GAIJIN MANGAKA – JAPAN STRIKES BACK

Wanna read it in english? Here it is the traslation by Berliac!

dall’invasione americana ai gaijin mangaka

Verso la fine del secondo volume de La mia vita in barca di Tadao Tsuge c’è un felice ritrovo di pescatori che, trasportati dai fumi dell’acool, si lasciano andare in discorsi sui massimi sistemi. Parlano del passato, della guerra, delle responsabilità, delle violenze perpetuate e dell’invasione americana.

«L’occupazione dell’esercito americano ha abolito il sistema feudale e convertito il paese alla democrazia, introducendo una serie di riforme e innovazioni culturali encomiabili. Ci sono voluti anni per capire a pieno quale fosse stata la portata dell’occupazione americana. Ma ormai avevamo assorbito la cultura occidentale attraverso i film e le innovazioni introdotte. Perciò… siamo passati sopra le tante contraddizioni per via dei benefici di cui godevamo.»

Vignetta di La mia vita in Barca 2 con Kagemaru e Astroboy

Che in queste vignette Tsuge decida di inserire due simboli del fumetto giapponese (Astroboy di Tezuka e Kagemaru di Sanpei Shirato) è significativo per esplicitare quanto il manga (e di conseguenza l’animazione) sia stato fortemente influenzato dall’occupazione americana e dalla cultura occidentale in generale. Se dal dopoguerra in avanti il Giappone ha dovuto e voluto arricchirsi culturalmente, ha d’altro canto preparato un rigoroso contrattacco: ha invaso le televisioni mondiali con un’impressionante ondata di cartoni animati, predilingendo spesso la quantità alla qualità. Non c’è nulla da stupirsi se oggi ritroviamo l’estetica nipponica (da quella più rigorosa della tradizione a quella più kawaii del fumetto popolare) in ogni dove. Al di là delle grosse produzioni e delle comunità otaku, esistono autori e illustratori che si rifanno ad estetiche del fumetto autoriale e di sperimentazione, dall’heta-uma al gekiga, creando evocativi ibridi culturali.

Fabio Ramiro Rossin

Berliac, che recentemente è stato anche accusato di appropriazione culturale (sì, proprio nel 2017, lo abbiamo incontrato all’ Oslo Comix Expo), ha curato un’antologia per la casa editrice Kuš! raggruppando una serie di autori che possono essere considerati dei veri e propri Gaijin mangaka. Certo, non si può parlare di una scena vera e propria, dato che il fumetto indipendente rimane non coeso e fortemente individualista, ma si possono comunque tracciare coordinate per capire lo sviluppo di questa estetica per monitorare gli interessanti sviluppi di illustratori pieni di talento. Tra gli autori italiani rappresentati di questa corrente possiamo citare Fabio Ramiro Rossin e Vincenzo Filosa, che con Viaggio a Tokyo omaggia i grandi maestri del gekiga, Tadao Tsuge in primis.

Vincenzo Filosa

Non tutti gli autori presenti nell’antologia Gaijin Mangaka possono essere considerati fumettisti veri e propri: Ben Marcus affermerà che nel volume pubblicò la sua storia più lunga (8 tavole), Xuh invece si dedica maggiormente alla pixel art che alla narrazione mentre ancora Nou si dedica molto alla pittura.

 

Ben Marcus

Ben Marcus è nato nel 1983 e vive e lavora a Chicago. I suoi lavori si possono vedere su Lumpen Magazine o nelle sue autoproduzioni. Inoltre è un DJ attivo a Chicago e Berlino. In un’intervista rivela che sta ancora studiando il mezzo espressivo del fumetto e ciò che apprezza maggiormente nei manga è la narrazione cinematografica, che richiede molto lavoro di illustrazione. La proporzione dei visi è una caratteristica importante del suo lavoro:

The proportions of the facial features is important to me and I draw and re-draw them. Too many times. I wanted my characters to have a contemplative complexity to them. A depth of consciousness that a sense of animation is born of. (da Behind the comics)

 

Tavola colorata in cui un uomo dalla pelle blu si butta in piscina

Tavola fantasy dal sapore di Ken Shiro
Sadness Of Time, edito da Tan & Loose Press.

