzi, Hans Rickheit, Jesse Jacobs…e un puttanaio di altri. E sai una cosa? Nonostante siamo una Creative Common percui non possiamo compensare economicamente i nostri collaboratori, penso che li pubblicheremo tutti!

Che stai leggendo di bello?

Cocco Bill di Jaccovitti, Popeye di Elzie Segar e Kolosimov di Saul Saguatti. Mi è venuta voglia di rileggermi Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami e i racconti di Ryunosuke Akutagawa.

Con quali case editrici (italiane o estere) hai più feeling?

Beh questa è facile: Eris Edizioni, Canicola, ammiro molto la Fantagraphics Press, la Coconino in tutte le sue forme, BAO, la Rizzoli Lizard, spero di non averne scordate troppe! Copertina 10 - Uomo giallo con in mano pugnale e mela Ci racconti meglio l’episodio con Paypal?

Dunque: tornavamo dal Napoli Comicon 2014, ed eravamo piuttosto spossati (all’epoca uscivamo mensilmente con una tiratura di 200/300 copie, ed eravamo in due in redazione!). Alcuni nostri lettori ci segnalarono che non era più possibile acquistare SNUFF COMIX dalla shop area del sito web. Operammo dei controlli senza risultato, fino a quando ci venne recapitata una e-mail dove Pay Pal ci informava che il nostro rapporto era concluso a causa della violazione del contratto d’uso da parte nostra per violazione dei termini per diffusione di materiale pornografico e pedopornografico. A quel punto non c’erano cazzi, non potevamo fare nulla. Non abbiamo mai scoperto se la cosa prese il via da una segnalazione o da un controllo di PP, oppure da una lettura di algoritmo del suddetto. Fattostà che restammo fermi per due anni, quando attraverso alcune scappatoie riattivammo il dominio www.snuffcomix.com , shop area compresa, e a gennaio 2016 ripartimmo con SNUFF COMIX #9. Da allora cerchiamo di essere più accorti on-line e usciamo due o tre volte all’anno. Copertina 11 - Ragazzo con vescica al posto del viso

In un intervista ho letto che sei stato dichiarato morto due volte. Hai voglia di raccontarci qualcosa in più?

La prima volta ero un ragazzino: andai in overdose il giorno prima di capodanno, fu come se avessero spento la luce all’universomondo; due tre ore dopo arrivò un mio amico che ebbe l’impressione che qualcosa non andasse e forzò la porta tirando via il chiavistello. Mi trovò esangue che respiravo a malapena. Chiamò l’ambulanza, arrivarono i paramedici, quando mi trovarono ero in arresto cardiopolmonare, non respiravo e il cuore non batteva. Due dosi di Narcan non mi fecero effetto. Provarono con il defribrillatore ma niente. Alla fine mi piantarono nel cuore un siringone da cavallo pieno di Narcan e Adrenalina per farmi ripartire il cuore. Funzionò, risorsi come Dracula dalla tomba. Conservai quella spada per alcuni anni a mò di memento mori, col sangue mischiato ai farmaci, fino a che sentii di non aver più alcuna necessità di quel feticcio.

La seconda volta è successa pochi mesi fa. Non fu per niente un dolce oblio come la precedente, ma una discesa agli inferi. Assunsi per endovena un farmaco antagonista degli oppiacei, oppiacei che io credevo aver espulso dal mio organismo. Non era così. Ebbì un’episodio di rapida disassuefazione con collasso multiorgano. In pratica ogni mio organo compresi pelle e sistema nervoso stava morendo, collassando, a causa della rapida astinenza. La scimmia era assurda: stavo morendo di rota. Il Subutex (questo il nome del medicinale) dà effetti simili alla roba, sempre che tu non abbia oppiaci in circolo! Fù un crescendo: pelle e nervi erano passati alternativamente sotto fuoco e ghiaccio , muscoli e cartilagini mi venivano strappati dalle ossa, ossa che venivano come gratuggiate, convulsioni pseudoepilettiche non mi davano tregua…Passai diverse ore in quello stato atroce tra ambulanza e pronto soccorso: non mi trovavano una vena. Dopo decine di iniezioni di sedativi e calmanti intramuscolo nelle coscie persi i sensi, apparte qualche sfumato barlume di coscienza mi ripresi quattro giorni dopo. Mi hanno raccontato che ci sono voluti dieci infermieri per tenermi fermo mentre i medici mi mettevano un’accesso venoso centrale alla giugulare e uno alla carotide. Poi il mio cuore si fermò ancora per diversi minuti finchè non riuscirono a farlo ripartire, ma decisero di tenermi in coma farmacologico sino a quando i valori non fossero sufficentemente stabili. Mi risveglai 4 giorni dopo con due tubicini che sbucavano dai lati opposti del collo, come le viti del mostro di Frankenstein!

Potete trovare i numeri di Snuff nel database di Becomix, per maggiori informazioni e acquisti potete accedere direttamente al sito Snuff Comix.

Becomix – Save the tiger! by Marco Corona and Juan Scassa

SAVE THE TIGER!

(translation below)

 

 

Save the tiger!

Based on a true story.

Girl: Ehi! What’s the matter?!

Guy: I’ve been looking for Wolverine’s Save the Tiger the whole day, but I had no luck…

Girl: Have you searched on Becomix?

Guy: Here it is! And it’s even cheaper! Gotcha!

