Videogame, dark music e cut-up: Dance in the Dark di Suda e Takeya

Il genere Noir* descrive il tempo e scenari lontani dal quotidiano. Dalla comparsa dei videogiochi è sempre più facile imbattersi in opere che ti facciano vivere i sospetti di mondi nuovi. Il game designer Suda Goichi** sguazza nel Noir e dagli anni 80 propone opere con bizzarri ibridi culturali. Kurayami Dansu- Dance in the Dark non è un videogioco: è un manga che rappresenta il sogno di una danza nell’oscurità, nel nero. Nella lettura di questo manga entriamo in un mondo in cui regna la confusione, in cui l’estetica raver e post-punk si mischia ai Robot Anime, con il leit motive del Castello di Kafka. Gli elementi scenografici, neutralizzati da un disegno vago, rendono l’atmosfera asettica come uno slideshow. Scritto da Suda e illustrato da Shuji Takeya (di suo in Italia è arrivato Astral Project), Dance in the Dark è la riscrittura della sceneggiatura del videogame Kurayami, in cui emergono anche molti elementi e ossessioni di giochi a cui Suda51 ha lavorato in passato.

Copertina di Dance in the Dark

Il protagonista Wataru raggiunge il limite della vita in moto, facendo un incidente alla velocità folle di 300 km/h e restando in coma per tre anni. Al suo risveglio, di fronte al suo quartiere, è comparso un regno colossale in cui molta gente si sta trasferendo. Ritornato al suo lavoro di becchino riceve l’incarico di trasportare una bara proprio all’interno del regno. Partendo con il carro funebre Dance in the Dark diventa un buddy-movie tra Wataru e il suo partner immaginario Sharia, che solo lui può sentire e vedere dopo l’incidente. La storia di Dance in the Dark è un continuo di allucinazioni e incontri fino al raggiungimento del Regno. Il tema della morte ridonda continuamente. Prima di diventare game designer Suda lavorò per davvero nelle pompe funebri: la sensazione di morte che aveva provato in quel periodo è impressa nella personalità di Wataru. La morte è un qualcosa di deludente, ma non passa di certo innosservata. Il plot sottolinea che proprio perché c’è la morte esiste la vita. Ian Curtis, cantante dei Joy Division ardentemente amato da Suda, ha fatto suo il punto di vista dell’allucinazione della realtà, della forza della disperazione, del principio di rovina. Questo atteggiamento non è però da glorificare: molti degli idoli di Suda hanno avuto morte precoce. È come se Suda fosse affascinato dalla contraddizione di mettere in pericolo la propria vita per evitare di vivere vacuamente, come se si fosse già morti. Più che una fascinazione, sembra un credo che Suda ha fatto suo. Questo concetto è riunito nel discorso che ripete Wataru “da qui in poi sono i tempi supplementari della vita”.

Wataru in moto

I numerosi interessi di Suda sono attaccati alla storia, come un collage. Come ho scritto prima, Suda versa nei pensieri dei suoi personaggi atteggiamenti e pensieri dei Joy Division, New Order, Durutti Column, gli Smiths e i Nirvana. Continue sono le allusioni al suicidio, tema estremamente amato dallo sceneggiatore e fine comune di Curtis e Cobain. Nella storia però la scelta del suicidio è smentita molte volte.

scena di suicidio

Come nei romanzi di Ballard amati da Ian Curtis (The Atrocity Exhibition, Crash) o come nei un cut up di Burroughs, Dance in the Dark disordina gli eventi della narrazione, proiettando direttamente un flusso di immagini. La corsa folle di Wataru, come fosse una rivoltellata suicida verso la felicità, un amico d’infanzia nell’eternità della morte, un nuovo passato, una madre dall’esistenza incerta: il lettore è accerchiato da un plot disordinato. Sono i sentimenti e le decisioni del protagonista a rendere Dance in the dark un fumetto unico. A differenza dei manga tradizionali, è dispensata, grazie alla tecnica del cut up, una estrema varietà di situazioni, molte delle quali ampiamente psichedeliche. Cosa molto congeniale al medium del fumetto, arte legata alla disposizione delle immagini sulla tavola.

