DIARIO DELL’IMMIGRATO – Sadbøi di Berliac

Copertina di Sadbøi di Berliac

Sadbøi è una rivendicazione di esistenza. Il protagonista di questo graphic novel/gaijin gekiga è un profugo di guerra, orfano straniero in un paese scandinavo. Al centro dell’attenzione fin da bambino come “cavia da laboratorio” del Programma di Integrazione Sociale, Sadbøi vive in una perenne instabilità, tra case occupate e il carcere.

I servizi sociali si sforzano voglio far diventare Sadbøi un cittadino modello, ma più si sforzano, più il protagonista cerca altre strade, altre etichette. In primo piano abbiamo nel fumetto abbiamo la questione dell’identità del migrante, che la società vuole plasmare in un modo o nell’altro, dimenticandone l’individualità.

«A me interessa solo aiutarti, lo sai?» «Ti aspetti davvero che creda a questa stronzata? Lo fai per sentirti in pace con te stessa.»

Nello straniamento culturale che contraddistingue il mondo contemporaneo, in cui le culture non sono mai state così prossime e così lontane allo stesso tempo, nascono inevitabilmente innesti e contagi. Qualcuno ha criticato l’estetica del tratto e della narrazione di Berliac, timoniere del gaijin gekiga, come troppo derivativa da quella giapponese, arrivando perfino a tacciarlo di “appropiazione culturale”. Berliac ci dimostra quanto l’uomo apolide, senza tradizione, possa affezionarsi a qualsiasi cultura, plasmando la propria unica individualità e traendo elementi da molteplici luoghi: l’universo dell’autore è un mondo in cui Hokusai ascolta vapor-wave, Oslo sembra Neo Tokyo 3 in una monocromia che rimanda al manga alternativo, Seiichi Hayashi su tutti.

scena di sesso omossessuale in carcere

Sadbøi è dedicato a Jean Genet. Prima della stesura definitiva l’autore pensava di realizzarne una versione a fumetti di Diario del Ladro. La tematica dell’indigente pederasta costretto alla prostituzione e al crimine, prominente nel fumetto di Berliac, proviene direttamente dal libro. Berliac si ispira all’inversione di ideali di Genet per descrivere l’emarginazione di oggi. L’autore argentino compie un passo ulteriore, identificando la figura dell’escluso con quella dell’immigrato odierno. Sadbøi, come il protagonista del libro di Genet, modella sé stesso attraverso il capovolgimento vizio/virtù (senza arrivare a certi eccessi del libertinaggio assoluto). È costretto a creare una nuova etica sovversiva: nemico della legge, egli ama i criminali. La delinquenza sfacciata diventa eroismo nel rifiuto più completo della cultura piccolo-borghese.

Sadboi con dietro una scritta anti-migranti

Gli elementi tratti dal manga sono molteplici: dalla struttura narrativa, l’impostazione delle tavole, l’utilizzo dei retini, le onomatopee, l’influenza dell’iconografia, lo stile grafico. Ogni elemento però ha la sua specificità e interiorizzazione: la divisione delle vignette ha un occhio specifico sul mondo shōjo; lo stile delle illustrazioni non è una semplice imitazione dōjinshi, ma piuttosto una interpretazione intimistica del manga d’autore che dimostra una buona capacità di sintesi. Il tratto infatti risultando fresco, incisivo nella sintesi con sfumature sensuali.

La scelta dei font potrà sembrare antiestetica. È invece una scelta affatto evocativa, che ci spedisce nel mondo delle produzioni amatoriali, da cui l’autore proviene solo in parte. Non bisogna dimenticarsi che Berliac non è nato come gaijin mangaka, ma come fumettista piuttosto tradizionale. I suoi primi tre libri editi da La Pinta (DGMW, 5 PARA EL ESCOLASO, RACHAS) sono debitori del grande fumetto argentino, Muñoz tra tutti. Il Berliac che conosciamo noi, quello del gaijin gekiga, è una meta del suo percorso da artista apolide. Con questi font si sceglie allora di rappresentare quel mondo nascosto, esoterico. Un mondo di otaku internazionali che se un tempo si scambiavano albi fotocopiati, oggi si incontrano tra oscure pagine di blog.

Scena di bacio

Il gayjin mangaka ci descrive la rivendicazione dell’individualità priva di sovrastrutture socio-culturali, la riappropriazione del sé fuori dalla morale costruita. L’arma che l’autore utilizza per giungere a tale affermazione è l’arte/crimine, intesa come espediente per incidere l’ipocrisia comune. Se ci avete fatto caso, la “y” non è stata messa a caso. Il riferimento è all’essay Gayjin-mangaka pubblicato su Seinen Crap #2 in cui si dice:

GAY-JIN: Manga non è un genere. È un gender. Iniziare a fare manga per me è l’equivalente artistico (e per me quindi esistenziale) di un coming out. Io mi definisco mangaka come un transessuale nato uomo si fa chiamare “lei”. Se essere un mangaka è qualcosa di più grande di me (uno “spirito”), da esso sarò penetrato tramite una costante appropriazione di tutto ciò che vuol dire essere mangaka (traduzione tratta da fumettologica).

Sadboi pianhe

Il lavoro di Berliac è strettamente necessario, legato alla realtà contingente. Considerando il pressapochismo con cui viene raccontata la maggiore tragedia dei nostri anni Sadbøi è un’opera profondamente politica. Inoltre incarna una necessità pressante: quella di un’arte che sappia comunicare e descrivere con forza, scagliando addosso al lettore il patibolo della realtà. Descrivendo l’emarginazione, il crimine e l’omosessualità Berliac pone le basi della sua “nuova” poetica, proponendo, come novello Genet, un etica sovversiva e nichilista, che rinfaccia la propria differente individualità. Sadbøi descrive una realtà taciuta: sarebbe auspicabile che si legga molto e tanto se ne discuta, tralasciando sterili polemiche ma concentrandosi sulle istanze della realtà.

copertina della versione norvegese

Ultima curiosità personale: L’idea di arte connessa al crimine rimanda ad un’altra opera nata da una catastrofe culturale, la Tetralogia del Mostro di Enki Bilal. I protagonisti legati al passato sanguinoso della guerra in Jugoslavia si muovono in un mondo futuristico prossimo all’oggi descritto da Berliac. Chissà se Sadbøi conosce Warhole (l’artista criminale di Bilal) e che cosa potrebbero combinare insieme.

Sadbøi è presente nel database di Becomix: se ne siete in possesso potete aggiungerlo nella vostra collection, oppure metterlo nella wantlist per aspettare qualche offerta. Se non ce lo avete correte sul sito di Canicola oppure nella vostra fumetteria di fiducia!

