La dottrina del Buddha e la Colt – Kazuichi Hanawa

Coconino ha annunciato le prossime uscite della collana Gekiga e tra queste c’è la riedizione di Keimusho no naka (刑務所のなか), ovvero In prigione, fumetto in cui il mangaka Kazuichi Hanawa racconta la sua detenzione nelle carceri di Sapporo e Hakodate. Un periodo lungo tre anni (dall’ottobre 1995 al maggio 1998) che l’autore racconta, una volta libero, nelle pagine della rivista AX. Il manga è nominato nel 2001 al Premio culturale Osamu Tezuka e partecipa anche alla selezione ufficiale di Angouleme nel 2007. Il regista Yochi Sai realizzerà un lungometraggio dall’adattamento del fumetto. Il film verrà accolto molto positivamente in Giappone, dove parlare della prigionia è ancora tabù.

Copertina de Prima della prigione di Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa iniziò a pubblicare nel 1971 sulle pagine di Garo. Le prime opere, come Tatakau onna (La donna che combatte) o Niku yashiki (Il palazzo della carne), erano di carattere eroguro, termine che deriva da ero guro nansensu, semi costruzione wasei-eigo (costruzione linguistica nata dalla fusione del giapponese e inglese) da erotic grotesque nonsense. Dopo la morte della madre nei primi anni ’80 si ritira dalla scena underground per rifugiarsi nel suo paese natale Saitama. In questo periodo Hanawa compie studi sul Buddhismo, psicologia e yoga. Fu Hiroshi Yaku che lo fece ritornare al fumetto con una storia di trenta pagine per il primo numero di Comic Baku. “Se la gente del villaggio sapesse che sono un mangaka, verrebbero a tirarmi pietre addosso”*, disse all’editore. Da qui parte un’evoluzione stilistica, ampliando anche le tematiche: Hanawa ci parla di buddhismo esoterico, di yokai e di leggende antiche. E poi l’arresto.

Descrizione di una Colt secondo Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa nel giugno 1994 entra in possesso di una Government M 1911 A-1 Rokken completamente arrugginita. Fanatico delle armi fin dalla giovane età decide di ripararla: «I collezionisti avrebbero lanciato esclamazioni per l’emozione. Gli intenditori avrebbero detto: “Fammela vedere!” oppure “Fammela toccare!” Era uno dei maggiori capolavori tra le armi da collezione.»** L’11 novembre 1994 Hanawa subì una perquisizione della polizia. Fu arrestato il 12 dicembre. L’interrogatorio dell’accusato è stato eseguito il 6 marzo, l’8 marzo è stata richiesta la pena e il 22 marzo c’è stato il verdetto. Entrò a ottobre nel carcere di Sapporo e successivamente venne trasferito in quello di Hakotake.

All’età di 47 anni Hanawa poteva considerare la sua carriera conclusa. Ma riuscì a salvarla non dissimulando nulla dell’esperienza e realizzando un manga informativo minuzioso sulla vita carceraria. Per il critico Jean-Marie Bouissou si tratta di una grande rivoluzione nel «Watakushi Manga» (“manga dell’io”): questo negli anni novanta si è trasformato nella misura in cui l’evoluzione delle mentalità ha valorizzato l’espressione della singolarità individuale.*** Prima della prigione però si caratterizza in maniera molto evocativa ed è un report solo in parte degli avvenimenti che anno portato Hanawa in carcere.

Due tavole: a destra Hanawa che raschia la pistola, a sinistra la pratica ascetica di invocare il Buddha sotto la cascata

In Prima della prigione unisce due vicende che si intrecciano misteriosamente. Una è la scrupolosa descrizione di come Hanawa riparò la pistola, l’altra, ambientata probabilmente in epoca Edo, è quella di una ragazzina divisa tra l’affetto verso il padre, troppo preso dal suo lavoro di costruttore di armi, e l’amicizia con una ragazza che si dedica a pratiche ascetiche ed esoteriche per liberarsi dal karma negativo della sua famiglia. L’autore racconta la vicenda sotto forma di fiction in modo da non toccare la sua sfera privata ritornando su temi che gli sono cari.

due tavole che descrivono la vita in prigione

Le antiche litanie del Sutra di Kannon, racconti su Buddha, sui bodhisattva e sui myoo (figure divine del buddhismo di rango inferiore), pratiche ascetiche sotto la cascata, rituali esoterici Shugendō (religione sincretista che mescola elementi buddhisti nella versione esoterica della setta Shingon e shintoisti, basato sull’ascetismo e su pratiche di resistenza fisica) intervallano la meticolosa descrizione su come riparare una pistola. La Government viene inglobata nelle antiche preghiere creando un gioco di rilanci a più livelli semantici. Il passato dell’autore, il passato del Giappone, la ricerca della serenità, lo scintillio del picchiare dei fabbri, antichi versi in cinese, la vita in reclusione: questo è Prima della Prigione, opera raffinatissima sia nei tratti che nei contenuti. Viaggio nella psiche di Hanawa, che rivela molto di sè.

Il continuo levigare la pistola diventa una anticha pratica esoterica, un modo per sradicare il rancore, la ricerca del nirvana. Sono tre le fasi conclusive dei riparatori di pistole: verifica, esibizione e quinta essenza: quando si ricevono le lodi dei colleghi «il cuore fa un balzo di almeno tre centimetri battendo forte forte; ansia e miseria si cancellano e si è in grado di affrontare qualunque cosa. Uno stato in cui ci si sente pienamente affermati, qualcosa che solo i fanatici possono conoscere: è questa la suprema dottrina del Buddha, la quinta essenza.»

Viene narrato il Sutra di Kannon

I libri pubblicati in Italia sono già presenti nel database di Becomix. Dal link Prima della prigione, una volta loggati, potete aggiungerlo alla vostra collezione o wantlist, metterlo in vendita, commentare e pure votarlo (!). L’edizione è ormai del 2004 ma è probabile che qualche libreria abbia ancora qualche copia, quindi affrettatevi!

La protagonista femminile con l'ideogramma di rancore sul viso

Note

*da Comic Underground Japan.

** da In Prigione.

*** da Jean-Marie Bouissou, Il manga – Storia e universi del fumetto giapponese, Tunué, 2011

 

 

 

 

Reminiscenze di fumo pacco – Manuelone di Paolo Cattaneo

Avevo le pagine di Manuelone di Paolo Cattaneo davanti ai miei occhi e sussultai. Nel turbinio di ricordi che il racconto suscita alla generazione degli anni Ottanta, soprattutto di genere maschile, sentii un gusto plastico, di gomma e terra bruciata in bocca. Non era il semplicemente identificabile senso di “sfiga” che uno si portava appresso proporzionalmente al pus dei brufoli sulla fronte. Neanche quel senso di disagio che si provava di fronte ai bulletti più grandi. Si trattava di un gusto che mi promisi di non provare mai più. Il sapore del fumo pacco.