END

Story: Juan Scassa

Illustrations: Marco Corona

Appunti su Nejishiki di Tsuge Yoshiharu

Quest’anno, probabilmente, l’uscita editoriale più importante in Italia è stata la traduzione de L’uomo senza talento di Tsuge Yoshiharu: l’ edizione Canicola tenta di colmare un’assenza ingiustificata di uno degli autori giapponesi più amati e più influenti. L’opera di Tsuge però non manca solo in Italia: se Munō no Hito è arrivato in Francia e Spagna (Ego comme X nel 2004 e Gallo Nero nel 2005) rimane ancora praticamente inedita nei paesi anglofoni. Grandi maestri come Spigelman e Mazzucchelli ne hanno tessuto le lodi. Anzi, Spiegelman ha fatto molto di più: ha pubblicato due racconti nella sua mitica rivista antologica RawAkai Hana, fiori rossi lo troviamo nel numero sette (Vol.1) e Oba Denki Mekki Kogyosho (“Oba’s Electroplate Factory”) nel numero 2 (Vol.2).

Illustrazione finale di un racconto di Tsuge Yoshiharu
Oba Denki Mekki Kogyosho (“Oba’s Electroplate Factory”), Raw #2 (Vol.2)

In Giappone però l’opera completa di Tsuge, a differenza di autori come Tatsumi (le cui prime opere gekiga si possono trovare esclusivamente nelle biblioteche*), continua a essere ristampata: nel 1993-1994 Chikuma Shōbō ha pubblicato l’opera completa di Tsuge in 9 volumi (つげ義春全集 Tsuge Yoshiharu Zenshū) e nel 2008-2009 lo stesso editore le ha ristampate con compertina morbida (つげ義春コレクション Tsuge Yoshiharu Korekushon).  

Ragazza che va a riempire un secchio d'acqua
Akai Hana da Raw #7

Se, tra i racconti di Tsuge, cerchiamo quello che più ha influenzato la produzione a fumetti giapponese, sicuramente incapperemo in Nejishiki (ねじ式 traducibile con “Modello valvolare” o “Stile vite”).  Il racconto fu pubblicato sulle pagine di Garo Magazine #47 del giugno 1968: fu uno spartiacque paragonabile ai fumetti gekiga di Matsumoto e Tatsumi. Sia Hanawa Kazuichi sia Imiri Sakabashira ammettono di aver iniziato la carriera di mangaka proprio dalla lettura di questo racconto breve. Ispirato da un sogno** durante un viaggio nella prefettura di Chiba, Nejishiki narra la ricerca di un medico da parte di un ragazzo ferito da una medusa: presto si scontrerà con l’indifferenza del mondo (che è sordo e muto come cantava Gardel), rendendosi conto che a nessuno interessa salvarlo. Non gli resta che aspettare la morte. Carico di immagini simboliche nella povertà rurale dettata dalla fine della guerra, il viaggio del protagonista continua su un treno “al contrario”, una visita alla madre e finalmente la scoperta di un medico disposto a curarlo.

Tavola preparatoria di Nejishiki di Tusge Yoshiharu
Immagine tratta da https://fromdusktilldrawnblog.wordpress.com/2016/05/04/screw-style-by-yoshiharu-tsuge-jp-1968/

In molti sostengono che sia proprio questo racconto ad inaugurare l’introduzione di una narrativa del sogno (o dell’incubo). Secondo il poeta Amazawa Taijirō, se nei primi racconti ci aveva abituato ad un punto di vista privato, contestualizzabile nella corrente dello shishōsetsu***, in Nejishiki l’ambientazione diventa più insolita e il protagonista è intrappolato in un incubo. Il villaggio di pescatori Futomi, (prefettura di Chiba), è filtrato dallo sguardo onirico dell’autore: la grande capacità di Tsuge è quella di rendere universale l’incubo del protagonista.

Tavola in cui si vede la valvola chiudi arteria
Scansione della tavola da https://fromdusktilldrawnblog.wordpress.com/2016/05/04/screw-style-by-yoshiharu-tsuge-jp-1968/

Come Matsuo Bashō, il grande maestro di haiku del periodo Edo, anche Tsuge era un istancabile viaggiatore. A volte veniva accompagnato dal fotografo Kitai Kazuo. Sono molte le opere in cui racconta esperienze tratte dai suoi viaggi. Per citare qualche titolo come Akai Hana (il fiore rosso), Nishibeta Mura Jiken (Il caso del villaggio Nishibeta), Futamata Keikoku (La valle Futamata), lo splendido Gensenkan Shujin (Il padrone del Gensenkan). Spesso questi viaggi erano dettati da esigenze spirituali e letterarie, come il viaggio del 1967 da Noto, Hida, Chichibuchi e Izu sulle orme dello scrittore Ibuse Masuji (scrittore ancora inedito in Italia, conosciuto sopratutto per il libro Kuroi Ame, La pioggia nera, su Hiroshima da cui Imamura trasse uno splendido film). La letteratura giapponese sul viaggio è molto ampia, si nutre e si amplia con continui riferimenti storici, culturali e naturali. La catena di rimandi che amplifica le riflessioni poetiche sono pressochè ermetiche per i non giapponesi: è probabile che Tsuge stia arrivando così tardi in Occidente sopratutto per la sua natura culturale strettamente nipponica. Nejishiki, tradotto in Screw Style, venne pubblicato sulle pagine di The Comics Journal #250 nel Febbraio 2003, assurdo se consideriamo che nel 1989 il fumetto veniva adattato in videogioco per la piattaforma PC-9800!