 

 

 

 

 

Maledettismo e coscienza strutturale – Kami no Kodomo

Kami no Kodomo (o se preferiamo l’inglese God’s Child), dei fratelli Nishioka*, è un breve manga serializzato dal gennaio 2009 e pubblicato da Ohta Books nel 2010. Diviso in undici capitoli, narra le vicende di un apatico giovane androgino e della nichilistica presa di posizione nei confronti di un esterno estraneo.

Il duo è composto da Satoshi ai testi e Chiaki alle matite. Si occupano di manga e illustrazione più canonica, ricorrentemente con toni surrealisti e fiabeschi. Pubblicano dal ‘89, tra le opere più significative si ricorda l’antologia Jigoku (Hell) del 2000 per Seirinkogeisha (editore che pubblica tra gli altri anche Nemoto e Maruo).

Due tavole di Kami no Kodomo di bambini impiccati e feriti

La vicenda contenuta in Kami no Kodomo è presentata sotto una lente intrisa di soggettivismo, attraverso gli occhi dell’innominato protagonista. Da una nascita escatologica ad un tragico finale fagico, lo stile caratteristico e rigoroso deforma la vicenda, la cui ambientazione urbana lascia poco all’astrazione fantastica che caratterizza invece altre produzioni della coppia.

Nella lettura L’ano solare non può non venire in mente. Sembra fondamentalmente respirare arie decadentiste d’influsso Batalliano, piuttosto che a là Borges o Kafka (di cui hanno adattato opere nel 2010 per Village Books) più tipiche del duo. Una componente gratificatoria e ricorrente nell’opera degli autori è la manipolazione mirata della struttura del racconto che si presenta spesso modulare, chiusa e ciclica (struttura che va di pari passo con gli elementi grafici). La breve durata incita ad una lettura ripetuta, così come si ripetono tavole, con variazioni abbastanza ovvie da non chiudersi in virtuosismi biechi.

Quest’incrocio di maledettismo e coscienza strutturale porta in testa roba tipo la left-brained literature. Riesce a sintetizzare la lascività del lasciarsi trascinare in poetiche romanticheggianti rimanendo rigorosi nella gestione degli elementi narrativi. Kami no Kodomo si presenta significativo come riassunto dei macro-argomenti tipici degli autori: esistenzialismo, infanzia, rapporto uomo-donna, suicidio/omicidio, cannibalismo, religione. Risulta però più down-to-earth del resto della loro produzione, più realismo magico che non surrealismo, minimizzando la componente onirica che sembra rincarata nell’estremo della violenza. Il giovane protagonista compie omicidi, tutti al femminile, per poi formare intorno a se una setta di giovanissimi a là Village of the Damned con cui si intrattiene sessualmente.

due tavole speculari di feti

A livello visivo si presentano ancora una volta tutti gli archetipi stilistici già visti in opere precedenti, il protagonista (rigorosamente maschio, come il componente del duo che scrive) si presenta come un manichino apatico; l’esterno, tutto ciò che sta al di fuori della soggettività, è sempre alieno. Gli adulti nell’infanzia sono senza volto, spesso solo sogghigni e così restano. I bambini della setta sembrano più vicini, ma si presentano come repliche: cherubiche versioni chiare del protagonista.

Poche le espressioni, i personaggi si muovono come burattini del onnipresente voice-over del protagonista (ad accentuare il soggettivismo). I discorsi diretti sono praticamente assenti.
È la semplicità della storia che lascia respiro alla sua messa in tavola: i subdoli tocchi in più che giocano con la struttura fumettistica, le geometrie presenti sono sempre lievemente imperfette, fatte a mano, spesso stirate, donando alle varie illustrazioni un verticalismo goticheggiante (che va poi di pari passo con la teomania tematica). Sono poi palesissimi riferimenti ai grandi pittori-grafici (come in tutta la loro produzione): Modigliani nella longilineaità, i Cubisti e Cezanne spesso nei paesaggi, Mirò, senza tralasciare influenze di altri grandi del ‘900 come Klee e Mondrian. Poi giochi di pattern, chiaroscuri graficizzati e schiacciati, che si vanno a manifestare non dove c’è il volume, ma all’incastrarsi delle linee che formano i contorni. Forte lascito inoltre delle precedenti opere, in cui è più palese l’impronta, sia per narrazione che per messa su carta, delle fiabe occidentali dell’Ottocento (vedi la struttura compatta e, seppur deformata, la “morale”) e dalle relative tavole illustrative. Probabilmente la peculiarità del duo consiste proprio in questo, in un interessante occhio orientale occidentalizzato.

Dove tante altre opere si fan forte e ci attraggono in quanto con occhio viziato le vediamo aliene, cosa che spesso di fa sospendere il giudizio, Kami no Kodomo riassume bene sentori orientali con una lente non tanto occidentale, quanto occidentalizzata da lontano. Questo occhio post-Showa incuriosisce molto e rafforza lo stile di narrazione.
L’opera è attualmente senza licenza occidentale (disponibile in giapponese sulla quindicina di euro), ma è ampiamente disponibile in fan-trad inglese nei siti di manga-sharing insieme a buona parte della produzione del duo, anche quella in attesa di distribuzione.

una moltitudine di bambini della setta

*Normalmente kyōdai si scrive 兄弟, con rispettivamente i kanji di fratello maggiore e fratello minore. Loro però utilizzano 兄妹, ovvero fratello maggiore e sorella minore. Normalmente la lettura di 兄妹 sarebbe “keimai”, vocabolo non molto utilizzato. I fratelli Nishioka propongo la lettura “kyōdai”, più comune. Nell’antologia AX in inglese sono presentati con il neologismo brosis.

Articolo di nightputrid

 

Comics e Moda – fummetiste per Prada

NUOVA COLLEZIONE PRADA???

Sì, la collezione Prada ss18 è un argomento davvero strano per il nostro blog. Dopo tanto spazio lasciato a Cerebus e le mestizie del gekiga è giusto però bilanciare e trattare del fumetto dell’altra metà del cielo.

Moda e fumetto. Prada nella nuova collezione SS18 omaggia Junes Mills, una delle prime grandi autrici di fumetto, coinvolgendo otto artiste. L’iniziativa del tutto femminile è decisamente interesante, la cultura del fumetto entra in altri canali. La scelta delle artiste partecipanti non è scontata: eterogenea per stile, età e nazionalità, con occhio attento alla storia e a realtà di di oggi.

“Sono andata letteralmente alla ricerca dell’immagine di donna raccontata da queste illustratrici. […] Mi interessa l’idea di vestire l’individualità di ogni donna con l’individualità creativa di queste donne. Una cosa sull’altra, proprio come avviene nei fumetti di cui ammiro l’abilità di creare un mondo con poco, una storia con un semplice tratto di matita. Questo è stato lo sforzo di questa collezione. E questa mi piacerebbe fosse la qualità della mia moda”. (da D di Repubblica)

Scopriamo chi sono!