Copertina di Manuelone di Paolo Cattaneo. Manuelone è un ragazzo grasso e pelato che gioca alla playstation. Dagli occhi si può notare che ha fumato droghe leggere

Una voluttà dal sapore pessimo mi aveva invaso. Sentii male alla testa con un tiepido capogiro. Un posacenere in bocca. A cosa potevo ricondurne il richiamo? Certo, nel racconto se ne parla. Insieme ai videogiochi pirata Manuelone spacciava anche hashish di pessima qualità. Non è tuttavia solo una storia che può farti sentire un gusto in bocca: certo, è tutto l’apparato narrativo di per sè. Quale parte di questo apparato gronda questo insalubre sapore?

Particolare. Due conoscenti del protagonista giocano alla playstation

E’ il tratto grottesco di Paolo Cattaneo a riuscire a comunicare quel gusto orribile, così tanto che è giusto che rimanga illegale. In una collana dedicata a Henry Darger, il controverso scrittore e illustratore di The Realms of the Unreal, è doveroso che ci sia un artista che riesca a far trasudare disagio attraverso le sue linee. Un disagio, non privo di una certa ironia, questa volta ben circoscritto: il 2000.

Tavola in cui è rappresentato il palazzo di Manuelone. Nell'altra interno

Probabilmente Gibson si aspettava qualcosa di più da tutti noi, ma fatto sta che noi ragazzi si passava le giornate in quel modo. Brufoli, palazzoni, giochi piratati e tanta sfiga. Se avete vissuto tutto questo e volete riviverlo, se non lo avete vissuto ma la vostra coscienza storica vi impone di approfondire le passioni dei giovani liceali nei primi 2000 Manuelone è l’opera che fa per voi.

Due tavole di Manuelone in cui i protagonisti parlano di videogiochi. Vengono citati Final Fantasy e Resident Evil II

 

Nel database di Becomix Manuelone è già presente. Aprendo il link si entra nella scheda del fumetto. Chi è loggato può inserirlo nella propria collezione e chi è intenzionato a venderlo lo potrà mettere nel marketplace. Provare per credere!

Grappa, Walt Disney e Rufolo – Intervista a Fabio Tonetto

Nell’ottobre 2016 Eris lanciava Rufolo, di Fabio Tonetto che con questo titolo si è imposto tra i punti di vista più originali della scena fumettistica contemporanea. Il suo successo non è limitato all’Italia, i fumetti deformed di Tonetto sono molto conosciuti anche all’estero grazie soprattutto alla sua collaborazione con Vice.
Illustrazione di Fabio Tonetto per Becomix. Ren Rocchi ha un cappello con scritto "400 Napoli". Inoltre c'è scritto "Io compre sempre Becomix".
Verso febbraio incontrai Fabio varie volte, con l’intento di intervistarlo per il blog. Ci siamo trovati in giro per Torino, a volte parlando di fumetto, a volte no. In bettole dal gusto kitsch, in osterie regionali, ricordando lo splendido Ermino Esportazioni Vini in corso San Maurizio. Una sera, dopo una bottiglia di vodka, feci un paio di domande che mi ero scritto e discutemmo, nel modo più approfondito che l’alcool possa concedere, su un certo numero di questioni. Quanto c’è di gioco intellettuale e quanto c’è di spontaneo? Come considerare l’universo dei tuoi personaggi?
Le risposte di Fabio erano così semplici ed esatte che riuscivano a rendere vane e sciocche le domande. Potevo vantare tra me e me che avevo avuto delle risposte più precise rispetto ad altre presentazioni a cui avevo assistito. Da buon non-giornalista non registrai nulla, non fui in grado di documentare ciò che compresi dell’enigma di Tonetto.
Le domande le inviai a Fabio tramite chat. Probabilmente era il modo più semplice per svolgere questa sorta di intervista. Potete leggere qui sotto le risposte. Data la natura della comunicazione “informale” perdonate l’utilizzo così sgraziato del mio italiano.
Copertina di Rufolo di Fabio Tonetto.
INTERVISTA A FABIO TONETTO

Rufolo è la tua prima pubblicazione per una casa editrice. Hai collaborato con riviste (Vice, Linus, Frigidaire) e fanzine (Diciottoni, Domodossola). Inoltre sperimenti con animazione, fotografie e forme plastiche. A chi non conosce il tuo lavoro, sai fornire delle coordinate?

Ci sono vari modi: Facebook, Instagram e Tumblr.
Ho anche un sito, www.fatonetto.com

Rufolo potrebbe essere il risultato di una collaborazione tra Ionesco e Walt Disney dopo massicce dosi di LSD*. La tua poetica nasce da istanze culturali e filosofiche, o il senso di alienazione verso la realtà è spontaneo?

Diciamo più la seconda. Di solito quando devo buttare giù una storia mi affido alla spontaneità. Nel senso che cerco di crearla in un unico flusso perchè altrimenti non sarei in grado di aggiungere pezzi a posteriori. Ovviamente c’è molto editing durante la finalizzazione ma diciamo che il succo viene fuori nella primissima “stesura”, che poi è un mini storyboard comprensivo di dialoghi grezzi. Non faccio nulla di particolare, semplicemente tengo presente il carattere dei personaggi.
Tra le mie sostanze preferite c’è la grappa e tra quest’ultima e l’LSD scelgo istintivamente la prima. Per quanto riguarda il Teatro dell’assurdo non posso dire che non ci sia, ma sinceramente non ho attinto direttamente da lì. Forse più da Castellano & Pipolo e sicuramente da tutto l’apparato Disney.
Quindi la metterei così: Castellano & Pipolo + Grappa + Disney.
Musiche di Detto Mariano. 🙂

In Mother per Delebile riusciamo a trovare una traccia per una eventuale chiave di lettura della tua opera. Descrivi uno dei tuoi punti di vista: “Ho adottato tutto ciò che voi date per scontato”. Conservi ancora l’amore per “tutto ciò che resta”? Potresti dirci qualcosa in più?
Esattamente come con i miei altri personaggi quello che c’è scritto è da attribuire all’entità protagonista della storia, non a me. Quella storia è nata per provare a descrivere una specie di maternità universale, come se si concentrasse su tutto quello che noi diamo per scontato come piastrelle, asfalto etc. Probabilmente Questo essere c’è ma vuole più bene alle tegole e alle ringhiere piuttosto che a noi. A noi pensa solo quando dobbiamo essere sostituiti. Come noi facciamo con un tubo. Comunque non mi piace più molto, soprattutto per come è disegnata.
Ultima tavola di Mother di Fabio Tonetto
tavola finale di Mother. Tratta dal sito dell’autore
Il tuo stile è molto personale e non sembra allineato a nessuna moda del momento. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

Domanda parecchio difficile.