Un uomo nudo nell'albergo
Gensenkan, da Raw #2 (Vol.2)

Se l’influenza di Tsuge è stata fondamentale per l’evoluzione dalla narrazione dell’io a quella del sogno (considerando anche i racconti Yume no Sanpo, Passegiata dei sogni, o Yoshibō no Hanzai, Il crimine di Yoshibō), altrettanto importante è stata la maniera realistica di rappresentare il nudo femminile. Secondo l’editore Gondō Susume Tsuge, disegnando la nudità in maniera realistica ed esponendo in prima persona le sue fantasie e desideri, ha innescato un modo nuovo di rappresentare la sessualità in molti altri autori.**** In Nejishiki troveremo una ambigua ostetrica che dopo la prestazione sessuale curerà il protagonista, sistemando una protesi a forma di rubinetto nell’arteria ferita. L’ostetrica chiama questa terapia «○×方式» (traslitterato in nejishiki), ammonendo di non chiudere il rubinetto altrimenti fermerebbe la circolazione sanguigna nel braccio.

Parodia di Neshijiki
Immagine di Watase no kuni no nejishiki tratta dal web

Ad inserire Tsuge nell’olimpo dei mangaka, al pari di Tezuka Osamu o di Mizuki Shigeru, del quale Tsuge fu assistente per un breve periodo nel 1965, sono in moltissimi. Possiamo citarne qualcuno al di fuori del “gruppo Garo”: tra cui Hirokane Kenshi (mangaka dai forti connotati sociali conosciuto per Hyūman Sukuranburu e Hello Hedgehog), Satō Shūhō (tra le opere principali c’è Burakku Jakku Yoroshiku, ma qui in Italia si è parlato soprattutto di Bokuman) , Kariya Tetsu (scrisse il soggetto di UFO Senshi Daiapolon, giunto in Italia nel 1982 col nome di UFO Diapolon) e Yoshinaga Fumi (pluripremiata autrice di shojo; cliccando sui link andrete alle interviste in cui gli autori parlano di Tsuge). Nejishiki ha avuto anche parodie: nel manga comico Makaroni Hōrensō (Maccheroni di spinaci) di Kamogawa Tsubame e nel manga Watase no kuni no Neshijiki di Eguchi Hisashi, in cui il ragazzo protagonista viene fatto vivere nel mondo del mangaka Watase Seizō. Un riferimento a Nejishiki però compare anche in un manga che conosciamo tutti: Dr Slump & Arale. Akira Toriyama ha deciso di modellare il personaggio di Neshijiki (che compare in tre episodi) dal macchinista del treno di Tsuge: entrambi portano la maschera della volpe da teatro Nō che si può vedere spesso nei matsuri, le feste tradizionali giapponesi.

Nejishiki di Toriyama
Il macchinista di Neshijiki porta una maschera da volpe
Il macchinista di Neshijiki

*Come ci racconta Ryan Holmberg nella postfazione di Inferno di Tatsumi (Coconino 2017).

**Frederik L Schodt, Dreamland Japan: Writings on Modern Manga (2 ed.), Stone Bridge Press (1999)

***Shishōsetsu o Romanzo dell’Io (私小説) è un genere letterario appartenente alla letteratura giapponese, usato per indicare un tipo di romanzo confessionale dove gli eventi nella storia raccontata corrispondono agli eventi della vita dell’autore. Uno dei romanzi più rappresentativi di questa corrente è Futon di Katai Tayama.

****Gondō Susume, Tsuge Yoshiharu Gensō Kikō (Il viaggio fantastico di Tsuge Yoshiharu), Rippu Shobō, 1998

 

 

I mostri della pietà filiale – The Box Man di Imiri Sakabashira

Se amate gettarvi i viaggi psicotropi, se vi siete persi ne La Deviazione di Moebius e se coltivate incubi giapponesi nella vostra libreria, The Box Man di Imiri Sakabashira fa decisamente al caso vostro. Lontano dal reame del fumetto tradizionale, The Box Man riassume vent’anni di fumetto di avanguardia giapponese. Pubblicato a puntate sulle pagine di Ax (dalla stessa rivista abbiamo parlato di Prima della prigione), venne inclusa nell’antologia Aka Taitsu Otoko (赤タイツ男, L’uomo in calzamaglia rossa), mentre l’uscita Drawn and Quartely è del settembre 2009.

Copertina di The Box Man di Imiri Sakabashira. Un motorino corre su un tetto in lamiera

Imiri Sakabashira nasce nel 1964, quando Tatsumi aveva già portato a conclusione la rivoluzione gekiga. Una volta laureatosi tornò a vivere come normale impiegato nel suo paese natale, fino a quando Nejishiki di Yoshiharu Tsuge arrivò alle sue mani. Fu così commossò da quest’opera che decise di diventare anche lui mangaka. Il suo debutto fu sul numero 300 di Garo, nel 1989. I racconti di Imiri Sakabashira da subito si contraddistinsero per l’assoluta surrealtà e incoerenza. Vive tutt’ora a Shizuoka dove ha la compagnia teatrale e un gruppo garage, i Roden Ginza (漏電銀座). È sposato con la mangaka Pan Migiwa, anche lei tra le irregolari di Garo, che viene chiamata dal marito “Uchi no Kami san”, la mia dea.

Il gatto-mollusco

The Box Man ci racconta di un uomo che trasporta una scatola, accompagnato da un mollusco antropormorfo simile ad un gatto. Chi o cosa sia esattamente trasportato nella scatola ci viene raccontato alla fine, durante il tragitto però vediamo uscire enormi chele da granchio, o rospi velenosi pischedelici. La rivelazione finale permette molteplici interpretazioni psicologiche, mentre nella lettura si è persi in ingarbugliate strutture abitate da mostri e mutanti.