 

FIONA STAPLES

copertina di saga

EMMA RÍOS

disegno fantastico
Immagine tratta da http://ifanboy.com/articles/ifanboy-upstarts-emma-rios/
BRIGID ELVA

copertina di fanzine

STELLAR LEUNA

donna cammina con ombra diabolica

NATSUME ONO

copertina di Lady & Old Man, manga

GIULIANA MALDINI

gatto su sfondo giallo

JOËLLE JONES
supereroina
Immagine tratta da www.joellejones.com
TRINA ROBBINS
disegno vintage con eroine del fumetto pro femminismo
http://library.duke.edu/exhibits/modelnormuse/galleries/feminist-art-movement/slides/It-Aint-Me.html

La prima disegnatrice di Wonder Woman!

TARPÉ MILLS
Artista omaggiata da prada ss18
tratta da http://talkingcomicbooks.com

Inventò Miss Fury, la prima eroina femminile creata da una fumettista.

 

Aminoacid Boy and the Chaos Order di Diego Lazzarin

Quando è un’istanza comunicativa a spingere l’autore a creare un’opera, beh, non c’è niente che possa fermarlo. Le pagine di Aminoacid Boy and the Chaos Order trasudano ispirazione, lavoro meticoloso e decisione. Diego Lazzarin imposta un fumetto con una narrazzione piuttosto lineare, per lasciare spazio alla espressività delle illustrazioni. Lo stile di Lazzarin, seppur abbia chiari riferimenti all’underground americano (vedi Chippendale o Brinkman) e al surrealismo e i suoi derivati (Chagal, Bacon), ha una chiara impronta personale che ne impedisce una precisa catalogazione. Oro che cola, in un panorama che a volte tenta di ridursi nella scopiazzatura di stili in voga al momento, come sostiene Oral Giacomini.

Copertina di Aminoacid Boy di Diego Lazzarin. Il mostro protagonista è su un bruco mela

Lazzarin inoltre è l’editore di sè stesso: l’opera fisica è stata stampata grazie ad un crowdfunding su Indiegogo. Un’impresa enorme che vede l’autore impegnarsi in più ruoli: portare al successo una campagna non è per nulla semplice e comporta molte ore di lavoro. Come si diceva, quando un lavoro creativo parte da un’urgenza espressiva, niente lo può fermare. La lingua è l’inglese: la riuscita di questo progetto non può essere che internazionale.

Illustrazione di un interno dai colori impressionisti e con figure baconiane

Aminoacid Boy narra le vicende di un alieno che viene spedito sulla Terra alla ricerca del segreto della natura umana. È un racconto di formazione, è suddiviso in capitoli che narrano i periodi della vita di Amino, dalla morte ad un loop eterno. Particolarmente intensa a livello illustrativo è l’infanzia, che ci porta nell’esotico mondo degli arabesque di Matisse, nelle foreste di Ligabue e nei disegni del paziente O.T. (e il cerchio si chiude, considerando che gli Einsturzende Neubauten vengono citati nel libro).

Aminoacid, un ragno e una tigre. Colori verde, giallo, viola, nero, rosa, marrone molto accesi

Chi segue il blog sa che più che semplici recensioni cerchiamo di offrire approfondimenti su delle tematiche. Va da sè che gli argomenti trattati vertano su autori di cui pienamente appoggiamo il lavoro. Amino nella sua adolescenza diventerà il frontman di una punk band, e nel libro sono numerosi i riferimenti alle scene noise o sperimentale. Il tema del freaky frontman mi ha ricordato due film: Bad Boy Bubby, 1993 diretto da Rolf de Heer, tra i più weird di sempre e Drive, 2002 di Sabu, delicata e assurda commedia giapponese. Premendo i link dei film verreti catapultati in localacci pieni di pazzoidi sopra e sotto il palco.

mosca disegnata da Lazzarin

Sostenete il fumetto indipendente di qualità! L’opera è acquistabile dal sito dell’autore ed è presente anche nel Marketplace di Becomix.

Fumetti e spade – Intervista a Oral Giacomini di Snuff Comix

Se c’è una fanzine italiana che incarna a pieno i canoni stilistici del d.i.y. questa è sicuramente Snuff Comix, ormai un’istituzione nel panorama del fumetto punk underground. Nata nel settembre 2013 è una realtà fumettistica completamente libera e outsider. Nelle pagine Snuff (nome che si riferisce ai presunti video amatoriali di torture e uccisioni realmente messe in pratica) troviamo disegni orripilanti, sessualità malata gettata in faccia, una valanga di droghe. Di autori e illustratori che hanno partecipato negli undici numeri usciti fin’ora ce ne sono una moltitudine. Possiamo citare Raffaele Sorrentino, Davide Bart Salvemini, Francesco Cornacchia, Giorgio Franzaroli, Adam Tempesta, Delicatessen, Tommygun Moretti, Federico Fabbri, Alessandro Caligaris, Sergio Zuniga, Salvatore Giommaresi. Ma ospiti illustri stranieri non mancano: Dexter J Cockburn, Vixene, Tommy Ross, Matt Crabe, Jon Lawrence, James Mahan, Javy Godoy, Russell Taysom, Kevin Beaude, Cristian Robles, gwentomahawk, Heilige Berg, Sam Rictus, Tetsunori Tawaraya, Alkbazz Garagel. Snuff Comix venne fondato da Oral Giacomini, Francesco Cornacchia (Cavalier K.) e Carlo Benini. I ragazzi si possono trovare nelle fiere (Crack, Afa, Borda, ecc) sempre strafatti come vere e proprie rock star. Abbiamo scambiato qualche parola con Oral Giacomini, ovviamente sul fumetto, sull’underground e sulle droghe. Copertina di Snuff Comix 1 di Oral Giacomini Ciao Oral, mi sono dimenticato di citare qualche autore importantissimo comparso sulle pagine di Snuff? Noti qualche differenza nel rapportarsi tra il nazionale e l’internazionale?

Beh nel numero 11 di SNUFF COMIX abbiamo pubblicato un inedito di ANDREA PAZIENZA, che è praticamente il massimo! In SNUFF COMIX #6 c’è un lavoro di Aleksandar Zograf. Anche Jack Teagle ha contribuito con un suo fantastico fumetto. Riguardo alle differenze tra nazionale e internazionale: in Italia si é più vincolati a determinati standard, mentre all’estero si trova maggiore varietà di stili e più professionalità, questo ovviamente in generale, nel senso che l’ambiente socioeconomico è più disposto a riconoscere la professionalità dell’autore e di rimando l’autore accresce in esperienza e professionalità.
Hai qualche aneddoto interessante da raccontarci sulla collaborazione con qualche autore?

