James G. Ballard ha inventato il Death Note

Vi chiederete di che cosa stia parlando. È stato davvero James Graham Ballard, l’autore britannico celebre per aver spostato l’ambito della ricerca della fantascienza dalle galassie all’inner space, luogo di incontro tra le pulsioni dell’inconscio umano e il simbolismo veicolato dai mass media ad inventare il celebre Death Note? La risposta è sì, e vi spiegheremo in che modo Ōba Tsugumi, si sia ispirata ad un racconto dello scrittore britannico.

foto di Ballard
immagine tratta dal web

Chi mastica manga di fantascienza conosce l’influenza che certi scrittori hanno esercitato su alcuni mangaka. Già in Eden – It’s an endless World di Endō Hiroki troviamo, oltre alla assonanza del cognome del protagonista Ballade, una cristallizzazione del mondo che ricorda quella descritta in Foresta di cristallo.

Ma andiamo al sodo: nel 1959 Ballard scrive un racconto per la rivista Science Fantasy dal titolo Now: Zero. Questo racconto ovviamente non tratta di un ragazzo del liceo accompagnato da uno shinigami in lotta contro un detective geniale che si nutre di soli dolci. Neanche di Misa, N, M e via dicendo. Ciò che hanno in comune però è il quaderno della morte. Il protagonista del racconto spiega:

In realtà, il potere mi si rivelò assolutamente per caso, fra le banalità del vivere quotidiano, e me lo ritrovai sommessamente fra le dita come un talento per il ricamo. […] Ma voi vi chiederete: perchè mai dovrei raccontarvi tutto ciò, descrivendo l’incredibile e sinora insospettata fonte del mio potere, elencando spontaneamente i nomi delle mie vittime, la data e il modo esatto della loro ripartita?

Ecco, immagino che abbiate notato qualche similitudine: nome, ora e modalità di morte. Ci ricorda un insieme di macabre regole?

il death note

Il protagonista di Now: Zero è un impiegato in un ufficio assicurativo e detesta un suo superiore. Che questo Rankin sia davvero così infame come ci viene descritto dall’io narrante, non è dato saperlo. Anzi, molti indizi ci fanno sospettare che la visione del protagonista sia piuttosto distorta. Sebbene riuscisse a controllarsi, il suo odio per Rankin cresce di giorno in giorno: il suo odio fa schiumare rabbia, compromette il benessere del sonno, avvelena i fine settimana, «una desolazione pregna di collera e sterile amarezza». Decise così di minacciare Rankin e la moglie attraverso lettere anonime.

immagine tratta da http://www.catalogovegetti.com/

Queste lettere non vengono spedite: sono un libero sfogo. Una volta terminata la scrittura del je accuse  su un taccuino questa veniva chiusa a chiave in una cassetta d’acciaio. Fino al giorno in cui, dopo l’ennesimo litigio tra i due, il protagonista scrisse alcune righe:

… Poco dopo le due del pomeriggio seguente, mentre appostato come al solito sulla scala del settimo piano spiava gli impiegati in ritardo dalla pausa pranzo, Rankin perse d’un tratto l’equilibrio, capitombolò dalla ringhiera e precipitò nell’atrio sottostante morendo sul colpo.

Immagino avrete capito cosa succederà: l’odiato Rankin morirà nelle modalità scritte sul quadernino. Ovviamente, per testare il suo potere il protagonista dovrà ritentare la procedura. Il risultato continua a non deludere. Il racconto si sviluppa ancora per qualche pagina volgendo ad una inaspettata conclusione che ovviamente non vi narrerò. Potete leggerla nella raccolta Fanucci Tutti i racconti Vol. 1 (1956-1962).

Ci sono però varie similitudini tra il racconto di Ballard e Death Note:

  • un protagonista vigliacco e profondamente tediato dal suo ambiente;
  • un diario che funziona con determinate regole (funziona solo entro i limiti della fattibilità ed è limitato a condanne a morte);
  • La polizia che indaga sul protagonista data la vicinanza con i primi omicidi;

Considerando che il racconto venne tradotto in giapponese intorno agli anni 2000, sembra che non possa essere una coincidenza. Scrivendo questo articolo inoltre ne parlano anche nel sito Ballardian.

L’arte, la letteratura, la musica… tutte le espressioni artistiche sono testi in perenne comunicazione tra il passato e il presente. Nessun documento culturale nasce da solo per morire da solo: autori, musicisti, registi e, ça va sans dire, fumettisti si nutrono e si ispirano con altri, imbastiscono discorsi con scrittori di secoli addietro, tra lingue e culture diverse, per trasformare, rileggere, ricomunicare. Death Note è uno splendido esempio di come un’idea possa partire ed essere interpretata in sviluppi completamente diversi. Possiamo dire che Ōba abbia plagiato un idea? Assolutamente no: nel dialogo tra gli artisti, la mangaka giapponese si è semplicemente fatta affascinare da un concetto, facendolo suo, costruendo una storia con personaggi ben caratterizzati. Nella recente riproposta americana forse manca appunto questa comunicazione tra il manga e la nuova serie, finendo per essere sterile riciclo di un’idea acquisita pagandone i diritti.

 

 

 

 

 

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