Let’s SPOKON – Ping Pong di Matsumoto Taiyo

Inizia a uscire questo mese nelle fumetterie Ping Pong di Matsumoto Taiyo. Com’è chiaro fin dal titolo, questo manga è uno spokon, un manga sportivo, filone piuttosto fertile nel fumetto nipponico. I cinquantacinque capitoli vennero pubblicati originariamente dal 1996 al 1997 su Big Comic Spirits. L’edizione italiana è pubblicata da Hikari e la traduzione è curata dal nostro staff. Andiamo un po’ a vedere di che si tratta.

Peko e Smile, protagonisti di Ping Pong

I PROTAGONISTI SONO DUE

I protagonisti di Ping Pong sono Makoto Tsukimoto, detto Smile, e Yutaka Hoshino, detto Peko. Da notare che Tsukimoto contiene il kanji di luna (月) e Hoshino di stella (星). Smile è chiamato così perché, forse, non sorride mai, mentre Peko è il nome di una popolare smacotte di caramelle. Peko infatti è un grande patito di dolci.

Peko, la mascotte di Milky

I due fin da piccoli coltivano la passione per il TENNISTAVOLO, ovvero quello che banalmente viene definito ping pong. Peko inizia a praticare questa disciplina ben prima di Smile, e fin da subito ha la stoffa del campione. Smile, invece, dalla personalità molto fredda, seppur pieno di talento, non ha alcuna intenzione di dedicarsi a pieno nella disciplina. Qualsiasi attività della sua vita è un mero passatempo in attesa della morte. Inizia così Ping Pong, e Peko dovrà affrontare le prime sconfitte e Smile dovrà decidersi se metterci la grinta sul serio.

Kazama il Drago

I PROTAGONISTI SONO SETTE

I protagonisti di Ping Pong sono due, ma in realtà ogni personaggio è ben caratterizzato e ha ampio spazio. Tra gli sfidanti troviamo la tragica figura di Ryuichi Kazama, il Drago (notare che nel nome Ryuichi è presente il kanji di drago, 竜). Anche l’esiliato Wenge Kong, il “china”, è una figura tragica: costretto a fuggire dal “regno del tennistavolo” deve insegnare la disciplina ad una squadra di mezze calzette.

Wenge Kong, il china

Figura non di rilievo è il compagno di squadra di Kazama, nonchè vecchio amico di Smile e Peko, Sakuma (detto Akuma, il demone). Nel terzo volume si approfondirà meglio il personaggio, in special maniera ne Il blues dell’abbandono, un capitolo che tocca vette di disperazione e pateticità degne, se non di una tragedia greca, almeno di entrare nell’olimpo dello spokon.

Sakuma, il demone

Non meno importanti sono le figure degli allenatori, la vecchia Tamura e il Mister Koizumi, vecchio atleta che veniva chiamato Butterfly Joe. Sono personaggi pieni di umanità, di speranze tradite, alla ricerca di riscatto e, Matsumoto non vuole farci mancare niente, piene di ironia. Tra le tavole più esileranti troveremo sicuramente la seconda pagina del capitolo 6, dove in pieno esame di inglese il mister cerca di convincere Smile a dedicarsi a pieno nel tennistavolo perché studiare inglese è inutile.

- a cosa stai pensando? - alla risposta n°5. - Nonsene! A cosa ti serve l'inglese che studi a scuola?

LA NARRAZIONE NON INFIERISCE SUL TRATTO

Come si discuteva con Vincenzo Filosa e Berliac nella magica serata di SBAM! Libri in faccia (eventi curati da Belleville Comics ed Eris Edizioni), l’artigianalità del manga predilige la narrazione all’arte. Matsumoto è un caso decisamente particolare: sebbene abbia studiato in Francia e conosce perfettamente la tecnica occidentale, nei suoi fumetti riesce a mantenere la narrazione e il canone tipico dei manga, ma senza scendere a compromessi nello stile illustrativo. Uno stile naive, dalle prospettive insolite, studiato, lieve, dettagliato ma mai pesante.

tavola di Ping Pong, allenamenti

Si parla di una disciplina fantastica

Sfortunatamente qui da noi il tennistavolo è poco praticato e poco conosciuto. Per la traduzione abbiamo chiesto delle consulenze al gruppo Tennistavolo Torino e abbiamo scoperto che molti dei termini tecnici utilizzati nel fumetto non sono traducibili in quanto non esistono. Il tennistavolo è una disciplina che richiede allenamento e preparazione, calcolo dell’avversario e strategia, precisione e riflessi, velocità e potenza. È simile al cugino tennis, ma il campo molto più piccolo e i colpi, con i topspin di rotazione, i rovesci, le diverse impugnature, riservano una spettacolarità ben maggiore. In Ping Pong di Matsumoto, a differenza di altri spokon, non c’è esagerazione alcuna: ogni cosa che vedremo è realistica, comprese pose e foga. Speriamo che la distribuzione di questo fumetto incentivi un po’ l’interesse verso questa disciplina così impegnativa e interessante.

Mister Koizumi e il topspin

Quindi che aspettate, mettete da parte i soldi e la prossima settimana andate in fumetteria a prendervi uno dei migliori manga sportivi degli ultimi vent’anni.

Per ora nel database è presente solo un numero dell’edizione giapponese, non vediamo l’ora di caricarne altri!

 

Dan Dare: pilota dei mille futuri.

Nato dalla matita di Frank Hampson e pubblicato nella rivista Eagle dal 1950 al 1967, Dan Dare ha segnato un’intera generazione di ragazzi britannici e stimolato diverse penne affermate della nona arte. Nella sterminata bibliografia di autori come Grant Morrison (All Star Superman, Flex Mentallo, Invisibles), Garth Ennis (Preacher, Punisher, War Stories) e Warren Ellis (Transmetropolitan, Planetary, Stormwatch e Authority) Dan Dare copre un ruolo non di primo piano ma comunque di rilievo. Il personaggio dopo la prima serie a fumetti e una collaterale serie radiofonica a puntate giornaliere ha avuto diversi rilanci prima di essere reinterpretato dai suddetti autori.

copertina di una raccolta di Dan Dare classica

Il primo remake, sotto la 2000AD, era all’insegna della corrente punk scritto da Ken Armstrong e Pat Mills e disegnato dall’italiano Massimo Belardinelli. Cambia notevolmente l’atmosfera e la personalità del protagonista che, sopracciglio a parte, aveva poco a spartire con l’incarnazione originaria. Dopo un mese di pausa la serie ha avuto un rilancio scritto da Gerry Finley-Day e disegnato da Dave Gibbons, dal taglio più realistico ma fortemente influenzata da Star Trek per la trama e da Star Wars per i design fantascientifico. La fioca fiammella della popolarità di un tempo si espresse con il terzo rilancio ad opera del “The new Eagle” che cambiò totalmente le carte in tavola, eliminando il Dan Dare originario e sostituendolo con un suo pronipote.