Al principio è stato entusiasmante l’apporto di Sergio Zuniga, un’autore spagnolo trapiantato a New York. Eravamo tre spostati che cercavano di pubblicare i loro tentativi di fumetto con la velleità di accostarsi ai fumettisti che ammiravano. Il primo a darci corda fu Sergio, che acconsentì a realizzare un fumetto agratis per SNUFF COMIX #1, e devo dire che è l’opera di gran lunga migliore di quel numero. Disegnò anche la copertina del numero 2, una cover art a tema Hallowen fantastica! Poi abbiamo conosciuto un autore non professionista che studiava all’ ISIE di Urbino: Fabio Cesaratto. E’ stata un’epifania vedere i suoi lavori, un disvelarsi del velo di Maya: “Dolce Betty”, e soprattutto “Il cane” e “L’elemento cosmico”, sono fumetti che chiunque ha letto non ne è potuto restare indifferente. Conoscere Aleksandar Zograf, il cui lavoro (come i “fumetti ipnagogici”) è stato fondamentale assieme al PROFESSOR BAD TRIP e Miguel Angel Martin, ad avvicinarmi al fumetto underground, è stato meraviglioso. Ci ha regalato una tavola incredibile che abbiamo pubblicato su SNUFF COMIX #6! Giorgio Franzaroli ha iniziato a collaborare con noi che aveva già una lunga esperienza editoriale, FRIGIDAIRE in primis, pubblica tuttora su varie riviste da Linus al Fatto Quotidiano dove ha uno spazio come vignettista. Lui è stato amico e allievo di Andrea Pazienza, quando ci ha proposto di pubblicare su SNUFF COMIX #11 una tavola inedita di PAZ per poco non m’è venuto n’infarto!   Copertina 2 - un uomo tiene una maschera gigante con guance scroti

Quali saranno gli sviluppi futuri di Snuff?

SNUFF COMIX ha una sua vita e come ogni vita avrà termine, non sappiamo ancora quando, ma ci siamo dati un limite di uscite. L’elemento più importante assieme alla qualità, secondo noi (che è la sola discriminante nelle scelte editoriali), è l’originalità del materiale pubblicato: finchè ci imbatteremo in autori che producono materiale che ci colpisce, noi li contatteremo per averli su SNUFF COMIX, tanto più se sono ignorati o trascurati dalle altre realtà editoriali nazionali o internazionali, più o meno underground. Di sicuro puntiamo a migliorarci numero dopo numero ed a coinvolgere, assieme agli autori emergenti, gli autori migliori in circolazione. Pubblicare Pazienza è stato un traguardo difficile da superare, però nel mondo ci sono tanti artisti eccezionali che vogliamo con noi. COpertina 7 - Weird gore manga

Come vedi l’underground italiano? Quali opere ti hanno colpito maggiormente?

L’Italia purtroppo si conferma come panorama paludato e stagnante. Un eterno vorrei ma non posso, per dieci autori dallo stile interessante ce ne sono mille omologati al piatto diktat della tavoletta grafica e del programma con la palette di colori pseudo-pastello e/o fluo. Più che opere vere e proprie trovo dei nomi che ammiro: Davide Bart Salvemini, Diego Lazzarin, Ivan Hurricane, Maicol e Mirco, TommyGunMoretti, David Bacter…e perfortuna molti altri! Persone che discostano il proprio tratto da quello in voga al momento. Dici che non è troppo fertile il panorama italico? Come accennavo prima, il panorama del fumetto e dell’illustrazione underground nel mondo e in Italia nella fattispece, è stagnante. La tecnica e i tecnicismi surclassano (eccetto rari casi) nel riscontro dei lettori, la qualità narrativa e l’ingegno. C’é quasi un’intera generazione standardizzata secondo i canoni della tavoletta grafica, percui non riscontri distinzione tra una mano e l’altra, maschi e femmine, vecchi e giovani, talentuosi e mediocri, intercambiabili l’uno con l’altra. Non voglio passare da luddista, o ripetermi troppo ( come mi fa notare il mio socio), ma un tempo c’era più margine di individualità nel segno. Inoltre trovo una sorta di snobismo per il quale conta più il supporto sul quale si opera piuttosto che l’opera in sè, mi spiego: la narrazione grafica di un’illustrazione o l’evolversi della sceneggiatura nel percorso di un fumetto, passano in secondo piano agli occhi e ai portafogli dei lettori, rispetto a come vengono stampati e su cosa. Adesso vanno di moda il risograph e serigrafare ogni cagata, per dirne una, e sembra che il gregge segua la moda pedissequamente, senza curarsi della qualità del disegno o del fumetto. Copertina 8 - Vishu e zombie

Ci sono dei consigli che daresti ai giovani autori?

Non saprei che dire, io sono sempre stato un vecchio autore, pure quando ero giovane, se mai lo sono stato. Tuttora non posso considerarmi un fumettista professionista, se con tale dicitura vogliamo descrivere un professionista che vive del suo lavoro. La sola cosa che mi viene in mente é: lavorare sempre e comunque. Se è questo che fate, e che amate, fatelo e vi darà più di qualunque altra cosa a cui possiate dedicarvi nella vostra esistenza. Copertina 4 - Due cannibali cucinano una persona

Quali autori vorresti vedere nei nuovi Snuff?

Merda! Sono tanti, non mi basterebbero due vite! A dispetto di quello che ho detto e scritto sono tanti gli autori italiani e non che vorrei vedere pubblicati su SNUFF COMIX, ti dò qualche nome: KAZ, Shintaro Kago, Joan Cornella, Manara, Vuillemin, Miguel Angel Martin, Gipi, Derf Beckderf, Robert Crumb, Francesca Ghermandi, Eleuteri Serpieri, Attilio Micheluzzi, Hans Rickheit, Jesse Jacobs…e un puttanaio di altri. E sai una cosa? Nonostante siamo una Creative Common percui non possiamo compensare economicamente i nostri collaboratori, penso che li pubblicheremo tutti!

Che stai leggendo di bello?

Cocco Bill di Jaccovitti, Popeye di Elzie Segar e Kolosimov di Saul Saguatti. Mi è venuta voglia di rileggermi Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami e i racconti di Ryunosuke Akutagawa.

Con quali case editrici (italiane o estere) hai più feeling?

Beh questa è facile: Eris Edizioni, Canicola, ammiro molto la Fantagraphics Press, la Coconino in tutte le sue forme, BAO, la Rizzoli Lizard, spero di non averne scordate troppe! Copertina 10 - Uomo giallo con in mano pugnale e mela Ci racconti meglio l’episodio con Paypal?