Rufolo super deformed
Immagine tratta dal sito dell’autore. Illustrazione per Frigidaire n° 228

Nel suo non-sense, l’universo di Rufolo ha una coerenza. Anche se più che di un universo si può parlare di “comparse”. Ci parlerai ancora di Rufolo e il Signor Atti? Approfondirai altri personaggi che abbiamo incontrato?

Cerco di far sì che i personaggi non perdano il loro imprinting caratteriale e il loro ruolo. Almeno in questo cerco di essere rigoroso.
Poi per il resto può succedere qualsiasi cosa. Ovviamente seguendo delle regole appartenti al mondo di cui sto parlando.
Capita che cominci a buttare giù una storia con Rufolo facendolo interagire con il Signor Atti. Spesso arrivato alla fine mi rendo conto che ciò che dice Rufolo è attribuibile al Signor Atti e viceversa. A quel punto basta invertire i nomi.
Spero ci sia la possibilità di raccontare ancora qualcosa sul loro conto.

Ren Rocchi è morto? Per questo non compare in Rufolo?

È morto?

Ren Rocchi e il Sig. Atti
Ren Rocchi – A race

In Rufolo compare un personaggio Poverino, scritto in corsivo. Anni fa questa scritta compariva su tantissimi muri di Torino. Ne sai qualcosa?

Esatto, quello è un omaggio diretto a lui, purtroppo non so dirti di più. Ho indagato ma l’ambiente del writing è omertoso.😎

Ultima inevitabile domanda: nuovi progetti?

Non posso parlare di nuovi progetti, per ora c’è una cosa in ballo ma vediamo se poi si farà.

*Fabio Tonetto mi fece notare che l’accostamento Walt Disney e Teatro dell’assurdo era stato anche utilizzato in Jones e altri racconti di Franco Maticchio, Rizzoli. Probabilmente tra le uscite più importanti del 2016.
Se qualcuno volesse aggiungere Rufolo alla propria collezione o metterlo in vendita, il titolo è già presente nel database di Becomix.

Una vita cinese – Il tempo del padre e il tempo del partito

Li Kunwu da poco ha iniziato ad essere conosciuto in Occidente: esattamente dal 2009 quando Kana pubblicò Una vita cinese (Une vie chinoise in originale), scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Philippe Ôtié. Opera in tre parti, vinse numerosi premi internazionali*  ed è stata tradotta in sedici lingue. L’edizione italiana è stata pubblicata da Add Editore, nella collana Asia curata da Ilaria Benini, che propone saggi e romanzi per avvicinarsi e comprendere meglio un continente sempre più vicino ed in piena trasformazione. Sono reperibili i primi due volumi (Il tempo del padre, 2016 e Il tempo del partito, 2017), il terzo e conclusivo invece, Il tempo del denaro, lo vedremo in questo novembre.

Copertine de Una vita cinese - Il tempo del Padre e Il tempo del partito

Nato nel 1955, Li Kunwu è un manhuajia, un fumettista cinese, specializzatosi nell’illustrazione di propaganda. Le sue illustrazioni sono comparse per decenni sulle pagine del Quotidiano dello Yunnan, oltre che su numerose riviste illustrate. Una vita cinese è quindi scritto da un protagonista della Storia: anche per coloro che hanno solo una vaga idea di dove si trovi l’Impero di Mezzo**, eventi storici come il “Grande Balzo in avanti” e la “Rivoluzione Culturale”, dopo essere filtrati dallo sguardo di un bambino, non saranno più misteri.Tavole di Una vita cinese - il padre dell'autore educa le folle

Non dobbiamo però avvicinarci a questo titolo con il timore di avere di fronte un noioso o istituzionalizzato graphic novel. Questo libro non è una “semplice” autobiografia pedante, tra il classicismo del fumetto francese e l’impostazione di un documentario Rai. A rendere Una vita cinese un documento prezioso è soprattutto l’arte di Kunwu: la paletta bianco e nera mischia influenze tradizionali della pittura a pennello, il fumetto d’autore americano (per dirne uno: Big Man di Mazucchelli) e l’illustrazione di propaganda. Un tratto da “Classico del fumetto argentino” viene filtrato da un gusto ruvido e naif. Certe tavole sembrano illustrazioni di propaganda disegnate da un qualche artista outsider che possiamo osservare nelle gallerie di Art Brut. Un tratto che rivela la preziosa complessità della realtà, che sa esprimere la profonda malinconia ma che riesce a risvegliare la coscienza, concorde alla dicotomia “rivoluzione – controrivoluzione”.

Splendide tavole in cui i ragazzi decidono di cambiare il proprio nome

Il ritmo della narrazione è scandito alla perfezione. Questa autobiografia, profondamente umana, ci fa rivivere il destino della Cina di Mao Zedong (il tempo del padre della nazione, difensore degli umili, semidio indefettibile), al cambio di rotta (raccontato nel secondo volume) con Deng Xiaping, fino ai tempi odierni del denaro. Viaggio appassionante in cui i fatti, nonostante la soggettività del racconto, sono fedelmente riportati. Certo che a rendere l’opera così fruibile al pubblico occidentale l’apporto di Otié, consigliere economico nell’ambasciata dello Yunnan, è stato fondamentale. Il secondo volume è ambientato tra il 1976 e 1980, l’epoca in cui il piccolo timoniere inizia l’avventura economica: “Non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo”.

Due tavole mute in cui il protagonista disegna i suoi compagni

La storia cinese, dalla rivoluzione comunista, non viene più misurata in dinastie, ma per generazioni. Generazioni che passano sempre più in fretta: se si considera Mao Zedong come prima generazione della dirigenza politica, Deng Xiaoping rappresenta la seconda. Xi Jinping, il segretario attuale del partito, fa parte invece della quinta. La velocità dei cambiamenti in Cina si fa sempre più frenetica, destabilizzando i valori e il sentimento nazionale. Il gap generazionale tra coloro che, come Li Kunwu, hanno vissuto la rivoluzione e i giovani individualisti di oggi è enorme. La vignetta qui sottostante, in cui compare l’autore con l’anziano padre, è significativa nel mostrare una certa distanza e la difficoltà di comunicazione.

