Aminoacid Boy and the Chaos Order di Diego Lazzarin

Quando è un’istanza comunicativa a spingere l’autore a creare un’opera, beh, non c’è niente che possa fermarlo. Le pagine di Aminoacid Boy and the Chaos Order trasudano ispirazione, lavoro meticoloso e decisione. Diego Lazzarin imposta un fumetto con una narrazzione piuttosto lineare, per lasciare spazio alla espressività delle illustrazioni. Lo stile di Lazzarin, seppur abbia chiari riferimenti all’underground americano (vedi Chippendale o Brinkman) e al surrealismo e i suoi derivati (Chagal, Bacon), ha una chiara impronta personale che ne impedisce una precisa catalogazione. Oro che cola, in un panorama che a volte tenta di ridursi nella scopiazzatura di stili in voga al momento, come sostiene Oral Giacomini.

Copertina di Aminoacid Boy di Diego Lazzarin. Il mostro protagonista è su un bruco mela

Lazzarin inoltre è l’editore di sè stesso: l’opera fisica è stata stampata grazie ad un crowdfunding su Indiegogo. Un’impresa enorme che vede l’autore impegnarsi in più ruoli: portare al successo una campagna non è per nulla semplice e comporta molte ore di lavoro. Come si diceva, quando un lavoro creativo parte da un’urgenza espressiva, niente lo può fermare. La lingua è l’inglese: la riuscita di questo progetto non può essere che internazionale.

Illustrazione di un interno dai colori impressionisti e con figure baconiane

Aminoacid Boy narra le vicende di un alieno che viene spedito sulla Terra alla ricerca del segreto della natura umana. È un racconto di formazione, è suddiviso in capitoli che narrano i periodi della vita di Amino, dalla morte ad un loop eterno. Particolarmente intensa a livello illustrativo è l’infanzia, che ci porta nell’esotico mondo degli arabesque di Matisse, nelle foreste di Ligabue e nei disegni del paziente O.T. (e il cerchio si chiude, considerando che gli Einsturzende Neubauten vengono citati nel libro).

Aminoacid, un ragno e una tigre. Colori verde, giallo, viola, nero, rosa, marrone molto accesi

Chi segue il blog sa che più che semplici recensioni cerchiamo di offrire approfondimenti su delle tematiche. Va da sè che gli argomenti trattati vertano su autori di cui pienamente appoggiamo il lavoro. Amino nella sua adolescenza diventerà il frontman di una punk band, e nel libro sono numerosi i riferimenti alle scene noise o sperimentale. Il tema del freaky frontman mi ha ricordato due film: Bad Boy Bubby, 1993 diretto da Rolf de Heer, tra i più weird di sempre e Drive, 2002 di Sabu, delicata e assurda commedia giapponese. Premendo i link dei film verreti catapultati in localacci pieni di pazzoidi sopra e sotto il palco.

mosca disegnata da Lazzarin

Sostenete il fumetto indipendente di qualità! L’opera è acquistabile dal sito dell’autore ed è presente anche nel Marketplace di Becomix.

I mostri della pietà filiale – The Box Man di Imiri Sakabashira

Se amate gettarvi i viaggi psicotropi, se vi siete persi ne La Deviazione di Moebius e se coltivate incubi giapponesi nella vostra libreria, The Box Man di Imiri Sakabashira fa decisamente al caso vostro. Lontano dal reame del fumetto tradizionale, The Box Man riassume vent’anni di fumetto di avanguardia giapponese. Pubblicato a puntate sulle pagine di Ax (dalla stessa rivista abbiamo parlato di Prima della prigione), venne inclusa nell’antologia Aka Taitsu Otoko (赤タイツ男, L’uomo in calzamaglia rossa), mentre l’uscita Drawn and Quartely è del settembre 2009.

