AlbHey Longo e Capitan Artiglio a CarmaComics

Copertina del libro di AlbHey Longo

Carmagnola è una piccola cittadina ad una trentina di chilometri verso sud da Torino. È famosa soprattutto per i suoi peperoni (l’omonima sagra attira decine di migliaia di persone) e per la Carmagnole, canto rivoluzionario e inno dei sanculotti, portato in Francia dai rivoluzionari di Bonaparte nel ritorno. In questi giorni si è svolta la terza edizione di CarmaComics & Games. La piccola fiera si è rivelata ben organizzata, tra tornei di cosplay e games. Il reparto videoludico era decisamente curato e divertente, con ampio spazio agli amati retro-games.

Retro-game a Carmacomics

Molto interessante è stata la scelta degli ospiti. Il celebre doppiatore Mino Caprio (voce di innumerevoli personaggi, tra cui C-3PO e Peter Griffin) ha deliziato il pubblico con le sue interpretazioni. A rappresentanza della tradizione Bonelli era presente Cesare Valeri, illustratore di Dylan Dog (vi ricordate I conigli rosa uccidono?) e Nathan Never.

Cesare Valeri a Carmacomics

Ben due giovani autori Bao erano presenti: AlbHey Longo e Capitan Artiglio. Per chi non li conoscesse AlbHey Longo è nato nel 1993 ed è proprio di Carmagnola. Prima di realizzare la Quarta Variazione per Bao ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, collaborato con varie fanzine, autoproduzioni e lavorato come grafico e illustratore. Capitan Artiglio (moniker tratto dall’omonimo videogioco) invece non ha ancora pubblicazioni all’attivo ma è molto conosciuto nel web grazie alle sue illustrazioni fantasy dall’immaginario pop-ludico, tra Toriyama e digimon. Kids With Guns, un fantawestern con cowboys e dinosauri uscirà per Bao Publishing nel gennaio 2018 (guarda il videotrailer!!!).

Illustrazione di Capitan Artiglio

AlbHey Longo e Capitan Artiglio raccontano dei loro attuali progetti. Il primo sarà a Lucca Comics con varie raccolte: Melagrana, una raccolta a tema erotico realizzata da Attaccapanni Press, Treasure chest, una raccolta omaggio alle storie più comiche di Akira Toryama, realizzata da Dayjob Studio e (gossip gossip) la partecipazione ad un storia collettiva a tema postapocalittico per Manticora Autoproduzioni, di cui però non è stato ancora annunciato niente!

Copertina di Sappy

Data l’amicizia i percorsi dei due giovani fumettisti spesso si incrociano: oltre alla pubblicazione di libri che vedremo nel 2018, a breve inizierà ad essere pubblicata sulla piattaforma Wilder un nuovo web comic scritto dal Capitano, illustrato da Oscar Ito (altro fumettista di stanza torinese che completa il trio con all’attivo due Recchioni presenta per Star Comics) e colorato da Longo. Il titolo si chiama Sappy e siamo davvero curiosi di poterlo leggere. Occhiali di KaminaAlla domanda su quale cosplayer vorrebbero interpretare con molta ironia Capitan A. ha risposto Akira Toriyama, mentre Albhey ha confessato che invidia gli occhiali di Kamina in Gurren Lagann. Gli ultimi videogichi giocati dai due invece sono dei grandi classici dei retrogame: Paperboy per Nes (Cap. A) e Earthbound per SNES (A. L.).

copertina di prott

Unica nota dolente della fiera: i fumetti erano pochi. Molte fumetteria hanno preferito portare i loro Pop e action figure. Abbiamo dovuto pensarci noi di Becomix a mostrare quel tipo di fumetto che si può trovare nelle fiere tipo Afa o Crack. Avevamo il nuovo fumetto scritto dal giovane sceneggiatore Bartallahassee, L’uomo-Ombra, erano presenti le splendide biciclette di Eleonora Antonioni viste in giro a Torino e i primi due numeri di Prott, rivista di costume e fumetto con un grande numero di giovani davvero agguerriti, come Gabriele Bollassa, Paola Zanghì e Samuele Recchia.