L'uomo e il gatto-mollusco tra i cavi

Sebbene non sia sviluppata una storia di per sè, la narrazione è coinvolgente, anche grazie alle pesanti spazzolate che trasudano espressività e una ponderata impostazione delle tavole. Le tavole sono ricche di particolari e mostrano una reale bravura nelle sequenze visive.  L’inseguimento tra il protagonista e la polizia incolla gli occhi alle pagine. Fortunatamente si tratta di un fumetto e ci possiamo godere i dettagli con calma. Imiri Sakibashira però si concede anche delle tavole puramente illustative, ricordando un pochino lo stile di Toshio Saeki. Le scene voyeuristiche sono grottesche e strizzano l’occhio all’eroguro, ma si caratterizzano per l’assenza di particolari esplici, vagando in quella nuvola di incomprensibilità dell’avanguardia giapponese.

Un mostro rettile/lumaca lecca le ascelle di una ragazza vestita, provocandole solletico

Nello stile di Sakabashira non ci troviamo solo Saeki: c’è il già citato Tsuge, ma anche King Terry, Yoshikazu Ebisu, con una spruzzata di sensibilità heta-uma alla Nekojiru. Nell’immagine superiore vediamo una scena iconica, quello dello stupro tentacolare. Nonostante la tensione sensuale, non sono presenti particolari pornografici e il mostro sta semplicemente facendo il solletico alla ragazza: i mostri con cui convive Imiri Sakibashira non sono poi così terrificanti. Questi esseri hanno però bisogno di droghe e sangue per continuare a vivere nelle strutture fantastiche e fatiscenti. In The Box Man si esaspera l’assurdità del quotidiano portando all’estremo il fantastico e l’autore farà tutto il possibile per intrattenere il lettore: da combattimenti di wrestling tra donne e mostri, rane volanti, città marine, Gozzilla, poliziotti e cantanti da strada.

I protagonisti inseguiti da mostri che portano maschere africane

The Box Man è una corsa selvaggia, un stupefacente e viscerale tour de force che spinge già i larghi limiti dello storytelling del fumetto. Ovviamente le domande rimarranno senza risposta e probabilmente è giusto che così siano. Se vogliamo cercarci un significato, data la conclusione, si potrebbe ragionare sull’orrore della vecchiaia o come viaggio verso la liberazione dalla pietà filiale, che in Asia si estende non solo ai doveri dei genitori verso i figli, ma sopratutto l’inverso, nonchè la cura verso gli antenati. Concetto confuciano (in cinese xiaoshun 孝顺), la pietà filiale è la base della società. In un certo senso può essere paragonato ad uno dei nostri comandamenti: nel scegliere di liberarsi dal padre malato si incorre non solo alla fuoria divina, non solo alla maldicenza della società, ma in primo luogo con i demoni interiori. Se poi a questi mostri basta dargli una rana allucinogena… beh, buono così. In opere così surreali, bisogna lasciar vibrare i significanti e lasciare che il significato si liberi in noi seguendo contorti sentieri.Doppia pagina di tetti e inseguimenti

Ovviamente The Box Man è già nel database! Basta cliccarci sopra. Già di partenza il prezzo è relativamente alto ($24.95 US $27.95 CDN), dato che si tratta dell’unica opera di Imiri Sakabashira (link autore con foto spettacolare) tradotta, non oso immaginare che valore potrà acquisire se non verrà stampato presto.

 

 

Un lungo giro in barca con Fitzgerald – Cerebus Going Home

Cerebus Going Home è sia il titolo del tredicesimo libro di Cerebus, sia il titolo dell’arco narrativo che include anche il volume successivo Form & Void. In realtà i capitoli di Going Home (arco narrativo) sono tre: il primo volume ne contiene due, il corto Sudden Moves e Fall And The River, mentre il terzo Form & Void prende l’intero quattordicesimo phonebook. Sudden Moves inizia dove Rick’s Story si era interrotto. Cerebus e Jaka sono diretti a nord per raggiungere la casa dell’oritteropo a Sand Hill Creek per iniziare una nuova vita insieme. Vagano da taverna in taverna nell’estasi del primo momento dell’innamoramento: quello sciocco, euforico e esilerante. Jaka sembra essere diventata una celebrità, probabilmente grazie al suo background reale e il successo del libro di Oscar (Wilde). Il loro viaggio è facilitato dalle Cirinist che tengono un occhio vigile su di loro. Sudden Moves ci mostra com’è la Estarcion controllata dalle Cirinist fuori dai pub descritti in Guys. Non so quanto tempo Cerebus abbia passato all’interno del pub, ma sembra che la rivoluzione Cirinista si sia stabilizzata completamente.

Tavola paesaggistica di Cerebus Going Home

La società si è ricostiuita o è stata rimodellata, e, in questo capitolo almeno, appare piuttosto pacifica e pastorale. Sempre se si righi dritto, naturalmente, come sfortunatamente si può scoprire nel risveglio di Jaka. Ci sono altre nuvole all’orizzonte. Jaka in un primo momento dice: “Of course this is the ‘beginning’ part. The ‘beginning’ part is easy. We’ll have to see how ‘lucky’ either of us feels after we’ve had a chance to really get on each other’s nerves”.  (Certamente questo è l'”inizio” . L’inizio è semplice. Dobbiamo vedere quanto ognuno di noi si sentirà “fortunato” dopo che avremo avuto l’opportunità di darci sui nervi a vicenda sul serio.)