Nonostante il padre di Li Kunwu sia stato un valoroso rivoluzionario, gli antenati erano dei “bastardi neri” ovvero dei proprietari terrieri. Per entrare nel Partito Comunista, l’unico avvenire della Cina, l’autore farà di tutto, perfino denunciare degli amici stretti. Sette anni nell’esercito e un periodo nell’unità di produzione agricola non basteranno per conquistarsi l’iscrizione al partito. Saranno le sue abilità nel disegno ad avvicinarlo alla sua meta.

Due tavole dal sapore tipicamente cinese

C’è molto di rimosso nella memoria storica cinese. Si dice che Mao fosse 70% buono e 30% cattivo, dimenticando certi eccessi della Rivoluzione culturale. Questo libro è un buon modo per cercare di capire cosa sia successo. Studiare la storia è l’unico rimedio che abbiamo per salvare questo mondo, perchè, citando George Santayana, « Those who cannot remember the past are condemned to repeat it ».

I primi due albi sono già stati schedati nel database:

Il tempo del padre

Il tempo del partito

Se qualcuno fosse interessato a venderlo non dovrà più schedarlo. Sinceramente spero che sia un libro letto e riletto da più persone possibili. Tra le migliori letture di quest’anno.

 

* Il premio d’eccellenza del Japan Media Art Festival; il Dragone d’oro del Gran premio del fumetto cinese; doppia nomina agli Eisner Awards; il premio Château de Cheverny del fumetto storico e il premio del pubblico ai Rendez-vous de l’Histoire de Blois; il premio del pubblico dell’Ouest France du salon Quai des Bulles.

** Cina è scritto da due caratteri (Zhōng) che significa Stato o regno e  (guó)  centro, del mezzo.

Carrellata di fanze punk dal Crack 2017

CRACK 2017

Dal 2005 a Roma si svolge il festival Crack! Fumetti dirompenti sul fumetto e l’arte stampata. Probabilmente è l’evento sul fumetto underground completamente autogestito più grande del pianeta. Aperto a tutti gli indipendenti, outsider, iconoclasti e disagiati del pianeta. Nello squat più grande d’Europa, il Forteprenestino occupato dal 1986, per cinque giorni imperversa questo sabbah cyberpunk, orgia di inchiostro, il più folle carnevale del male che i miei poveri occhi abbiano mai visto. Dopo la visita all’Afa Becomix ritorna nei fetival dell’oscurità. Per rimanere vicino allo spirito tossico dell’evento mostreremo, piuttosto che fumetti veri e propri, qualche autoproduzione punk contro tutto e tutti. Ecco la carrellata!

Vacilar comics

Vacilar è una selezione di fumetti disegnati tra il 2014 e 2016 da Rafael Rodriguez “Pachiclon”. La maggior parte di questi fumetti sono apparsi nella rubrica Fumetti della settimana di Noisey. Stampato nel giugno 2016.

Copertina di Vacilar. Gialla - Crack 2017

due pagine interne di Vacilar.

La morte su Vacilar

Torappu

Torappu, che significa trappola in giapponese, anzi in gairago ovvero il lessico giapponese di origine straniera, è un’autoproduzione di tre autori napoletani. Selvaggi.

Torappu - Crack 2017

pagina interna di Torappu

pagina finale con i contatti

Dio di me stesso – Alessandro Galatola

Alessandro Galatola è nato a Bari nel 1993. Ha pubblicato su riviste indipendenti come Snuff Comix, Fumè, Gestopo Propaganda e Carousel. Sulle riviste virtuali lo troviamo su Verticalismi, 4Panel, Curzio. Nel 2015 ha autoprodotto SAFE SPACE #1. Dio di me stesso lo abbiamo reperito dallo stand di Just Indie Comics che lo hanno prodotto insieme a Co-co. E’ stato presentato al Just Indie Comics Festival dello scorso giugno.

Copertina di Dio di me stesso

 

pagine interne di DIo di me stesso

bananE

Banane Fanzine pone un pesante interrogativo: semplice frutto delizioso o pericolo per le popolazioni? Quanto ci costa a livello energetico importare questa prelibatezza tropicale? 31 fumettisti e autori intervengono sul tema. Banane Fanzine è un progetto di Davide Spillari e Valerio Veneruso.  Tra i partecipanti: AkaB – Francesco Cutway – Mike Diana – Dr. Pira – Oral Giacomini – Giulia Gorga – Hal 9000 – King Simon – Maicol&Mirco – Goga Mason – Ruben Pirito – Thomas Raimondi – Davide Bart Salvemini – Tommy Gun Moretti – Z.Wax. La copertina, di cui abbiamo preso la stampa, è del lisergico illustratore romano Enrico D’Elia della Brigata RGB.

Banana psichedelica by Brigata RGB

Banana Fanzine al Crack 2017

Go fuck yourself

Per chiudere la piccola mostra di fanze del Crack 2017 mostriamo Go fuck yourself che è una fanzine sull’autoproduzione di sex toys e gender-benbing devices. Per il sesso del futuro.

 

Il nuovo fumetto argentino – DisTinta

DisTinta – Il nuovo fumetto argentino

Il fumetto argentino dovrebbe essere morto, ci spiega Martin Perez, il curatore, insieme a Liniers, dell’antologia DisTinta – Nueva historieta argentina. Con il nuovo e prepotente assedio alla cultura delle immagini, costrette in schermi sempre più piccoli, con sequenze sempre più veloci e una attenzione dello spettatore sempre più volatile, il mezzo artistico basato sul disegno a due dimensioni e narrazione sequenziale dovrebbe essere ormai dimenticato da tempo. L’Argentina ha dato il suo vigoroso contributo alla nona arte, basta citare El Eternauta o fumettisti come Quino, Breccia, Muñoz. Non sono bastate la scomparsa di case editrici negli anni novanta, una distribuzione non più capace di portare i fumetti nelle edicole, la crisi dei formati tradizionali causata da internet a distruggere per una buona volta le historias. No, non sono bastate. Se parlare di una nuova età dell’oro può essere esagerato, quello che si può dire, osservando l’antologia DisTinta, è che il fumetto argentino è vivo e gode di una buona salute.

Copertina di DisTinta - il nuovo fumetto argentino - realizzata da Liniers

A fungere da faro per gli autori, è la rivista autoprodotta ¡Suélteme!, in cui militavano autori come Podeti, Pablo Fayò, Pablo Sapia, Diego Parés e Max Cachimba. Pubblicata annualmente in cinque numeri, dal 1995 al 1999, ¡Suélteme! ha rappresentato la vera resistenza della nona arte. Liniers e Perez hanno deciso però di non includerli nell’antologia per mantenersi ancorati alla realtà contemporanea. Le condizioni economiche sono migliorate e dalle fucine dell’autoproduzione finalmente stanno ritornando riviste e libri. Il web aiuta a creare nuove comunità di lettori e appassionati. Per parlare del fumetto argentino di oggi bisogna per forza citare le riviste Fierro e Comiqueando, la fanzine Catzole, il blog Historietas reales, editori indipendenti come Llanto de Mudo. Grossomodo i 33 autori presenti nell’antologia derivano da queste realtà.