Due pagine interne di Dance in the Dark in cui c'è scritto il titolo in giapponese

Considerando che in molte opere rappresentative, come Killer7, ci sono personaggi che se la spassano, possiamo supporre inoltre che Suda abbia una fascinazione verso la ricerca di un continuo piacere, un piacere legato al momento. L’unione delle illustrazioni incoerenti e cut up di Takeya all’introspezione o ad una visione “edonistica” della vita, come se vi fossero cucite le melodie dei Joy Divison e degli Smiths sulle tavole, rafforzano la potenza emotiva e tiene unita la coerenza narrativa fino all’esplosione in frammenti della storia. L’equilibrio, o il cercare di mantenerlo a lungo, però è ciò che distrugge opere come questa. Sono necessari solo due volumi per rendere una splendida conclusione. Infatti, avvicinandosi al finale, la disintegrazione della storia si accentua: si avverte una compressione temporale, come se la storia di un anno fosse racchiusa in una settimana. Questo sviluppo della sceneggiatura può sembrare troppo repentino, ma viene ancora una volta rafforzato dalla tecnica del cut up. Una volta letto l’ultimo capitolo e rileggendo il primo, si capisce che sono praticamente identici. La breve sosta di riposo di Wataru nell’ultimo capitolo può essere come il savepoint di un videogioco: da qui può ripartire in loop tutta la storia.

Articolo originale in giapponese di Hirayama Yu. Traduzione dal giapponese Juan Scassa

*Suda inserisce il suo manga nel genere Noir, non intendendo però il genere giallo/poliziesco, ma piuttosto come racconto dalle atmosfere dark.

**Suda Gōichi (須田 剛一) è conosciuto principalmente con lo pseudonimo Suda51, in quanto 5 si può leggere “go” e 1 ichi (che ricordo si legge “ici”).

 

Entrambi i numeri di Kurayami Dansu – 暗闇ダンス – Dance in the Dark sono nel database di Becomix! Questo significa che se volete metterli nella vostra collezione o in vendita non bisogna più catalogarli. Ecco i link!

Link Volume 1

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Serie Completa

 

A charming mix of funerals, videogames and dark music: Dance in the Dark -暗闇ダンス

ノアールは日常から遠ざかった光景と時間を描く。video-gameというフォーマットが出来上がってからは、その世界そのものに干渉できるようになり、疑似的にその世界の住人になれる作品が多く作られた。ゲームデザイナーSuda51は正にノアールと言える世界観に、70年代末以降のカルチャーを混ぜ合わせた奇妙な作品を生み出し続けてる。『暗闇ダンス』はゲームではなく、マンガだが、ノアールの中で踊り、夢を見る時間を描き出す。ゲームは須田を魅了してきた作品が出た時代には存在していなかった。これは須田の原体験に数えられるものたちに並ばんと挑まれた作品だ。
カフカの『城』をモチーフにして、その上にレイヴ、ポストパンク、ロボット・アニメに代表されるオタク・カルチャー的なアクションがmixされた混沌の世界は、淡白な絵によって中和され、スライドショーのようにドライな雰囲気を醸しだす。

暗闇ダンス のカバー

 

『暗闇ダンス』は須田剛一と竹谷州史による作品で、かつて須田が作る予定だったゲーム『KURAYAMI』のプロットをリライトしたものがシナリオに使われている。『KURAYAMI』以外にも、須田が過去に手がけたゲームの要素が沢山盛り込まれている。
主人公の航はバイクで時速300キロを出すことで、死に限りなく近付いた。その結果、彼は事故に遭い、3年間の昏睡状態に陥ってしまう。目覚めると住んでいた街の向こうに巨大な「王国」が出来上がり、多くの人々はそこへ移住してしまった後だった。航の仕事は葬儀屋で、仕事に復帰した彼は王国へ棺を届ける依頼を受け、霊柩車でそこへ向かう。事故から目覚めた時、航にしか見えず、彼としか話せない幻覚、後に作中でシャリアと名付けられる彼(?)をが相棒となり、バディ・ムービーは始まる。
『暗闇ダンス』のストーリーは航が王国へとたどり着くまでに経験する出会いと幻覚と目覚めの連続だ。メインテーマは死そのもので、ゲームデザイナーになる前に実際に葬儀屋として働いていた須田が当時感じていた「死」への感覚は、そのまま航の人格に投影されている。死はあっけないものだが、見過ごされる程に軽くない。ストーリーは、死があるからこそ、それ以外の時間があるという観点が貫かれている。自暴自棄、破滅主義、退屈な現実こそ幻覚という視点は須田が心酔するロック・バンド、Joy DivisionのIan Curtisの世界観から汲み取られたもので、須田が尊敬する先人たちの多くはIanのように早くに亡くなってしまった者だ。しかし、その死そのものを賛美しているわけではない。生きたまま死ぬことから離れるために命を燃やす、この矛盾しているような試みに須田は魅せられ、己自身にそうであれと命じている。それは、航が繰り返すセリフ、「ここからの人生は延長戦だ」に集約されている。