Rivisitazione di Charlie Brown e Snoopy di Albhey longo
Illustrazioni di AlbHey Longo

Facciamo quindi i complimenti agli organizzatori di Carmacomics, con la speranza che l’evento e la cultura del fumetto crescano sempre più!

 

 

Comics e Moda – fummetiste per Prada

NUOVA COLLEZIONE PRADA???

Sì, la collezione Prada ss18 è un argomento davvero strano per il nostro blog. Dopo tanto spazio lasciato a Cerebus e le mestizie del gekiga è giusto però bilanciare e trattare del fumetto dell’altra metà del cielo.

Moda e fumetto. Prada nella nuova collezione SS18 omaggia Junes Mills, una delle prime grandi autrici di fumetto, coinvolgendo otto artiste. L’iniziativa del tutto femminile è decisamente interesante, la cultura del fumetto entra in altri canali. La scelta delle artiste partecipanti non è scontata: eterogenea per stile, età e nazionalità, con occhio attento alla storia e a realtà di di oggi.

“Sono andata letteralmente alla ricerca dell’immagine di donna raccontata da queste illustratrici. […] Mi interessa l’idea di vestire l’individualità di ogni donna con l’individualità creativa di queste donne. Una cosa sull’altra, proprio come avviene nei fumetti di cui ammiro l’abilità di creare un mondo con poco, una storia con un semplice tratto di matita. Questo è stato lo sforzo di questa collezione. E questa mi piacerebbe fosse la qualità della mia moda”. (da D di Repubblica)

Scopriamo chi sono!

 

FIONA STAPLES

copertina di saga

EMMA RÍOS

disegno fantastico
Immagine tratta da http://ifanboy.com/articles/ifanboy-upstarts-emma-rios/
BRIGID ELVA

copertina di fanzine

STELLAR LEUNA

donna cammina con ombra diabolica

NATSUME ONO

copertina di Lady & Old Man, manga

GIULIANA MALDINI

gatto su sfondo giallo

JOËLLE JONES
supereroina
Immagine tratta da www.joellejones.com
TRINA ROBBINS
disegno vintage con eroine del fumetto pro femminismo
http://library.duke.edu/exhibits/modelnormuse/galleries/feminist-art-movement/slides/It-Aint-Me.html

La prima disegnatrice di Wonder Woman!

TARPÉ MILLS
Artista omaggiata da prada ss18
tratta da http://talkingcomicbooks.com

Inventò Miss Fury, la prima eroina femminile creata da una fumettista.

 

Un lungo giro in barca con Fitzgerald – Cerebus Going Home

Cerebus Going Home è sia il titolo del tredicesimo libro di Cerebus, sia il titolo dell’arco narrativo che include anche il volume successivo Form & Void. In realtà i capitoli di Going Home (arco narrativo) sono tre: il primo volume ne contiene due, il corto Sudden Moves e Fall And The River, mentre il terzo Form & Void prende l’intero quattordicesimo phonebook. Sudden Moves inizia dove Rick’s Story si era interrotto. Cerebus e Jaka sono diretti a nord per raggiungere la casa dell’oritteropo a Sand Hill Creek per iniziare una nuova vita insieme. Vagano da taverna in taverna nell’estasi del primo momento dell’innamoramento: quello sciocco, euforico e esilerante. Jaka sembra essere diventata una celebrità, probabilmente grazie al suo background reale e il successo del libro di Oscar (Wilde). Il loro viaggio è facilitato dalle Cirinist che tengono un occhio vigile su di loro. Sudden Moves ci mostra com’è la Estarcion controllata dalle Cirinist fuori dai pub descritti in Guys. Non so quanto tempo Cerebus abbia passato all’interno del pub, ma sembra che la rivoluzione Cirinista si sia stabilizzata completamente.