Copertina di The Box Man di Imiri Sakabashira. Un motorino corre su un tetto in lamiera

Imiri Sakabashira nasce nel 1964, quando Tatsumi aveva già portato a conclusione la rivoluzione gekiga. Una volta laureatosi tornò a vivere come normale impiegato nel suo paese natale, fino a quando Nejishiki di Yoshiharu Tsuge arrivò alle sue mani. Fu così commossò da quest’opera che decise di diventare anche lui mangaka. Il suo debutto fu sul numero 300 di Garo, nel 1989. I racconti di Imiri Sakabashira da subito si contraddistinsero per l’assoluta surrealtà e incoerenza. Vive tutt’ora a Shizuoka dove ha la compagnia teatrale e un gruppo garage, i Roden Ginza (漏電銀座). È sposato con la mangaka Pan Migiwa, anche lei tra le irregolari di Garo, che viene chiamata dal marito “Uchi no Kami san”, la mia dea.

Il gatto-mollusco

The Box Man ci racconta di un uomo che trasporta una scatola, accompagnato da un mollusco antropormorfo simile ad un gatto. Chi o cosa sia esattamente trasportato nella scatola ci viene raccontato alla fine, durante il tragitto però vediamo uscire enormi chele da granchio, o rospi velenosi pischedelici. La rivelazione finale permette molteplici interpretazioni psicologiche, mentre nella lettura si è persi in ingarbugliate strutture abitate da mostri e mutanti.

L'uomo e il gatto-mollusco tra i cavi

Sebbene non sia sviluppata una storia di per sè, la narrazione è coinvolgente, anche grazie alle pesanti spazzolate che trasudano espressività e una ponderata impostazione delle tavole. Le tavole sono ricche di particolari e mostrano una reale bravura nelle sequenze visive.  L’inseguimento tra il protagonista e la polizia incolla gli occhi alle pagine. Fortunatamente si tratta di un fumetto e ci possiamo godere i dettagli con calma. Imiri Sakibashira però si concede anche delle tavole puramente illustative, ricordando un pochino lo stile di Toshio Saeki. Le scene voyeuristiche sono grottesche e strizzano l’occhio all’eroguro, ma si caratterizzano per l’assenza di particolari esplici, vagando in quella nuvola di incomprensibilità dell’avanguardia giapponese.

Un mostro rettile/lumaca lecca le ascelle di una ragazza vestita, provocandole solletico

Nello stile di Sakabashira non ci troviamo solo Saeki: c’è il già citato Tsuge, ma anche King Terry, Yoshikazu Ebisu, con una spruzzata di sensibilità heta-uma alla Nekojiru. Nell’immagine superiore vediamo una scena iconica, quello dello stupro tentacolare. Nonostante la tensione sensuale, non sono presenti particolari pornografici e il mostro sta semplicemente facendo il solletico alla ragazza: i mostri con cui convive Imiri Sakibashira non sono poi così terrificanti. Questi esseri hanno però bisogno di droghe e sangue per continuare a vivere nelle strutture fantastiche e fatiscenti. In The Box Man si esaspera l’assurdità del quotidiano portando all’estremo il fantastico e l’autore farà tutto il possibile per intrattenere il lettore: da combattimenti di wrestling tra donne e mostri, rane volanti, città marine, Gozzilla, poliziotti e cantanti da strada.

I protagonisti inseguiti da mostri che portano maschere africane

The Box Man è una corsa selvaggia, un stupefacente e viscerale tour de force che spinge già i larghi limiti dello storytelling del fumetto. Ovviamente le domande rimarranno senza risposta e probabilmente è giusto che così siano. Se vogliamo cercarci un significato, data la conclusione, si potrebbe ragionare sull’orrore della vecchiaia o come viaggio verso la liberazione dalla pietà filiale, che in Asia si estende non solo ai doveri dei genitori verso i figli, ma sopratutto l’inverso, nonchè la cura verso gli antenati. Concetto confuciano (in cinese xiaoshun 孝顺), la pietà filiale è la base della società. In un certo senso può essere paragonato ad uno dei nostri comandamenti: nel scegliere di liberarsi dal padre malato si incorre non solo alla fuoria divina, non solo alla maldicenza della società, ma in primo luogo con i demoni interiori. Se poi a questi mostri basta dargli una rana allucinogena… beh, buono così. In opere così surreali, bisogna lasciar vibrare i significanti e lasciare che il significato si liberi in noi seguendo contorti sentieri.Doppia pagina di tetti e inseguimenti

Ovviamente The Box Man è già nel database! Basta cliccarci sopra. Già di partenza il prezzo è relativamente alto ($24.95 US $27.95 CDN), dato che si tratta dell’unica opera di Imiri Sakabashira (link autore con foto spettacolare) tradotta, non oso immaginare che valore potrà acquisire se non verrà stampato presto.