Dan Dare di Morrison

Il Dan Dare di Morrison

 L’accantonamento dell’uomo e la perdita del suo ruolo da icona sono le idee di cui si nutre la versione revisionista uscita nella rivista Revolver ad opera di Grant Morrison e Rian Hughes. Il Dare di Morrison non è più l’eroe tutto d’un pezzo che salvava la terra senza battere ciglio. È un uomo stanco, abbattuto dal bere e spezzato. La guerra contro il popolo Treen ha lasciato ferite non rimarginabili, l’ha allontanato dall’amico di sempre Digby e da quella che sarebbe potuta essere la compagna per la vita: Jocelyn Peabody. È proprio la morte di quest’ultima, emblema del fallimento sentimentale della vita di Dan Dare a mettere in atto la sequela di eventi che porterà al colpo di coda della sua carriera. Infatti al suo funerale che il suo mentore, Sir Hubert Guest, lo introdurrà al Primo Ministro Gloria Monday (basata sulla Lady di ferro, Margaret Thatcher). La sua proposta di diventare simbolo della sua campagna elettorale affascina Dan Dare che accetta. Man mano che la storia procede si sente l’inadeguatezza dell’uomo che, per sentirsi ancora partecipe di un mondo che non c’è più e che forse era solo nella sua testa, rinnega sé stesso. Ciò è espresso anche dalla caratterizzazione grafica fatta da Hughes: Dare è sempre in vesti larghe rispetto a lui, soprattutto la tuta che usa durante i servizi fotografici non gli calza a pennello come a sottintendere che l’ideale di Inghilterra che rappresenta è fittizio e non a misura d’uomo. A rafforzare l’inadeguatezza aiutano le inquadrature e la colorazione che con toni spenti rende l’idea di un futuro decadente diverso da quello della serie originaria.

tuta spaziale arancione

Tramite Dare, Morrison scrive un’invettiva feroce nei confronti della politica thatcheriana. Ci son molti parallelismi tra l’Inghilterra sotto la Monday e quella sotto la Thatcher, come la disoccupazione di massa, o la disparità tra il nord ed il sud del paese. Ma soprattutto la fame: quella del popolo che si accalca in lunghe file per le razioni giornaliere e quella della politica che ha fame di potere per averne altro ancora. La tematica della fame si ricollega alle avventure classiche di Dan Dare: Viaggio per Venere vede la necessità di importare cibo dal pianeta per superare la crisi malthusiana (teoria economica che attribuisce alla crescente pressione demografica la diffusione della povertà e della fame del mondo). Inoltre rielabora le allegorie tra fame, sesso e malattia del Goblin Market di Christina Rossetti in maniera ancora più viscerale e disgustosa in quello che è il vero scopo del programma “Torta del Cielo”. Assistiamo inoltre alla presa di coscienza di Dare: si accorge di essere stato un ingranaggio inconsapevole di un meccanismo politico, manipolato e senza potere. È stato il braccio armato del governo contro le rivolte dei lavoratori Treen ribellatisi per condizioni di vita migliori e per liberarsi dalla schiavitù imposta. È stato manipolato, credeva di essere contro un nemico in realtà inoffensivo. Successivamente è stato usato per far propaganda di un passato perfetto, di rigore e ordine da restaurare. Son queste colpe quelle che Dan Dare riuscirà a scrivere nelle sue memorie, non le imprese che ha compiuto nella sua grande carriera. È il venire a conti con il proprio passato, la propria fallibilità di uomo che permetterà il suo gesto estremo per cercare di liberare l’Inghilterra ed il mondo dagli scheletri della sua vita e dai mostri con cui ha avuto a che fare.

Copertina di Dare di Morrison

Dato l’importante nell’opera del ruolo che hanno il simbolo e la propaganda nella società, non ci poteva essere scelta più azzeccata di Hughes. Il suo stile pop, debitore dell’art-deco permette una convergenza tra il piano della pubblicità e quello della realtà in cui si trova il protagonista. La pubblicità e l’icona di Dare sgargianti con un rosso accesso che si raffrontano ai colori cupi e spenti della Londra del futuro; inoltre il vestiario di Dare e i suoi colori dismessi fanno anch’essi da contrappunti a quelli che vengono usate durante i set fotografici propagandistici. Nella scene finali, dove avviene il disvelamento del piano che condanna l’umanità notiamo l’utilizzo dei medesimi colori sia per Dan Dare che per Mekon e i suoi scagnozzi come a sottolineare il fatto che i due siano lo specchio l’uno dell’altro e del fatto che Dare si sia sporcato del suo piano criminale.

Il Dan Dare di Ennis

Dettaglio di un alieno

Nell’omaggio metafumettistico finale Morrison compie le volontà di Hampson e in quel foglio bianco lascia la possibilità al personaggio di tornare a combattere per salvare il mondo, come ogni buon eroe farebbe. E proprio così che il nostro Colonello torna alle stampe con una nuova pubblicazione nel 2007 per la Virgin Comics, scritta da Garth Ennis e disegnata da Gary Erskine. Influenzata in parte dalla rielaborazione fatta da Morrison e Hughes per quanto riguarda incipit e nemico finale, se ne discosta in diversi punti. Dan Dare è anche qui ritiratosi dalla vita pubblica ma non trova rifugio nell’alcol, bensì in qualcosa di più deviato, il colpo di scena di pagina 8 mostra l’alienarsi nel passato in risposta al non trovare il proprio posto

tavola con alieni e astronauti

nel presente. Nonostante ciò non è né spezzato né stanco, è ancora l’idealista (come scrive Ennis nella prefazione del volume) che Hampson aveva creato ed pronto a tornare in campo per salvare il proprio amato paese. Un’Inghilterra che ha tradito Dare rimanendo inerme mentre Cina e Stati Uniti si massacravano a colpi di bombe atomiche. E come la nazione anche Jocelyne Peabody si lascia trascinare in questo scendere a compromessi della politica, a quel vivacchiare e adeguarsi al ribasso che ha portato l’Inghilterra in questa situazione. Digby che è l’unico a essersi mantenuto saldo sulle sue idee e a lanciare frecciata all’amica.

Battaglia tra navi spaziali

Ennis immerge Dare nel suo genere preferito, le War Stories, del volume omonimo e di Battlefields.

La sua conoscenza enciclopedica della storia militare e dei classici della letteratura e del cinema di guerra è presente lungo tutto il racconto. Dan Dare vive scontri paralleli a quelli che hanno reso grande la marina e più in generale l’esercito inglese. Basti pensare alla difesa dell’avamposto minerario di Port Napier (nome preso da una famosa nave affondata nella II guerra mondiale) contro i mostri della mitologia Treen, riferimento alla celebre battaglia di Rorke’s Drift dove le truppe inglesi ferite ed in numero inferiore riuscirono a difendere l’avamposto dall’attacco di un numero maggiore di truppe Zulu. In una situazione così disperata Dare non manca di mostrare la sua umanità, occupandosi di un orfano Treen che aveva perso i suoi genitori. Così come il sacrificio di navi mercantili come diversivo è un omaggio al film In which we Serve (uscito in Italia come Il cacciatorpediniere Torrin ed in seguito rinominato Eroi del mare), e al romanzo Mare crudele di Nicholas Monsarrat. Lo scontro finale tra Dare e Mekon e la spada usata da Dare sono un rimando alla battaglia tra il drago e San Giorgio, patrono dell’Inghilterra e simbolo del guerriero che combatte per proteggere la gente. Non mancano anche rimandi alle importanti imbarcazioni usati dalla marina militare durante la sua storia: la Temeraire che ha combattuto nella battaglia di Trafalgar nella flotta del capitano Nelson; la Walker, l’Achilles, l’Iron duke impegnate nel secondo conflitto mondiale e la Churchill create nel 1964.