Tavola paesaggistica di Cerebus Going Home

La società si è ricostiuita o è stata rimodellata, e, in questo capitolo almeno, appare piuttosto pacifica e pastorale. Sempre se si righi dritto, naturalmente, come sfortunatamente si può scoprire nel risveglio di Jaka. Ci sono altre nuvole all’orizzonte. Jaka in un primo momento dice: “Of course this is the ‘beginning’ part. The ‘beginning’ part is easy. We’ll have to see how ‘lucky’ either of us feels after we’ve had a chance to really get on each other’s nerves”.  (Certamente questo è l'”inizio” . L’inizio è semplice. Dobbiamo vedere quanto ognuno di noi si sentirà “fortunato” dopo che avremo avuto l’opportunità di darci sui nervi a vicenda sul serio.)

Jaka pensierosa alla finestraQuesta opportunità apparirà ben presto. Cerebus è esasperato dai loro lento proseguire, mentre Jaka sopporta il non potersi comprare vestiti nuovi ogni giorno (ciò non mi sembra molto realistico: la ragazza che era scappata dai suoi privilegi di aristocratica per diventare una ballerina da taverna sposata con un uomo senza titoli ora è stressata dai suoi vestiti? Nah. Posso accettare che le sue esperienze da Jaka’s Story abbiano avuto un grosso effetto su di lei, ma non riesco ancora a convincermi di questo cambiamento).

Fitzgerald e primi piani del suo occhio stanco

Alla fine salgono su una chiatta, che ci traghetta alla seconda parte, Fall And The River. Il nostro compagno di viaggio è il nuovo furto letterario di Dave Sim, F. Scott Fitzgerald, chiamato F. Stop. Kennedy. Dovremo affrontare 220 pagine del lento viaggio controcorrente di Cerebus e Jaka che conversano nelle ore dei pasti con Kennedy, inframezzati dalla versione di Sim della prosa di Fitzgerald. Questa è presentata come il libro a cui Kennedy sta lavorano, un romanzo chiave su Cerebus, Jaka e lui stesso. È qui dove la storia di Cerebus inizia a crollare, dove Sim incastra quello che gli passa per la testa nella storia, che riguardi l’oritteropo o meno. Quando asserivo che la qualità del fumetto crolla dal numero 220 o giù di lì mi riferivo proprio a questo punto.

Fitzgerard nel suo studio in Cerebus Going Home

Sapete cosa? Mi sbagliavo. A rileggerlo mi è davvero piaciuto Fall And The River. Si prova il piacere di osservare il flusso e riflusso dell’attrazione e la foga dei dialoghi tra i tre personaggi. L’ambiente ristretto e il numero limitato di protagonisti esprime i sentimenti di un dramma teatrale, mentre osserviamo i tre personaggi ruotare attorno all’altro fino alla collisione finale (che è una delle caratteristiche che ha fatto fuzionare molto bene Jaka’s Story). Kennedy sta chiaramente recitando per Jaka e millanta la promessa di un ruolo di musa nella sua presunta colonia di artisti. Questo ruolo è decisamente accativante per Jaka e per la visione che ha di sè, specialmente se si confronta alla proposta di Cerebus, ovvero di dividere la casa con i suoi genitori e passare i giorni a non fare altro che cucinare e pulire.

Fitzgerard e i movimenti della nave

È triste, davvero triste. Cerebus sa che non ha nessun indizio per capire cosa passi per la testa di Jaka. Cerebus può solo capire che c’è qualcosa che non va, ma non ha intelligenza a sufficienza da capire quale sia il problema, e neppure per salvare la situazione o fuggire via. Si agrappa alle parole di Rick “you have to be happy enough for two” come fossero un mantra per tutto il libro, ma questo non funziona, non può funzionare. I nodi vengono al pettine quando Kennedy legge ad alta voce un passo chiaramente basato sulla fragile relazione di Jaka imbarcatasi in Mother & Daughters. È una scossa sismica per il loro legame, intelligentemente comunicato nella pagina da un’interruzione dell’ambiente di Juno verso una scenografica di fiume idilliaco. È un punto di non ritorno, sembra davvero la conclusone del viaggio tra Cerebus e Jaka.