ARIEL LOPEZ V.

Lopez V. (V non come Vendetta, ma dal cognome della madre Verdesco) è di Mataderos. Lavora per il proprio studio di animazione Caramba e si è aggiudicato premi internazionali. Ha pubblicato su Fierro, Rolling Stone e il supplemento Si del quotidiano Clarin. Ora sta lavorando al suo primo graphic novel, Continente, grazie ad una borsa di studio vinta ad Angouleme. Un triangulo perfecto è la storia inedita che compare sull’antologia: un’avventura che ha il sapore borgesiano, dove le sperimentazioni grafiche non nuocciono alla narrazione. Questo link per accedere ad altre figate del suo blog.

 

Doppia tavola molto psichedelica in cui i protagonisti viaggiano in un altra dimensione in cui abita un mostro con testa triangolare

Due tavole dal sapore pop-sperimentale

camila torre notari

Da più di dieci anni Camila Torre Notari pubblica storie brevi e autobiografiche sul suo sito, Blogui Comics. Super prolifica, racconta a fumetti da quando ha diciannove anni e studiava disegno all’Università de Moron e fumetto nella scuola Eugenio Zoppi. Militante dell’autoproduzione, ha scritto anche Como armar un fanzine (Come fare una fanzine). Amante della pizza (ha perfino una fanzine dedicata al piatto più buono del mondo), cura il festival dell’Associazione Civile Viñetas Sueltas. La storia dell’antologia è stata scritta apposta e narra una delle tipiche problematiche di una band: avere un membro che non si sbatte per niente.

 

sempre tavole dallo stesso racconto. c'è una band che suona

Delius

Maria Delia Lozupone porta avanti una doppia carriera: una di libri per l’infanzia, con cui si firma con il proprio nome, e un’altra di fumettista che parla di maternità, amore, dello scorrere del tempo, della natura, di relazioni umane. In questa seconda carriera la sua firma è quella di Delius. Attualmente sta lavorando ad un progetto nuovo e Volver a verte, il racconto dell’antologia, ne farà parte.

tavole in bianco e nero con un disegno naif

sempre tavole in stile naif

Ezequiel Garcia

Ezequiel Garcia è stato il co-editore di El Tripero e al momento è il direttore artistico delle illustrazioni e dei fumetti per la rivista Crisis. Inoltre cura e organizza mostre e collezioni. Dopo il libro del 2013 Creciendo en publico Garcia ha deciso di abbandonare lo stile autobiografico che lo contraddistingueva per gettarsi in opere più sperimentali. Servicio con inteligencia emocional, il racconto da cui abbiamo tratto le immagini, è il secondo capitolo di un libro in costruzione (il primo comparve sulla rivista Un Faulduo). Che dite, deve continuare su questa strada?

Tavola pop-sperimentale

Gato Fernandez

Dopo aver studiato sceneggiatura e lavorato insieme a Carlos Trillo, Gato Fernandez ha collaborato a riviste come Fierro e Clitoris, rivista esclusivamente di autrici femminili. Il racconto dell’antologia, Historia de una nena y Dios (Storia di una bambina e Dio) si basa su un abuso sessuale realmente accaduto e fa parte di un progetto autobiografico ancora in fase di lavorazione.

tavole con un stile vagamente francese

Maria Luque

Illustratrice editoriale, dal 2005 espone i suoi lavori in musei e gallerie. Si è avvicinata al fumetto grazie alle opere di Powerpaola e Marjane Satrapi. Il racconto Una invitacion è legato ai suoi ricordi di infanzia, quando andava al compleanno del nonno. C’erano molte giacche in pelle vera perché all’inizio degli anni novanta la gente non era molto ecologista, ci spiega.

stile da pittura espressionista

Pablo Vigo

Erede della grande tradizione indie nordamericana (Clowes, Ware, Tomine) Pablo Vigo è una figura di spicco nel panorama nazionale. Illustratore del quotidiano La Nacion, fa parte degli autori di Editorial La Pinta, ha curato l’antologia Tabula Rasa (2009), pubblicava sulle riviste Maten al Mensajero e Doppelganger. Era una noche tormentosa nasce dal suo amore verso i racconti dell’orrore dei leggendari EC Comics.

 

Semola Souto

Con amici ha creato il delirante Lule Le Lele, serie durata quindici numeri. Oggi fa parte del collettivo umoristico e satirico Alegria e si occupa di restauro, realizza storyboard cinematografici. Parkelandia, il fumetto nell’antologia, è stato pubblicato su Fierrito, il supplemento a Fierro. Qui viene raccolto per la prima volta tutto insieme.

mostriciattoli come pokemon che litigano

 

Ho mostrato solo 8 dei 33 autori presenti nell’antologia. La scelta è stata solamente dettata dal mio gusto personale, ma ogni autore è molto valido. Il fumetto argentino nonostante le sfide resiste ancora. Questo perché è uno dei medium artistici che permette più libertà espressiva, perché i lettori, tramite lo spazio bianco delle vignette, si impossessano dell’opera, perché è evasione e impegno. LUNGA VITA AL FUMETTO!

 

 

 

Appello a Marco Corona – Dov’è finito Walt?

Scrivere e illustrare un fumetto, che abbia la forma di libro o di romanzo, non è compito semplice. Ancora più arduo è scrivere una storia a forma di elefante e, che io ne sappia, solo una persona ci è riuscito. Impostare una narrazione non lineare è una scelta scellerata. Chi è il coraggioso che decide di rappresentare solo i simulacri del significato? Solo chi è genuinamente folle, con un coraggio cieco ed esperianza concreta, riesce nell’impresa.

Copertina di L'ombra di Walt di Marco Corona

Nel 2008 Marco Corona ci regalò L’Ombra di Walt, una finestra su un mondo più reale del vero. Un luogo mesto, squisitamente povero, dove la guerra c’è già stata e la grande depressione aleggia nell’aria ricoprendo come polvere invisibile ogni cosa. Walt è un artista che ritrae le puttane e colleziona frammenti di pellicole, ricordi di un passato che sta scomparendo. Gli acquarelli delle tavole di Corona svaniscono e incidono come pugni.