L’intento principale di Ennis è quello di scrivere una storia positiva come il suo eroe; omaggiando i soldati che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale quali Hampson che ha riversato le sue idee e le sue speranze su un futuro positivo nel suo personaggio. Ciononostante non mancano le critiche politiche sia al governo Blair, un governo che tirava avanti per il solo mantenersi in una posizione privilegiata e che non prende posizioni morali ma segue solo il suo tornaconto, sia contro chi si è adeguato a questa scelta al ribasso. Per il comparto grafico Ennis si affida a Erskine, riformando la coppia delle war stories Archangel e Johann’s Tiger. Come detto prima che in alcuni frangenti è vincente ed in altri no. L’espressività dei personaggi nei momenti topici è notevole ma in altri si nota rigidità delle figure. Così come il lavoro di studio sulle navi spaziali terrestri è evidente e rimanda agli aerei e alle navi della seconda guerra mondiale, il risultato del lavoro sulle nave treen è al di sotto delle aspettative e dimenticabile.

navi spaziali aliene

Il Dan dare di Ellis

Ancora di più se si considera la miniserie Ministero dello spazio scritta da Warren Ellis ed illustrata da un Chris Weston, dove quest’ultimo sforna un lavoro eccellente in tutti gli ambiti sia per quanto riguarda la dinamicità delle tavole che per la tecnologia e la recitazione dei personaggi. I colori di Laura Martin son perfetti nel caratterizzare gli ambienti e donare atmosfera. Non mancano i rimandi al classico della cinematografia spaziale The right stuff (tratto dall’omonimo libro di Tom Wolfe ed uscito e qui come Uomini veri) nelle scene in cui Dashwood diventa il primo uomo nello spazio e del primo sbarco su Marte . Ellis parte dall’archetipo del personaggio di Dan Dare e costruisce un contesto realistico nel quale inserirlo. Inserisce tutta la sua passione per lo spazio come ha mostrato nel suo precedente Orbiter ma porta alla ribalta diversi dilemmi morali lungo il racconto.

Il sogno dello spazio, ma a quale prezzo? Questa è la domanda che accompagna il racconto in tutti i suoi atti e mano a mano che si giunge verso la fine si fanno largo gli scheletri di un’intera nazione e dei suoi rappresentati: il perdono per gli scienziati dell’asse se collaborano; i giochi di potere tra le diverse nazioni che nonostante siano alleate per la stessa causa vogliono utilizzare le conoscenze nemiche per portarsi in una posizione di forza tecnologica; i dilemmi etici sull’uso dei fondi pubblici ed infine gli squilibri sociali che son presenti nonostante lo sviluppo tecnologico.

nave spaziale con pianeta sullo sfondo

In questo racconto Dan Dare è presente nella figura di Sr. John Dashwood, sua visione distorta. Individuo senza scrupoli Dashwood fa tutto ciò che è in suo potere per realizzare il suo sogno: la conquista dello spazio. E la storia dell’aviazione britannica di questa ucronia gli dà ragione: nel 1948 viene lanciato il primo satellite artificiale che comunica in morse “Dio Salvi la Regina”; nel 1950 Dashwood diviene il primo uomo nello spazio ma al prezzo della perdita delle gambe; tra il 1953-56 viene costruita la prima stazione spaziale; nel 1957 c’è il primo atterraggio sulla luna e nel 1960 viene trovata acqua; nel 1969 inizia il processo di terra formazione di Marte. Tutto questo mentre gli altri stati stanno a guardare: solo nel 2001 gli Stati Uniti chiedono di poter navigare nello spazio peri-lunare.

satellite spaziale

L’impero britannico ha creato un netto distacco dalle altre forze mondiali, non ha vissuto la guerra fredda e si mostra come conquistatore dello spazio. Ormai però, è una nazione priva della propria anima (ciò viene sottolineato nel colpo di classe della chiusura finale). Nonostante il progresso tecnologico e scientifico l’Inghilterra è rimasto il paese di stampo ottocentesco e imperialista di centocinquanta anni prima. Questa finale non attacca solo l’Inghilterra dell’ucronia bensì anche l’attuale che nonostante la multietnicità e la patina di regalità che il popolo indossa, rimane un paese isolazionista che nel suo profondo conserva gli strascichi dell’imperialismo ottocentesco. Non è un caso che dieci anni dopo l’uscita dell’ultimo numero della miniserie ci sia stata la Brexit e che le condizioni lavorative della gente originaria delle ex colonie o straniera sia rimasta inalterata sennò peggiorata.

bandiera dell'inghilterra piantata su suolo extraterrestre

 

Articolo di Francesco Iesu. Leggi anche:

10 fumetti del 2017 passati in sordina

Silverfish di David Lapham

Tale of Sand – Una storia di sabbia

Japan Day 2018 al Mufant

Sabato 27 gennaio si è svolta la seconda edizione del Japan Day, evento organizzato da Animanga Italia presso il MUFANT, museo laboratorio del fantastico e della fantascienza. L’evento è legato alla rassegna Eroi di Carta, patrocinata dal comune di Torino e curata dai direttori artistici del MUFANT Silvia Casolari e Davide Monopoli.

Tema centrale di questo Japan Day è stato il festeggiamento dei 40 anni dell’anime Ufo Robot Goldrake in Italia. Vatie le iniziative per celebrare questa ricorrenza. Presente come ospite d’onore la grande doppiatrice, attrice e direttrice del doppiaggio: Liliana Sorrentino. Una mostra, Lame Rotanti con illustrazioni di Goldrake di Ivan Calcaterra, Stefania Caretta, Federica Di Meo, Daniele Statella, Sergio Cabella, Bruno Testa, Tommaso Bianchi, Emmanuele Baccinelli e Andrea Osella. Si è inaugurata una splendida teca a tema Goldrake (foto più in basso). Per concludere, James Garofalo, presidente di Gli amici di Go Nagai ha curato l’incontro con Massimo Nicora, autore di C’era una volta Goldrake edito da La Torre edizioni, ripercorrendo l’arrivo in Italia di Atlas Ufo Robot.

Tra i numerosi partecipanti all’evento citiamo l’Associazione Culturale Leiji Matsumoto che regala ai suoi iscritti il primissimo fumetto del grande maestro Le avventure di un’ape, firmato da Matsumoto Akira, dato che non utilizzava ancora il nom de plume Leiji. Inoltre l’associazione ricorda che possono partecipare tutti al festeggiamento degli ottanta anni del maestro partecipando alla raccolta di cartoline. Ecco come:

  • si partecipa per mail (info@leijimatsumoto.it) con una cartolina di auguri;
  • la cartolina deve obbligatoriamente contenere il numero 80;
  • può essere una composizione, un disegno, una frase purchè inedita nel formato 15×10,5cm , file jpeg o pdf
  • limite giovedì 8 febbraio;
  • In premio la copia de Le avventure di un’ape.

Per ulteriori informazioni, contattare l’associazione! Noi abbiamo già iniziato a lavorare alla nostra cartolina. Partecipate numerosi!

Ecco di seguito una serie di foto dell’evento e del museo che invitiamo caldamente a visitare. Un museo che spazia nei vari universi della fantascienza lasciando ampio spazio al mondo del fumetto.