Cerebus, Jaka e F. S. Kennedy a tavola

Precedentemente nel libro una Cirinista intima a Jaka che, volendo, avrebbero potuto sbarazzarsi di Cerebus facilmente. Quando la barca si prepara ad attraccare per l’ultima volta si manifesta concretamente questa minaccia, proprio nel momento in cui Jaka riprova il discorso di separazione con l’amato. Nel porto ci sono dozzine di truppe armate aspettando con l’ovvia intenzione di catturare o uccidere Cerebus. L’oritteropo, inconsapevole, scende dalla plancia per affrontare il suo fato… fino al momento in cui Jaka capisce cosa sta succedendo, corre verso di lui in panico per attraversare il plotone in due, come fossero ancora molto uniti, abbandonando Kennedy e i suoi sogni di mecenatismo. Questa conclusione è l’assoluto contrario di Jaka’s Story. Nel quinto phonebook di Cerebus l’egoismo intenzionale di Jaka mette in pericolo le persone che le gravitano attorno, ma qui lei volta le spalle ai suoi sogni e sacrifica le sue speranze per salvare Cerebus.

Fine del viaggio. sequenze visive di paesaggi

Sono onestamente sorpreso di questa rilettura di Cerebus Going Home, specialmente della seconda parte. Come avevo già detto, è da qui che pensai che Cerebus iniziava a calare progressivamente, almeno sul punto narrativo. L’opera è, ovviamente, stupefacente a livello tecnico. Il disegno e l’impostazione delle tavole sono ai massimi livelli. Dave e Gerhard espandono il vocabolario del fumetto in ogni pagina e molte delle sequenze (la vista post catastrofe di Iest, il giro a 360° intorno al tavolo) possono mandarti fuori di testa. In questa rilettura, ho trovato molti aspetti da apprezzare nella storia. Non ci sono misteri cosmici, nessun grande schema politico, ma c’è un dramma relazionale osservato dannatamente bene. È una recitazione da camera piuttosto che le epiche da megascherma a cui ci avevano abituato fino al numero 200, ma si tratta davvero di una ottima recitazione. Allora Cerebus da dove, sempre se ci sia un momento, inizia a crollare? Vi farò sapere da dopo Form And Void

F. S. Kennedy ubriaco sopra una cassa di gin

(È utile anche notare che come Melmoth anche Cerebus Going Home contenga un capitolo di annotazioni. Quanto uno ci si addentri dipende dall’interesse che il lettora ha verso l’opera di Fitzgerald, ma una volta che uno scorre il peso della ricerca di Dave che riversa sulle pagine, ci sono interessanti intuizioni e preziosi contesti da cui si capiscono maggiormente le parole e azioni di Kennedy nella storia. Ho sempre sperato che Dave tornasse indietro e facesse questo lavoro per tutti gli altri libri, una specie di director’s commentary, ma non credo che ciò avverrà mai.)

Articolo scritto da Dan originariamente pubblicato su Goodreads.

Link database: https://goo.gl/5X2cdf

Altri articoli su Cerebus!

 

 

Reminiscenze di fumo pacco – Manuelone di Paolo Cattaneo

Avevo le pagine di Manuelone di Paolo Cattaneo davanti ai miei occhi e sussultai. Nel turbinio di ricordi che il racconto suscita alla generazione degli anni Ottanta, soprattutto di genere maschile, sentii un gusto plastico, di gomma e terra bruciata in bocca. Non era il semplicemente identificabile senso di “sfiga” che uno si portava appresso proporzionalmente al pus dei brufoli sulla fronte. Neanche quel senso di disagio che si provava di fronte ai bulletti più grandi. Si trattava di un gusto che mi promisi di non provare mai più. Il sapore del fumo pacco.

Copertina di Manuelone di Paolo Cattaneo. Manuelone è un ragazzo grasso e pelato che gioca alla playstation. Dagli occhi si può notare che ha fumato droghe leggere

Una voluttà dal sapore pessimo mi aveva invaso. Sentii male alla testa con un tiepido capogiro. Un posacenere in bocca. A cosa potevo ricondurne il richiamo? Certo, nel racconto se ne parla. Insieme ai videogiochi pirata Manuelone spacciava anche hashish di pessima qualità. Non è tuttavia solo una storia che può farti sentire un gusto in bocca: certo, è tutto l’apparato narrativo di per sè. Quale parte di questo apparato gronda questo insalubre sapore?

