L’esordio fumettistico di Tsuge Yoshiharu

Se c’è una metafora ricorrente sul posizionamento di Tsuge Yoshiharu nella storia del manga è quella dei picchi gemelli, in cui sulla cima della montagna del manga commerciale troviamo Tezuka Osamu, mentre nell’altro, su quello del manga artistico, introspettivo o “controculturale”, ci troviamo Tsuge. Di Tsuge conosciamo quindi la profonda influenza nel panorama del Watakushi manga (“Manga dell’io”), o come esponente di punta del gekiga o ancora come padrino dell’underground e del manga alternativo. Pochissimo di lui è stato tradotto: in inglese sono presenti solo alcune raccolte comparse su The Comics Journal (Nejishiki, “Modello a vite”, dal link è possibile leggere la traduzione) o su Raw di Alt Spiegelman (Akai Hana, “Fiori Rossi” e Oba Denki Mekki Kōgyosho, “La fabbrica galvanostegica Oba”). Non possiamo dire che sia un autore conosciuto all’estero dai gaijin. Quest’anno Canicola ha pubblicato l’ultimo libro di Tsuge, Munō no hito o in italiano L’uomo senza talento, uscito precedentemente in Francia (2004) e Spagna (2015).

copertina di Giovinezza di Tsuge con autoritratto davanti la pioggia

La scoperta di un fumetto adulto e drammatico, antecedente rispetto A Contract with God di Will Eisner, da parte di un pubblico sempre più bisognoso di letture adulte, sta facendo arrivare molti autori questi autori stanno arrivando anche qui in Italia (sono stati pubblicati tre libri del fratello Tadao, Hayashi Seiichi, Hanawa Kazuhiko, Tatsumi Yoshihiro, ecc), ma Tsuge Yoshiharu rimane in parte ancora un mistero.

I critici dividono l’opera di Tsuge in tre periodi: l’inizio della carriera (1955-1965), il periodo Garo (1965-1970) in cui, in un primo momento dopo una crisi nervosa, lavorò come assistente di Mizuki Shigeru, e il periodo post Garo (1970-1987), con Munō no hito a segnare la fine della carriera. Probabilmente il periodo che più ha influenzato i mangaka è quello Garo, con l’introduzione dei temi autobiografici (Chico, Oba Denki Mekki Kōgyosho e Shōnen, “Il ragazzo”) e quella del sogno (Nejishiki, Yoshibō no hanzai, “il crimine di Hanzai”), ma soprattutto grazie alla capacità di descrivere una mestizia dell’esistenza senza pari (Tōge no inu, “Il cane del Valico” o Numa, “La palude”).

Se con Munō no hito stiamo conoscendo l’ultimissima parte della carriera e della vita di Tsuge, niente sappiamo dell’esordio. Grazie alla biografia presente in Tsuge Yoshiharu Shoki Kessaku Tanpenshū (Antologia delle opere giovani di Tsuge Yoshiharu) abbiamo a disposizione molte informazioni che non sono trascurabili per una esatta comprensione delle tematiche biografiche. Partiamo quindi dall’inizio fino a giungere alla prima pubblicazione, raccontata nel racconto Shōnen, apparso nel luglio 1981.

biografia di riferimento

Tsuge nasce nel 1937 a Kazushika (Tokyo). I genitori erano in viaggio dalla prefettura di Fukujima all’isola di Izu Ōshima, dove intendevano trasferirsi. Il fatto che sia nato in viaggio è curioso, dato che questo sarà un elemento ricorrente della vita e dell’opera. Sull’isola il padre lavorava come itamae, cuoco giapponese. I primi quattro anni di vita del piccolo Yoshiharu furono tranquilli. Nel 1941 nacque Tadao e si trasferirono nel paese natio della madre a Ōhara, un villaggio di pescatori nella prefettura di Chiba. Il padre invece si trasferì a Tokyo per lavoro e tornava dalla famiglia molto raramente. La madre lavorava a casa, vendendo ghiaccio d’estate e gestendo un ristorante di oden in inverno. Yoshiharu iniziò a frequentare la scuola materna, ma il carattere molto timido causato dall’autismo non gli permetteva di integrarsi. Verso la fine dell’anno il padre venne ricoverato all’ospedale di Tokyo per un malanno fisico. Venne dimesso, ma di nuovo in viaggio per lavoro la sua condizione peggiorò e in un ryokan (albergo in stile tradizionale) e spirò in preda ai deliri. Il piccolo Tsuge assistette alla morte del padre insieme alla madre e ne conservò un ricordo di terrore.