自殺のシーン

須田は多数の趣味を持ち、それをコラージュのようにストーリーに貼り付けている。先ほど書いたように、彼はJoy DivisionやNew Order、The Durutti ColumnやThe Smith、そしてNirvanaといったバンドを好み、彼らの主義や思想を登場人物に流し込む。Kurt CobainやIan Curtisが辿った自殺という結末は須田にとって非常に大きなモチーフとして在り続け、彼は作品の中で何度もそれを否定することで自らの意思を表明する。更に、
Ian Curtisも愛読していたJG Ballardの『CRASH』、『The Atrocity Exhibition』、William Burroughsのcut up methodのように、『暗闇ダンス』のストーリーや人間同士のやりとりは理屈や筋道を省略し、イメージを直接描写され続ける。航の自殺的な疾走、幸せの果ての拳銃自殺、永遠に死に続ける幼馴染、新しく刷り込まれる過去、存在の不確かな友人と母親。混乱したプロットに囲まれ、航の決断と感情だけが『暗闇ダンス』で唯一確かなものとなる。伝統的な日本のマンガとは異なる、極端な多様性をカットアップ的にばらまくことで、そのシチュエーションはサイケデリックとも呼べる域に達している。漫画のように、たくさんの絵が並んでいるメディアとの相性も良い。
『Killer 7』などの、須田の代表作を遊んだことがある人は、この瞬間的な快感の連続を彼の魅力だと考える。めちゃくちゃにコラージュされた『暗闇ダンス』のイメージを上手くマンガに出来たのは、竹谷の絵があってこそだ。Joy DivisionやSmithの内省的または刹那的な世界観が、美しい曲に乗せられることで受け入れられたように、バラバラになる寸前の『暗闇ダンス』を繋ぎ止めているのは絵の力が大きい。その危ういバランスがこの作品の魅力でもある。

ワタルはオートバイで

しかし、バランスを保ち続けることは、こうした作品のアイデンティティを破壊する。だから『暗闇ダンス』が2冊で終わったことは必然であり、美しい結末だ。終わりが近づくと、ストーリーの破綻は更に強くなり、1年かけて描くストーリーが1週間に圧縮されたように感じる。
あまりに展開が突然すぎるシナリオが、転じてカットアップ的な作品の個性を強くする。最終話を見た後にまた第一話を読んでみると、両者はほぼ同じものだとわかるだろう。『暗闇ダンス』は第一話で既に完結している一方で、最終話は終わりではなく航の日常の息継ぎ、video-gameで例えれば、セーブポイントでもある瞬間なのだ。

Inner pages

Article written by Hirayama Yu. Italian translation by Juan Scassa.

暗闇ダンス – Dance in the Dark has been listed in the Becomix database! You can put them in your collection or put them in sale! Hear you are the links:

Volume 1

Volume 2

Serie

 

 

La dottrina del Buddha e la Colt – Kazuichi Hanawa

Coconino ha annunciato le prossime uscite della collana Gekiga e tra queste c’è la riedizione di Keimusho no naka (刑務所のなか), ovvero In prigione, fumetto in cui il mangaka Kazuichi Hanawa racconta la sua detenzione nelle carceri di Sapporo e Hakodate. Un periodo lungo tre anni (dall’ottobre 1995 al maggio 1998) che l’autore racconta, una volta libero, nelle pagine della rivista AX. Il manga è nominato nel 2001 al Premio culturale Osamu Tezuka e partecipa anche alla selezione ufficiale di Angouleme nel 2007. Il regista Yochi Sai realizzerà un lungometraggio dall’adattamento del fumetto. Il film verrà accolto molto positivamente in Giappone, dove parlare della prigionia è ancora tabù.

Copertina de Prima della prigione di Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa iniziò a pubblicare nel 1971 sulle pagine di Garo. Le prime opere, come Tatakau onna (La donna che combatte) o Niku yashiki (Il palazzo della carne), erano di carattere eroguro, termine che deriva da ero guro nansensu, semi costruzione wasei-eigo (costruzione linguistica nata dalla fusione del giapponese e inglese) da erotic grotesque nonsense. Dopo la morte della madre nei primi anni ’80 si ritira dalla scena underground per rifugiarsi nel suo paese natale Saitama. In questo periodo Hanawa compie studi sul Buddhismo, psicologia e yoga. Fu Hiroshi Yaku che lo fece ritornare al fumetto con una storia di trenta pagine per il primo numero di Comic Baku. “Se la gente del villaggio sapesse che sono un mangaka, verrebbero a tirarmi pietre addosso”*, disse all’editore. Da qui parte un’evoluzione stilistica, ampliando anche le tematiche: Hanawa ci parla di buddhismo esoterico, di yokai e di leggende antiche. E poi l’arresto.