Dunque: tornavamo dal Napoli Comicon 2014, ed eravamo piuttosto spossati (all’epoca uscivamo mensilmente con una tiratura di 200/300 copie, ed eravamo in due in redazione!). Alcuni nostri lettori ci segnalarono che non era più possibile acquistare SNUFF COMIX dalla shop area del sito web. Operammo dei controlli senza risultato, fino a quando ci venne recapitata una e-mail dove Pay Pal ci informava che il nostro rapporto era concluso a causa della violazione del contratto d’uso da parte nostra per violazione dei termini per diffusione di materiale pornografico e pedopornografico. A quel punto non c’erano cazzi, non potevamo fare nulla. Non abbiamo mai scoperto se la cosa prese il via da una segnalazione o da un controllo di PP, oppure da una lettura di algoritmo del suddetto. Fattostà che restammo fermi per due anni, quando attraverso alcune scappatoie riattivammo il dominio www.snuffcomix.com , shop area compresa, e a gennaio 2016 ripartimmo con SNUFF COMIX #9. Da allora cerchiamo di essere più accorti on-line e usciamo due o tre volte all’anno. Copertina 11 - Ragazzo con vescica al posto del viso

In un intervista ho letto che sei stato dichiarato morto due volte. Hai voglia di raccontarci qualcosa in più?

La prima volta ero un ragazzino: andai in overdose il giorno prima di capodanno, fu come se avessero spento la luce all’universomondo; due tre ore dopo arrivò un mio amico che ebbe l’impressione che qualcosa non andasse e forzò la porta tirando via il chiavistello. Mi trovò esangue che respiravo a malapena. Chiamò l’ambulanza, arrivarono i paramedici, quando mi trovarono ero in arresto cardiopolmonare, non respiravo e il cuore non batteva. Due dosi di Narcan non mi fecero effetto. Provarono con il defribrillatore ma niente. Alla fine mi piantarono nel cuore un siringone da cavallo pieno di Narcan e Adrenalina per farmi ripartire il cuore. Funzionò, risorsi come Dracula dalla tomba. Conservai quella spada per alcuni anni a mò di memento mori, col sangue mischiato ai farmaci, fino a che sentii di non aver più alcuna necessità di quel feticcio.

La seconda volta è successa pochi mesi fa. Non fu per niente un dolce oblio come la precedente, ma una discesa agli inferi. Assunsi per endovena un farmaco antagonista degli oppiacei, oppiacei che io credevo aver espulso dal mio organismo. Non era così. Ebbì un’episodio di rapida disassuefazione con collasso multiorgano. In pratica ogni mio organo compresi pelle e sistema nervoso stava morendo, collassando, a causa della rapida astinenza. La scimmia era assurda: stavo morendo di rota. Il Subutex (questo il nome del medicinale) dà effetti simili alla roba, sempre che tu non abbia oppiaci in circolo! Fù un crescendo: pelle e nervi erano passati alternativamente sotto fuoco e ghiaccio , muscoli e cartilagini mi venivano strappati dalle ossa, ossa che venivano come gratuggiate, convulsioni pseudoepilettiche non mi davano tregua…Passai diverse ore in quello stato atroce tra ambulanza e pronto soccorso: non mi trovavano una vena. Dopo decine di iniezioni di sedativi e calmanti intramuscolo nelle coscie persi i sensi, apparte qualche sfumato barlume di coscienza mi ripresi quattro giorni dopo. Mi hanno raccontato che ci sono voluti dieci infermieri per tenermi fermo mentre i medici mi mettevano un’accesso venoso centrale alla giugulare e uno alla carotide. Poi il mio cuore si fermò ancora per diversi minuti finchè non riuscirono a farlo ripartire, ma decisero di tenermi in coma farmacologico sino a quando i valori non fossero sufficentemente stabili. Mi risveglai 4 giorni dopo con due tubicini che sbucavano dai lati opposti del collo, come le viti del mostro di Frankenstein!

Potete trovare i numeri di Snuff nel database di Becomix, per maggiori informazioni e acquisti potete accedere direttamente al sito Snuff Comix.

Salva la tigre – Un mini fumetto di Marco Corona

Marco Corona, a cui abbiamo fatto un appello pubblico per la ripresa della serie L’ombra di Walt, ci regala due splendide tavole promozionali per la nostra piattaforma!

Al ragazzo esultando spuntano fuori gli artigli di Wolverine. Disegni Corona Storia Scassa

E voi che aspettate a registrarvi? Avete fumetti da vendere? Ne cercate? Avete voglia di costruirvi una biblioteca virtuale? Becomix è il sito che fa al caso vostro. Seppur sia ancora in costruzione, il database e il marketplace sono già attivi. Presto sarà migliorata la sezione Collection.

 

Come funziona Becomix
  • Si caricano i fumetti nel database seguendo la scheda di caricamento;
  • Si possono inserire molte informazioni (Autori, nome testata, nome serie, formato, genere, ecc);
  • Il fumetto catalogato può essere inserito nella propria collezione o messo in vendita.
Che tipi di fumetto vanno bene?
  • Che sia una autoproduzione, che sia supereroistico o un manga non importa, basta che sia un fumetto!
Come posso comprare i fumetti?
  • Gli utenti creano il marketplace mettendo i fumetti in vendita. Una volta contatto il venditore ci si mette d’accordo per le modalità di spedizione e pagamento, che avvengono fuori dal sito. Becomix non richiede tariffe!
Ci sono dei bug o link rotti!
  • Siamo un team ristretto che sta lavorando alla piattaforma esclusivamente con la forza della passione, la volontà di promozione culturale e un amore incondizionato per il fumetto. Se trovate bug, problemi, malfunzionamenti o consigli non esitate a contattarci!

 

 

Le gag più esileranti di Cerebus in Hell

cerebus in hell???

Per festeggiare il quarantesimo anniversario dalla nascita di Cerebus, Dave Sim decide di riprendere in mano la sua creatura dodici anni dopo l’ultima issue, proponendo una mini serie in cinque numeri, Cerebus in Hell?. Seppur il titolo possa sembrare uno spoiler per chi non ha finito l’epopea, non si può considerare come un vero e proprio sequel di Cerebus. Sim ha contratto una malattia al polso che non gli permette più di disegnare: la nuova serie Cerebus in Hell? non ha quindi nessuna tavola originale. In effetti questa mini serie è composta da sketch di una pagina montati sopra le illustrazioni dell’inferno dantesco di Gustave Dorè. Gli albi sono curati in ogni dettaglio tanto che Dante è accreditato alle chine e Sandeep Atwal, l'(ex) assistente di Sim, ai colori (come vedrete gli albetti sono in bianco e nero).