 

 

Carrellata di fanze punk dal Crack 2017

CRACK 2017

Dal 2005 a Roma si svolge il festival Crack! Fumetti dirompenti sul fumetto e l’arte stampata. Probabilmente è l’evento sul fumetto underground completamente autogestito più grande del pianeta. Aperto a tutti gli indipendenti, outsider, iconoclasti e disagiati del pianeta. Nello squat più grande d’Europa, il Forteprenestino occupato dal 1986, per cinque giorni imperversa questo sabbah cyberpunk, orgia di inchiostro, il più folle carnevale del male che i miei poveri occhi abbiano mai visto. Dopo la visita all’Afa Becomix ritorna nei fetival dell’oscurità. Per rimanere vicino allo spirito tossico dell’evento mostreremo, piuttosto che fumetti veri e propri, qualche autoproduzione punk contro tutto e tutti. Ecco la carrellata!

Vacilar comics

Vacilar è una selezione di fumetti disegnati tra il 2014 e 2016 da Rafael Rodriguez “Pachiclon”. La maggior parte di questi fumetti sono apparsi nella rubrica Fumetti della settimana di Noisey. Stampato nel giugno 2016.

Copertina di Vacilar. Gialla - Crack 2017

due pagine interne di Vacilar.

La morte su Vacilar

Torappu

Torappu, che significa trappola in giapponese, anzi in gairago ovvero il lessico giapponese di origine straniera, è un’autoproduzione di tre autori napoletani. Selvaggi.

Torappu - Crack 2017

pagina interna di Torappu

pagina finale con i contatti

Dio di me stesso – Alessandro Galatola

Alessandro Galatola è nato a Bari nel 1993. Ha pubblicato su riviste indipendenti come Snuff Comix, Fumè, Gestopo Propaganda e Carousel. Sulle riviste virtuali lo troviamo su Verticalismi, 4Panel, Curzio. Nel 2015 ha autoprodotto SAFE SPACE #1. Dio di me stesso lo abbiamo reperito dallo stand di Just Indie Comics che lo hanno prodotto insieme a Co-co. E’ stato presentato al Just Indie Comics Festival dello scorso giugno.

Copertina di Dio di me stesso

 

pagine interne di DIo di me stesso

bananE

Banane Fanzine pone un pesante interrogativo: semplice frutto delizioso o pericolo per le popolazioni? Quanto ci costa a livello energetico importare questa prelibatezza tropicale? 31 fumettisti e autori intervengono sul tema. Banane Fanzine è un progetto di Davide Spillari e Valerio Veneruso.  Tra i partecipanti: AkaB – Francesco Cutway – Mike Diana – Dr. Pira – Oral Giacomini – Giulia Gorga – Hal 9000 – King Simon – Maicol&Mirco – Goga Mason – Ruben Pirito – Thomas Raimondi – Davide Bart Salvemini – Tommy Gun Moretti – Z.Wax. La copertina, di cui abbiamo preso la stampa, è del lisergico illustratore romano Enrico D’Elia della Brigata RGB.

Banana psichedelica by Brigata RGB

Banana Fanzine al Crack 2017

Go fuck yourself

Per chiudere la piccola mostra di fanze del Crack 2017 mostriamo Go fuck yourself che è una fanzine sull’autoproduzione di sex toys e gender-benbing devices. Per il sesso del futuro.

 

Elegante decadenza: Three Sisters di Ingrīda Pičukāne

Copertina di Three Sisters di Ingrīda Pičukāne. Vediamo una ragazza nel bosco che lasciva sta per ingerire delle bacche.Da un po’ di tempo colleziono i mini-kuš! che trovo in giro. La mia non è una collezione che mira alla totalità (son ben #56 i minivolumetti usciti), semplicemente prendo quelli che trovo più accattivanti. I lettoni di kuš! raccolgono i migliori autori indipendenti internazionali e nazionali per promuovere l’arte del fumetto nel loro paese dove la cultura del fumetto (a sentir loro) non esiste. Il mini-kuš! che mi ha colpito maggiormente è Three Sisters di Ingrīda Pičukāne, artista già presente nelle antologie (š! #1, #4, #7, #8, #17, #18, #22)