Jaka pensierosa alla finestraQuesta opportunità apparirà ben presto. Cerebus è esasperato dai loro lento proseguire, mentre Jaka sopporta il non potersi comprare vestiti nuovi ogni giorno (ciò non mi sembra molto realistico: la ragazza che era scappata dai suoi privilegi di aristocratica per diventare una ballerina da taverna sposata con un uomo senza titoli ora è stressata dai suoi vestiti? Nah. Posso accettare che le sue esperienze da Jaka’s Story abbiano avuto un grosso effetto su di lei, ma non riesco ancora a convincermi di questo cambiamento).

Fitzgerald e primi piani del suo occhio stanco

Alla fine salgono su una chiatta, che ci traghetta alla seconda parte, Fall And The River. Il nostro compagno di viaggio è il nuovo furto letterario di Dave Sim, F. Scott Fitzgerald, chiamato F. Stop. Kennedy. Dovremo affrontare 220 pagine del lento viaggio controcorrente di Cerebus e Jaka che conversano nelle ore dei pasti con Kennedy, inframezzati dalla versione di Sim della prosa di Fitzgerald. Questa è presentata come il libro a cui Kennedy sta lavorano, un romanzo chiave su Cerebus, Jaka e lui stesso. È qui dove la storia di Cerebus inizia a crollare, dove Sim incastra quello che gli passa per la testa nella storia, che riguardi l’oritteropo o meno. Quando asserivo che la qualità del fumetto crolla dal numero 220 o giù di lì mi riferivo proprio a questo punto.

Fitzgerard nel suo studio in Cerebus Going Home

Sapete cosa? Mi sbagliavo. A rileggerlo mi è davvero piaciuto Fall And The River. Si prova il piacere di osservare il flusso e riflusso dell’attrazione e la foga dei dialoghi tra i tre personaggi. L’ambiente ristretto e il numero limitato di protagonisti esprime i sentimenti di un dramma teatrale, mentre osserviamo i tre personaggi ruotare attorno all’altro fino alla collisione finale (che è una delle caratteristiche che ha fatto fuzionare molto bene Jaka’s Story). Kennedy sta chiaramente recitando per Jaka e millanta la promessa di un ruolo di musa nella sua presunta colonia di artisti. Questo ruolo è decisamente accativante per Jaka e per la visione che ha di sè, specialmente se si confronta alla proposta di Cerebus, ovvero di dividere la casa con i suoi genitori e passare i giorni a non fare altro che cucinare e pulire.

Fitzgerard e i movimenti della nave

È triste, davvero triste. Cerebus sa che non ha nessun indizio per capire cosa passi per la testa di Jaka. Cerebus può solo capire che c’è qualcosa che non va, ma non ha intelligenza a sufficienza da capire quale sia il problema, e neppure per salvare la situazione o fuggire via. Si agrappa alle parole di Rick “you have to be happy enough for two” come fossero un mantra per tutto il libro, ma questo non funziona, non può funzionare. I nodi vengono al pettine quando Kennedy legge ad alta voce un passo chiaramente basato sulla fragile relazione di Jaka imbarcatasi in Mother & Daughters. È una scossa sismica per il loro legame, intelligentemente comunicato nella pagina da un’interruzione dell’ambiente di Juno verso una scenografica di fiume idilliaco. È un punto di non ritorno, sembra davvero la conclusone del viaggio tra Cerebus e Jaka.

Cerebus, Jaka e F. S. Kennedy a tavola

Precedentemente nel libro una Cirinista intima a Jaka che, volendo, avrebbero potuto sbarazzarsi di Cerebus facilmente. Quando la barca si prepara ad attraccare per l’ultima volta si manifesta concretamente questa minaccia, proprio nel momento in cui Jaka riprova il discorso di separazione con l’amato. Nel porto ci sono dozzine di truppe armate aspettando con l’ovvia intenzione di catturare o uccidere Cerebus. L’oritteropo, inconsapevole, scende dalla plancia per affrontare il suo fato… fino al momento in cui Jaka capisce cosa sta succedendo, corre verso di lui in panico per attraversare il plotone in due, come fossero ancora molto uniti, abbandonando Kennedy e i suoi sogni di mecenatismo. Questa conclusione è l’assoluto contrario di Jaka’s Story. Nel quinto phonebook di Cerebus l’egoismo intenzionale di Jaka mette in pericolo le persone che le gravitano attorno, ma qui lei volta le spalle ai suoi sogni e sacrifica le sue speranze per salvare Cerebus.

Fine del viaggio. sequenze visive di paesaggi

Sono onestamente sorpreso di questa rilettura di Cerebus Going Home, specialmente della seconda parte. Come avevo già detto, è da qui che pensai che Cerebus iniziava a calare progressivamente, almeno sul punto narrativo. L’opera è, ovviamente, stupefacente a livello tecnico. Il disegno e l’impostazione delle tavole sono ai massimi livelli. Dave e Gerhard espandono il vocabolario del fumetto in ogni pagina e molte delle sequenze (la vista post catastrofe di Iest, il giro a 360° intorno al tavolo) possono mandarti fuori di testa. In questa rilettura, ho trovato molti aspetti da apprezzare nella storia. Non ci sono misteri cosmici, nessun grande schema politico, ma c’è un dramma relazionale osservato dannatamente bene. È una recitazione da camera piuttosto che le epiche da megascherma a cui ci avevano abituato fino al numero 200, ma si tratta davvero di una ottima recitazione. Allora Cerebus da dove, sempre se ci sia un momento, inizia a crollare? Vi farò sapere da dopo Form And Void

F. S. Kennedy ubriaco sopra una cassa di gin

(È utile anche notare che come Melmoth anche Cerebus Going Home contenga un capitolo di annotazioni. Quanto uno ci si addentri dipende dall’interesse che il lettora ha verso l’opera di Fitzgerald, ma una volta che uno scorre il peso della ricerca di Dave che riversa sulle pagine, ci sono interessanti intuizioni e preziosi contesti da cui si capiscono maggiormente le parole e azioni di Kennedy nella storia. Ho sempre sperato che Dave tornasse indietro e facesse questo lavoro per tutti gli altri libri, una specie di director’s commentary, ma non credo che ciò avverrà mai.)