ritratto della famiglia misera di Tsuge
– Mamma, è uscito finalmente il mio manga! – Quanto ti hanno pagato per questo?

Dopo la morte del padre nel ’43 la famiglia si trasferì a Katsushika (Tokyo). La madre iniziò a lavorare in una fabbrica di munizioni e mentre non era a casa, i due fratelli custodivano il piccolo alloggio di 4 tatami e mezzo. Quando Yoshiharu iniziò ad andare a scuola, le incursioni aeree americane devastavano la città. Una volta si ferì lievemente con un proiettile inesploso trovato in un fiume. Già in quel periodo il suo unico divertimento era disegnare.

autoritratto di Tsuge in giovinezza

Dopo il grande bombardamento di Tokyo del 10 marzo ’45 venne evacuato con il fratello nella prefettura di Niigata, nella località termale di Akakura. Per chi volesse approfondire su come fosse la vita di questi giovani sfollati consiglio la lettura di Gen di Hiroshima di Nakazawa Keiji. La vita in comunità era troppo dura per Yoshiharu che si ammalò di eritrofobia. Come tutti i giapponesi, ascoltò in radio il messaggio di sconfitta dell’imperatore in cui, tra le varie cose, negava la sua origine divina. Tornò a Tokyo insieme a Tadao verso ottobre. La vita a Katsushika non era semplice, per sopperire ai bisogni della famiglia non bastavano i lavori di sartoria o da ambulante della madre. Erano così poveri che dovettero trasferirsi un edificio in rovina vicino la stazione.

La fabbrica galvanostegica Oba di Tsuge Yoshiharu

Nel ’46 la madre si risposò. Il genitore adottivo fu sempre molto duro con i ragazzi. In quel periodo però Yoshiharu impazziva per i manga come Norakuro (di Tagawa Suiho, in Italia è arivato come Nora, cane di leva) e Tank Tankurō (di Sakamoto Gajo). La madre aprì un centro scommesse nel mercato nero che però rimase chiuso a lungo. Nacque la prima sorella del nuovo matrimonio. In quel periodo, il patrigno della madre di Yoshiharu, ex-pescatore divenuto ladro durante la guerra, lo coccolava regalandogli fumetti di Tezuka Osamu. Il nonno però non era paritario nel trattamento dei nipoti e maltrattava il fratello Tadao.

Con l’arrivo della seconda sorella la casa diventò sempre più affollata. Per un anno Yoshiharu e il fratello non andarono a scuola, ma vendevano giocattoli e caramelle in bancarelle improvvisate o lavoravano per un piccolo teatro. Fu uno dei periodi più poveri della famiglia.

A undici anni, nel 1948, Tsuge divenne amico di O (così è segnato nella biografia). I genitori gestivano un ristorante cinese di Soba e ogni giorno Tsuge aiutava l’amico nella preparazione dei wonton. Iniziava a fermarsi anche a dormire da questa famiglia ed era sempre più raro vederlo a casa. Insieme a O sognava di diventare marinaio, ma dati i suoi problemi di autismo, eritrofobia e antropofobia aveva terrore degli incontri sportivi scolastici e arrivò a tagliarsi con un rasoio pur di non partecipare.

