Tale of Sand – Una storia di Sabbia da Henson e Juhl

Tale of Sand – Una storia di Sabbia di Jim Henson e Jerry Juhl disegnata da Ramòn Pérez

Di Francesco Iesu

Tale of Sand è un’opera che ha visto la luce grazie alla riscoperta delle sceneggiatura cinematografica scritta negli anni ’60 dallo scrittore televisivo Jerry Juhl e dal burattinaio Jim Henson. Se i nomi non vi dicono niente, sicuramente conoscerete le loro invenzioni più celebri: Sesame Street e The Muppet Show. All’epoca, nonostante gli apprezzamenti da parte dei diversi produttori cinematografici, non si ottennero finanziamenti. Si credeva impossibile riprodurre le suggestioni e le diverse atmosfere surreali della storia tramite la cinepresa. Sino al 2012 è rimasta nei magazzini della Jim Henson Company che ne detiene i diritti, insieme a quelli di Kermit, Miss Piggy, Bert e Harry e tutti gli altri. Proprio il successo riscosso da questi personaggi allontanò Henson dalla realizzazione dell’opera che a conti fatti rappresentava per lui un’ossessione: nel corso degli anni ha avuto ben tre fasi di modifica.
Grazie alla collaborazione della Jim Henson Company con l’editore americano Archaia e al lavoro di Ramòn Pérez l’opera è stata portata alle stampe.

copertina di Tale of sand

Tale of Sand è un viaggio intrigante e adrenalinico. Sotto un velo di leggerezza nasconde chiavi di lettura profonde. Per entrare nell’ottica dell’opera e della poetica di Hensos sarebbe auspicabile visionare le due opere più vicine per tematiche e stile: il corto Time Piece, candidato ad un Academy Award nel 1966 e il lungometraggio The Cube, uscito nel 1971 per la NBC. Tale of Sand ne rappresenta la summa.
Time Piece è il racconto dell’impossibilità dell’uomo di sfuggire all’incedere progressivo e cadenzato del tempo, con l’ovvia incapacità di impiegarlo nelle attività amate. In Tale of Sand la fuga è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo imposto da altri. Le peripezie e nemici che si incontrano sulla strada spesso non sono solo antagonisti, ma riflessi del proprio Io che cerca di sabotarsi. Un Io più grande e più forte di noi, che rappresenta non solo il nostro nemico ma anche le nostre infatuazioni e desideri.
La storia è un ciclo che si ripercuote nella nostra quotidianità e nelle diverse stagioni della vita. È come la teoria dei bisogni: dopo averne soddisfatto uno ne compare subito dopo un secondo, e così via. Non c’è tempo per un attimo di tregua fino al raggiungimento dell’obiettivo, ed è questa la funzione della ricorrente “gag della sigaretta”, che molte volte sdrammatizza la situazione o la esalta.
In The Cube sono mostrate l’incapacità di scappare dalla propria condizione e la ciclicità della vita, mentre Tale of Sand rimane più ottimista, giocoso e presenta più momenti di spiccata ironia.

Rimane il forte elemento meta-testuale. Se in The Cube uno dei personaggi accenna al protagonista che la sua esperienza è meramente quella di un programma televisivo, in Tale of Sand la sceneggiatura stessa è presente come sfondo delle vignette, o inserita nei cartelli del paese in festa, dando un elemento di distacco.

splash page di musica, ballerini e musicisti

Oltre alla sceneggiatura presente come ambiente, il cameo di Henson nella parte del regista che filma una delle scene più adrenaliniche della storia aumenta la sensazione di straniamento. Nell’idea originale dello script ci sarebbe stato il solo cameo, che non avrebbe rafforzato l’idea meta-testuale lasciando bensì una sensazione di simpatica comparsata, fatta per aumentare l’ironia della vicenda. Si ha invece un elemento rafforzativo che mette i binari sulla letteratura dell’assurdo: unaccorgimento che ha sicuramente giovato all’opera. Il fatto che sia uscita come fumetto ha permesso un lavoro sui colori impensabile rispetto alla fotografia dell’epoca. La matita di Pérez ha donato espressività mimica e gestuale ai personaggi, esprimendo gestualità e azione, caratteristica fondamentale della storia.

altra splahpage, uomo e donna brindano in un canion

All’inizio della ricerca vengono donati al protagonista diversi oggetti, che hanno una determinata simbologia e suggeriscono lo spirito della vicenda:
-Lei, la collana di benvenuto hawaiana che ha anche significato di addio. La sua ambivalenza sarà più chiara alla fine della storia;
-La chiave della città, che simboleggia il rispetto che la comunità ripone nel protagonista senza alcun motivo apparente per il lettore (in quanto ai nostri occhi è solo uno straniero di passaggio). Questo dono si scopre presto essere dovuto al fatto che il protagonista abbia accettato di piegarsi ai piani della collettività. La chiave ha molteplici significati. Nel corso della storia verrà frantumata in mille pezzi, a indicare che la ricerca non andrà a buon fine e gli affanni continueranno a ripetersi nel tempo.
-Il mazzo di rose, che nella simbologia dei fiori indicano non solo amore ma anche coraggio, qualità che serve al protagonista per il compimento della missione.