Articolo scritto da Dan originariamente pubblicato su Goodreads.

Link database: https://goo.gl/5X2cdf

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Salva la tigre – Un mini fumetto di Marco Corona

Marco Corona, a cui abbiamo fatto un appello pubblico per la ripresa della serie L’ombra di Walt, ci regala due splendide tavole promozionali per la nostra piattaforma!

Al ragazzo esultando spuntano fuori gli artigli di Wolverine. Disegni Corona Storia Scassa

E voi che aspettate a registrarvi? Avete fumetti da vendere? Ne cercate? Avete voglia di costruirvi una biblioteca virtuale? Becomix è il sito che fa al caso vostro. Seppur sia ancora in costruzione, il database e il marketplace sono già attivi. Presto sarà migliorata la sezione Collection.

 

Come funziona Becomix
  • Si caricano i fumetti nel database seguendo la scheda di caricamento;
  • Si possono inserire molte informazioni (Autori, nome testata, nome serie, formato, genere, ecc);
  • Il fumetto catalogato può essere inserito nella propria collezione o messo in vendita.
Che tipi di fumetto vanno bene?
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  • Siamo un team ristretto che sta lavorando alla piattaforma esclusivamente con la forza della passione, la volontà di promozione culturale e un amore incondizionato per il fumetto. Se trovate bug, problemi, malfunzionamenti o consigli non esitate a contattarci!

 

 

Videogame, dark music e cut-up: Dance in the Dark di Suda e Takeya

Il genere Noir* descrive il tempo e scenari lontani dal quotidiano. Dalla comparsa dei videogiochi è sempre più facile imbattersi in opere che ti facciano vivere i sospetti di mondi nuovi. Il game designer Suda Goichi** sguazza nel Noir e dagli anni 80 propone opere con bizzarri ibridi culturali. Kurayami Dansu- Dance in the Dark non è un videogioco: è un manga che rappresenta il sogno di una danza nell’oscurità, nel nero. Nella lettura di questo manga entriamo in un mondo in cui regna la confusione, in cui l’estetica raver e post-punk si mischia ai Robot Anime, con il leit motive del Castello di Kafka. Gli elementi scenografici, neutralizzati da un disegno vago, rendono l’atmosfera asettica come uno slideshow. Scritto da Suda e illustrato da Shuji Takeya (di suo in Italia è arrivato Astral Project), Dance in the Dark è la riscrittura della sceneggiatura del videogame Kurayami, in cui emergono anche molti elementi e ossessioni di giochi a cui Suda51 ha lavorato in passato.

Copertina di Dance in the Dark

Il protagonista Wataru raggiunge il limite della vita in moto, facendo un incidente alla velocità folle di 300 km/h e restando in coma per tre anni. Al suo risveglio, di fronte al suo quartiere, è comparso un regno colossale in cui molta gente si sta trasferendo. Ritornato al suo lavoro di becchino riceve l’incarico di trasportare una bara proprio all’interno del regno. Partendo con il carro funebre Dance in the Dark diventa un buddy-movie tra Wataru e il suo partner immaginario Sharia, che solo lui può sentire e vedere dopo l’incidente. La storia di Dance in the Dark è un continuo di allucinazioni e incontri fino al raggiungimento del Regno. Il tema della morte ridonda continuamente. Prima di diventare game designer Suda lavorò per davvero nelle pompe funebri: la sensazione di morte che aveva provato in quel periodo è impressa nella personalità di Wataru. La morte è un qualcosa di deludente, ma non passa di certo innosservata. Il plot sottolinea che proprio perché c’è la morte esiste la vita. Ian Curtis, cantante dei Joy Division ardentemente amato da Suda, ha fatto suo il punto di vista dell’allucinazione della realtà, della forza della disperazione, del principio di rovina. Questo atteggiamento non è però da glorificare: molti degli idoli di Suda hanno avuto morte precoce. È come se Suda fosse affascinato dalla contraddizione di mettere in pericolo la propria vita per evitare di vivere vacuamente, come se si fosse già morti. Più che una fascinazione, sembra un credo che Suda ha fatto suo. Questo concetto è riunito nel discorso che ripete Wataru “da qui in poi sono i tempi supplementari della vita”.

Wataru in moto

I numerosi interessi di Suda sono attaccati alla storia, come un collage. Come ho scritto prima, Suda versa nei pensieri dei suoi personaggi atteggiamenti e pensieri dei Joy Division, New Order, Durutti Column, gli Smiths e i Nirvana. Continue sono le allusioni al suicidio, tema estremamente amato dallo sceneggiatore e fine comune di Curtis e Cobain. Nella storia però la scelta del suicidio è smentita molte volte.

scena di suicidio

Come nei romanzi di Ballard amati da Ian Curtis (The Atrocity Exhibition, Crash) o come nei un cut up di Burroughs, Dance in the Dark disordina gli eventi della narrazione, proiettando direttamente un flusso di immagini. La corsa folle di Wataru, come fosse una rivoltellata suicida verso la felicità, un amico d’infanzia nell’eternità della morte, un nuovo passato, una madre dall’esistenza incerta: il lettore è accerchiato da un plot disordinato. Sono i sentimenti e le decisioni del protagonista a rendere Dance in the dark un fumetto unico. A differenza dei manga tradizionali, è dispensata, grazie alla tecnica del cut up, una estrema varietà di situazioni, molte delle quali ampiamente psichedeliche. Cosa molto congeniale al medium del fumetto, arte legata alla disposizione delle immagini sulla tavola.