Il giovne Tsuge mette il braccio in una vasca di acido

Nel 1950 finì le scuole elementari e non si iscrisse alle medie. Preferì andare a fare l’apprendista nella fabbrica galvanostegica del fratello maggiore. Gli straordinari lo obbligavano a lavorare fino a tardi e lo stipendio arrivava sempre in ritardo. Per questo motivo decise di provare a lavorare in un giornale, ma presto dovette ritornare nella piccola fabbrica. Il tempo a disposizione per i manga e per i film diminuiva. L’anno successivo iniziò a lavorare per il padre adottivo nell’impresa tessile famigliare, ma non resistendo alle vessazioni del patrigno scappò di casa. Salì clandestinamente su una nave, venne scoperto e passò una notte in carcere.

Come in un loop, Yoshiharu ritornò nella fabbrica in cui lavorava il fratello e di nuovo cercò di fuggire su una nave. Voleva arrivare a New York, ma venne scoperto in alto mare, nei pressi dell’isola di Nojimazaki. Questa volta ritornò a lavorare nel negozio dell’amico O e passava dalle 9 alle 2 di notte a preparare, chissà, prelibati wonton. Lavorò nel ristorante cinese per un anno, per poi tornare nella fabbrica del fratello. Il loro sogno era di poter aprire una piccola fabbrica insieme.

– Tsuge chan, è uscito il tuo manga!

Arriviamo finalmente nel 1954, l’anno delle prime pubblicazioni. Decise di diventare mangaka chiuso in stanza, durante una crisi di antropofobia, considerando che fare il fumettista, almeno, era un lavoro in cui non doveva avere a che fare con altre persone. Andò a visitare Tezuka Osamu a Tokiwasō e riuscì a chiedergli i prezzi delle commissioni. Rafforzò la sua decisione di diventare un mangaka professionista. Mentre lavorava nella fabbrica mandava a case editrici i primi fumetti yonkoma (fumetti a quattro vignette), e venne accettato da Tsūkai Book. I primi tre fumetti pubblicati furono Hannin dare da!! (“Chi è il colpevole?”), Kisōtengai (“Inimmaginabile”)e Naaanda (“Cooosa?”). Nel racconto Shōnen, che si apre e si chiude con il giovane Yoshiharu che immerge un topo nel cianuro di potassio, ci descrive uno spaccato di vita patetico, le pericolose condizioni lavorative, le prime tentazioni sessuali. Era così povero che quando entrò nella libreria e vide la sua prima pubblicazione non aveva i soldi per comprare la rivista. La commessa gli prestò i soldi con sensualissima gentilezza. Nel primo yonkoma pubblicato e nelle prime opere lunghe (Minato no Rirī chan “Riri del porto” e Soko Nashi Numa “Palude senza fondo”) lo stile è chiaramente derivativo da Tezuka: la seconda montagna non si sarebbe potuta sviluppare senza la prima, anzi possiamo essere sicuri che il Dio dei Manga abbia seminato dure radici in tutto il manga stesso.

Un ragazzo colpisce una palla con una mazza da baseball. La palla colpisce un signore che si lamenta del bernoccolo. Il giovane colpisce il bernoccolo che diventa una palla e schizza via. prima pubblicazione di Tsuge Yoshiharu

Inimmaginabile!

Sbam!

Ahi! Chi è stato?

Perché mi hai fatto questo bernoccolo?

Basta far così!

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Nejishiki – modello a vite (traduzione)

1Per chiarezza, in questo articolo rispettiamo l’ordine giapponese per cui il cognome viene sempre anteposto al nome.

2Possiamo citare Yamane Sadao, Tezuka Osamu to Tsuge Yoshiharu: Gendai Manga no Shuppatsu-ten (Osamu Tezuka and Yoshiharu Tsuge: The Starting Point of Modern Manga.),Hokuto Shobo, 1983 e Marechal Beatrice, On Top of the Mountain: The Influential Manga of Yoshiharu Tsuge. In The Comics Journal, 2005.

Nejishiki – Yoshiharu Tsuge

Nejishiki di Tsuge Yoshiharu
Modello A VITE

1.

Non pensavo ci potessero essere meduse in questo mare.

2.

