L’emancipazione a fumetti – Kamimura Kazuo e l’età della convinvenza

Copertina de L'età della convivenza di Kamimura Kazuo

Tutti quelli che hanno visto Kill Bill si ricorderanno della killer O-Ren Ishii: Tarantino non si fece scrupoli ad indicare il film Lady Snowblood (t.o. 修羅雪姫 Shurayuki-hime) come diretta ispirazione. Si dà il caso che la pellicola fu ispirata da un manga scritto da Koike Kazuo (è probabile che qualcuno conosca già la mia proposta di legge Ius Kozure ōkami) e illustrato da Kamimura Kazuo. Non poteva essere che Kamimura, grande rappresentante della femminilità giapponese al pari del regista Mizoguchi Kenji e dello scrittore Nagai Kafū, a rappresentare la “versione femminile” di Ogami Ittō.

I due amanti sul tram. Doppia pagina con quattro vignette

Proprio mentre Kamimura lavorava a Shurayuki-hime, come ogni grande mangaka portava avanti contemporaneamente altri lavori come Shinano gawa (il fiume Shinano) e sopratutto Dōsei Jidai (L’età della convivenza), uscito da pochissimo in Italia. Se il merito di aver portato Kamimura nel nostro paese è della J-pop, la stessa che ha curato anche la mostra a lui dedicata a Lucca Comics 2016, in Francia Kana già da tempo ha tradotto molte opere del fine mangaka. Ad Angouleme 2017 la loro edizione di Rikon Kurabu (Il club delle divorziate) ha vinto il Prix Patrimoine e la mostra a lui dedicata era decisamente imponente e curata.

I due amanti si baciano su un prato. La protagonista invoca la morte.

Allepoca Dōsei Jidai fu un grandissimo successo popolare perchè Kamimura sapeva leggere e raccontare il proprio tempo, mettendo a fuoco le problematiche e le contraddizioni sociali in un Giappone ancora schiacciato dal passato e al tempo stesso obbligato alla modernità. La lettura del manga ci porta nella Tokyo degli anni settanta, epoca di scontri studenteschi e di emancipazione. Kyōko (21 anni) e Jirō (23 anni) vivono insieme come una coppia non sposata. Mentre lei lavora come grafica in un’agenzia pubblicitaria e deve sopportare le angherie di genere tipiche dei luoghi lavorativi del Giappone, lui è un mangaka debuttante e deve farsi le ossa per ottenere una sicurezza economica. Ogni capitolo approfondisce un frammento della loro quotidianità o di quella dei loro vicini e conoscenti disvelandone le contraddizioni, la sofferenza e la passione.

Sequenza cinematografica in cui lei chiede una sigaretta

Se la Valentina di Guido Crepax era alfiere del femminismo e della lotta sociale, in cui l’impostazione grafica era intellettualmente una destrutturazione freudiana, un fumetto insomma per un pubblico intellettuale, Dōsei Jidai è invece un fumetto squisitamente popolare. Lunghe carrellate cinematografiche con tensione erotica à la nouvelle vague, accompagnate da un tratto estremamente elegante, descrivono la vita a due dei protagonisti, le loro felicità e la profonda tristezza.

Doppia tavola con la portagonista che guarda alberi in fiore. Kamimura eccelle anche in uno stile più evocativo.

La narrazione è chiara come solo il fumetto giapponese sa fare e i temi trattati possono essere crudi e patetici. Kamimura riesce nel descrivere questa umanità viva, ad affrontare tematiche difficili e sporche senza darne un giudizio morale. Anzi, caricandone il senso poetico: esemplare è il primo episodio in cui tratta il sesso con le mestruazioni. “Preferisco ancora vivere perdendo un po’ di sangue, piuttosto di finire annegata con un corpo in cui non scorre nulla.”, conclude Kyōko.

illustrazione di Kamimura in cui lui si annusa le dita
Il profumo del sangue è l’odore dell’avvenire.

Il Giappone è tutt’ora un paese maschilista, per quanto possa sembrare incredibile, più (o diversamente) del nostro. Non ci dobbiamo stupire della crudezza e realtà dei racconti: è normale che nelle aziende giapponesi le donne siano relegate al ruolo di “versatrici di caffè” come anche la violenza di genere. Se può sembrarci difficile comprendere come uno schiaffo dato dal ragazzo possa rivelarsi uno strumento pacificatore, non dobbiamo comunque stupircene troppo. Già alla fine del X secolo Sei Shōnagon nelle sue Note del guanciale sottolineava di apprezzare una certa violenza nella mascolinità:

I giovani sono magnifici quando, in virtù del loro grado, possono uscire armati di tutto punto. Un figlio di nobili, anche bellissimo e interessante, se non ha armi perde istantaneamente ogni fascino (48).

Per tornare in epoche più recenti, leggendo le descrizioni dei quartieri di piacere di Hiraga Gennai (di lui parliamo anche qui) oppure nelle opere di Higuchi Ichiyō scopriamo che il saper dare un paio di schiaffi al momento giusto è un requisito che molte geishe esigono dal loro uomo. Ancora oggi può succedere che l’uomo, nel passeggiare, preceda la compagna. Nonostante noi occidentali attraverso il mito della geisha vediamo il Giappone come entità femminile, i giapponesi hanno sempre visto la loro nazione di genere maschile, come sottolinea Tessa Morris-Suzuki nel suo saggio Re-Inventing: Time, Space, Nation. Ricordiamo inoltre che il tema dello shinjū, il doppio suicidio d’amore, è un topos della letteratura giapponese, molto approfondito anche nei drammi del bunraku di Chikamatsu Monzaemon.

Lui tira uno schiaffo a lei

Lui mentre tira i capelli a lei.

Ecco la scheda Becomix della versione francese! Per la versione italiana la traduzione è curata da Paolo La Marca, docente universitario di lingua e letteratura giapponese nell’Università di Catania e grande estimatore di Kamimura (organizò infatti la mostra Kamimura Kazuo – Il mondo dell’eros nel Castello di Donnafugata nel 2014).  Ha curato anche le traduzioni italiane di Storie di una geisha – Una Gru Infreddolita e Lady Snowblood.

Ci sono più giorni tristi da dimenticare, che giorni felici da ricordare

 

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