Due pagine interne di Dance in the Dark in cui c'è scritto il titolo in giapponese

Considerando che in molte opere rappresentative, come Killer7, ci sono personaggi che se la spassano, possiamo supporre inoltre che Suda abbia una fascinazione verso la ricerca di un continuo piacere, un piacere legato al momento. L’unione delle illustrazioni incoerenti e cut up di Takeya all’introspezione o ad una visione “edonistica” della vita, come se vi fossero cucite le melodie dei Joy Divison e degli Smiths sulle tavole, rafforzano la potenza emotiva e tiene unita la coerenza narrativa fino all’esplosione in frammenti della storia. L’equilibrio, o il cercare di mantenerlo a lungo, però è ciò che distrugge opere come questa. Sono necessari solo due volumi per rendere una splendida conclusione. Infatti, avvicinandosi al finale, la disintegrazione della storia si accentua: si avverte una compressione temporale, come se la storia di un anno fosse racchiusa in una settimana. Questo sviluppo della sceneggiatura può sembrare troppo repentino, ma viene ancora una volta rafforzato dalla tecnica del cut up. Una volta letto l’ultimo capitolo e rileggendo il primo, si capisce che sono praticamente identici. La breve sosta di riposo di Wataru nell’ultimo capitolo può essere come il savepoint di un videogioco: da qui può ripartire in loop tutta la storia.

Articolo originale in giapponese di Hirayama Yu. Traduzione dal giapponese Juan Scassa

*Suda inserisce il suo manga nel genere Noir, non intendendo però il genere giallo/poliziesco, ma piuttosto come racconto dalle atmosfere dark.

**Suda Gōichi (須田 剛一) è conosciuto principalmente con lo pseudonimo Suda51, in quanto 5 si può leggere “go” e 1 ichi (che ricordo si legge “ici”).

 

Entrambi i numeri di Kurayami Dansu – 暗闇ダンス – Dance in the Dark sono nel database di Becomix! Questo significa che se volete metterli nella vostra collezione o in vendita non bisogna più catalogarli. Ecco i link!

Link Volume 1

Link Volume 2

Serie Completa

 

A charming mix of funerals, videogames and dark music: Dance in the Dark -暗闇ダンス

ノアールは日常から遠ざかった光景と時間を描く。video-gameというフォーマットが出来上がってからは、その世界そのものに干渉できるようになり、疑似的にその世界の住人になれる作品が多く作られた。ゲームデザイナーSuda51は正にノアールと言える世界観に、70年代末以降のカルチャーを混ぜ合わせた奇妙な作品を生み出し続けてる。『暗闇ダンス』はゲームではなく、マンガだが、ノアールの中で踊り、夢を見る時間を描き出す。ゲームは須田を魅了してきた作品が出た時代には存在していなかった。これは須田の原体験に数えられるものたちに並ばんと挑まれた作品だ。
カフカの『城』をモチーフにして、その上にレイヴ、ポストパンク、ロボット・アニメに代表されるオタク・カルチャー的なアクションがmixされた混沌の世界は、淡白な絵によって中和され、スライドショーのようにドライな雰囲気を醸しだす。

暗闇ダンス のカバー

 

『暗闇ダンス』は須田剛一と竹谷州史による作品で、かつて須田が作る予定だったゲーム『KURAYAMI』のプロットをリライトしたものがシナリオに使われている。『KURAYAMI』以外にも、須田が過去に手がけたゲームの要素が沢山盛り込まれている。
主人公の航はバイクで時速300キロを出すことで、死に限りなく近付いた。その結果、彼は事故に遭い、3年間の昏睡状態に陥ってしまう。目覚めると住んでいた街の向こうに巨大な「王国」が出来上がり、多くの人々はそこへ移住してしまった後だった。航の仕事は葬儀屋で、仕事に復帰した彼は王国へ棺を届ける依頼を受け、霊柩車でそこへ向かう。事故から目覚めた時、航にしか見えず、彼としか話せない幻覚、後に作中でシャリアと名付けられる彼(?)をが相棒となり、バディ・ムービーは始まる。
『暗闇ダンス』のストーリーは航が王国へとたどり着くまでに経験する出会いと幻覚と目覚めの連続だ。メインテーマは死そのもので、ゲームデザイナーになる前に実際に葬儀屋として働いていた須田が当時感じていた「死」への感覚は、そのまま航の人格に投影されている。死はあっけないものだが、見過ごされる程に軽くない。ストーリーは、死があるからこそ、それ以外の時間があるという観点が貫かれている。自暴自棄、破滅主義、退屈な現実こそ幻覚という視点は須田が心酔するロック・バンド、Joy DivisionのIan Curtisの世界観から汲み取られたもので、須田が尊敬する先人たちの多くはIanのように早くに亡くなってしまった者だ。しかし、その死そのものを賛美しているわけではない。生きたまま死ぬことから離れるために命を燃やす、この矛盾しているような試みに須田は魅せられ、己自身にそうであれと命じている。それは、航が繰り返すセリフ、「ここからの人生は延長戦だ」に集約されている。