Sono venuto in questa spiaggia per caso, a nuotare. Una medusa mi ha morso il braccio sinistro.

3.

Ovviamente mi ha reciso una vena.

4.

Il sangue rosso scuro scorreva senza sosta.

5.

La forte emorraggia poteva uccidermi. Dovevo andare da un medico al più presto.

6.

Trovare un medico in questo villaggio di pescatori sconosciuto non sarà facile.

1.

Tenevo insieme le estremità della vena tagliata…

2.

…usando la mano destra.

3.

Dovendo tenermi il braccio…

4.

… non potevo correre.

5.

Se allentavo un poco, immediatamente il sangue schizzava fuori.

6.

Mi scusi, c’è un medico nei paraggi?

7.

Sto disperatamente cercando un medico…

8.

Dunque, il signore sta cercando un “medico”.

1.

Se lei è ha cuore, mi porti da un medico.

2.

In effetti… grosso modo capisco ciò che dici.

3.

Quello che vorresti dire…

4.

Dov’è il medico!

5.

La smetta di scherzare! Io sto per morire!

6.

Guarda! Il mio viso sta diventando semprè più pallido.

7.

(Muro) Sala del tengu – 20 Kan (1 kan 3,75 Kg circa)

8.

Per piacere… ditemi dov’è un medico…

9.

Se andassi nel villaggio vicino potrei trovare un medico.

10.

Sì, facciamo così.

1.

Che strada difficile da percorrere…

2.

La mia risoluzione non può che svanire poco a poco.

3.

Guarda, si stanno radunando le mosche.

4.

Il mio braccio sta andando in cancrena.

5.

Ah! Appena in tempo! Per piacere portami al villaggio vicino.

6.

Prego.

7.

Clang Clang

1.

Questo treno non sta procedendo verso dove è venuto?

2.

Come prova, guarda lo specchio retrovisore! Il villaggio vicino non fa che allontanarsi.

1.

Chiudi gli occhi. Così ti sembrerà di andare al contrario.

2.

Non te l’hanno insegnato a scuola?

3.

Oh, dovrei calmarmi. Anche se sembri un bambino, mi hai salvato la vita.

4.

Oh, c’è un fūrin! (campana a vento)

5.

Le cose belle dell’estate… come guidare mentre nel vento risuona il fresco suono della campana.

6.

Avrei sempre voluto far vedere a mia madre un posto del genere.

7.

Siamo arrivati.

8.

Ah! Ma questo non è il villaggio di prima?

9.

RUMBLE RUMBLE

1.

Oh! Ho sprecato il mio tempo!

2.

Bene, se così stanno le cose cercherò profondamente in tutto il villaggio.

3.

In questo caso penso che sia meglio dire “a fondo”.

4.

Merda, ci sono solo oculisti.

5.

Non si nasconda signora. Ci sono dei medici in questo villaggio?

6.

Che tipo di medico stai cercando?

7.

Caramelle Kintarō

8.

Una ginecologa. Se possibile donna. È assolutamente necessario. Inoltre sarebbe meglio se gestisse la sua attività nella stanza di un edificio.

9.

Nel mio palazzo c’è un dottore.

10.

Ne ha fatto di soldi, signora!

1.

Questo edificio è stato costruito grazie al brevetto di produzione delle Caramelle Kintarō.

2.

Sicuramente le Caramelle Kintarō sono una innovazione. Tempo fa anche mia madre ebbe questa idea.

3.

Ugh!

4.

Sei forse mia madre?

5.

È così vero?

6.

Sei mia madre da prima che io nascessi!

7.

È una storia moooolto lunga… sob sob sob

8.

Raccontami.

9.

Per farlo, dovrei spiegarti il metodo produttivo delle Caramelle Kintarō.

10.

Ma questo non posso riverarlo.

11.

Non te lo chiederò.

12.

Sicuramente il segreto è nel design di questo Momotarō.

13.

Sì, hai ragione. Momotarō in realtà è Kintarō.

14.

Questa è la prova! Guarda!

15.

Kintarō.

