I mostri della pietà filiale – The Box Man di Imiri Sakabashira

Se amate gettarvi i viaggi psicotropi, se vi siete persi ne La Deviazione di Moebius e se coltivate incubi giapponesi nella vostra libreria, The Box Man di Imiri Sakabashira fa decisamente al caso vostro. Lontano dal reame del fumetto tradizionale, The Box Man riassume vent’anni di fumetto di avanguardia giapponese. Pubblicato a puntate sulle pagine di Ax (dalla stessa rivista abbiamo parlato di Prima della prigione), venne inclusa nell’antologia Aka Taitsu Otoko (赤タイツ男, L’uomo in calzamaglia rossa), mentre l’uscita Drawn and Quartely è del settembre 2009.

Copertina di The Box Man di Imiri Sakabashira. Un motorino corre su un tetto in lamiera

Imiri Sakabashira nasce nel 1964, quando Tatsumi aveva già portato a conclusione la rivoluzione gekiga. Una volta laureatosi tornò a vivere come normale impiegato nel suo paese natale, fino a quando Nejishiki di Yoshiharu Tsuge arrivò alle sue mani. Fu così commossò da quest’opera che decise di diventare anche lui mangaka. Il suo debutto fu sul numero 300 di Garo, nel 1989. I racconti di Imiri Sakabashira da subito si contraddistinsero per l’assoluta surrealtà e incoerenza. Vive tutt’ora a Shizuoka dove ha la compagnia teatrale e un gruppo garage, i Roden Ginza (漏電銀座). È sposato con la mangaka Pan Migiwa, anche lei tra le irregolari di Garo, che viene chiamata dal marito “Uchi no Kami san”, la mia dea.

Il gatto-mollusco

The Box Man ci racconta di un uomo che trasporta una scatola, accompagnato da un mollusco antropormorfo simile ad un gatto. Chi o cosa sia esattamente trasportato nella scatola ci viene raccontato alla fine, durante il tragitto però vediamo uscire enormi chele da granchio, o rospi velenosi pischedelici. La rivelazione finale permette molteplici interpretazioni psicologiche, mentre nella lettura si è persi in ingarbugliate strutture abitate da mostri e mutanti.

L'uomo e il gatto-mollusco tra i cavi

Sebbene non sia sviluppata una storia di per sè, la narrazione è coinvolgente, anche grazie alle pesanti spazzolate che trasudano espressività e una ponderata impostazione delle tavole. Le tavole sono ricche di particolari e mostrano una reale bravura nelle sequenze visive.  L’inseguimento tra il protagonista e la polizia incolla gli occhi alle pagine. Fortunatamente si tratta di un fumetto e ci possiamo godere i dettagli con calma. Imiri Sakibashira però si concede anche delle tavole puramente illustative, ricordando un pochino lo stile di Toshio Saeki. Le scene voyeuristiche sono grottesche e strizzano l’occhio all’eroguro, ma si caratterizzano per l’assenza di particolari esplici, vagando in quella nuvola di incomprensibilità dell’avanguardia giapponese.

Un mostro rettile/lumaca lecca le ascelle di una ragazza vestita, provocandole solletico

Nello stile di Sakabashira non ci troviamo solo Saeki: c’è il già citato Tsuge, ma anche King Terry, Yoshikazu Ebisu, con una spruzzata di sensibilità heta-uma alla Nekojiru. Nell’immagine superiore vediamo una scena iconica, quello dello stupro tentacolare. Nonostante la tensione sensuale, non sono presenti particolari pornografici e il mostro sta semplicemente facendo il solletico alla ragazza: i mostri con cui convive Imiri Sakibashira non sono poi così terrificanti. Questi esseri hanno però bisogno di droghe e sangue per continuare a vivere nelle strutture fantastiche e fatiscenti. In The Box Man si esaspera l’assurdità del quotidiano portando all’estremo il fantastico e l’autore farà tutto il possibile per intrattenere il lettore: da combattimenti di wrestling tra donne e mostri, rane volanti, città marine, Gozzilla, poliziotti e cantanti da strada.

I protagonisti inseguiti da mostri che portano maschere africane

The Box Man è una corsa selvaggia, un stupefacente e viscerale tour de force che spinge già i larghi limiti dello storytelling del fumetto. Ovviamente le domande rimarranno senza risposta e probabilmente è giusto che così siano. Se vogliamo cercarci un significato, data la conclusione, si potrebbe ragionare sull’orrore della vecchiaia o come viaggio verso la liberazione dalla pietà filiale, che in Asia si estende non solo ai doveri dei genitori verso i figli, ma sopratutto l’inverso, nonchè la cura verso gli antenati. Concetto confuciano (in cinese xiaoshun 孝顺), la pietà filiale è la base della società. In un certo senso può essere paragonato ad uno dei nostri comandamenti: nel scegliere di liberarsi dal padre malato si incorre non solo alla fuoria divina, non solo alla maldicenza della società, ma in primo luogo con i demoni interiori. Se poi a questi mostri basta dargli una rana allucinogena… beh, buono così. In opere così surreali, bisogna lasciar vibrare i significanti e lasciare che il significato si liberi in noi seguendo contorti sentieri.Doppia pagina di tetti e inseguimenti

Ovviamente The Box Man è già nel database! Basta cliccarci sopra. Già di partenza il prezzo è relativamente alto ($24.95 US $27.95 CDN), dato che si tratta dell’unica opera di Imiri Sakabashira (link autore con foto spettacolare) tradotta, non oso immaginare che valore potrà acquisire se non verrà stampato presto.

 

 

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