自殺のシーン

須田は多数の趣味を持ち、それをコラージュのようにストーリーに貼り付けている。先ほど書いたように、彼はJoy DivisionやNew Order、The Durutti ColumnやThe Smith、そしてNirvanaといったバンドを好み、彼らの主義や思想を登場人物に流し込む。Kurt CobainやIan Curtisが辿った自殺という結末は須田にとって非常に大きなモチーフとして在り続け、彼は作品の中で何度もそれを否定することで自らの意思を表明する。更に、
Ian Curtisも愛読していたJG Ballardの『CRASH』、『The Atrocity Exhibition』、William Burroughsのcut up methodのように、『暗闇ダンス』のストーリーや人間同士のやりとりは理屈や筋道を省略し、イメージを直接描写され続ける。航の自殺的な疾走、幸せの果ての拳銃自殺、永遠に死に続ける幼馴染、新しく刷り込まれる過去、存在の不確かな友人と母親。混乱したプロットに囲まれ、航の決断と感情だけが『暗闇ダンス』で唯一確かなものとなる。伝統的な日本のマンガとは異なる、極端な多様性をカットアップ的にばらまくことで、そのシチュエーションはサイケデリックとも呼べる域に達している。漫画のように、たくさんの絵が並んでいるメディアとの相性も良い。
『Killer 7』などの、須田の代表作を遊んだことがある人は、この瞬間的な快感の連続を彼の魅力だと考える。めちゃくちゃにコラージュされた『暗闇ダンス』のイメージを上手くマンガに出来たのは、竹谷の絵があってこそだ。Joy DivisionやSmithの内省的または刹那的な世界観が、美しい曲に乗せられることで受け入れられたように、バラバラになる寸前の『暗闇ダンス』を繋ぎ止めているのは絵の力が大きい。その危ういバランスがこの作品の魅力でもある。

ワタルはオートバイで

しかし、バランスを保ち続けることは、こうした作品のアイデンティティを破壊する。だから『暗闇ダンス』が2冊で終わったことは必然であり、美しい結末だ。終わりが近づくと、ストーリーの破綻は更に強くなり、1年かけて描くストーリーが1週間に圧縮されたように感じる。
あまりに展開が突然すぎるシナリオが、転じてカットアップ的な作品の個性を強くする。最終話を見た後にまた第一話を読んでみると、両者はほぼ同じものだとわかるだろう。『暗闇ダンス』は第一話で既に完結している一方で、最終話は終わりではなく航の日常の息継ぎ、video-gameで例えれば、セーブポイントでもある瞬間なのだ。

Inner pages

Article written by Hirayama Yu. Italian translation by Juan Scassa.

暗闇ダンス – Dance in the Dark has been listed in the Becomix database! You can put them in your collection or put them in sale! Hear you are the links:

Volume 1

Volume 2

Serie

 

 

Le gag più esileranti di Cerebus in Hell

cerebus in hell???

Per festeggiare il quarantesimo anniversario dalla nascita di Cerebus, Dave Sim decide di riprendere in mano la sua creatura dodici anni dopo l’ultima issue, proponendo una mini serie in cinque numeri, Cerebus in Hell?. Seppur il titolo possa sembrare uno spoiler per chi non ha finito l’epopea, non si può considerare come un vero e proprio sequel di Cerebus. Sim ha contratto una malattia al polso che non gli permette più di disegnare: la nuova serie Cerebus in Hell? non ha quindi nessuna tavola originale. In effetti questa mini serie è composta da sketch di una pagina montati sopra le illustrazioni dell’inferno dantesco di Gustave Dorè. Gli albi sono curati in ogni dettaglio tanto che Dante è accreditato alle chine e Sandeep Atwal, l'(ex) assistente di Sim, ai colori (come vedrete gli albetti sono in bianco e nero).

Dave Sim si chiede dove sia finito Cerebus e questo risponde che si trova su Facebook e Mark Zuckerberg è satana
Seconda di copertina di Cerebus in Hell? #3

Dopo l’insuccesso di glamourpuss (parodia delle riviste di moda decisamente sottovalutata in cui, tra le cose, si studia la storia del fotorealismo nei fumetti e si indaga sulla morte del fumettista Alex Raymond), letture di passi della Bibbia e restauro delle tavole in digitale, ritorna l’oritteropo con tutta la sua misantropia. Qui di seguito troverete una lista delle migliori gag comparse in questa mini serie, in cui Sim scherza sul suo collega Gerhard, non mancano frecciatine verso l’industria del fumetto e sulla cultura pop in generale. Le tavole originariamente sono state postate su A moment of Cerebus e su Cerebusdownloads.com .

riassunto delle puntate precedenti
Cerebus in Hell? inizia con un riassunto: nella prima tavola spiega che Cerebus era un mercenario, nelle altre tre lo mostra morto
CiH #0 tav. 1
Su future collaborazioni con Gerhard
Sim si chiede se collaborerà di nuovo con Gerhard
CiH #1 tav. 2
WU-TANG Clan all’inferno
La pena del contrappasso per i Wu Tang Clan è diventare bianchi
CiH #1 tav. 16
sui Milleriani
Dante alle prese con un gruppo di fan sfegatati di Frank Miller
CiH #1 tav. 22
sul mangiarsi le unghie
Cerebus discute sulla sessualità con gli angeli. C'è da segnalare che Cerebus è ermafrodito
CiH #2 tav.10
su justin bieber
CiH #3 tav. 13
dante e virgilio alla fine dell’inferno
CiH #3 tav.22
su chester brown
CiH #4 tav. 6
su virgilio
CiH #4 tav.3

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