Bacheca su Goldrake inaugurata al Japan Day 2018, statue e riviste di Goldrake al Mufant

libro a fumetti di Mazinga

Conferenza "C’era una volta Goldrake", uomo in cosplay tiene una conferenza

statuine di Yattaman

isola volante (attaccata ad un filo) in una stanza del museo piena di fumetti di fantascienza d'epoca

teca del museo: statua di robot in fantascienza retro, libro di asimov, robot aspirapolvere teste mozzate finte appese vestiti esotici di Star War Episodio 1

Buck Roger, libro a fumetti di fantascienza

 

 

 

(Niente Angouleme quest’anno, però possiamo ritornare in quello dello scorso anno.)

 

 

 

L’esordio fumettistico di Tsuge Yoshiharu

Se c’è una metafora ricorrente sul posizionamento di Tsuge Yoshiharu nella storia del manga è quella dei picchi gemelli, in cui sulla cima della montagna del manga commerciale troviamo Tezuka Osamu, mentre nell’altro, su quello del manga artistico, introspettivo o “controculturale”, ci troviamo Tsuge. Di Tsuge conosciamo quindi la profonda influenza nel panorama del Watakushi manga (“Manga dell’io”), o come esponente di punta del gekiga o ancora come padrino dell’underground e del manga alternativo. Pochissimo di lui è stato tradotto: in inglese sono presenti solo alcune raccolte comparse su The Comics Journal (Nejishiki, “Modello a vite”, dal link è possibile leggere la traduzione) o su Raw di Alt Spiegelman (Akai Hana, “Fiori Rossi” e Oba Denki Mekki Kōgyosho, “La fabbrica galvanostegica Oba”). Non possiamo dire che sia un autore conosciuto all’estero dai gaijin. Quest’anno Canicola ha pubblicato l’ultimo libro di Tsuge, Munō no hito o in italiano L’uomo senza talento, uscito precedentemente in Francia (2004) e Spagna (2015).

copertina di Giovinezza di Tsuge con autoritratto davanti la pioggia

La scoperta di un fumetto adulto e drammatico, antecedente rispetto A Contract with God di Will Eisner, da parte di un pubblico sempre più bisognoso di letture adulte, sta facendo arrivare molti autori questi autori stanno arrivando anche qui in Italia (sono stati pubblicati tre libri del fratello Tadao, Hayashi Seiichi, Hanawa Kazuhiko, Tatsumi Yoshihiro, ecc), ma Tsuge Yoshiharu rimane in parte ancora un mistero.

I critici dividono l’opera di Tsuge in tre periodi: l’inizio della carriera (1955-1965), il periodo Garo (1965-1970) in cui, in un primo momento dopo una crisi nervosa, lavorò come assistente di Mizuki Shigeru, e il periodo post Garo (1970-1987), con Munō no hito a segnare la fine della carriera. Probabilmente il periodo che più ha influenzato i mangaka è quello Garo, con l’introduzione dei temi autobiografici (Chico, Oba Denki Mekki Kōgyosho e Shōnen, “Il ragazzo”) e quella del sogno (Nejishiki, Yoshibō no hanzai, “il crimine di Hanzai”), ma soprattutto grazie alla capacità di descrivere una mestizia dell’esistenza senza pari (Tōge no inu, “Il cane del Valico” o Numa, “La palude”).

Se con Munō no hito stiamo conoscendo l’ultimissima parte della carriera e della vita di Tsuge, niente sappiamo dell’esordio. Grazie alla biografia presente in Tsuge Yoshiharu Shoki Kessaku Tanpenshū (Antologia delle opere giovani di Tsuge Yoshiharu) abbiamo a disposizione molte informazioni che non sono trascurabili per una esatta comprensione delle tematiche biografiche. Partiamo quindi dall’inizio fino a giungere alla prima pubblicazione, raccontata nel racconto Shōnen, apparso nel luglio 1981.

biografia di riferimento

Tsuge nasce nel 1937 a Kazushika (Tokyo). I genitori erano in viaggio dalla prefettura di Fukujima all’isola di Izu Ōshima, dove intendevano trasferirsi. Il fatto che sia nato in viaggio è curioso, dato che questo sarà un elemento ricorrente della vita e dell’opera. Sull’isola il padre lavorava come itamae, cuoco giapponese. I primi quattro anni di vita del piccolo Yoshiharu furono tranquilli. Nel 1941 nacque Tadao e si trasferirono nel paese natio della madre a Ōhara, un villaggio di pescatori nella prefettura di Chiba. Il padre invece si trasferì a Tokyo per lavoro e tornava dalla famiglia molto raramente. La madre lavorava a casa, vendendo ghiaccio d’estate e gestendo un ristorante di oden in inverno. Yoshiharu iniziò a frequentare la scuola materna, ma il carattere molto timido causato dall’autismo non gli permetteva di integrarsi. Verso la fine dell’anno il padre venne ricoverato all’ospedale di Tokyo per un malanno fisico. Venne dimesso, ma di nuovo in viaggio per lavoro la sua condizione peggiorò e in un ryokan (albergo in stile tradizionale) e spirò in preda ai deliri. Il piccolo Tsuge assistette alla morte del padre insieme alla madre e ne conservò un ricordo di terrore.

ritratto della famiglia misera di Tsuge
– Mamma, è uscito finalmente il mio manga! – Quanto ti hanno pagato per questo?

Dopo la morte del padre nel ’43 la famiglia si trasferì a Katsushika (Tokyo). La madre iniziò a lavorare in una fabbrica di munizioni e mentre non era a casa, i due fratelli custodivano il piccolo alloggio di 4 tatami e mezzo. Quando Yoshiharu iniziò ad andare a scuola, le incursioni aeree americane devastavano la città. Una volta si ferì lievemente con un proiettile inesploso trovato in un fiume. Già in quel periodo il suo unico divertimento era disegnare.

autoritratto di Tsuge in giovinezza

Dopo il grande bombardamento di Tokyo del 10 marzo ’45 venne evacuato con il fratello nella prefettura di Niigata, nella località termale di Akakura. Per chi volesse approfondire su come fosse la vita di questi giovani sfollati consiglio la lettura di Gen di Hiroshima di Nakazawa Keiji. La vita in comunità era troppo dura per Yoshiharu che si ammalò di eritrofobia. Come tutti i giapponesi, ascoltò in radio il messaggio di sconfitta dell’imperatore in cui, tra le varie cose, negava la sua origine divina. Tornò a Tokyo insieme a Tadao verso ottobre. La vita a Katsushika non era semplice, per sopperire ai bisogni della famiglia non bastavano i lavori di sartoria o da ambulante della madre. Erano così poveri che dovettero trasferirsi un edificio in rovina vicino la stazione.

La fabbrica galvanostegica Oba di Tsuge Yoshiharu

Nel ’46 la madre si risposò. Il genitore adottivo fu sempre molto duro con i ragazzi. In quel periodo però Yoshiharu impazziva per i manga come Norakuro (di Tagawa Suiho, in Italia è arivato come Nora, cane di leva) e Tank Tankurō (di Sakamoto Gajo). La madre aprì un centro scommesse nel mercato nero che però rimase chiuso a lungo. Nacque la prima sorella del nuovo matrimonio. In quel periodo, il patrigno della madre di Yoshiharu, ex-pescatore divenuto ladro durante la guerra, lo coccolava regalandogli fumetti di Tezuka Osamu. Il nonno però non era paritario nel trattamento dei nipoti e maltrattava il fratello Tadao.