16.

Sì! Snap

17.

Kintarō

18.

Kintarō Snap

19.

Allora addio!

20.

Abbi cura di te!

p16

1.

Bene, ho finalmente trovato il medico!

2.

A pensarci bene però non ho avuto molta paura di morire.

3.

Se paragoniamo la morte…

4.

…con la paura di far divenire nella notte la propria sagoma ombrosa un gigante…

5.

…la morte non è proprio niente.

6.

Dottore!

7.

Mi operi!

8.

Questo non è un luogo per maschi. Io sono una ginecologa.

p18

1.

La prego, mi operi. Non è il caso di dire certe cose.

2.

Io sto per morire.

3.

Ho capito. Giochiamo al dottore allora.

4.

Aspetti un attimo! Vuole operarmi senza anestesia?

5.

Una cosa assurda…

6.

Sei un violento.

7.

ZIG ZIG

1.

Sembra che l’operazione sia riuscita.

2.

Non chiudere la valvola. Fermeresti il flusso sanguigno.

3.

È il genio della chirurgia.

4.

Ho solo applicato un modello a interruzione.

5.

VROM VROM

6.

Così, quando restringo la valvola mi viene il formicolio al braccio sinistro.

 

La traduzione non è ancora conclusa, è probabile che qualcosa cambiarà (a livello stilistico, non semantico).

Se vi è piaciuto per piacere comprate le opere pubblicate. Questa traduzione è offerta esclusivamente per scopo divulgativo. Far conoscere l’importanza di Tsuge in Italia è una sfida e cerchiamo di fare il possibile affinchè questo autore venga conosciuto. Copyright di Tsuge Yoshiharu.

All works copyright of Tsuge Yoshiharu. No money is being made from the production or maintenance of these pages. They are meant for the divulgation of Tsuge work.

Traduzione di Gianluca Pretini

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Il cane del valico – Tsuge Yoshiharu

Il Cane del valico – un racconto di TsugeTitolo in giapponese - Il cane del valico di Tsuge Yoshiharu

 

Le tavole mostrano un cane mesto che viene maltrattato e fugge dal protagonista

1.

Goro è il cane della casa accanto. Circa un anno fa vagabondava randagio da queste parti.

Non so perchè, ma il suo orecchio destro non si muove.

È un cane davvero poco socievole. Non credo sia stato coccolato molto.

Ogni tanto viene ferito alla testa e fugge da me. Probabilmente viene punito perché non svolge bene il suo ruolo di cane.

2.

Goro non ha amici nel vicinato con cui giocare. Difficilmente esce dal giardino.

Di solito si diverte a catturare vermi o piccoli uccelli.

Ultimamente mi sveglio al mattino presto, sarà per colpa dell’età.

Penso che il tintinnare dei passi dei passerotti sul tetto sia dovuto ancora alla rugiada.

Invece è Goro che beve l’acqua.

Le sue azioni sempre più silenziose esprimono la sua asocialità.

Il protagonista parte per la montagna e il cane lo accompagnia per un tratto. Al ritorno il mercante incontra due ragazzi pescatori

3.

Sono un venditore ambulante. Giro per le stazioni termali vendendo stoffe alle donne di servizio.

Quando parto per un viaggio Goro mi accompagna fino all’incrocio della strada principale.

4.

Forse viene per salutarmi. Mastica un po’ di erba e abbandonato da tutti torna sui propri passi.

Di solito mi viene ad aspettare anche quando torno.

«Ehi! Mi dareste un po’ di pesce?»

«Eh? Volevo mangiarlo noi.»

Comprato il pesce, ritorna a casa ma il cane non c'è. riparte per un viaggio

5.

«Io sono sazio, lo darò al cane.»

«È un peccato dare una cosa così buona ad un cane!»

È la prima volta che porto un souvenir a Goro.

È la prima volta che ci penso… è ingiusto.

Goro era scomparso da dieci giorni.

Passò un altro inverno.

6.

Aspettai che la neve si sciogliesse e ripartii.