Descrizione di una Colt secondo Kazuichi Hanawa

Kazuichi Hanawa nel giugno 1994 entra in possesso di una Government M 1911 A-1 Rokken completamente arrugginita. Fanatico delle armi fin dalla giovane età decide di ripararla: «I collezionisti avrebbero lanciato esclamazioni per l’emozione. Gli intenditori avrebbero detto: “Fammela vedere!” oppure “Fammela toccare!” Era uno dei maggiori capolavori tra le armi da collezione.»** L’11 novembre 1994 Hanawa subì una perquisizione della polizia. Fu arrestato il 12 dicembre. L’interrogatorio dell’accusato è stato eseguito il 6 marzo, l’8 marzo è stata richiesta la pena e il 22 marzo c’è stato il verdetto. Entrò a ottobre nel carcere di Sapporo e successivamente venne trasferito in quello di Hakotake.

All’età di 47 anni Hanawa poteva considerare la sua carriera conclusa. Ma riuscì a salvarla non dissimulando nulla dell’esperienza e realizzando un manga informativo minuzioso sulla vita carceraria. Per il critico Jean-Marie Bouissou si tratta di una grande rivoluzione nel «Watakushi Manga» (“manga dell’io”): questo negli anni novanta si è trasformato nella misura in cui l’evoluzione delle mentalità ha valorizzato l’espressione della singolarità individuale.*** Prima della prigione però si caratterizza in maniera molto evocativa ed è un report solo in parte degli avvenimenti che hanno portato Hanawa in carcere.

Due tavole: a destra Hanawa che raschia la pistola, a sinistra la pratica ascetica di invocare il Buddha sotto la cascata

In Prima della prigione unisce due vicende che si intrecciano misteriosamente. Una è la scrupolosa descrizione di come Hanawa riparò la pistola, l’altra, ambientata probabilmente in epoca Edo, è quella di una ragazzina divisa tra l’affetto verso il padre, troppo preso dal suo lavoro di costruttore di armi, e l’amicizia con una ragazza che si dedica a pratiche ascetiche ed esoteriche per liberarsi dal karma negativo della sua famiglia. L’autore racconta la vicenda sotto forma di fiction in modo da non toccare la sua sfera privata ritornando su temi che gli sono cari.

due tavole che descrivono la vita in prigione

Le antiche litanie del Sutra di Kannon, racconti su Buddha, sui bodhisattva e sui myoo (figure divine del buddhismo di rango inferiore), pratiche ascetiche sotto la cascata, rituali esoterici Shugendō (religione sincretista che mescola elementi buddhisti nella versione esoterica della setta Shingon e shintoisti, basato sull’ascetismo e su pratiche di resistenza fisica) intervallano la meticolosa descrizione su come riparare una pistola. La Government viene inglobata nelle antiche preghiere creando un gioco di rilanci a più livelli semantici. Il passato dell’autore, il passato del Giappone, la ricerca della serenità, lo scintillio del picchiare dei fabbri, antichi versi in cinese, la vita in reclusione: questo è Prima della Prigione, opera raffinatissima sia nei tratti che nei contenuti. Viaggio nella psiche di Hanawa, che rivela molto di sè.

Il continuo levigare la pistola diventa una anticha pratica esoterica, un modo per sradicare il rancore, la ricerca del nirvana. Sono tre le fasi conclusive dei riparatori di pistole: verifica, esibizione e quinta essenza: quando si ricevono le lodi dei colleghi «il cuore fa un balzo di almeno tre centimetri battendo forte forte; ansia e miseria si cancellano e si è in grado di affrontare qualunque cosa. Uno stato in cui ci si sente pienamente affermati, qualcosa che solo i fanatici possono conoscere: è questa la suprema dottrina del Buddha, la quinta essenza.»

Viene narrato il Sutra di Kannon

I libri pubblicati in Italia sono già presenti nel database di Becomix. Dal link Prima della prigione, una volta loggati, potete aggiungerlo alla vostra collezione o wantlist, metterlo in vendita, commentare e pure votarlo (!). L’edizione è ormai del 2004 ma è probabile che qualche libreria abbia ancora qualche copia, quindi affrettatevi!