Con l’arrivo della seconda sorella la casa diventò sempre più affollata. Per un anno Yoshiharu e il fratello non andarono a scuola, ma vendevano giocattoli e caramelle in bancarelle improvvisate o lavoravano per un piccolo teatro. Fu uno dei periodi più poveri della famiglia.

A undici anni, nel 1948, Tsuge divenne amico di O (così è segnato nella biografia). I genitori gestivano un ristorante cinese di Soba e ogni giorno Tsuge aiutava l’amico nella preparazione dei wonton. Iniziava a fermarsi anche a dormire da questa famiglia ed era sempre più raro vederlo a casa. Insieme a O sognava di diventare marinaio, ma dati i suoi problemi di autismo, eritrofobia e antropofobia aveva terrore degli incontri sportivi scolastici e arrivò a tagliarsi con un rasoio pur di non partecipare.

Il giovne Tsuge mette il braccio in una vasca di acido

Nel 1950 finì le scuole elementari e non si iscrisse alle medie. Preferì andare a fare l’apprendista nella fabbrica galvanostegica del fratello maggiore. Gli straordinari lo obbligavano a lavorare fino a tardi e lo stipendio arrivava sempre in ritardo. Per questo motivo decise di provare a lavorare in un giornale, ma presto dovette ritornare nella piccola fabbrica. Il tempo a disposizione per i manga e per i film diminuiva. L’anno successivo iniziò a lavorare per il padre adottivo nell’impresa tessile famigliare, ma non resistendo alle vessazioni del patrigno scappò di casa. Salì clandestinamente su una nave, venne scoperto e passò una notte in carcere.

Come in un loop, Yoshiharu ritornò nella fabbrica in cui lavorava il fratello e di nuovo cercò di fuggire su una nave. Voleva arrivare a New York, ma venne scoperto in alto mare, nei pressi dell’isola di Nojimazaki. Questa volta ritornò a lavorare nel negozio dell’amico O e passava dalle 9 alle 2 di notte a preparare, chissà, prelibati wonton. Lavorò nel ristorante cinese per un anno, per poi tornare nella fabbrica del fratello. Il loro sogno era di poter aprire una piccola fabbrica insieme.

– Tsuge chan, è uscito il tuo manga!

Arriviamo finalmente nel 1954, l’anno delle prime pubblicazioni. Decise di diventare mangaka chiuso in stanza, durante una crisi di antropofobia, considerando che fare il fumettista, almeno, era un lavoro in cui non doveva avere a che fare con altre persone. Andò a visitare Tezuka Osamu a Tokiwasō e riuscì a chiedergli i prezzi delle commissioni. Rafforzò la sua decisione di diventare un mangaka professionista. Mentre lavorava nella fabbrica mandava a case editrici i primi fumetti yonkoma (fumetti a quattro vignette), e venne accettato da Tsūkai Book. I primi tre fumetti pubblicati furono Hannin dare da!! (“Chi è il colpevole?”), Kisōtengai (“Inimmaginabile”)e Naaanda (“Cooosa?”). Nel racconto Shōnen, che si apre e si chiude con il giovane Yoshiharu che immerge un topo nel cianuro di potassio, ci descrive uno spaccato di vita patetico, le pericolose condizioni lavorative, le prime tentazioni sessuali. Era così povero che quando entrò nella libreria e vide la sua prima pubblicazione non aveva i soldi per comprare la rivista. La commessa gli prestò i soldi con sensualissima gentilezza. Nel primo yonkoma pubblicato e nelle prime opere lunghe (Minato no Rirī chan “Riri del porto” e Soko Nashi Numa “Palude senza fondo”) lo stile è chiaramente derivativo da Tezuka: la seconda montagna non si sarebbe potuta sviluppare senza la prima, anzi possiamo essere sicuri che il Dio dei Manga abbia seminato dure radici in tutto il manga stesso.

Un ragazzo colpisce una palla con una mazza da baseball. La palla colpisce un signore che si lamenta del bernoccolo. Il giovane colpisce il bernoccolo che diventa una palla e schizza via. prima pubblicazione di Tsuge Yoshiharu

Inimmaginabile!

Sbam!

Ahi! Chi è stato?

Perché mi hai fatto questo bernoccolo?

Basta far così!

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Nejishiki – modello a vite (traduzione)

1Per chiarezza, in questo articolo rispettiamo l’ordine giapponese per cui il cognome viene sempre anteposto al nome.

2Possiamo citare Yamane Sadao, Tezuka Osamu to Tsuge Yoshiharu: Gendai Manga no Shuppatsu-ten (Osamu Tezuka and Yoshiharu Tsuge: The Starting Point of Modern Manga.),Hokuto Shobo, 1983 e Marechal Beatrice, On Top of the Mountain: The Influential Manga of Yoshiharu Tsuge. In The Comics Journal, 2005.

10 fumetti del 2017 passati in sordina

Per concludere l’anno vi offriamo una lista di dieci titoli passati in sordina, libri che, per un motivo o per l’altro, non hanno avuto il riscontro dovuto. Garantiamo al limone che se non si tratta di piccoli capolavori, son dei gran bei pezzi di fumetto.

Le chat noir di Galli (Coconino Press Fandando)

Cromwell stone di Andreas (Magic Press)

Longshot comics 3: Le malaugurate avventure di FIlson Gether di Shane Simmons (Proglo Edizioni)

Shangri-La di Mathieu Bablet (Mondadori Ink)

La saggezza delle pietre di Thomas Gilbert (Diabolo)

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La Caïda e Coyota – Juliette Bensimon-Marchina (Forte Pressa)

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La mia vita cinese 3 – Il tempo del padre di Li Kunwu e Philippe Otié (Add Editore)

Recensione dei primi due!Link database

Diablotus di Lewis Trondheim (Proglo Edizioni)
Ikki Mandala di Osamu Tezuka (Hazard Edizioni)

Cat eyed Boy 2 di Kazuo Umezu (In your face Comix)

recensione del primo numerodatabase

 

 

 

 

Articolo di Francesco Iesu e Juan Scassa

 

Coney Island Baby – Nine Antico – Le vite di Betty Page e Linda Lovelace

Coney Island Baby è una riflessione femminile e squisitamente erotica sulla vita di due star dell’immaginario americano. L’autrice è Nine Antico e non si pone alcun problema a creare fumetti dall’aura sfacciatamente libertina. Protagoniste di Coney Island Baby sono Betty Page, iconinca pin up degli anni ’50, e Linda Lovelace, attrice dello scandalosissimo Gola Profonda del 1972. Oh ragazzi, che pupe!

copertina di Coney Island Baby

Narratore della storia è Hugh Hefner, il fondatore della celebre rivista Playboy. Per far capire a due aspiranti conigliette le difficoltà e ripercussioni dell’intraprendere una carriera simile racconta le vite di due donne. Hugh ci porterà a spasso nel tempo e nella sua villa, rivelando scandalosi segreti nel paradiso di amoralità del sogno americano.