Illustrazioni di prostitute

Leggere L’Ombra di Walt appaga pienamente e riesce. Concretizza le inquietudini e prevede gli anni che verranno, anni in cui il passato viene sempre più dimenticato e i sogni non consolano. In Walt Corona riesce a fare sintesi di tutta la sua esperienza. Surreale, non spiegabile, o invece il contrario. Ma capire, nell’epoca della morte dell’intelligenza, a che serve? Solamente conta l’esperienza di per sè. Difficile, molto difficile riuscire nell’impresa.

Copertina de L'ombra di Walt 2 di Marco Corona

Corona, senza colpo ferire, regala un seguito. A.D. 2009 nelle fumetterie arriva L’Ombra di Walt 2. La strada diventa ancora più ampia. I colori risplendono, proprio come frutti marci. Anzi, proprio nel momento in cui il colore del frutto è al suo massimo e non può che marcire. Il marcire, il destino dell’ halber-mensch è lì dietro l’angolo, anzi dietro la pagina. Rimani stupito dopo la lettura. Per un attimo alleggi nella nuvola sacra dell’imbecillità.

La morte vestita di rosso in una borgata di montagna. Illustrazione di Marco Corona
Quarta di copertina – Immagine tratta dalla pagina fb dell’autore

Il secondo episodio racconta il prima della guerra, quando il pittore promettente deve affrontare il compito più difficile, ovvero diventare un artista “mantenente”. Il carnevale, con le sue maschere che nascondono ghigni epilettici, è condizione perenne nella città. Il mondo alla rovescia, il caos. Chiuso nel suo studio Walt con la sua arte rigorosa deve mettere ordine.
Il grande Carnevale nella città di Walt. Illustrazione di Marco CoronaNel mercato nero si può trovare qualsiasi cosa, ma sopratutto vengono spacciate storie. Un attore racconta tramite un grammofono tre storie: L’Oca Malata, La morte regnava sovrana nel piccolo villaggio di Q. e Il pittore promettente. Nell’ultimo racconto si ritorna quindi a Walt. Un ritorno che appare come un martellare filosofico. I vecchi dissero, ci sarà la guerra, ma nessuno prestò credito alle loro parole e nessuno fece nulla. Una stagione al’inferno in cui la gente non fa altro che festini e tutto il vino scorre.

Che il pittore promettente sia Marco Corona?
Immagine presa dalla pagina Facebook dell’autore


In seguito Corona, sbattendosene allegramente le palle, continuò deciso il suo cammino. Non sapremo più nulla di questa dimensione ombrosa, i misteri rimangono velati. I simboli, simulacri di significato, da quasi un decennio restano minacciosi e senza via d’uscita. C’è da dire che non ci è mai stato promesso alcunchè. Tra Roma e Pinocchio, Corona non si cristallizza mai. Noi, però, chiediamo pubblicamente a Corona di ritornare veggente e di raccontarci ancora del mondo di Walt. Corona, vogliamo L’Ombra di Walt 3. Ne abbiamo bisogno. Capiamo che le istanze artistiche non ti tengono fermo, abbiamo visto la tua evoluzione tra Bestiari Padani, artiste messicane, La Colombia, i Riflessi. Non ti chiediamo di ritornare al passato, ma semplicemente di riaffrontare un mondo. Forse non siamo in tanti ad averne bisogno, ma il bisogno nostro è una moltitudine. Dov’è finito Walt? Cosa fa oggi? C’è ancora il governo provvisorio? Come sta l’uccello? C’è una possibilità di rendenzione a tutta questa polvere? Ci regalerai ancora tavole belle come questa?

Sul database sono già stati schedati: L’ombra di Walt,  L’ombra di Walt #2. Sicuramente io non metterò mai in vendita questi due volumi e credo che ormai non siano di semplice ritrovamento.

 

Fior Fiordi di fumetti – Oslo Comics Expo 2017

Logo dell'Oslo Comics Festival 2017 by Lisa Hanawalt

Quando prenoti un viaggio in Norvegia e pochi giorni prima di partire scopri che c’è l’Oslo Comics Expo sembra decisamente un segno del destino. In giorni uggiosi, in fondo allo Oslofjord, lenta procede la Færder Regatta, regata regia che si svolge ogni anno da Oslo a Tønsberg. Ma non è di barche che dobbiamo parlare!

Biblioteca Grünerløkka, dove gli artisti dell' Oslo Comics Expo venivano intervistati

Per estrema sintesi possiamo dire che si tratta di un padiglione di medie dimensioni denso di fumetti e autoproduzioni davanti alla Biblioteca Grünerløkka, dove vengono intervistati gli ospiti. E che ospiti! Quest’anno sono presenti nientemeno che: Lisa Hanawalt, Sarah Glidden, Sammy Harkham, Berliac, Anna Haifisch, Olivier Schrauwen e Ida Neverdah, più altri autori norvegesi. Un festival di piccole proporzioni con una chiara proposta culturale, con autori nazionali e internazionali che rappresentano il nuovo corso della nona arte. Manco a dirlo, di cosplayer non se ne vede neanche l’ombra.

Padiglione dell'Oslo Comics Expo 2017

L'illustratrice Anna Haifisch

La prima persona che incontriamo è, in tutta la sua cuteness, Anna Haifisch. Avevamo già citato il suo lavoro The Artist, edito da Breakdown Press, quando andammo in visita ad Angouleme. Oramai lo splendido libricino, delicato e profondo, caustico e profondamente reale, è sold-out e vorremmo davvero vederlo pubblicato in Italia. Editori, qualcuno ha visto il suo lavoro? Anna Haifisch è stata così carina da regalarci un poster, e vi mostro la foto solo per farvi provare gelosia!

poster di Anna Haifisch. Una foca scivola nella bocca di una orca
The world, so big, has room for everything – but not for all of us

Per stare proprio “sul pezzo” abbiamo assistito all’intervista del “controverso” gaijin gekiga mangaka Berliac, la cui pubblicazione di Sadboi da parte della Drawn & Quarterly è stata clamorosamente cancellata per accuse di transfobia. Berliac durante l'intervista

Durante l’intervista Berliac spiega il suo punto di vista sul concetto di appropriazione culturale: bisogna fare un distinguo tra quelle appropriazioni politiche legate a contesti post-coloniali, e quelle culturali che sono inevitabili. Ci racconta inoltre che molti giapponesi vedendo il suo lavoro esprimono un senso di gratitudine (ad esempio le parole di Asakawa Mitsuhiro, ex editor di AX, sulla questione di questi giorni, che potete trovare su Twitter) di fronte ad un orgoglio nazionale ai minimi storici. Posso aggiungere io che l’arte è sempre un “discorso” tra passato e presente, tra opera e opera, e che considerando quanto Tezuka si sia ispirato alla Disney la questione non si pone. Aggiungo ancora, per quel che riguarda l’essay gayjin- manga, che bisogna fare un distinguo tra “provocazione” artistica e teoria: facendo un paragone forse azzardato anche Pasolini nelle sue opere esprimeva un comunismo eretico lontano dalle linee di partito. Abbiamo già visto quindi quanto sia miope giudicare un prodotto culturale con rigida mentalità teorica.