Le tre sorelle nel bosco

Ingrīda Pičukāne si è data parecchio da fare negli studi: prima la pittura alla Janis Rozentals Riga art school, in seguito due master all’Art Academy of Latvia e all’ Estonian Academy of Arts. Il suo blog No Problem Fashion, in cui rappresenta semplice gente che incontra per strada “so smart and so casual”, è in lettone ed inglese. I curiosi possono osservare la sua modalità di lavoro in questo video.

le three sisters trovano un uomo nudo

Three Sisters è una fiaba decadente e sensuale che racconta la collisione tra due mondi: l’incontro di tre sorelle con un russo nudo. Racconto in francese e russo (senza traduzioni, quindi incomprensibili per me le parole dell’uomo e la citazione finale), nelle 24 pagine non c’è possibilità di una narrazione ad ampio respiro. Sembra però di entrare in un mondo fatato e weird come quello delle Vivian girls del manoscritto The Realms of Unreal di Henry Darger.

Un albetto dove abbandonarsi in una miscela di stili (dark fantasy, outsider art, underground) che per gli amanti del neofolk come me è puro piacere. Mostra un sogno dal fascino antico, pericolosamente prossimo all’incubo. Il ripristino non riuscito di valori e principi trasformatosi in un disorientamento kitsch. Three Sisters inoltre regala l’avventura del ricercare la citazione finale. Quando scoprirò il significato delle lettere in cirillico aggionerò l’articolo. Eccolo schedato su Becomix!

COMIX 4000: il fumetto-scontrino – Forme Insolite #3

Ritorna Forme Insolite, la rubrica dedicata ai fumetti dai formati più strani. Questa volta vi presenteremo un “fumetto” decisamente particolare… Comix 4000, il fumetto-scontrino! Scusate la qualità della scansione, ma la carta termica non è incline alla conservazione.

Comix 4000, il fumetto scontrino. Si vedono 3 illustrazioni con didascalia: Objectif Lune con uno sgangherato astronauto, una macchina con Jean, Pluto che scova qualcosa

Incappai in questa produzione super underground ad Angouleme nella sezione dedicata ai BD alternativi, in un salone vicino alla Place de l’Hotel de Ville. Il classico raduno di fumettari underground che unisce freaks, cyberpunks e irregolari con le loro autoproduzioni. Un posto ottimo per trovare adesivi cool e incontrare outsider spesso drogati. Ad aver creato questo capolavoro sono due ragazzi, Kevin Gauvin e Loic Urbaniak, sotto il nome di Comix 4000. Premendo un bottone da una magica scatolina fuoriusciva questo scontrino/fumetto, ogni volta proponendo “storie” diverse. Questo perché la macchina sceglieva a caso le immagini precaricate da stampare sulla carta termica.

Per chi non lo sapesse i fogli degli scontrini sono ricoperti da un un’emulsione con un colorante e un reattivo specifico. Nel momento della stampa una testina surriscaldata crea una reazione tra il colorante e il reattivo producendo così l’immagine. Lo svantaggio principale di stampa è la caducità della riproduzione, condannata a sbiadimento veloce (sopratutto se conservata nel portafoglio per qualche mese).

La mia anima in pena, uomo nudo in macchina, uomo che medita sull'amore Vignette illustrate in stile art-brut con didascalie ci trasportano in un immaginario assurdo. La vignetta Obiettivo Luna rappresenta uno strampalato astronauta, Della magia in te un uomo che porge il sesso fuori da una vettura, Une histoire sans fin dichiarazioni d’amore davanti a un bicchiere di vino. Tipica vita francese, insomma. La mia vignetta preferita rimane Pluto con la didascalia Bingo! e mi ricorda il modo lisergico di rappresentare i personaggi Disney di Fabio Tonetto (di cui presto vi offriremo una intervista!). Un cut-up senza senso, un automatismo meccanico erede del dadaismo Comix 4000 è una divertente trovata underground. Chissà se incapperemo nei ragazzi all’AFA festival o al Crack di Roma.  Eccolo inserito nel database di Becomix!