Hugh Hefner, prima tavola di COney Island Baby

Le personalità e le vite delle due protagoniste sono molto diverse. Betty Page ebbe un carattere più forte, maggiore giudizio e cura della propria immagine, mentre l’attrice pornografica Linda Lovelace si trovò sul set più per ingenuità o compiacenza verso il proprio ragazzo. Seppur questa divergenza di mentalità e controllo, ognuna delle due donne dovrà affrontare cadute e tragicità, che porteranno entrambe a ridiscutere la propria identità.

Tre vignette rotondeggianti con Linda Lovelace e il suo ragazzo

Nella presentazione di Coney Island Baby che si è tenuta da  Belleville Comics di Torino il 26/11/2017, l’autrice ci ha parlato delle tavole a lei più care. Descrivono il momento in cui Betty Page viene truccata per la prima volta per un provino. Sicura del suo talento, inizia a perdere sicurezza perchè si rende conto che è troppo carico. Il provino in effetti non sarà un successo: troppo volgare il maquillage e l’accento del sud. Il cinema era ad un passo, ma fuggì via come una passata di cipria.

due tavole in cui Betty Page viene truccata

La tensione erotica del tratto di Nine Antico è tangibile e esplicita, come a dimostrazione che sia possibile rivendicare la rappresentazione della sessualità in modo prettamente femminile. Non a caso Nine Antico figura anche nella collana erotica Bd-Cul de Les Requins Marteaux. Nelle opere di Nine Antico si respira quell’aura lasciva tipica della letteratura francese più dissoluta, da Apollinaire a George Bataille, insieme a quella dei fumetti sporcaccioni da edicola, senza però la morbosità maschile dal fallico bisogno di annichilare e possedere.

Coney Island Baby uscì originariamente nel 2010 per L’Association (la mitica casa editrice francese che vede i migliori fumettisti di sempre come Marjane Satrapi, Joan Sfar, Lewis Trondheim e Patrice Killofer), è pubblicato qui in Italia da 001 Edizioni, che continua a proporre titoli raffinati e coraggiosi.

Betty page in posa che dice: "mi sembra una gran cafonata"

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Babilon – Danijel Zezelj – Realismo magico nel wordless novel

Babilon è una pubblicazione recentissima di Eris edizioni, presentato al Lucca C&G 2017, dove ho avuto il piacere di vedere l’autore Danijel Zezelj.
Copertina di Babilon di Danijel Zezelj

Artista croato, ha pubblicato fumetti seriali e graphic novel. Ma non solo: è attivo anche come street artist e spesso i suoi live painting sono performance multimediali accompagnate da musicisti quali Jessica Lurie o Darcy James Argue. Per chi volesse osservare l’animazione di Babilon unita alla musica, basta che clicchi su questo link, Brooklyng Babylon. Per completare la presentazione dell’autore, si può aggiungere che ha vissuto e lavorato negli States con “piccole” case editrici come DC Comics/Vertigo, Marvel Comics, Dark Horse e Image. Inoltre nel 2001 ha fondato una sua casa editrice, la Petikat, a Zagabria. In Italia i suoi fumetti sono stati pubblicati nella rivista a fumetti Il Grifo di Vincenzo Mollica. A proposito dei suoi fumetti Fellini ha detto:

«Con Danijel Zezelj il fumetto oltrepassa i propri limiti, quelli imposti dai canoni della tradizione e dalla bidimensionalità della carta stampata, aprendosi al sogno e alla poesia. La sua arte è onirica nell’imagery, nello stile, nella convergenza degli opposti e nell’ambivalenza, meccanismi tipici del sogno. Gli accesi contrasti cromatici e il gioco del bianco e nero dominano nelle storie di Zezelj, nelle quali ha grande rilevanza l’«altra scena»: quella dell’inconscio, del rimosso, del desiderio, del versante arcano e notturno. Storie sospese tra il quotidiano e la visione, tra la favola e la realtà all’eccesso, in cui citazioni fiabesche vengono calate in viscerali realtà metropolitane, nelle quali convivono luce e buio, vita e morte, presenza e assenza.» (Danijel Zezelj, Il Ritmo del Cuore, Il Grifo, 1993)

pagina 10 di Babilon. Una tazza di caffè e il ponte di Brooklyn

Non sapevo proprio cosa aspettarmi da Babilon. Nella copertina rigida una torre di Babele futurista. Scopriamo immediatamente che Babilon è un wordless novel: come possiamo immaginarci “un romanzo grafico senza parole”. A proporre questo termine nell’introduzione è David A. Beronä, ricercatore e curatore di vari saggi sulla narrazione senza parole, partendo da Wordless Books: the Original Graphic Novels, in cui analizza l’opera di molti illustratori come Frans Masereel, Lynd Ward, Otto Nückel, William Gropper, Milt Gross, e Laurence Hyde.

tavola 2

Per immergersi nella lettura di Babilon, bisogna lasciarsi trasportare dalle illustrazioni. Bisogna farle scorrere e fluttuare. Creare una dimensione cinematografica nel cervello. Il racconto di Zezelj è ambientato in un futuro passato, sospeso steam-punk contemporaneo. L’avvenire ed il trascorso si incrociano in sezioni di tavole sfuggenti. L’atmosfera sospesa del libro potrebbe somigliare ad un racconto onirico di Dream, l’eterno signore dei sogni di Neil Gaiman.

Tavola 5

Il contrasto del bianco e nero è quello di un Corrado Roi di una dimensiona alternativa. Me lo posso immaginare cresciuto in uno squat di Berlino, che passa il tempo a discutere con musicisti da strada e graffitari, magari si fuma le canne con Bansky. Le architetture delle tavole sono sotto il controllo della narrazione. L’autore gioca trasformando il significato delle forme che rappresenta, in un gioco poetico che lascia al lettore la possibilità di animare, di rendere viva, la storia. Nonostante le doti illustrative siano evidenti, è nella narrazione che Zezelj risulta più convincente. Riportati in una dimensione del realismo magico, contemporaneo e antico, non stonerebbe nella Boutique del mistero di Dino Buzzati. Ancora una volta Eris Edizioni propone un artista sofisticato e fuori dagli schemi, dalla narrazione solida e compiuta.

L’opera è già schedata nel database. Dalla pagina del database potete aggiungerlo nella vostra collezione, aggiungerlo nella wantlist o metterlo in vendita. Se volete leggere il primo capitolo online, potete andare sul questo di link di fumettologica.

Silverfish di David Lapham

Silverfish rappresenta una delle poche opere complete di David Lapham (Daredevil, Detective Comics) come autore completo. Le sue creature più famose sono in via di completamento a cadenza irregolare (Stray Bullets) o interrotte (Young Liars).

Logo di Silverfish
Silverfish fortunatamente è scappato da questo destino.
Uscita nel 2007 rappresenta un’antesignana della collana Vertigo Noir come impostazione editoriale presentandosi direttamente in volume unico senza essere spezzettata in capitoli mensili. Ciò permette di evitare la liturgia dei cliffhanger di fine capitolo e tenere un ritmo costante e sincopato che accompagna il precipitare degli eventi per le due protagoniste della storia: Mia e Stacey.

Uno scherzo telefonico fatto durante una festa, il ritrovamento di una valigia contenente un sottofondo con dei soldi e un coltello insanguinato richiameranno l’attenzione di un assassino e porteranno ad una girandola di eventi che cambierà la loro vita.
Partendo da quelli che sono cliché di genere dell’horror anni ’80 (prima del revival degli ultimi anni) viene imbastita una trama dove tutti i personaggi sono ingranaggi di un meccanismo ben oliato in cui nulla è lasciato al caso. Si ritrovano inoltre elementi cari all’autore: l’adolescenza, il New Jersey, la violenza cruda ed efferata.