Copertina di Asian Store Junkies

Su Sadboi ci spiega che inizialmente doveva trattarsi di un opera su Jean Genet, scrittore con il quale il fumettista si sente rappresentato. Non ho preso l’opera perché di norvegese non ci capisco niente e ci rivela che le pubblicazioni in altre lingue sono assai prossime. Speriamo che arrivi presto in Italia e senza problemi. Sappiamo quanto Vincenzo Filosa si sia impegnato e si sia compromesso nel sostegno di questo autore, un lavoro che non ha prezzo. Ho preso però il primo divertentissimo albetto di Asian Store Junkies pubblicato precedentemente nelle pagine virtuali di Vice.

La dedica di Berliac

Non sono riuscito ad assistere ad altre interviste, ma ogni autore presente sarebbe da conoscere e da approfondire. Lisa Hanawalt ha realizzato la locandina di questa edizione: conosciuta principalmente per la serie BoJack Horseman, è una fine illustratrice. Provate My Dirty, Dumb Eyes o Hot Dog Taste Test, non ve ne pentirete. Olivier Schrauwen presentava il suo Arsène Schrauwen, libro che racconta le avventure fittizie di suo nonno, edito da Fantagraphics. Il titolo sembra interessantissimo, peccato che ormai si possa comprare solo digitalmente.

Copertina di Arsène Schrauwen

Banco pieno di fumetti Gli autori norvegesi sembrano molto interessanti, peccato lo scoglio della lingua. Nella foto qui sopra c’è il volume super kawaii di Ida Neverdahl. Per approfondire un po’ il fumetto scandinavo ho preso un’antologia in parte in inglese ed in parte no (argh!!!) Blokk: Byrjing.

Copertina ricorsiva di Byrjing, in cui una donna in cinta e il feto leggono un fumetto

Mari Ahokoivu – Daddy’s Gone
Victoria Kielland – Spettet

Abbiamo preso anche un fumetto di John Arne Sæterøy, noto semplicemente come Jason. Molto conosciuto internazionalmente e vincitore di vari prestigiosi premi (Harvey Award, Eisner Award) il suo stile di personaggi antropomorfi ci ricorda vagamente quello di Lewis Trondheim. Il libricino En Katt Fra Himmelen, è facilmente comprensibile in quanto non ci sono molti dialoghi.

Tavole di Jason in cui il protagonista picchia la ragazza

All’Oslo Comics Expo erano presenti anche i ragazzi sloveni di Stripburger, con le loro produzioni underground dal 1992.

stripburger comics all' Oslo Comics Expo

Non sono riuscito a portarmi via questa splendida produzione LEA, in quanto non avevo contanti con me, credendo che fosse possibile comprare tutto con la carta di credito. Ho chiesto all’autore, del quale non ho segnato il nome, di inserire il fumetto su Becomix, così da poterlo acquistare!

Fumetto LEA

E questo è tutto! Abbiamo caricato un nuovo form di inserimento sul sito e lo stiamo testando, perché non ci date una mano e segnalate le problematiche?

 

Il titolo dell’articolo è stato gentilmente consigliato da Emiliano Pirri! Grazie mille!

Becomix a Startuppato 2017 – Innovating by networking

Becomix a Startuppato 2017. Il nostro stand è ricoperto di fumetti (Magnus, X-Men, Crumb, Umezu, Ranxerox)

Dato che il progetto Becomix è incubato all’interno del Treatabit del Politecnico di Torino abbiamo partecipato a Startuppato 2017, la serata di networking dedicata agli innovatori. Per una volta ci ritroviamo a non parlare di fumetti ma delle start up che ci hanno colpito maggiormente. Le categorie erano molte: dall’Internet of Things alla Cyber Security, dal social travelling alla domotica, passando per i settori del cleantech, della ristorazione, della realtà virtuale e dell’intrattenimento. Esploriamo quindi con ordine.

Aiko, che significa Artificial Intelligence for Space Mission Autonomy, è una startup che permette capacità di decision-making a bordo delle navicelle spaziali. Creano intelligenze artificiali che seguono comandi specifici come Replannig, Failure Detection, Isolation and Reconfiguration, Event Detection, Data Selection. Se volete saperne di più visitate il sito www.aikospace.com

 

Foto di Startuppato 2017
foto presa dal facebook del Treatabit

I ragazzi di Dead Pixels stanno sviluppando Singularity Project, un videogioco di ruolo fantascientifico interamente per la realtà virtuale. Il giocatore ha la possibilità di esplorare una galassia durante lo contro finale tra umani e alieni. Qui il trailer.

NapsyGames presenta due progetti: il gioco MathDungeon, allenamento al calcolo veloce per bambini, e Lisa, una piattaforma educativa pensata per le scuole.

 

Teamies è una app per  il Fantacalcio virtuale. Offre una community dove giocare con i propri amici e trovarne di nuovi.
Questa immagine eloquente spiega già tutto.
Tante app per il fitness e per la salute, come Pharmercure, servizio per la consegna a casa (in tempi rapidi) di farmaci. Moltissime sul cibo come Pregusta, la startup che permette di prenotare degustazioni di vino nelle migliori cantine d’Italia o Drinkvery, che consegna bibite a qualsiasi ora (in Francia esiste già un servizio analogo e si chiama Hallo Apéro).
Il fumetto non era proprio il tema centrale della manifestazione, ma siamo riusciti a ottenere il supporto di qualche fumettologo e ben due voti come migliore start up. Ci siamo divertiti e ammettiamo che abbiamo bevuto più birre rispetto alla consumazione omaggio offertaci dagli organizzatori! Ma dato che s tratta di start up in divenire, perchè non chiamare il festival al gerundio, Startuppando?

 

Spara N spara! Unlucky Young Men di Fujiwara Kamui e Otsuka Eiji

Ōtsuka Eiji, oltre che scrittore, è sociologo, antropologo ed esperto conoscitore delle sub-culture popolari e otaku. Autore di romanzi e saggi ha colpito il mondo con opere come MPD Psycho e Kurosagi – Consegna cadaveri. Fujiwara Kamui è character designer e mangaka. Dallo stile versatile, ha illustrato la versione a fumetti di vari Dragon Quest, lavorato con Oshii Mamoru in Kerberos Panzer Cops ispirandosi allo stile di Otomo. Dalla loro collaborazione è nato Unlucky Young Men (titolo originale: アンラッキーヤングメン che si legge “Anrakkii Yangu Men”), evocativo seinen storico dalle tinte noir. Cosa poteva nascere dai due se non uno splendido fumetto?