tavola ricca di onomatopee

L’opera si mostra frizzante, veloce, ricca d’azione e di una profondità che si coglie nei diversi gesti e nei pochi dialoghi della storia. Dal punto di vista della narrazione, la struttura delle vignette varia lungo le pagine e permette una lettura incalzante. Pèrez rigetta lo spazio bianco tra le vignette e le classiche griglie. La prima scelta rende la lettura più fluida, permette di usare la pagina nella sua totalità e di unire le vignette in macro-unità narrative altrimenti viste come separate. La seconda dona velocità e ritmo alla lettura. La gestione del colore è l’elemento caratterizzante dell’opera: non è mero elemento decorativo ma serve a creare parallelismi o discordanze tra vignette e pagine vicine.

L'uomo corre con la chiave in mano

Guardando l’immagine qua sopra notiamo il lavoro di Pérez. Il layout (coadiuvato dal colore) permette di distinguere due livelli. Il primo caratterizzato dallo sfondo bianco e dal celeste del personaggio. Il secondo dove sono le varie variazioni di rosa a farla da padrone. Entrambi descrivono la corsa del protagonista: il primo privilegiando un campo lungo, il secondo i diversi dettagli. Con i classici spazi bianchi tra una vignetta e l’altra non avremmo percepito questo come un unicum narrativo, bensì come istantanee di momenti distanti tra loro.
Tra i due livelli ci sono elementi di richiamo, vedasi la colorazione celeste del protagonista che serve ad rafforzare la sensazione di vicinanza temporale dell’azione e permette di rendere le vignette non ripetitive.

splach page di guerra

In questo caso abbiamo un utilizzo dei livelli e della colorazione differente. Ci sono sempre due livelli. Il primo quello caratterizzato dal viola e il secondo dal rosso. Questa splash page nel racconto rappresenta il climax delle precedenti (tutte avevano la medesima scelta cromatica). Le azioni importanti dal punto di vista narrativo sono quelle delle vignette rosse. Il blocco di tre indica l’azione principale della scena che scatenerà la baraonda successiva mostrata nelle restanti vignette viola. In questo marasma le restanti cinque vignette rosse permettono di far chiarezza su ciò che sta avvenendo: la sorpresa del sultano, lo sparo che segna l’arrivo dei rinforzi, il prevalere dei rinforzi sui soldati. Fanno da guida, ci permettono di non perdere il filo.

Per quanto riguarda l’edizione, ci troviamo di fronte ad un libro molto curato che ricorda un Moleskine, sia nell’edizione italiana (edita da Panini: 152 pagine, cartonato, colori – 24,90€) che nell’edizione in inglese (edita da Archaia a 29.99$), di grande formato e che esalta gli ottimi disegni. È presente nel database di Becomix: se lo avete basta aggiungerlo alla propria collezione, se lo volete acquistare usate potete inserirlo nella wantlist e sarete avvisati quando sarà nel marktplace. Cosa aspettate? Iscrivetevi a Becomix!

Un lungo giro in barca con Fitzgerald – Cerebus Going Home

Cerebus Going Home è sia il titolo del tredicesimo libro di Cerebus, sia il titolo dell’arco narrativo che include anche il volume successivo Form & Void. In realtà i capitoli di Going Home (arco narrativo) sono tre: il primo volume ne contiene due, il corto Sudden Moves e Fall And The River, mentre il terzo Form & Void prende l’intero quattordicesimo phonebook. Sudden Moves inizia dove Rick’s Story si era interrotto. Cerebus e Jaka sono diretti a nord per raggiungere la casa dell’oritteropo a Sand Hill Creek per iniziare una nuova vita insieme. Vagano da taverna in taverna nell’estasi del primo momento dell’innamoramento: quello sciocco, euforico e esilerante. Jaka sembra essere diventata una celebrità, probabilmente grazie al suo background reale e il successo del libro di Oscar (Wilde). Il loro viaggio è facilitato dalle Cirinist che tengono un occhio vigile su di loro. Sudden Moves ci mostra com’è la Estarcion controllata dalle Cirinist fuori dai pub descritti in Guys. Non so quanto tempo Cerebus abbia passato all’interno del pub, ma sembra che la rivoluzione Cirinista si sia stabilizzata completamente.