Dave Sim si chiede dove sia finito Cerebus e questo risponde che si trova su Facebook e Mark Zuckerberg è satana
Seconda di copertina di Cerebus in Hell? #3

Dopo l’insuccesso di glamourpuss (parodia delle riviste di moda decisamente sottovalutata in cui, tra le cose, si studia la storia del fotorealismo nei fumetti e si indaga sulla morte del fumettista Alex Raymond), letture di passi della Bibbia e restauro delle tavole in digitale, ritorna l’oritteropo con tutta la sua misantropia. Qui di seguito troverete una lista delle migliori gag comparse in questa mini serie, in cui Sim scherza sul suo collega Gerhard, non mancano frecciatine verso l’industria del fumetto e sulla cultura pop in generale. Le tavole originariamente sono state postate su A moment of Cerebus e su Cerebusdownloads.com .

riassunto delle puntate precedenti
Cerebus in Hell? inizia con un riassunto: nella prima tavola spiega che Cerebus era un mercenario, nelle altre tre lo mostra morto
CiH #0 tav. 1
Su future collaborazioni con Gerhard
Sim si chiede se collaborerà di nuovo con Gerhard
CiH #1 tav. 2
WU-TANG Clan all’inferno
La pena del contrappasso per i Wu Tang Clan è diventare bianchi
CiH #1 tav. 16
sui Milleriani
Dante alle prese con un gruppo di fan sfegatati di Frank Miller
CiH #1 tav. 22
sul mangiarsi le unghie
Cerebus discute sulla sessualità con gli angeli. C'è da segnalare che Cerebus è ermafrodito
CiH #2 tav.10
su justin bieber
CiH #3 tav. 13
dante e virgilio alla fine dell’inferno
CiH #3 tav.22
su chester brown
CiH #4 tav. 6
su virgilio
CiH #4 tav.3

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GAIJIN MANGAKA – JAPAN STRIKES BACK

Wanna read it in english? Here it is the traslation by Berliac!

dall’invasione americana ai gaijin mangaka

Verso la fine del secondo volume de La mia vita in barca di Tadao Tsuge c’è un felice ritrovo di pescatori che, trasportati dai fumi dell’acool, si lasciano andare in discorsi sui massimi sistemi. Parlano del passato, della guerra, delle responsabilità, delle violenze perpetuate e dell’invasione americana.

«L’occupazione dell’esercito americano ha abolito il sistema feudale e convertito il paese alla democrazia, introducendo una serie di riforme e innovazioni culturali encomiabili. Ci sono voluti anni per capire a pieno quale fosse stata la portata dell’occupazione americana. Ma ormai avevamo assorbito la cultura occidentale attraverso i film e le innovazioni introdotte. Perciò… siamo passati sopra le tante contraddizioni per via dei benefici di cui godevamo.»

Vignetta di La mia vita in Barca 2 con Kagemaru e Astroboy

Che in queste vignette Tsuge decida di inserire due simboli del fumetto giapponese (Astroboy di Tezuka e Kagemaru di Sanpei Shirato) è significativo per esplicitare quanto il manga (e di conseguenza l’animazione) sia stato fortemente influenzato dall’occupazione americana e dalla cultura occidentale in generale. Se dal dopoguerra in avanti il Giappone ha dovuto e voluto arricchirsi culturalmente, ha d’altro canto preparato un rigoroso contrattacco: ha invaso le televisioni mondiali con un’impressionante ondata di cartoni animati, predilingendo spesso la quantità alla qualità. Non c’è nulla da stupirsi se oggi ritroviamo l’estetica nipponica (da quella più rigorosa della tradizione a quella più kawaii del fumetto popolare) in ogni dove. Al di là delle grosse produzioni e delle comunità otaku, esistono autori e illustratori che si rifanno ad estetiche del fumetto autoriale e di sperimentazione, dall’heta-uma al gekiga, creando evocativi ibridi culturali.

Fabio Ramiro Rossin

Berliac, che recentemente è stato anche accusato di appropriazione culturale (sì, proprio nel 2017, lo abbiamo incontrato all’ Oslo Comix Expo), ha curato un’antologia per la casa editrice Kuš! raggruppando una serie di autori che possono essere considerati dei veri e propri Gaijin mangaka. Certo, non si può parlare di una scena vera e propria, dato che il fumetto indipendente rimane non coeso e fortemente individualista, ma si possono comunque tracciare coordinate per capire lo sviluppo di questa estetica per monitorare gli interessanti sviluppi di illustratori pieni di talento. Tra gli autori italiani rappresentati di questa corrente possiamo citare Fabio Ramiro Rossin e Vincenzo Filosa, che con Viaggio a Tokyo omaggia i grandi maestri del gekiga, Tadao Tsuge in primis.

Vincenzo Filosa

Non tutti gli autori presenti nell’antologia Gaijin Mangaka possono essere considerati fumettisti veri e propri: Ben Marcus affermerà che nel volume pubblicò la sua storia più lunga (8 tavole), Xuh invece si dedica maggiormente alla pixel art che alla narrazione mentre ancora Nou si dedica molto alla pittura.

 

Ben Marcus

Ben Marcus è nato nel 1983 e vive e lavora a Chicago. I suoi lavori si possono vedere su Lumpen Magazine o nelle sue autoproduzioni. Inoltre è un DJ attivo a Chicago e Berlino. In un’intervista rivela che sta ancora studiando il mezzo espressivo del fumetto e ciò che apprezza maggiormente nei manga è la narrazione cinematografica, che richiede molto lavoro di illustrazione. La proporzione dei visi è una caratteristica importante del suo lavoro:

The proportions of the facial features is important to me and I draw and re-draw them. Too many times. I wanted my characters to have a contemplative complexity to them. A depth of consciousness that a sense of animation is born of. (da Behind the comics)

 

Tavola colorata in cui un uomo dalla pelle blu si butta in piscina

Tavola fantasy dal sapore di Ken Shiro
Sadness Of Time, edito da Tan & Loose Press.

Potete ascoltare parte della sua produzione musicale su at soundcloud.com/deejaypluto e visitare il suo negozio online su http://goodbyepress.bigcartel.com/

Nou

Nou, classe 1985, abita a Portland dove gestisce una piccola casa editrice di fumetti e realizza graffiti. Collabora con la rivista Emergence. Il suo medium preferito è la pittura.

doppia pagina di uno spillato autoprodotto. A sinistra una ragazza nuda a destra la scritta I stand in front of him

Donna con vestito floreale

Nou mentre dipinge su tela con acrilici

Potete visitare il suo blog su http://nsncv.tumblr.com/

GG

GG nasce in Canada nel 1981. Cresciuta nella prateria iniziò a scrivere e illustrare storie e questo fu un modo per sentirsi meno isolata dal resto del mondo. Secondo Gaijin Manga il suo fumetto preferito è Elegia in Rosso di Seiichi Hayashi. Sulla sua tecnica GG spiega:

In questi giorni lavoro principalmente in digitale. […] I miei primi fumetti erano stati realizzati con matita e carta ma non mi piaceva perchè una volta finito la storia e scannerizzata, non sapevo dove tenere tutta quella carta. Mi sembrava inoltre uno step aggiuntivo dovere scansionare e poi pulire le scansioni dato che potevo farlo direttamente dal computer. Io cerco sempre di capire come rendere più efficente il mio lavoro perchè i fumetti mi prendono molto tempo. (da Behind the comics (19) )

Tavola molto elegante da Gaijin Mangaka in cui una ragazza iniza a perdere sangue dal naso

Xuh

Illustratrice polacca nata nel 1991. Non ha scritto molti fumetti, ma sperimenta diverse tecniche, tra cui la pixel art e Oekaki. Potete visitare il blog di Xuh e visitare lo store pieno di gadget. Nonostante si sia avvicinata al disegno grazie a Naruto e affermi che il suo manga preferito sia Sunny di Matsumoto Taiyō traspare una delicata inquietudine, nata probabilmnete dal proprio tempo. Le sei tavole di Untitled in Gaijin Mangaka, ricche di tensione morbosa riservano una dichiarazione d’intenti: non sono giapponese, è la parola ad esserlo.Tavola di Gaijin Mangaka in cui un ragazzo dice "I'm not (japanese). The word is.

ragazza con sguardo torbido in pixelart

Ragazzo dark in pixelart

Luis Yang

Luis Yang è un fumettista spagnolo nato nel 1993. I suoi lavori sono comparsi in molte fanzine spagnole ed è il cofondatore di Sacoponcho e Nimio. Quest’ultimo progetto partì come autoproduzione e si concluse con Nimio. Fantasìa Final pubblicato da Ediciones La Cùpula. Si dichiara illustratore daltonico ed evita l’utilizzo di troppi colori. I suoi fumetti appaiono stralunati shojo manga dal forte sapore gekiga. L’utilizzo del monocromo di Tabako, il racconto su Gaijin Manga, ricorda Hana saku minato (Flowering Harbour) di Hayashi. Luis Yang riesce però a far proprio il linguaggio risultando originale. Potete leggere una storia, You Know who I am, racconto pubblicato su Vice e visitare il suo blog su http://suscrofad.tumblr.com/

Una ragazza strappa la sigaretta dalla bocca all'amica. Tavola di Gaijin Mangaka

manifesto del Gutter Fest 21017

Una coppia in stile shojo manga
Insta Kareshi “Insta – fidanzato”

 

Unomoralez

Finiamo il viaggio tra i gaijin mangaka con Unomoralez, pseudonimo di un uomo di quarantaquattro anni residente a Mosca, autore non compreso nell’antologia. Si dedica alla pixel art e osservando i lavori, illustrazioni o animazioni in loop, entriamo in un universo di mistero fatto di atmosfere metafisiche, in cui Maruo incontra Lovecraft e Lynch gira una animazione di Mizuki.

illustrazione in pixel art di una ragazza in un corridoio

 

yokai in un night club

Potete osservare i suoi lavori su https://unomoralez.com/

Carrellata di fanze punk dal Crack 2017

CRACK 2017

Dal 2005 a Roma si svolge il festival Crack! Fumetti dirompenti sul fumetto e l’arte stampata. Probabilmente è l’evento sul fumetto underground completamente autogestito più grande del pianeta. Aperto a tutti gli indipendenti, outsider, iconoclasti e disagiati del pianeta. Nello squat più grande d’Europa, il Forteprenestino occupato dal 1986, per cinque giorni imperversa questo sabbah cyberpunk, orgia di inchiostro, il più folle carnevale del male che i miei poveri occhi abbiano mai visto. Dopo la visita all’Afa Becomix ritorna nei fetival dell’oscurità. Per rimanere vicino allo spirito tossico dell’evento mostreremo, piuttosto che fumetti veri e propri, qualche autoproduzione punk contro tutto e tutti. Ecco la carrellata!

Vacilar comics

Vacilar è una selezione di fumetti disegnati tra il 2014 e 2016 da Rafael Rodriguez “Pachiclon”. La maggior parte di questi fumetti sono apparsi nella rubrica Fumetti della settimana di Noisey. Stampato nel giugno 2016.

Copertina di Vacilar. Gialla - Crack 2017

due pagine interne di Vacilar.

La morte su Vacilar

Torappu

Torappu, che significa trappola in giapponese, anzi in gairago ovvero il lessico giapponese di origine straniera, è un’autoproduzione di tre autori napoletani. Selvaggi.

Torappu - Crack 2017

pagina interna di Torappu

pagina finale con i contatti

Dio di me stesso – Alessandro Galatola

Alessandro Galatola è nato a Bari nel 1993. Ha pubblicato su riviste indipendenti come Snuff Comix, Fumè, Gestopo Propaganda e Carousel. Sulle riviste virtuali lo troviamo su Verticalismi, 4Panel, Curzio. Nel 2015 ha autoprodotto SAFE SPACE #1. Dio di me stesso lo abbiamo reperito dallo stand di Just Indie Comics che lo hanno prodotto insieme a Co-co. E’ stato presentato al Just Indie Comics Festival dello scorso giugno.

Copertina di Dio di me stesso

 

pagine interne di DIo di me stesso

bananE

Banane Fanzine pone un pesante interrogativo: semplice frutto delizioso o pericolo per le popolazioni? Quanto ci costa a livello energetico importare questa prelibatezza tropicale? 31 fumettisti e autori intervengono sul tema. Banane Fanzine è un progetto di Davide Spillari e Valerio Veneruso.  Tra i partecipanti: AkaB – Francesco Cutway – Mike Diana – Dr. Pira – Oral Giacomini – Giulia Gorga – Hal 9000 – King Simon – Maicol&Mirco – Goga Mason – Ruben Pirito – Thomas Raimondi – Davide Bart Salvemini – Tommy Gun Moretti – Z.Wax. La copertina, di cui abbiamo preso la stampa, è del lisergico illustratore romano Enrico D’Elia della Brigata RGB.

Banana psichedelica by Brigata RGB

Banana Fanzine al Crack 2017

Go fuck yourself

Per chiudere la piccola mostra di fanze del Crack 2017 mostriamo Go fuck yourself che è una fanzine sull’autoproduzione di sex toys e gender-benbing devices. Per il sesso del futuro.