La protagonista femminile con l'ideogramma di rancore sul viso

Note

*da Comic Underground Japan.

** da In Prigione.

*** da Jean-Marie Bouissou, Il manga – Storia e universi del fumetto giapponese, Tunué, 2011

 

 

 

 

Spara N spara! Unlucky Young Men di Fujiwara Kamui e Otsuka Eiji

Ōtsuka Eiji, oltre che scrittore, è sociologo, antropologo ed esperto conoscitore delle sub-culture popolari e otaku. Autore di romanzi e saggi ha colpito il mondo con opere come MPD Psycho e Kurosagi – Consegna cadaveri. Fujiwara Kamui è character designer e mangaka. Dallo stile versatile, ha illustrato la versione a fumetti di vari Dragon Quest, lavorato con Oshii Mamoru in Kerberos Panzer Cops ispirandosi allo stile di Otomo. Dalla loro collaborazione è nato Unlucky Young Men (titolo originale: アンラッキーヤングメン che si legge “Anrakkii Yangu Men”), evocativo seinen storico dalle tinte noir. Cosa poteva nascere dai due se non uno splendido fumetto?

Copertina di Unlucky Young Men (uomo con un casco)

Miniserie in due volumi pubblicata dalla Kadokawa Shoten, è uscito in Italia per Hikari il primo numero qualche qualche mese fa. C’è stata un po’ di discussione su una pagina mancante: lasciate perdere questa sciocchezza e correte a prendervi il primo numero. Se come me siete affascinati dal Giappone degli anni sessanta, non potete assolutamente perdervelo.

Doppia tavola di manifestazioni e scontri

In un’accurata ricostruzione degli anni sessanta troviamo vari personaggi ispirati da personaggi reali, tra lotte studentesche, jazz bar e rapine. Sono tantissimi i riferimenti storico-culturali e vedremo di affrontarne alcuni per avere più chiaro che opera ci troviamo davanti. Molti avvenimenti ruotano attorno al bar jazz Village Vanguard, luogo di ritrovo di studenti e rivoluzionari, dove lavorano N, pluriomicida, e T, ventitreenne comico aspirante regista.
T vuole scrivere una sceneggiatura per un film, Unlucky Young Men, una cronaca sulla nuova disillusa generazione giapponese. Per finanziare questo progetto sono però necessari molti soldi e la rapina può essere un buon modo per ottenerli. Sempre che non si mettano di mezzo i giovani rivoluzionari.

T e Kyoko al jazz bar Vanguard Village

Fujiwara tenta di avvicinarsi il più possibile al disegno tradizionale utilizzando la tecnologia digitale, necessaria per seguire le scadenze. Se nelle tavole pubblicate su rivista si nota una differenza del tratto a metà dell’opera per la maggiore consapevolezza degli strumenti digitali utilizzati, Fujiwara ha in seguito completamente rielaborato le tavole e questo lavoro di rifinitura ha richiesto sei mesi di lavoro. Il risultato è davvero ottimo.

Sempre al jazz bar Vanguard Village c'è T che serve da bere

Molti dei personaggi si chiamano semplicemente con una lettera. Il protagonista N è ispirato al pluriomicida e scrittore Nagayama Norio, morto per pena di morte nel 1997. T è ispirato a Kitano Takeshi, quando ancora era uno sconosciuto cabarettista. Se volete approfondire meglio questo momento della sua vita, leggetevi Asakusa Kid, edito da Mondadori. M è lo scrittore Mishima Yukio, che compare insieme al Tate no Kai (Società degli scudi), il suo “esercito privato” fondato per far ritornare il Giappone agli antichi fasti del passato (o forse solo per accedere all’eroica morte sempre agognata?). K (su questo non sono sicuro al 100%) è Kozo Okamoto, uno dei membri del commando che ha attaccato l’aeroporto israeliano Lod, ora Ben Gurion International Airport, nel ’72 e in seguito al quale venne imprigionato in Israele.

Oe Kenzaburo che mostra un cartello di protesta
Il nucleare non serve!!!