Particolare. Due conoscenti del protagonista giocano alla playstation

E’ il tratto grottesco di Paolo Cattaneo a riuscire a comunicare quel gusto orribile, così tanto che è giusto che rimanga illegale. In una collana dedicata a Henry Darger, il controverso scrittore e illustratore di The Realms of the Unreal, è doveroso che ci sia un artista che riesca a far trasudare disagio attraverso le sue linee. Un disagio, non privo di una certa ironia, questa volta ben circoscritto: il 2000.

Tavola in cui è rappresentato il palazzo di Manuelone. Nell'altra interno

Probabilmente Gibson si aspettava qualcosa di più da tutti noi, ma fatto sta che noi ragazzi si passava le giornate in quel modo. Brufoli, palazzoni, giochi piratati e tanta sfiga. Se avete vissuto tutto questo e volete riviverlo, se non lo avete vissuto ma la vostra coscienza storica vi impone di approfondire le passioni dei giovani liceali nei primi 2000 Manuelone è l’opera che fa per voi.

Due tavole di Manuelone in cui i protagonisti parlano di videogiochi. Vengono citati Final Fantasy e Resident Evil II

 

Nel database di Becomix Manuelone è già presente. Aprendo il link si entra nella scheda del fumetto. Chi è loggato può inserirlo nella propria collezione e chi è intenzionato a venderlo lo potrà mettere nel marketplace. Provare per credere!

Grappa, Walt Disney e Rufolo – Intervista a Fabio Tonetto

Nell’ottobre 2016 Eris lanciava Rufolo, di Fabio Tonetto che con questo titolo si è imposto tra i punti di vista più originali della scena fumettistica contemporanea. Il suo successo non è limitato all’Italia, i fumetti deformed di Tonetto sono molto conosciuti anche all’estero grazie soprattutto alla sua collaborazione con Vice.
Illustrazione di Fabio Tonetto per Becomix. Ren Rocchi ha un cappello con scritto "400 Napoli". Inoltre c'è scritto "Io compre sempre Becomix".
Verso febbraio incontrai Fabio varie volte, con l’intento di intervistarlo per il blog. Ci siamo trovati in giro per Torino, a volte parlando di fumetto, a volte no. In bettole dal gusto kitsch, in osterie regionali, ricordando lo splendido Ermino Esportazioni Vini in corso San Maurizio. Una sera, dopo una bottiglia di vodka, feci un paio di domande che mi ero scritto e discutemmo, nel modo più approfondito che l’alcool possa concedere, su un certo numero di questioni. Quanto c’è di gioco intellettuale e quanto c’è di spontaneo? Come considerare l’universo dei tuoi personaggi?
Le risposte di Fabio erano così semplici ed esatte che riuscivano a rendere vane e sciocche le domande. Potevo vantare tra me e me che avevo avuto delle risposte più precise rispetto ad altre presentazioni a cui avevo assistito. Da buon non-giornalista non registrai nulla, non fui in grado di documentare ciò che compresi dell’enigma di Tonetto.
Le domande le inviai a Fabio tramite chat. Probabilmente era il modo più semplice per svolgere questa sorta di intervista. Potete leggere qui sotto le risposte. Data la natura della comunicazione “informale” perdonate l’utilizzo così sgraziato del mio italiano.
Copertina di Rufolo di Fabio Tonetto.
INTERVISTA A FABIO TONETTO

Rufolo è la tua prima pubblicazione per una casa editrice. Hai collaborato con riviste (Vice, Linus, Frigidaire) e fanzine (Diciottoni, Domodossola). Inoltre sperimenti con animazione, fotografie e forme plastiche. A chi non conosce il tuo lavoro, sai fornire delle coordinate?