Al solito incrocio senza pensarci girai a destra.

Da questa strada superati due monti si esce dal Valico Gassho, ma…

Non sono luoghi adatti al mio commercio. Non ci sono mai andato.

Per me è solo una strada senza affari, ma… ad un tratto… non mi sembrò di aver fatto un grosso errore.

Boschi, montagna. La sagoma di un monaco, la sagoma di un cane. Il mercante ritrova Goro

7.

Il nome Gassho (合掌, congiungere le mani) deriva dal fatto che tempo fa in cima al passo un mendicante, volgendosi a ovest, si lasciò morire con le mani congiunte. Per questo motivo il passo venne così chiamato.

Sembra che il mendicante fosse il Grande Bonzo del Paese dell’Ovest. Non so perchè abbia lasciato la vita da monaco e sia diventato un mendicante.

8.

Incontrai Goro in un negozio di tè del valico.

Era indubbiamente lui.

Si capiva dall’orecchio destro che non si muoveva.

«Goro!»

Il mercante dialoga con un anziano venditore di te. Il mercante si mette a dormire e piove.

9.

«Se lo chiami in quel modo non avrai risposta! Si chiama Hachi.»

«È un cane bizzarro… Due anni fa era scomparso, ma inaspettatamente è ritornato.»

«Non so dove abbia gironzolato per un anno.»

Nonostante sapessi dove fosse stato non dissi nulla.

Riflettendo non c’è da stupirsi sul suo comportamento.

Anche i cani avranno i loro pensieri.

10.

Oppure io… venendo in questo valico allo stesso modo… per caso… forse solo perchè così mi sentivo di fare…

Devo ritornare alla strada da dove sono venuto.

Ma non c’è motivo per cui tornare.

Piove dalla scorsa notte. Goro è sdraiato in una capanna.

Come sempre solitario… Non so se la sua condizione ricordi me stesso.

Il viandante cammina sotto la pioggia. Ultima vignetta la statua di un statua buddhista

11.

Chiamarlo Goro, chiamarlo Hachi… forse è completamente indifferente.

Scesi dal passo molto lentamente.

FINE

La statua finale è un Jizo Bosatsu, protettore dei viaggiatori e dei bambini. Le foto sono tratte dalla raccolta Nejishiki, edito da Shogakukan nel 1994.

Il cane del valico venne pubblicato nell’agosto 1967 su Garo. Questa traduzione è offerta esclusivamente per scopo divulgativo. Far conoscere l’importanza di Tsuge in Italia è una sfida e cerchiamo di fare il possibile affinchè questo autore venga conosciuto. Copyright di Tsuge Yoshiharu.

All works copyright of Tsuge Yoshiharu. No money is being made from the production or maintenance of these pages. They are meant for the divulgation of Tsuge work.

Traduzione di futdedalus

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Appunti su Nejishiki

Appunti su Nejishiki di Tsuge Yoshiharu

Quest’anno, probabilmente, l’uscita editoriale più importante in Italia è stata la traduzione de L’uomo senza talento di Tsuge Yoshiharu: l’ edizione Canicola tenta di colmare un’assenza ingiustificata di uno degli autori giapponesi più amati e più influenti. L’opera di Tsuge però non manca solo in Italia: se Munō no Hito è arrivato in Francia e Spagna (Ego comme X nel 2004 e Gallo Nero nel 2005) rimane ancora praticamente inedita nei paesi anglofoni. Grandi maestri come Spigelman e Mazzucchelli ne hanno tessuto le lodi. Anzi, Spiegelman ha fatto molto di più: ha pubblicato due racconti nella sua mitica rivista antologica RawAkai Hana, fiori rossi lo troviamo nel numero sette (Vol.1) e Oba Denki Mekki Kogyosho (“Oba’s Electroplate Factory”) nel numero 2 (Vol.2).