 

Il nuovo fumetto argentino – DisTinta

DisTinta – Il nuovo fumetto argentino

Il fumetto argentino dovrebbe essere morto, ci spiega Martin Perez, il curatore, insieme a Liniers, dell’antologia DisTinta – Nueva historieta argentina. Con il nuovo e prepotente assedio alla cultura delle immagini, costrette in schermi sempre più piccoli, con sequenze sempre più veloci e una attenzione dello spettatore sempre più volatile, il mezzo artistico basato sul disegno a due dimensioni e narrazione sequenziale dovrebbe essere ormai dimenticato da tempo. L’Argentina ha dato il suo vigoroso contributo alla nona arte, basta citare El Eternauta o fumettisti come Quino, Breccia, Muñoz. Non sono bastate la scomparsa di case editrici negli anni novanta, una distribuzione non più capace di portare i fumetti nelle edicole, la crisi dei formati tradizionali causata da internet a distruggere per una buona volta le historias. No, non sono bastate. Se parlare di una nuova età dell’oro può essere esagerato, quello che si può dire, osservando l’antologia DisTinta, è che il fumetto argentino è vivo e gode di una buona salute.

Copertina di DisTinta - il nuovo fumetto argentino - realizzata da Liniers

A fungere da faro per gli autori, è la rivista autoprodotta ¡Suélteme!, in cui militavano autori come Podeti, Pablo Fayò, Pablo Sapia, Diego Parés e Max Cachimba. Pubblicata annualmente in cinque numeri, dal 1995 al 1999, ¡Suélteme! ha rappresentato la vera resistenza della nona arte. Liniers e Perez hanno deciso però di non includerli nell’antologia per mantenersi ancorati alla realtà contemporanea. Le condizioni economiche sono migliorate e dalle fucine dell’autoproduzione finalmente stanno ritornando riviste e libri. Il web aiuta a creare nuove comunità di lettori e appassionati. Per parlare del fumetto argentino di oggi bisogna per forza citare le riviste Fierro e Comiqueando, la fanzine Catzole, il blog Historietas reales, editori indipendenti come Llanto de Mudo. Grossomodo i 33 autori presenti nell’antologia derivano da queste realtà.

ARIEL LOPEZ V.

Lopez V. (V non come Vendetta, ma dal cognome della madre Verdesco) è di Mataderos. Lavora per il proprio studio di animazione Caramba e si è aggiudicato premi internazionali. Ha pubblicato su Fierro, Rolling Stone e il supplemento Si del quotidiano Clarin. Ora sta lavorando al suo primo graphic novel, Continente, grazie ad una borsa di studio vinta ad Angouleme. Un triangulo perfecto è la storia inedita che compare sull’antologia: un’avventura che ha il sapore borgesiano, dove le sperimentazioni grafiche non nuocciono alla narrazione. Questo link per accedere ad altre figate del suo blog.

 

Doppia tavola molto psichedelica in cui i protagonisti viaggiano in un altra dimensione in cui abita un mostro con testa triangolare

Due tavole dal sapore pop-sperimentale

camila torre notari

Da più di dieci anni Camila Torre Notari pubblica storie brevi e autobiografiche sul suo sito, Blogui Comics. Super prolifica, racconta a fumetti da quando ha diciannove anni e studiava disegno all’Università de Moron e fumetto nella scuola Eugenio Zoppi. Militante dell’autoproduzione, ha scritto anche Como armar un fanzine (Come fare una fanzine). Amante della pizza (ha perfino una fanzine dedicata al piatto più buono del mondo), cura il festival dell’Associazione Civile Viñetas Sueltas. La storia dell’antologia è stata scritta apposta e narra una delle tipiche problematiche di una band: avere un membro che non si sbatte per niente.

 

sempre tavole dallo stesso racconto. c'è una band che suona

Delius

Maria Delia Lozupone porta avanti una doppia carriera: una di libri per l’infanzia, con cui si firma con il proprio nome, e un’altra di fumettista che parla di maternità, amore, dello scorrere del tempo, della natura, di relazioni umane. In questa seconda carriera la sua firma è quella di Delius. Attualmente sta lavorando ad un progetto nuovo e Volver a verte, il racconto dell’antologia, ne farà parte.

tavole in bianco e nero con un disegno naif

sempre tavole in stile naif

Ezequiel Garcia

Ezequiel Garcia è stato il co-editore di El Tripero e al momento è il direttore artistico delle illustrazioni e dei fumetti per la rivista Crisis. Inoltre cura e organizza mostre e collezioni. Dopo il libro del 2013 Creciendo en publico Garcia ha deciso di abbandonare lo stile autobiografico che lo contraddistingueva per gettarsi in opere più sperimentali. Servicio con inteligencia emocional, il racconto da cui abbiamo tratto le immagini, è il secondo capitolo di un libro in costruzione (il primo comparve sulla rivista Un Faulduo). Che dite, deve continuare su questa strada?

Tavola pop-sperimentale

Gato Fernandez

Dopo aver studiato sceneggiatura e lavorato insieme a Carlos Trillo, Gato Fernandez ha collaborato a riviste come Fierro e Clitoris, rivista esclusivamente di autrici femminili. Il racconto dell’antologia, Historia de una nena y Dios (Storia di una bambina e Dio) si basa su un abuso sessuale realmente accaduto e fa parte di un progetto autobiografico ancora in fase di lavorazione.

tavole con un stile vagamente francese

Maria Luque

Illustratrice editoriale, dal 2005 espone i suoi lavori in musei e gallerie. Si è avvicinata al fumetto grazie alle opere di Powerpaola e Marjane Satrapi. Il racconto Una invitacion è legato ai suoi ricordi di infanzia, quando andava al compleanno del nonno. C’erano molte giacche in pelle vera perché all’inizio degli anni novanta la gente non era molto ecologista, ci spiega.

stile da pittura espressionista

Pablo Vigo

Erede della grande tradizione indie nordamericana (Clowes, Ware, Tomine) Pablo Vigo è una figura di spicco nel panorama nazionale. Illustratore del quotidiano La Nacion, fa parte degli autori di Editorial La Pinta, ha curato l’antologia Tabula Rasa (2009), pubblicava sulle riviste Maten al Mensajero e Doppelganger. Era una noche tormentosa nasce dal suo amore verso i racconti dell’orrore dei leggendari EC Comics.

 

Semola Souto

Con amici ha creato il delirante Lule Le Lele, serie durata quindici numeri. Oggi fa parte del collettivo umoristico e satirico Alegria e si occupa di restauro, realizza storyboard cinematografici. Parkelandia, il fumetto nell’antologia, è stato pubblicato su Fierrito, il supplemento a Fierro. Qui viene raccolto per la prima volta tutto insieme.

mostriciattoli come pokemon che litigano

 

Ho mostrato solo 8 dei 33 autori presenti nell’antologia. La scelta è stata solamente dettata dal mio gusto personale, ma ogni autore è molto valido. Il fumetto argentino nonostante le sfide resiste ancora. Questo perché è uno dei medium artistici che permette più libertà espressiva, perché i lettori, tramite lo spazio bianco delle vignette, si impossessano dell’opera, perché è evasione e impegno. LUNGA VITA AL FUMETTO!