Ci sono vari modi: Facebook, Instagram e Tumblr.
Ho anche un sito, www.fatonetto.com

Rufolo potrebbe essere il risultato di una collaborazione tra Ionesco e Walt Disney dopo massicce dosi di LSD*. La tua poetica nasce da istanze culturali e filosofiche, o il senso di alienazione verso la realtà è spontaneo?

Diciamo più la seconda. Di solito quando devo buttare giù una storia mi affido alla spontaneità. Nel senso che cerco di crearla in un unico flusso perchè altrimenti non sarei in grado di aggiungere pezzi a posteriori. Ovviamente c’è molto editing durante la finalizzazione ma diciamo che il succo viene fuori nella primissima “stesura”, che poi è un mini storyboard comprensivo di dialoghi grezzi. Non faccio nulla di particolare, semplicemente tengo presente il carattere dei personaggi.
Tra le mie sostanze preferite c’è la grappa e tra quest’ultima e l’LSD scelgo istintivamente la prima. Per quanto riguarda il Teatro dell’assurdo non posso dire che non ci sia, ma sinceramente non ho attinto direttamente da lì. Forse più da Castellano & Pipolo e sicuramente da tutto l’apparato Disney.
Quindi la metterei così: Castellano & Pipolo + Grappa + Disney.
Musiche di Detto Mariano. 🙂

In Mother per Delebile riusciamo a trovare una traccia per una eventuale chiave di lettura della tua opera. Descrivi uno dei tuoi punti di vista: “Ho adottato tutto ciò che voi date per scontato”. Conservi ancora l’amore per “tutto ciò che resta”? Potresti dirci qualcosa in più?
Esattamente come con i miei altri personaggi quello che c’è scritto è da attribuire all’entità protagonista della storia, non a me. Quella storia è nata per provare a descrivere una specie di maternità universale, come se si concentrasse su tutto quello che noi diamo per scontato come piastrelle, asfalto etc. Probabilmente Questo essere c’è ma vuole più bene alle tegole e alle ringhiere piuttosto che a noi. A noi pensa solo quando dobbiamo essere sostituiti. Come noi facciamo con un tubo. Comunque non mi piace più molto, soprattutto per come è disegnata.
Ultima tavola di Mother di Fabio Tonetto
tavola finale di Mother. Tratta dal sito dell’autore
Il tuo stile è molto personale e non sembra allineato a nessuna moda del momento. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

Domanda parecchio difficile.

Rufolo super deformed
Immagine tratta dal sito dell’autore. Illustrazione per Frigidaire n° 228

Nel suo non-sense, l’universo di Rufolo ha una coerenza. Anche se più che di un universo si può parlare di “comparse”. Ci parlerai ancora di Rufolo e il Signor Atti? Approfondirai altri personaggi che abbiamo incontrato?

Cerco di far sì che i personaggi non perdano il loro imprinting caratteriale e il loro ruolo. Almeno in questo cerco di essere rigoroso.
Poi per il resto può succedere qualsiasi cosa. Ovviamente seguendo delle regole appartenti al mondo di cui sto parlando.
Capita che cominci a buttare giù una storia con Rufolo facendolo interagire con il Signor Atti. Spesso arrivato alla fine mi rendo conto che ciò che dice Rufolo è attribuibile al Signor Atti e viceversa. A quel punto basta invertire i nomi.
Spero ci sia la possibilità di raccontare ancora qualcosa sul loro conto.

Ren Rocchi è morto? Per questo non compare in Rufolo?

È morto?

Ren Rocchi e il Sig. Atti
Ren Rocchi – A race

In Rufolo compare un personaggio Poverino, scritto in corsivo. Anni fa questa scritta compariva su tantissimi muri di Torino. Ne sai qualcosa?

Esatto, quello è un omaggio diretto a lui, purtroppo non so dirti di più. Ho indagato ma l’ambiente del writing è omertoso.😎

Ultima inevitabile domanda: nuovi progetti?

Non posso parlare di nuovi progetti, per ora c’è una cosa in ballo ma vediamo se poi si farà.