Potete ascoltare parte della sua produzione musicale su at soundcloud.com/deejaypluto e visitare il suo negozio online su http://goodbyepress.bigcartel.com/

Nou

Nou, classe 1985, abita a Portland dove gestisce una piccola casa editrice di fumetti e realizza graffiti. Collabora con la rivista Emergence. Il suo medium preferito è la pittura.

doppia pagina di uno spillato autoprodotto. A sinistra una ragazza nuda a destra la scritta I stand in front of him

Donna con vestito floreale

Nou mentre dipinge su tela con acrilici

Potete visitare il suo blog su http://nsncv.tumblr.com/

GG

GG nasce in Canada nel 1981. Cresciuta nella prateria iniziò a scrivere e illustrare storie e questo fu un modo per sentirsi meno isolata dal resto del mondo. Secondo Gaijin Manga il suo fumetto preferito è Elegia in Rosso di Seiichi Hayashi. Sulla sua tecnica GG spiega:

In questi giorni lavoro principalmente in digitale. […] I miei primi fumetti erano stati realizzati con matita e carta ma non mi piaceva perchè una volta finito la storia e scannerizzata, non sapevo dove tenere tutta quella carta. Mi sembrava inoltre uno step aggiuntivo dovere scansionare e poi pulire le scansioni dato che potevo farlo direttamente dal computer. Io cerco sempre di capire come rendere più efficente il mio lavoro perchè i fumetti mi prendono molto tempo. (da Behind the comics (19) )

Tavola molto elegante da Gaijin Mangaka in cui una ragazza iniza a perdere sangue dal naso

Xuh

Illustratrice polacca nata nel 1991. Non ha scritto molti fumetti, ma sperimenta diverse tecniche, tra cui la pixel art e Oekaki. Potete visitare il blog di Xuh e visitare lo store pieno di gadget. Nonostante si sia avvicinata al disegno grazie a Naruto e affermi che il suo manga preferito sia Sunny di Matsumoto Taiyō traspare una delicata inquietudine, nata probabilmnete dal proprio tempo. Le sei tavole di Untitled in Gaijin Mangaka, ricche di tensione morbosa riservano una dichiarazione d’intenti: non sono giapponese, è la parola ad esserlo.Tavola di Gaijin Mangaka in cui un ragazzo dice "I'm not (japanese). The word is.

ragazza con sguardo torbido in pixelart

Ragazzo dark in pixelart

Luis Yang

Luis Yang è un fumettista spagnolo nato nel 1993. I suoi lavori sono comparsi in molte fanzine spagnole ed è il cofondatore di Sacoponcho e Nimio. Quest’ultimo progetto partì come autoproduzione e si concluse con Nimio. Fantasìa Final pubblicato da Ediciones La Cùpula. Si dichiara illustratore daltonico ed evita l’utilizzo di troppi colori. I suoi fumetti appaiono stralunati shojo manga dal forte sapore gekiga. L’utilizzo del monocromo di Tabako, il racconto su Gaijin Manga, ricorda Hana saku minato (Flowering Harbour) di Hayashi. Luis Yang riesce però a far proprio il linguaggio risultando originale. Potete leggere una storia, You Know who I am, racconto pubblicato su Vice e visitare il suo blog su http://suscrofad.tumblr.com/

Una ragazza strappa la sigaretta dalla bocca all'amica. Tavola di Gaijin Mangaka

manifesto del Gutter Fest 21017

Una coppia in stile shojo manga
Insta Kareshi “Insta – fidanzato”

 

Unomoralez

Finiamo il viaggio tra i gaijin mangaka con Unomoralez, pseudonimo di un uomo di quarantaquattro anni residente a Mosca, autore non compreso nell’antologia. Si dedica alla pixel art e osservando i lavori, illustrazioni o animazioni in loop, entriamo in un universo di mistero fatto di atmosfere metafisiche, in cui Maruo incontra Lovecraft e Lynch gira una animazione di Mizuki.

illustrazione in pixel art di una ragazza in un corridoio

 

yokai in un night club

Potete osservare i suoi lavori su https://unomoralez.com/

2 pensieri su “GAIJIN MANGAKA – JAPAN STRIKES BACK”

  1. “I’m not [japanese] the WORD is”

    Word (parola)
    World (mondo)

    “Non lo sono [giapponese] è la PAROLA ad esserlo”
    (riferito a Sayonara nel dialogo della vignetta riportata nell’articolo)
    Per quanto la tua interpretazione sia più poetica, è ,purtroppo, sbagliata.

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