I riferimenti culturali però non sono solo sui personaggi: già il titolo del manga è un riferimento a Ōe Kenzaburō, Unlucky Young Men è il nome del trio jazz del romanzo Warera no jidai. Ōe Kenzaburō (大江 健三郎; Uchiko, 31 gennaio 1935) vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1994. Scrittore scomodo, utilizza una prosa modernista e si posiziona tra gli irregolari e gli antagonisti del sistema economico e politico giapponese. Profondo conoscitore della cultura occidentale, la sua prosa è caratterizzata da una polivalenza del linguaggio, dalla sperimentazione, una profonda inquietudine e un messaggio che non offre alcuna speranza. La sua opera non è stata mai tradotta abbastanza. In Unlucky Young Men inoltre è citato anche il romanzo Homo sexualis, in cui il protagonista J dopo aver causato il suicidio della moglie per aver scoperto i suoi flirt omosessuali diventa un maniaco sessuale che schizza sperma sulle ragazzine nelle metro piene.

Foto di Ishikawa Takuboku

I titoli di ogni capitolo sono versi di Ishikawa Takuboku (石川 啄木, Morioka, 20 febbraio 1886 – Tokyo, 13 aprile 1912), che fu un poeta modernista ispirato dalla poesia in versi liberi occidentale. Le prime poesie vennero raccolte in Akogare (“Desiderio”, 1905). Riuscì a rivitalizzare la metrica tradizionale tanka (短歌, letteralmente, “poesia breve”), componimento poetico di 31 morae disposti in versi di 5, 7, 5, / 7, 7). Interessato al naturalismo scrisse qualche romanzo di poco successo. Le sue poesie furono riunite in Ichiaku no suna (一握の砂 “Una manciata di sabbia”), pubblicato nel 1910; in quel periodo uscì anche la sua dichiarazione di poetica Kuubeki shi (“Poesie da mangiare”). Negli ultimi anni di vita si avvicinò a posizioni socialiste, ma morì giovanissimo di tubercolosi. Nel 1988 gli viene intitolato un asteroide della Fascia principale, 4672 Takuboku.

Doppia pagina con scesa di sesso su motocicletta

Per approfondire e avere più chiara l’ambientazione posso consigliarvi la Tetralogia della fertilità di Mishima, i romanzi a cui si stava dedicando lo scrittore negli anni di Unlucky Young Men, o Colori proibiti (禁色 Kinjiki) che descrive l’ambiente dei locali omosessuali. Vi cito inoltre due pellicole: Notte e nebbia del Giappone (日本の夜と霧, Nihon no Yoru to kiri, 1960) di Ōshima Nagisa e United Red Army (実録・連合赤軍 あさま山荘への道程 Jitsuroku rengo sekigun: Asama sanso e no michi, 2007) di Kōji Wakamatsu sulla militanza politica e armata degli studenti giapponesi. Il primo rende chiaro quanto l’aspetto teorico e critico fosse sviluppato, il secondo, molto più recente, ci porta direttamente nel cuore della lotta armata. Come colonna sonora alla lettura non può mancare A Love Supreme di John Coltrane, sempre sul piatto del Village Vanguard jazz bar.

N stringe la mano a M

Unlucky Young Men è stato schedato nel database che abbiamo modificato recentemente. Questo significa che dobbiamo reinserire i titoli precedentemente schedati, ci vorrà un pochino di tempo. Perché non provate ad inserire i fumetti della vostra collezione su Becomix e ci dite come vi sembra il nuovo formulario snellito?

 

Un nuovo medioevo – Blame! incontra Eco

Il lungo viaggio nei dedali di architetture impazzite di Blame può essere considerato allegorico come l’inferno dantesco. L’ambientazione futuristica di Tsutomu Nihei è un nuovo medioevo, un periodo in cui l’intelligenza è morta e non ci si immagina un futuro dal riscatto possibile.

Pure Nihei consiglia l’interpretazione dell’opera in chiave fantasy, descrivendola nel frontespizio come “Adventure-seeker Killy in the cyber dungeon“, conferendole un aspetto ludico, di evasione, vicino ad un immaginario da gioco di ruolo o videoludico. Non bisogna però dimenticare che la quest, la ricerca, è una delle caratteristiche della letteratura medievale, come il Materiale di Britannia, le chanson de geste, i romanzi di Crétien de Troyes.

In Blame! non mancano cavalieri, spade, duelli, labirinti, dame e fatine (anche se decisamente inquietanti e grottesche); le caratteristiche del fantasy sono inserite in un contesto di incubo fantascientifico. Questo tipo di ibridazione è piuttosto comune nei manga ma in Blame!, opera di intrattenimento ed evasione, possiamo trovare qualcosa di più.

L’oblio di sé è una delle caratteristiche che emergono dai personaggi. Non semplice dimenticanza della proprio identità ma sopratutto di un sapere antico, di un legame ancestrale col passato. Molti personaggi ammettono di essere analfabeti. Dimenticata è la Storia: quando Shibo chiede ad un pescatore elettrico perché i loro antenati vengano chiamati “piantatori”, questo risponde di non sapere, gli antenati sono ormai scomparsi.