Tavola paesaggistica di Cerebus Going Home

La società si è ricostiuita o è stata rimodellata, e, in questo capitolo almeno, appare piuttosto pacifica e pastorale. Sempre se si righi dritto, naturalmente, come sfortunatamente si può scoprire nel risveglio di Jaka. Ci sono altre nuvole all’orizzonte. Jaka in un primo momento dice: “Of course this is the ‘beginning’ part. The ‘beginning’ part is easy. We’ll have to see how ‘lucky’ either of us feels after we’ve had a chance to really get on each other’s nerves”.  (Certamente questo è l'”inizio” . L’inizio è semplice. Dobbiamo vedere quanto ognuno di noi si sentirà “fortunato” dopo che avremo avuto l’opportunità di darci sui nervi a vicenda sul serio.)

Jaka pensierosa alla finestraQuesta opportunità apparirà ben presto. Cerebus è esasperato dai loro lento proseguire, mentre Jaka sopporta il non potersi comprare vestiti nuovi ogni giorno (ciò non mi sembra molto realistico: la ragazza che era scappata dai suoi privilegi di aristocratica per diventare una ballerina da taverna sposata con un uomo senza titoli ora è stressata dai suoi vestiti? Nah. Posso accettare che le sue esperienze da Jaka’s Story abbiano avuto un grosso effetto su di lei, ma non riesco ancora a convincermi di questo cambiamento).

Fitzgerald e primi piani del suo occhio stanco

Alla fine salgono su una chiatta, che ci traghetta alla seconda parte, Fall And The River. Il nostro compagno di viaggio è il nuovo furto letterario di Dave Sim, F. Scott Fitzgerald, chiamato F. Stop. Kennedy. Dovremo affrontare 220 pagine del lento viaggio controcorrente di Cerebus e Jaka che conversano nelle ore dei pasti con Kennedy, inframezzati dalla versione di Sim della prosa di Fitzgerald. Questa è presentata come il libro a cui Kennedy sta lavorano, un romanzo chiave su Cerebus, Jaka e lui stesso. È qui dove la storia di Cerebus inizia a crollare, dove Sim incastra quello che gli passa per la testa nella storia, che riguardi l’oritteropo o meno. Quando asserivo che la qualità del fumetto crolla dal numero 220 o giù di lì mi riferivo proprio a questo punto.

Fitzgerard nel suo studio in Cerebus Going Home

Sapete cosa? Mi sbagliavo. A rileggerlo mi è davvero piaciuto Fall And The River. Si prova il piacere di osservare il flusso e riflusso dell’attrazione e la foga dei dialoghi tra i tre personaggi. L’ambiente ristretto e il numero limitato di protagonisti esprime i sentimenti di un dramma teatrale, mentre osserviamo i tre personaggi ruotare attorno all’altro fino alla collisione finale (che è una delle caratteristiche che ha fatto fuzionare molto bene Jaka’s Story). Kennedy sta chiaramente recitando per Jaka e millanta la promessa di un ruolo di musa nella sua presunta colonia di artisti. Questo ruolo è decisamente accativante per Jaka e per la visione che ha di sè, specialmente se si confronta alla proposta di Cerebus, ovvero di dividere la casa con i suoi genitori e passare i giorni a non fare altro che cucinare e pulire.

Fitzgerard e i movimenti della nave

È triste, davvero triste. Cerebus sa che non ha nessun indizio per capire cosa passi per la testa di Jaka. Cerebus può solo capire che c’è qualcosa che non va, ma non ha intelligenza a sufficienza da capire quale sia il problema, e neppure per salvare la situazione o fuggire via. Si agrappa alle parole di Rick “you have to be happy enough for two” come fossero un mantra per tutto il libro, ma questo non funziona, non può funzionare. I nodi vengono al pettine quando Kennedy legge ad alta voce un passo chiaramente basato sulla fragile relazione di Jaka imbarcatasi in Mother & Daughters. È una scossa sismica per il loro legame, intelligentemente comunicato nella pagina da un’interruzione dell’ambiente di Juno verso una scenografica di fiume idilliaco. È un punto di non ritorno, sembra davvero la conclusone del viaggio tra Cerebus e Jaka.

Cerebus, Jaka e F. S. Kennedy a tavola

Precedentemente nel libro una Cirinista intima a Jaka che, volendo, avrebbero potuto sbarazzarsi di Cerebus facilmente. Quando la barca si prepara ad attraccare per l’ultima volta si manifesta concretamente questa minaccia, proprio nel momento in cui Jaka riprova il discorso di separazione con l’amato. Nel porto ci sono dozzine di truppe armate aspettando con l’ovvia intenzione di catturare o uccidere Cerebus. L’oritteropo, inconsapevole, scende dalla plancia per affrontare il suo fato… fino al momento in cui Jaka capisce cosa sta succedendo, corre verso di lui in panico per attraversare il plotone in due, come fossero ancora molto uniti, abbandonando Kennedy e i suoi sogni di mecenatismo. Questa conclusione è l’assoluto contrario di Jaka’s Story. Nel quinto phonebook di Cerebus l’egoismo intenzionale di Jaka mette in pericolo le persone che le gravitano attorno, ma qui lei volta le spalle ai suoi sogni e sacrifica le sue speranze per salvare Cerebus.