*Fabio Tonetto mi fece notare che l’accostamento Walt Disney e Teatro dell’assurdo era stato anche utilizzato in Jones e altri racconti di Franco Maticchio, Rizzoli. Probabilmente tra le uscite più importanti del 2016.
Se qualcuno volesse aggiungere Rufolo alla propria collezione o metterlo in vendita, il titolo è già presente nel database di Becomix.

Un nuovo medioevo – Blame! incontra Eco

Il lungo viaggio nei dedali di architetture impazzite di Blame può essere considerato allegorico come l’inferno dantesco. L’ambientazione futuristica di Tsutomu Nihei è un nuovo medioevo, un periodo in cui l’intelligenza è morta e non ci si immagina un futuro dal riscatto possibile.

Pure Nihei consiglia l’interpretazione dell’opera in chiave fantasy, descrivendola nel frontespizio come “Adventure-seeker Killy in the cyber dungeon“, conferendole un aspetto ludico, di evasione, vicino ad un immaginario da gioco di ruolo o videoludico. Non bisogna però dimenticare che la quest, la ricerca, è una delle caratteristiche della letteratura medievale, come il Materiale di Britannia, le chanson de geste, i romanzi di Crétien de Troyes.

In Blame! non mancano cavalieri, spade, duelli, labirinti, dame e fatine (anche se decisamente inquietanti e grottesche); le caratteristiche del fantasy sono inserite in un contesto di incubo fantascientifico. Questo tipo di ibridazione è piuttosto comune nei manga ma in Blame!, opera di intrattenimento ed evasione, possiamo trovare qualcosa di più.

L’oblio di sé è una delle caratteristiche che emergono dai personaggi. Non semplice dimenticanza della proprio identità ma sopratutto di un sapere antico, di un legame ancestrale col passato. Molti personaggi ammettono di essere analfabeti. Dimenticata è la Storia: quando Shibo chiede ad un pescatore elettrico perché i loro antenati vengano chiamati “piantatori”, questo risponde di non sapere, gli antenati sono ormai scomparsi.

Umberto Eco, ne Il nome della rosa, fa dire a uno dei suoi monaci, Nicola da Morimondo, maestro vetraio:

“La grande opera vetraria, che abbelliva la chiesa e l’Edificio, era già stata compiuta almeno due secoli indietro. Ora ci si limitava a lavori minori, o alla riparazione dei guasti del tempo. <E con gran fatica> aggiunse, <[…] è inutile,> soggiunse, “non abbiamo più la saggezza degli antichi, è finita l’epoca dei giganti!”

Guglielmo da Baskerville risponde:

<Siamo nani>, ammise Guglielmo, <ma nani che stanno sulle spalle di quei giganti, e nella nostra pochezza riusciamo talora a vedere più lontano di loro sull’orizzonte.>

Nel Log. 5 un personaggio indicando quel che rimane di un gigante costruttore:

“Quelli sono dei costruttori risalenti a un tempo ormai antico. Corre voce che il dipartimento di governo abbia riportato in vita la tecnologia di quell’epoca. Al giorno d’oggi, noi abbiamo dimenticato perfino come si decifrano i caratteri che vengono visualizzati sulle nostre retine.”

Anche il pescatore elettrico chiede a Shibo di decifrare la scritta sulla porta d’entrata Toha, perché hanno perso la capacità di decifrare i caratteri antichi. C’è un curioso parallelismo con il romanzo storico di Eco: i pescatori elettrici sono nani, mentre Killy e Shibo, provenienti dall’antichità sono giganti (Killy è un antichissimo messaggero segreto del sistema precedente Safeguard, mentre Shibo proviene dall’Industria Bioelettro e ha compiuto svariati cicli di nascita e morte). I pescatori elettrici sono dei nani appoggiati sulle spalle dei giganti antichi.

Se Nihei abbia creato questo parallelismo di volontà e conosca l’opera di Eco, non ci è dato saperlo. Il mangaka riesce però a descrivere un mondo, e quindi a parlare della contemporaneità, in cui l’età dell’oro è passata da un pezzo e non rimangono che halber mensch, mezzi-uomini a popolare questa landa desolata.