Dall’idea al Treatabit

Concordando la somma di 50 euro riottenni i miei Pk. Neanche sfogliati son ritornati nel loro posto nell’armadio. So che un giorno proverò molta gioia nel rileggerli. Dopo qualche giorno ricevetti una email di Giugiù in cui mi riferiva che, dopo averci scrupolosamente pensato, quella del sito poteva essere una buona idea.

Già, una buona idea, ma per esaminarla meglio, occorreva metterla nero su bianco. Scrissi di getto un progetto del sito, mentre Giuseppe iniziò a pensare a quale tecnologia sarebbe servita per sviluppare una piattaforma come questa. Stilammo un progetto in inglese spiegandone le esigenze, parlando delle funzionalità, confermando i valori chiave. Ovviamente, dopo aver risposto alle istanze delle idee riempiendo fogli virtuali con inchiostro virtuale, ciò che ottenemmo furono altri interrogativi. Il principale ovviamente era il nome del progetto. E ora come lo chiamiamo?

«Un database di fumetti compilato da utenti che catalogano la propria collezione… qui potrai cercare chi ha scritto cosa, chi ha disegnato quali fumetti, quanto sono lunghe quelle saghe. Ma sopratutto, quel numero che mi manca è in vendita da qualche parte? E a che prezzo? Stiamo parlando di un sito che ti offre degli strumenti utili per gestire la tua collezione. Inoltre si potrà recensire, commentare, ci sarà un blog, un forum.»

«Insomma, un sito dove ti vivi i tuoi fumetti.»

«Sì, un sito dove potrai vivere davvero la tua collezione! Just be your comics!», risposi, usando ironicamente l’inglese.

«Uhm, Becomix, Becomix non è male…»

Trovammo il nome facilmente, nelle lunghe discussioni notturne. Bisognava capire se questo nome non fosse già usato da qualcun altro. Bisognava inoltre capire se esiteva già qualcosa di simile.

Tavola 7 di Cerebus 300. Disegni di Dave Sim e Gerald

Nel progetto venne inclusa una prima analisi degli eventuali competitors: da una nostra prima ricerca scoprimmo l’esistenza di vari database e archivi, di vari siti comics store, di qualche software per la gestione di fumetti. Un sito che per certi versi potrebbe essere simile al nostro è Bedetheque.com, un sito francese, che vende un software per la gestione magazzino, ma in ogni caso non rappresentava quello che volevamo, sia per la pubblicità invasiva, sia per la brutta grafica e layout, sia per il fatto che è a pagamento.

Più investigavamo, meno ci trovavamo soddisfatti. Inoltre scoprimmo che esiste una ditta tedesca dal nome Becomix che produce macchine per la lavorazione di prodotti liquidi. Ormai bisognava procedere, però, scritte le idee base, come andare avanti nella costruzione del sito? Io sono un traduttore e interprete, occupato con la mia musica e altre produzioni, non avevo alcuna idea di come si costruisse un sito. Pensavo che omini un po’ nerd digitando sulle tastiere in lingue sconosciute facessero, praticamente per magia, pagine bellissime. Un mistero simile a quello del sacro. Giugiù invece è uno sviluppatore front-end, ovvero colui che sviluppa l’interfaccia dei siti, non quello che costruisce il database, i software, ecc. Bisognava stimare, ad esempio, quanto ci sarebbe potuto costare pagare qualcuno per creare la parte mancante.

Ovviamente, gli interrogativi e le problematiche erano molte. Decidemmo di contattare qualche incubatore di imprese, anche solo per capire se la nostra poteva essere una valida idea imprenditoriale. Ad aprile proponemmo la nostra idea sulla piattaforma dell’incubatore del Politecnico di Torino I3P. Il 3 maggio ci rispose un loro business analyst:

« Abbiamo ricevuto la vostra candidatura sul nostro portale e avremmo piacere di invitarvi per un incontro conoscitivo in I3P, o qualora risultasse oneroso, per una skype call. Rimango in attesa di conoscere la vostra disponibilità.»
Copertina di Frank Miller per il primo numero di Lone Wolf & Cub edito dalla Dark Horse

Da questa mail a diventare una vera e propria startup passò ancora qualche mese. Tutt’ora non sono ancora sicuro se Becomix sia una startup o no, fatto sta che stiamo lavorando qui in sede I3P, seguendo il programma di supporto allestartup digitali TreataBit.

 

Prima di concludere, vorrei approfondire i cosidetti Company Value Core del primo Rough Project. Il primo dell’elenco è la passione per i fumetti: noi adoriamo i fumetti. Siamo nati con Topolino in mano, ci porteremo Cerebus 300 nella tomba. Se fosse per me, nella carta dei diritti dell’uomo includerei lo Ius Kozure ōkami, la possibilità di leggere in qualsiasi momento Lone Wolf & Cub, indipendentemente da qualsiasi cosa si stia facendo (caso mai diventassi dittatore, giuro che lo istauro). Quindi Becomix è un sito per chi si vive i fumetti, uno strumento per cercare informazioni, bibliografiche o non.

Al secondo punto c’è la promozione della cultura del fumetto. In Italia ancora oggi questo mezzo espressivo non gode della considerazione dovuta e viene percepito ancora come un qualcosa di legato all’infanzia. Sappiamo benissimo che non è così, moltissimo fumetto è per adulti e può trattare temi serissimi, filosofici, scientifici, sociologici o storici, è una tecnica difficilissima, personale, può raggiungere vette espressive altissime. Si tratta di una vera Arte con la A maiuscola, senza nulla da invidiare alla letteratura, al cinema, alla pittura. Con Becomix vogliamo incentivare questa cultura, vogliamo essere una vetrina per giovani autori (di cui l’Italia in questo momento è piena) di talento, o per coraggiose case editrici che si sudano la visibilità in fiere che si dimostrano sempre dure prove fisiche.

Il secondo punto è strettamente collegato al terzo: quello di creare comunità. Becomix è un luogo virtuale per gli appassionati, dove poter discutere, domandare, recensire, vendere e scambiare. Ha un ruolo inclusivo in un momento storico in cui è sempre più facile dividersi e l’obiettivo della comunità è la promozione della cultura del fumetto. Quindi non importa cosa tu legga! Iscriviti al sito e supportaci!

Per chi volesse sapere cosa è successo qui all’I3P deve aspettare il prossimo post!

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