Illustrazione finale di un racconto di Tsuge Yoshiharu
Oba Denki Mekki Kogyosho (“Oba’s Electroplate Factory”), Raw #2 (Vol.2)

In Giappone però l’opera completa di Tsuge, a differenza di autori come Tatsumi (le cui prime opere gekiga si possono trovare esclusivamente nelle biblioteche*), continua a essere ristampata: nel 1993-1994 Chikuma Shōbō ha pubblicato l’opera completa di Tsuge in 9 volumi (つげ義春全集 Tsuge Yoshiharu Zenshū) e nel 2008-2009 lo stesso editore le ha ristampate con compertina morbida (つげ義春コレクション Tsuge Yoshiharu Korekushon).  

Ragazza che va a riempire un secchio d'acqua
Akai Hana da Raw #7

Se, tra i racconti di Tsuge, cerchiamo quello che più ha influenzato la produzione a fumetti giapponese, sicuramente incapperemo in Nejishiki (ねじ式 traducibile con “Modello valvolare” o “Stile vite”).  Il racconto fu pubblicato sulle pagine di Garo Magazine #47 del giugno 1968: fu uno spartiacque paragonabile ai fumetti gekiga di Matsumoto e Tatsumi. Sia Hanawa Kazuichi sia Imiri Sakabashira ammettono di aver iniziato la carriera di mangaka proprio dalla lettura di questo racconto breve. Ispirato da un sogno** durante un viaggio nella prefettura di Chiba, Nejishiki narra la ricerca di un medico da parte di un ragazzo ferito da una medusa: presto si scontrerà con l’indifferenza del mondo (che è sordo e muto come cantava Gardel), rendendosi conto che a nessuno interessa salvarlo. Non gli resta che aspettare la morte. Carico di immagini simboliche nella povertà rurale dettata dalla fine della guerra, il viaggio del protagonista continua su un treno “al contrario”, una visita alla madre e finalmente la scoperta di un medico disposto a curarlo.

Tavola preparatoria di Nejishiki di Tusge Yoshiharu
Immagine tratta da https://fromdusktilldrawnblog.wordpress.com/2016/05/04/screw-style-by-yoshiharu-tsuge-jp-1968/

In molti sostengono che sia proprio questo racconto ad inaugurare l’introduzione di una narrativa del sogno (o dell’incubo). Secondo il poeta Amazawa Taijirō, se nei primi racconti ci aveva abituato ad un punto di vista privato, contestualizzabile nella corrente dello shishōsetsu***, in Nejishiki l’ambientazione diventa più insolita e il protagonista è intrappolato in un incubo. Il villaggio di pescatori Futomi, (prefettura di Chiba), è filtrato dallo sguardo onirico dell’autore: la grande capacità di Tsuge è quella di rendere universale l’incubo del protagonista.

Tavola in cui si vede la valvola chiudi arteria
Scansione della tavola da https://fromdusktilldrawnblog.wordpress.com/2016/05/04/screw-style-by-yoshiharu-tsuge-jp-1968/

Come Matsuo Bashō, il grande maestro di haiku del periodo Edo, anche Tsuge era un istancabile viaggiatore. A volte veniva accompagnato dal fotografo Kitai Kazuo. Sono molte le opere in cui racconta esperienze tratte dai suoi viaggi. Per citare qualche titolo come Akai Hana (il fiore rosso), Nishibeta Mura Jiken (Il caso del villaggio Nishibeta), Futamata Keikoku (La valle Futamata), lo splendido Gensenkan Shujin (Il padrone del Gensenkan). Spesso questi viaggi erano dettati da esigenze spirituali e letterarie, come il viaggio del 1967 da Noto, Hida, Chichibuchi e Izu sulle orme dello scrittore Ibuse Masuji (scrittore ancora inedito in Italia, conosciuto sopratutto per il libro Kuroi Ame, La pioggia nera, su Hiroshima da cui Imamura trasse uno splendido film). La letteratura giapponese sul viaggio è molto ampia, si nutre e si amplia con continui riferimenti storici, culturali e naturali. La catena di rimandi che amplifica le riflessioni poetiche sono pressochè ermetiche per i non giapponesi: è probabile che Tsuge stia arrivando così tardi in Occidente sopratutto per la sua natura culturale strettamente nipponica. Nejishiki, tradotto in Screw Style, venne pubblicato sulle pagine di The Comics Journal #250 nel Febbraio 2003, assurdo se consideriamo che nel 1989 il fumetto veniva adattato in videogioco per la piattaforma PC-9800!