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa dire a uno dei suoi monaci, Nicola da Morimondo, maestro vetraio:

“La grande opera vetraria, che abbelliva la chiesa e l’Edificio, era già stata compiuta almeno due secoli indietro. Ora ci si limitava a lavori minori, o alla riparazione dei guasti del tempo. <E con gran fatica> aggiunse, <[…] è inutile,> soggiunse, “non abbiamo più la saggezza degli antichi, è finita l’epoca dei giganti!”

Guglielmo da Baskerville risponde:

<Siamo nani>, ammise Guglielmo, <ma nani che stanno sulle spalle di quei giganti, e nella nostra pochezza riusciamo talora a vedere più lontano di loro sull’orizzonte.>

Nel Log. 5 un personaggio indicando quel che rimane di un gigante costruttore:

“Quelli sono dei costruttori risalenti a un tempo ormai antico. Corre voce che il dipartimento di governo abbia riportato in vita la tecnologia di quell’epoca. Al giorno d’oggi, noi abbiamo dimenticato perfino come si decifrano i caratteri che vengono visualizzati sulle nostre retine.”

Anche il pescatore elettrico chiede a Shibo di decifrare la scritta sulla porta d’entrata Toha, perché hanno perso la capacità di decifrare i caratteri antichi. C’è un curioso parallelismo con il romanzo storico di Eco: i pescatori elettrici sono nani, mentre Killy e Shibo, provenienti dall’antichità sono giganti (Killy è un antichissimo messaggero segreto del sistema precedente Safeguard, mentre Shibo proviene dall’Industria Bioelettro e ha compiuto svariati cicli di nascita e morte). I pescatori elettrici sono dei nani appoggiati sulle spalle dei giganti antichi.

Se Nihei abbia creato questo parallelismo di volontà e conosca l’opera di Eco, non ci è dato saperlo. Il mangaka riesce però a descrivere un mondo, e quindi a parlare della contemporaneità, in cui l’età dell’oro è passata da un pezzo e non rimangono che halber mensch, mezzi-uomini a popolare questa landa desolata.

 

 

 

Toyotaro – il disegnatore di Dragon Ball Super

Sfogliando le pagine di Dragon Ball Super sono rimasto piacevolmente sorpreso nel trovare una degna e divertente continuazione dello shōnen per eccellenza. Storia che avanza velocemente, chicche di umorismo non-sense, un po’ di fan service e storyline rispettata. Si nota che c’è stata della passione e del divertimento in questo lavoro. Dalla copertina si comprende immediatamente che le matite non sono del mitico sensei, ma di Toyotaro (che si scriverebbe Toyotarō, con la “o” allungata) mangaka ospite quest’anno al Comicon.

Toyotaro iniziò la sua carriera di mangaka ufficiale sulle pagine di V Jump con il riadattamento di Dragon Ball Z: La resurrezione di ‘F’ nell’aprile 2015. Iniziò a disegnare i personaggi di Dragon Ball ben prima, intorno agli anni 2010 con un dōjinshi talvolta creduto mitico ovvero Dragon Ball AF. (Per chi non lo sapesse le riviste dette dōjinshi sono le fanzine giapponesi in cui aspiranti fumettisti ritraggono i loro eroi, a volte in chiave ironica o erotica). In molti avranno visto i vari Super Sayan di quinto livello e probabilmente uno di questi era proprio di Toyble, il nome d’arte con cui firmava le produzioni underground.

Copertina del numero 15 della dojinshi Dragon Ball Af
Copertina del numero 15 della dojinshi Dragon Ball Af

Passato alla Shūeisha, Toyotaro ha curato anche l’adattamento a fumetti del videogioco Dragon Ball Heroes. Fu un passaggio naturale quindi creare la versione manga della nuova serie “ufficiale”. È già presente un’ampia letteratura sulle differenze tra i due prodotti, non sta a me riportarla, sottolineo solamente che le illustrazioni sono particolarmente curate. Si nota il rispetto e l’amore di Toyotaro verso i personaggi del maestro. E oltre a curare i disegni collabora anche con Toriyama nel character design. Insomma, proprio come un eroe shōnen, con una grandissima gavetta è riuscito a realizzare il suo più grande sogno.

Le matite hanno un tratto più morbido e un gusto più moderno, ma restano molto simili a quelle di Toriyama. 