Copertina di Unlucky Young Men (uomo con un casco)

Miniserie in due volumi pubblicata dalla Kadokawa Shoten, è uscito in Italia per Hikari il primo numero qualche qualche mese fa. C’è stata un po’ di discussione su una pagina mancante: lasciate perdere questa sciocchezza e correte a prendervi il primo numero. Se come me siete affascinati dal Giappone degli anni sessanta, non potete assolutamente perdervelo.

Doppia tavola di manifestazioni e scontri

In un’accurata ricostruzione degli anni sessanta troviamo vari personaggi ispirati da personaggi reali, tra lotte studentesche, jazz bar e rapine. Sono tantissimi i riferimenti storico-culturali e vedremo di affrontarne alcuni per avere più chiaro che opera ci troviamo davanti. Molti avvenimenti ruotano attorno al bar jazz Village Vanguard, luogo di ritrovo di studenti e rivoluzionari, dove lavorano N, pluriomicida, e T, ventitreenne comico aspirante regista.
T vuole scrivere una sceneggiatura per un film, Unlucky Young Men, una cronaca sulla nuova disillusa generazione giapponese. Per finanziare questo progetto sono però necessari molti soldi e la rapina può essere un buon modo per ottenerli. Sempre che non si mettano di mezzo i giovani rivoluzionari.

T e Kyoko al jazz bar Vanguard Village

Fujiwara tenta di avvicinarsi il più possibile al disegno tradizionale utilizzando la tecnologia digitale, necessaria per seguire le scadenze. Se nelle tavole pubblicate su rivista si nota una differenza del tratto a metà dell’opera per la maggiore consapevolezza degli strumenti digitali utilizzati, Fujiwara ha in seguito completamente rielaborato le tavole e questo lavoro di rifinitura ha richiesto sei mesi di lavoro. Il risultato è davvero ottimo.

Sempre al jazz bar Vanguard Village c'è T che serve da bere

Molti dei personaggi si chiamano semplicemente con una lettera. Il protagonista N è ispirato al pluriomicida e scrittore Nagayama Norio, morto per pena di morte nel 1997. T è ispirato a Kitano Takeshi, quando ancora era uno sconosciuto cabarettista. Se volete approfondire meglio questo momento della sua vita, leggetevi Asakusa Kid, edito da Mondadori. M è lo scrittore Mishima Yukio, che compare insieme al Tate no Kai (Società degli scudi), il suo “esercito privato” fondato per far ritornare il Giappone agli antichi fasti del passato (o forse solo per accedere all’eroica morte sempre agognata?). K (su questo non sono sicuro al 100%) è Kozo Okamoto, uno dei membri del commando che ha attaccato l’aeroporto israeliano Lod, ora Ben Gurion International Airport, nel ’72 e in seguito al quale venne imprigionato in Israele.

Oe Kenzaburo che mostra un cartello di protesta
Il nucleare non serve!!!

I riferimenti culturali però non sono solo sui personaggi: già il titolo del manga è un riferimento a Ōe Kenzaburō, Unlucky Young Men è il nome del trio jazz del romanzo Warera no jidai. Ōe Kenzaburō (大江 健三郎; Uchiko, 31 gennaio 1935) vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1994. Scrittore scomodo, utilizza una prosa modernista e si posiziona tra gli irregolari e gli antagonisti del sistema economico e politico giapponese. Profondo conoscitore della cultura occidentale, la sua prosa è caratterizzata da una polivalenza del linguaggio, dalla sperimentazione, una profonda inquietudine e un messaggio che non offre alcuna speranza. La sua opera non è stata mai tradotta abbastanza. In Unlucky Young Men inoltre è citato anche il romanzo Homo sexualis, in cui il protagonista J dopo aver causato il suicidio della moglie per aver scoperto i suoi flirt omosessuali diventa un maniaco sessuale che schizza sperma sulle ragazzine nelle metro piene.

Foto di Ishikawa Takuboku

I titoli di ogni capitolo sono versi di Ishikawa Takuboku (石川 啄木, Morioka, 20 febbraio 1886 – Tokyo, 13 aprile 1912), che fu un poeta modernista ispirato dalla poesia in versi liberi occidentale. Le prime poesie vennero raccolte in Akogare (“Desiderio”, 1905). Riuscì a rivitalizzare la metrica tradizionale tanka (短歌, letteralmente, “poesia breve”), componimento poetico di 31 morae disposti in versi di 5, 7, 5, / 7, 7). Interessato al naturalismo scrisse qualche romanzo di poco successo. Le sue poesie furono riunite in Ichiaku no suna (一握の砂 “Una manciata di sabbia”), pubblicato nel 1910; in quel periodo uscì anche la sua dichiarazione di poetica Kuubeki shi (“Poesie da mangiare”). Negli ultimi anni di vita si avvicinò a posizioni socialiste, ma morì giovanissimo di tubercolosi. Nel 1988 gli viene intitolato un asteroide della Fascia principale, 4672 Takuboku.

Doppia pagina con scesa di sesso su motocicletta

Per approfondire e avere più chiara l’ambientazione posso consigliarvi la Tetralogia della fertilità di Mishima, i romanzi a cui si stava dedicando lo scrittore negli anni di Unlucky Young Men, o Colori proibiti (禁色 Kinjiki) che descrive l’ambiente dei locali omosessuali. Vi cito inoltre due pellicole: Notte e nebbia del Giappone (日本の夜と霧, Nihon no Yoru to kiri, 1960) di Ōshima Nagisa e United Red Army (実録・連合赤軍 あさま山荘への道程 Jitsuroku rengo sekigun: Asama sanso e no michi, 2007) di Kōji Wakamatsu sulla militanza politica e armata degli studenti giapponesi. Il primo rende chiaro quanto l’aspetto teorico e critico fosse sviluppato, il secondo, molto più recente, ci porta direttamente nel cuore della lotta armata. Come colonna sonora alla lettura non può mancare A Love Supreme di John Coltrane, sempre sul piatto del Village Vanguard jazz bar.

N stringe la mano a M

Unlucky Young Men è stato schedato nel database che abbiamo modificato recentemente. Questo significa che dobbiamo reinserire i titoli precedentemente schedati, ci vorrà un pochino di tempo. Perché non provate ad inserire i fumetti della vostra collezione su Becomix e ci dite come vi sembra il nuovo formulario snellito?