Un uomo nudo nell'albergo
Gensenkan, da Raw #2 (Vol.2)

Se l’influenza di Tsuge è stata fondamentale per l’evoluzione dalla narrazione dell’io a quella del sogno (considerando anche i racconti Yume no Sanpo, Passegiata dei sogni, o Yoshibō no Hanzai, Il crimine di Yoshibō), altrettanto importante è stata la maniera realistica di rappresentare il nudo femminile. Secondo l’editore Gondō Susume Tsuge, disegnando la nudità in maniera realistica ed esponendo in prima persona le sue fantasie e desideri, ha innescato un modo nuovo di rappresentare la sessualità in molti altri autori.**** In Nejishiki troveremo una ambigua ostetrica che dopo la prestazione sessuale curerà il protagonista, sistemando una protesi a forma di rubinetto nell’arteria ferita. L’ostetrica chiama questa terapia «○×方式» (traslitterato in nejishiki), ammonendo di non chiudere il rubinetto altrimenti fermerebbe la circolazione sanguigna nel braccio.

Parodia di Neshijiki
Immagine di Watase no kuni no nejishiki tratta dal web

Ad inserire Tsuge nell’olimpo dei mangaka, al pari di Tezuka Osamu o di Mizuki Shigeru, del quale Tsuge fu assistente per un breve periodo nel 1965, sono in moltissimi. Possiamo citarne qualcuno al di fuori del “gruppo Garo”: tra cui Hirokane Kenshi (mangaka dai forti connotati sociali conosciuto per Hyūman Sukuranburu e Hello Hedgehog), Satō Shūhō (tra le opere principali c’è Burakku Jakku Yoroshiku, ma qui in Italia si è parlato soprattutto di Bokuman) , Kariya Tetsu (scrisse il soggetto di UFO Senshi Daiapolon, giunto in Italia nel 1982 col nome di UFO Diapolon) e Yoshinaga Fumi (pluripremiata autrice di shojo; cliccando sui link andrete alle interviste in cui gli autori parlano di Tsuge). Nejishiki ha avuto anche parodie: nel manga comico Makaroni Hōrensō (Maccheroni di spinaci) di Kamogawa Tsubame e nel manga Watase no kuni no Neshijiki di Eguchi Hisashi, in cui il ragazzo protagonista viene fatto vivere nel mondo del mangaka Watase Seizō. Un riferimento a Nejishiki però compare anche in un manga che conosciamo tutti: Dr Slump & Arale. Akira Toriyama ha deciso di modellare il personaggio di Neshijiki (che compare in tre episodi) dal macchinista del treno di Tsuge: entrambi portano la maschera della volpe da teatro Nō che si può vedere spesso nei matsuri, le feste tradizionali giapponesi.

Nejishiki di Toriyama
Il macchinista di Neshijiki porta una maschera da volpe
Il macchinista di Neshijiki

*Come ci racconta Ryan Holmberg nella postfazione di Inferno di Tatsumi (Coconino 2017).

**Frederik L Schodt, Dreamland Japan: Writings on Modern Manga (2 ed.), Stone Bridge Press (1999)

***Shishōsetsu o Romanzo dell’Io (私小説) è un genere letterario appartenente alla letteratura giapponese, usato per indicare un tipo di romanzo confessionale dove gli eventi nella storia raccontata corrispondono agli eventi della vita dell’autore. Uno dei romanzi più rappresentativi di questa corrente è Futon di Katai Tayama.

****Gondō Susume, Tsuge Yoshiharu Gensō Kikō (Il viaggio fantastico di Tsuge Yoshiharu), Rippu Shobō, 1998