Toyotaro nell’intervista che troviamo nel primo tankōbon descrive il fascino dei disegni del maestro in questo modo:

Le mie parole non sono le migliori per esprimerlo, ma… Ad esempio, i personaggi perfettamente caratterizzati, il dettaglio degli oggetti. La maestosa visione del mondo che si coglie da una singola inquadratura… Però, esprimere tutto questo a parole è una forzatura. Si tratta di un’emozione che non si può trasporre in termini, e che cresce come un’onda dentro di me ogni volta che lo leggo!

Tavole in cui le dività distruttici dello spazio assaggiano del istant noodle.
Il mio regno per una coppa di istant noodle!

Mi sembrano le migliori parole per descrivere il tratto del sensei. È pare strano aggiungere nel database un fumetto di Dragon Ball non illustrato da Toriyama, ma tant’è! Eccolo!

Foto di Toyotaro

L’apocalittico orrore in Dragon Head di Minetaro Mochizuki

Quest’anno nel 44ma edizione del Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême Chiisakobe di Minetaro Mochizuki è stato giudicato come migliore serie. Quest’opera vinse anche nel 2013 un premio dal Ministero degli affari culturali giapponese. Oggi però non parleremo del delicatissimo Chiisakobe, ma di un incubo (anch’esso pluripremiato) dello stesso autore: Dragon head. Vincitore del Kodansha Manga Award come miglior manga nella categoria generale (1997) e del prestigiso Tezuka Osamu Cultural Prize per l’eccellenza nel 2000, Dragon head è un manga di fantascienza apocalittica dalle forti tinte psicologiche. Pubblicato tra il marzo 1995 e l’aprile del 2000, in Italia è arrivato prima per Magic Press (incompiuto) ed in seguito è stato riproposto da Panini.

Copertina n° 3

In questo incubo, non vi verranno fornite troppe spiegazioni. Non aspettatevi un manga à la Battle Angel Alita, con una storia ben sviluppata, o gli incubi tecnologici di Blame!, neanche le riflessioni sociologiche di Eden. Immaginatevi DRAGON HEAD come leggere L’Eternauta in anfetamine con Marlon Brando che vi ripete in loop <The Horror! The Horror!>. Abbastanza claustofobico, eh?

Immagini da Dragon Head n° 2. Nobuo colpisce un cadavere.

In effetti “claustofobico” è un’aggettivo giusto almeno per descrivere i primi numeri ambientati in un tunnel dopo in incidente ferroviario. Il fortissimo terremoto farà deragliare il treno ed entrambi i lati del tunnel verrano bloccati con detriti e macerie. I soli ai salvarsi saranno Teru, Ako e Nobuo costretti a sopravvivere nel buio più totale e circondati dai cadaveri dei loro amici e insegnanti. Probabilmente è questa la stessa claustofobia che Shinya Tsukamoto vuole descrivere in The Haze, o quella musicata in dischi oscuri come Dogs Blood Rising dei Current 93, citato in una vignetta.

Nella vignetta in basso a sinistra viene citato Dog Blood Rising, album dei Current 93

Nelle pagine di questo manga mozzafiato troverete oscurità, terrore e l’azione concitata. Non rimane mai il tempo di riflettere, le pagine si girano in fretta e furia alla ricerca di una uscita. Quando riusciremo a trovarla, questa servirà solo a descrivere un orrore ancora più grande. Il pessimismo di DRAGON HEAD può ricordare quello di Texhnolyze, ma a differenza della serie anime diretta da Hiroshi Hamazaki non abbiamo tempo di riflettere, ma solo quello di fuggire e sparare.

Vignetta del 4° volume. Primo piano dell'occhio di Teru.

Dragon Head amplia l’ampio orizzonte di manga sci-fi offrendo uno spunto di riflessione inedito: la paura. Se in serie come Neon Genesis Evangelion viene approfondita una certa istrospezione psicologica dei personaggi, qui si indaga sui sentimenti più oscuri dell’uomo ad apocalisse già avvenuta. La catastrofe continua ad essere il topos letterario d’eccellenza nel Giappone dopo Hiroshima e l’incubo nucleare continua a manifestarsi sempre più cupo e sempre più distorto nell’immaginario dei nipponici. Dragon Head è un invito a esplorare l’orrore, cercando di dare il senso più ampio possibile a questo termine. I vari personaggi e protagonisti offrono varie interpretazioni e risposte a ciò che significa il terrore. Consigliata una lettura notturna al buio con pila frontale, possibilmene in fabbriche abbandonate.