SILVERFISH PROMO POSTER ART by DAVID LAPHAM
immagine tratta da http://www.comicartfans.com/gallerypiece.asp?piece=677239

David Lapham lungo la storia si concentra sull’ambiguitàa partire dalla copertina sino a tutte le bugie e apparenze su cui son costituiti i rapporti tra i personaggi. 
Da essa inizia il gioco di specchi, percezioni e punti di vista di cui la storia si nutre e ricordiamoci che in Young Liars le ambiguità torneranno in maniera forte e veemente.
Quella che all’apparenza è la fuga di una madre con una figlia dal Luna park è invece la fuga di due sorelle.
Alla fine dell’opera quest’immagine è del tutto fuorviante in quanto è la fuga verso il Luna Park a rappresentare una speranza di salvarsi la vita.
La copertina assume una nuova valenza in riferimento alla sequenza finale, nella quale Mia dovrà convivere con i propri rimorsi e sensi di colpa e fuggire figurativamente da quel luogo e da quegli eventi. Si può notare l’egocentrismo di Mia che strattona la sorella: apparentemente sembra che voglia salvarla, invece è un tentativo di farle dimenticare i danni che hanno causato le sue azioni.

Il cambiamento delle prime impressioni, il gioco di specchi deformanti tra i diversi personaggi continua lungo il racconto e vede come fulcro due relazioni femminili.
Prendiamo come esempio i personaggi di Vonnie e Mia: sono simili nonostante la prima impressione sia l’esatto opposto. Questa impressione viene rafforzata lungo il racconto e capovolta nel finale. Un passaggio mette in evidenza questa similitudine tra le due, quando Susanne parla di Vonnie come una “cocca di papà, che non farebbe nulla per rovinare l’immagine della ragazza perfetta che paparino ha di lei. Manipola gli altri a suo piacimento per le sue piccole fantasie”.
Entrambe le adolescenti compiono azioni irresponsabili seguendo il loro ego, pentendosi dopo che il danno è avvenuto.

Il rapporto tra Mia e Susanne subisce un capovolgimento di fronti: la scena del regalo di natale in cui Mia sembra la più responsabile della famiglia si ribalta in seguito dove è proprio “l’odiata matrigna” a sacrificarsi per salvarle.

Il tema del riflesso del cambiamento e della sostituzione è concentrato nella storia di Susanne.
A ciò si ricollegano i diversi significati dei “silverfish” del titolo. Essi rappresentano i risultati del delirio schizoide di Daniel e la manifestazione del controllo della patologia sulla sua psiche, ma anche l’infestazione della casa Fleming da parte di Susanne agli occhi di Mia e la centralità dei preconcetti negativi riguardo la matrigna.
Questo viene suggerito dai differenti significati che normalmente vengono attribuiti ai “pesciolini d’argento”: sia come nome comune per indicare diverse specie di pesci che per indicare gli insetti che infestano (lepisma saccharina) le case.

Primo piano in bianco e nero di Herk Harvey
Herk Harvey in Carnival of Souls

Dal punto di vista delle suggestioni e delle atmosfere Lapham si rifà ai seguenti film degli anni ’60: Night of the HunterCarnival of Souls e The Lady from Shangai. Da essi rielabora determinati punti di forza come l’uso delle luci e delle ombre per rafforzare l’intensità delle scene; il confluire di diversi percorsi narrativi quali la storia nera e il racconto di formazione; l’utilizzo del Luna park come ambientazione dello scontro finale; la presenza di figure metafisiche che catalizzano la scena, aggiungendo un tono spettrale e orrorifico alla storia e rappresentando una chiave di volta nella comprensione del racconto.
Ciò ci porta la parallelo con un’altra opera figlia di Carnival of Souls, quel Lost highway  di David Lynch che condivide la presenza delle manifestazioni della psiche (l’uomo misterioso) e l’impossibilità di sfuggire ai propri tormenti interiori (la struttura della storia ispirata al nastro di Möbius). Lapham mostra come solo la morte possa liberare l’uomo da essi.

Immagine grottesca di pesci carnivori in bianco e nero

Analizzando la struttura delle tavole, si può notare come Lapham utilizzi una griglia 2X4 con vignette aventi dimensioni e altezze regolari. Ciò permette a Lapham di controllare il ritmo del racconto e mantenerlo serrato. Libertà nel rapporto tra le dimensioni delle vignette si ha nella sola scena iniziale che con visionarietà riesce a mostrare la colonizzazione del cervello di Daniel da parte dei pesciolini d’argento.
Da menzionare l’utilizzo del grigio da parte Dom Ramos, che conferisce alla storia una tonalità plumbea già dalle scene iniziali e rafforza la componente oppressiva e oscura del racconto.

Silverfish, nonostante la risoluzione inferiore alle premesse e alla tensione che si prova nel climax del racconto si mostra una storia di pregevole fattura che sa tenere incollati alle pagine fino all’ultimo. Nella produzione di Lapham rimane un’opera più canonica rispetto alla successiva, quel Young Liars che esalta ed esaspera il gioco di specchi e il ritmo lungo tutti i 18 numeri della serie. Silverfish è presente nel database di Becomix dove troverete tutte le informazioni. Per adesso la prima di David Lapham: se amate l’autore e siete in possesso di altre sue opere, aiutateci nella catalogazione!

 

Recensione di Francesco Iesu. Dello stesso autore:

 

La Caïda e Coyota – Juliette Bensimon-Marchina

la Caïda e Coyota DI Juliette Bensimon-Marchina

Notizia totalmente persa nel Crack 2017 è la pubblicazione per Fortepressa di La Caïda e Coyota di Juliette Bensimon-Marchina, ma fortunatamente si è potuto rimediare al festival Borda di Lucca.

copertina de La Caida e Coyota

Originariamente pubblicato dai bordellesi Les Requins Marteaux nel 2015 è di certo qualcosa di splendido la riedizione italiana. Rilegatura alla giapponese che permette di aprire bene le profumate pagine in carta Munken, un edizione così curata che perfino un errore di traduzione è corretto a mano, immagino per tutte le 600 copie. Notate come si possa aprire per bene e osservare le tavole in pienezza.

tavola in bicromia viola su Caida

La Caïda e Coyota intreccia le vicende di una ragazza immigrata a Los Angeles con quella delle misteriose scomparse di ragazze che colpì Ciudad Juarez dal 1993. Caïda (termine nato dall’unione in spagnolo di caïd, il capo, e caduta) convive con la narcolessia. Non sa che un misterioso rituale la unisce a Coyota, spirito vendicativo in lotta contro i narcotrafficanti. La malattia è il ponte tra le vicende dell’adolescente immigrata e la catartica violenza del mondo di Coyota, dove, tra spietati killeraggi e snuff movie, scorre a fiumi il sangue messicano.

tavole b/n su Coyota

Il sangue, appunto. L’aura stregata del patto che lega inconsapevolmente le protagoniste profuma di quella santa sangre delle notti mestruali e dell’odore ancestrale delle feste di morte messicane. L’universo di Juliette Bensimon-Marchina ha atmosfere sciamaniche: di terra, violenza e calore, di totem, rituali tarahumara e peli animali.