Fine del viaggio. sequenze visive di paesaggi

Sono onestamente sorpreso di questa rilettura di Cerebus Going Home, specialmente della seconda parte. Come avevo già detto, è da qui che pensai che Cerebus iniziava a calare progressivamente, almeno sul punto narrativo. L’opera è, ovviamente, stupefacente a livello tecnico. Il disegno e l’impostazione delle tavole sono ai massimi livelli. Dave e Gerhard espandono il vocabolario del fumetto in ogni pagina e molte delle sequenze (la vista post catastrofe di Iest, il giro a 360° intorno al tavolo) possono mandarti fuori di testa. In questa rilettura, ho trovato molti aspetti da apprezzare nella storia. Non ci sono misteri cosmici, nessun grande schema politico, ma c’è un dramma relazionale osservato dannatamente bene. È una recitazione da camera piuttosto che le epiche da megascherma a cui ci avevano abituato fino al numero 200, ma si tratta davvero di una ottima recitazione. Allora Cerebus da dove, sempre se ci sia un momento, inizia a crollare? Vi farò sapere da dopo Form And Void

F. S. Kennedy ubriaco sopra una cassa di gin

(È utile anche notare che come Melmoth anche Cerebus Going Home contenga un capitolo di annotazioni. Quanto uno ci si addentri dipende dall’interesse che il lettora ha verso l’opera di Fitzgerald, ma una volta che uno scorre il peso della ricerca di Dave che riversa sulle pagine, ci sono interessanti intuizioni e preziosi contesti da cui si capiscono maggiormente le parole e azioni di Kennedy nella storia. Ho sempre sperato che Dave tornasse indietro e facesse questo lavoro per tutti gli altri libri, una specie di director’s commentary, ma non credo che ciò avverrà mai.)

Articolo scritto da Dan originariamente pubblicato su Goodreads.

Link database: https://goo.gl/5X2cdf

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COMIX 4000: il fumetto-scontrino – Forme Insolite #3

Ritorna Forme Insolite, la rubrica dedicata ai fumetti dai formati più strani. Questa volta vi presenteremo un “fumetto” decisamente particolare… Comix 4000, il fumetto-scontrino! Scusate la qualità della scansione, ma la carta termica non è incline alla conservazione.

Comix 4000, il fumetto scontrino. Si vedono 3 illustrazioni con didascalia: Objectif Lune con uno sgangherato astronauto, una macchina con Jean, Pluto che scova qualcosa

Incappai in questa produzione super underground ad Angouleme nella sezione dedicata ai BD alternativi, in un salone vicino alla Place de l’Hotel de Ville. Il classico raduno di fumettari underground che unisce freaks, cyberpunks e irregolari con le loro autoproduzioni. Un posto ottimo per trovare adesivi cool e incontrare outsider spesso drogati. Ad aver creato questo capolavoro sono due ragazzi, Kevin Gauvin e Loic Urbaniak, sotto il nome di Comix 4000. Premendo un bottone da una magica scatolina fuoriusciva questo scontrino/fumetto, ogni volta proponendo “storie” diverse. Questo perché la macchina sceglieva a caso le immagini precaricate da stampare sulla carta termica.

Per chi non lo sapesse i fogli degli scontrini sono ricoperti da un un’emulsione con un colorante e un reattivo specifico. Nel momento della stampa una testina surriscaldata crea una reazione tra il colorante e il reattivo producendo così l’immagine. Lo svantaggio principale di stampa è la caducità della riproduzione, condannata a sbiadimento veloce (sopratutto se conservata nel portafoglio per qualche mese).

La mia anima in pena, uomo nudo in macchina, uomo che medita sull'amore Vignette illustrate in stile art-brut con didascalie ci trasportano in un immaginario assurdo. La vignetta Obiettivo Luna rappresenta uno strampalato astronauta, Della magia in te un uomo che porge il sesso fuori da una vettura, Une histoire sans fin dichiarazioni d’amore davanti a un bicchiere di vino. Tipica vita francese, insomma. La mia vignetta preferita rimane Pluto con la didascalia Bingo! e mi ricorda il modo lisergico di rappresentare i personaggi Disney di Fabio Tonetto (di cui presto vi offriremo una intervista!). Un cut-up senza senso, un automatismo meccanico erede del dadaismo Comix 4000 è una divertente trovata underground. Chissà se incapperemo nei ragazzi all’AFA festival o al Crack di Roma.  Eccolo inserito nel database di Becomix!