Un aquila nel cielo attacca Caida. tavole in bicromia de Caïda e Coyota

Le illustrazioni della Bensimon-Marchina nella sua prima opera si allineano allo stile underground che caratterizza la casa editrice francese, ricorda quello dei grandi maestri come i fratelli Hernandez o Muñoz, senza però lasciarsi in manierismi e facendo prevalere l’aspetto comunicativo. Traspare inoltre la sensualità del tratto femminile. L’impostazione delle tavole è al servizio della narrazione, quindi non potrete lamentarvi dei “passaggi poco chiari” che trovate in altri libri.

Coyota dice: avanti, fatevi sotto sciacalli! Caïda e Coyota

Il libro è già presente nel database di Becomix (ma nessuno lo vende nel marketplace) e potete acquistarlo dal sito di Fortepressa. Molto interessante anche la politica del prezzo: per acquistare il libro serve una donazione libera a partire da 15€ (10€ per il libro + 5€ di spedizione in Italia). Ovviamente potete sostenere con un maggiore importo se ne avete la possibilità. Se non siete dei babbi non vi lascerete perdere una delle seicento copie. Un prodotto fresco e autentico, ben curato artigianalmente: AVANTI, FATEVI SOTTO SCIACALLI!

 

Nejishiki – Yoshiharu Tsuge

Nejishiki di Tsuge Yoshiharu
Modello A VITE

1.

Non pensavo ci potessero essere meduse in questo mare.

2.

Sono venuto in questa spiaggia per caso, a nuotare. Una medusa mi ha morso il braccio sinistro.

3.

Ovviamente mi ha reciso una vena.

4.

Il sangue rosso scuro scorreva senza sosta.

5.

La forte emorraggia poteva uccidermi. Dovevo andare da un medico al più presto.

6.

Trovare un medico in questo villaggio di pescatori sconosciuto non sarà facile.

1.

Tenevo insieme le estremità della vena tagliata…

2.

…usando la mano destra.

3.

Dovendo tenermi il braccio…

4.

… non potevo correre.

5.

Se allentavo un poco, immediatamente il sangue schizzava fuori.

6.

Mi scusi, c’è un medico nei paraggi?

7.

Sto disperatamente cercando un medico…

8.

Dunque, il signore sta cercando un “medico”.

1.

Se lei è ha cuore, mi porti da un medico.

2.

In effetti… grosso modo capisco ciò che dici.

3.

Quello che vorresti dire…

4.

Dov’è il medico!

5.

La smetta di scherzare! Io sto per morire!

6.

Guarda! Il mio viso sta diventando semprè più pallido.

7.

(Muro) Sala del tengu – 20 Kan (1 kan 3,75 Kg circa)

8.

Per piacere… ditemi dov’è un medico…

9.

Se andassi nel villaggio vicino potrei trovare un medico.

10.

Sì, facciamo così.

1.

Che strada difficile da percorrere…

2.

La mia risoluzione non può che svanire poco a poco.

3.

Guarda, si stanno radunando le mosche.

4.

Il mio braccio sta andando in cancrena.

5.

Ah! Appena in tempo! Per piacere portami al villaggio vicino.

6.

Prego.

7.

Clang Clang

1.

Questo treno non sta procedendo verso dove è venuto?

2.

Come prova, guarda lo specchio retrovisore! Il villaggio vicino non fa che allontanarsi.

1.

Chiudi gli occhi. Così ti sembrerà di andare al contrario.

2.

Non te l’hanno insegnato a scuola?

3.

Oh, dovrei calmarmi. Anche se sembri un bambino, mi hai salvato la vita.

4.

Oh, c’è un fūrin! (campana a vento)

5.

Le cose belle dell’estate… come guidare mentre nel vento risuona il fresco suono della campana.

6.

Avrei sempre voluto far vedere a mia madre un posto del genere.

7.

Siamo arrivati.

8.

Ah! Ma questo non è il villaggio di prima?

9.

RUMBLE RUMBLE

1.

Oh! Ho sprecato il mio tempo!

2.

Bene, se così stanno le cose cercherò profondamente in tutto il villaggio.

3.

In questo caso penso che sia meglio dire “a fondo”.

4.

Merda, ci sono solo oculisti.

5.

Non si nasconda signora. Ci sono dei medici in questo villaggio?

6.

Che tipo di medico stai cercando?

7.

Caramelle Kintarō

8.

Una ginecologa. Se possibile donna. È assolutamente necessario. Inoltre sarebbe meglio se gestisse la sua attività nella stanza di un edificio.

9.

Nel mio palazzo c’è un dottore.

10.

Ne ha fatto di soldi, signora!

1.

Questo edificio è stato costruito grazie al brevetto di produzione delle Caramelle Kintarō.

2.

Sicuramente le Caramelle Kintarō sono una innovazione. Tempo fa anche mia madre ebbe questa idea.

3.

Ugh!

4.

Sei forse mia madre?

5.

È così vero?

6.

Sei mia madre da prima che io nascessi!

7.

È una storia moooolto lunga… sob sob sob

8.

Raccontami.

9.

Per farlo, dovrei spiegarti il metodo produttivo delle Caramelle Kintarō.

10.

Ma questo non posso riverarlo.

11.

Non te lo chiederò.

12.

Sicuramente il segreto è nel design di questo Momotarō.

13.

Sì, hai ragione. Momotarō in realtà è Kintarō.

14.

Questa è la prova! Guarda!

15.

Kintarō.

16.

Sì! Snap

17.

Kintarō

18.

Kintarō Snap

19.

Allora addio!

20.

Abbi cura di te!

p16

1.

Bene, ho finalmente trovato il medico!

2.

A pensarci bene però non ho avuto molta paura di morire.

3.

Se paragoniamo la morte…

4.

…con la paura di far divenire nella notte la propria sagoma ombrosa un gigante…

5.

…la morte non è proprio niente.

6.

Dottore!

7.

Mi operi!

8.

Questo non è un luogo per maschi. Io sono una ginecologa.

p18

1.

La prego, mi operi. Non è il caso di dire certe cose.

2.

Io sto per morire.

3.

Ho capito. Giochiamo al dottore allora.

4.

Aspetti un attimo! Vuole operarmi senza anestesia?

5.

Una cosa assurda…

6.

Sei un violento.

7.

ZIG ZIG

1.

Sembra che l’operazione sia riuscita.

2.

Non chiudere la valvola. Fermeresti il flusso sanguigno.

3.

È il genio della chirurgia.

4.

Ho solo applicato un modello a interruzione.

5.

VROM VROM

6.

Così, quando restringo la valvola mi viene il formicolio al braccio sinistro.

 

La traduzione non è ancora conclusa, è probabile che qualcosa cambiarà (a livello stilistico, non semantico).

Se vi è piaciuto per piacere comprate le opere pubblicate. Questa traduzione è offerta esclusivamente per scopo divulgativo. Far conoscere l’importanza di Tsuge in Italia è una sfida e cerchiamo di fare il possibile affinchè questo autore venga conosciuto. Copyright di Tsuge Yoshiharu.

All works copyright of Tsuge Yoshiharu. No money is being made from the production or maintenance of these pages. They are meant for the divulgation of Tsuge work.

Traduzione di Gianluca Pretini

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