Una vita cinese – Il tempo del padre e il tempo del partito

Li Kunwu da poco ha iniziato ad essere conosciuto in Occidente: esattamente dal 2009 quando Kana pubblicò Una vita cinese (Une vie chinoise in originale), scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Philippe Ôtié. Opera in tre parti, vinse numerosi premi internazionali*  ed è stata tradotta in sedici lingue. L’edizione italiana è stata pubblicata da Add Editore, nella collana Asia curata da Ilaria Benini, che propone saggi e romanzi per avvicinarsi e comprendere meglio un continente sempre più vicino ed in piena trasformazione. Sono reperibili i primi due volumi (Il tempo del padre, 2016 e Il tempo del partito, 2017), il terzo e conclusivo invece, Il tempo del denaro, lo vedremo in questo novembre.

Copertine de Una vita cinese - Il tempo del Padre e Il tempo del partito

Nato nel 1955, Li Kunwu è un manhuajia, un fumettista cinese, specializzatosi nell’illustrazione di propaganda. Le sue illustrazioni sono comparse per decenni sulle pagine del Quotidiano dello Yunnan, oltre che su numerose riviste illustrate. Una vita cinese è quindi scritto da un protagonista della Storia: anche per coloro che hanno solo una vaga idea di dove si trovi l’Impero di Mezzo**, eventi storici come il “Grande Balzo in avanti” e la “Rivoluzione Culturale”, dopo essere filtrati dallo sguardo di un bambino, non saranno più misteri.Tavole di Una vita cinese - il padre dell'autore educa le folle

Non dobbiamo però avvicinarci a questo titolo con il timore di avere di fronte un noioso o istituzionalizzato graphic novel. Questo libro non è una “semplice” autobiografia pedante, tra il classicismo del fumetto francese e l’impostazione di un documentario Rai. A rendere Una vita cinese un documento prezioso è soprattutto l’arte di Kunwu: la paletta bianco e nera mischia influenze tradizionali della pittura a pennello, il fumetto d’autore americano (per dirne uno: Big Man di Mazucchelli) e l’illustrazione di propaganda. Un tratto da “Classico del fumetto argentino” viene filtrato da un gusto ruvido e naif. Certe tavole sembrano illustrazioni di propaganda disegnate da un qualche artista outsider che possiamo osservare nelle gallerie di Art Brut. Un tratto che rivela la preziosa complessità della realtà, che sa esprimere la profonda malinconia ma che riesce a risvegliare la coscienza, concorde alla dicotomia “rivoluzione – controrivoluzione”.

Splendide tavole in cui i ragazzi decidono di cambiare il proprio nome

Il ritmo della narrazione è scandito alla perfezione. Questa autobiografia, profondamente umana, ci fa rivivere il destino della Cina di Mao Zedong (il tempo del padre della nazione, difensore degli umili, semidio indefettibile), al cambio di rotta (raccontato nel secondo volume) con Deng Xiaping, fino ai tempi odierni del denaro. Viaggio appassionante in cui i fatti, nonostante la soggettività del racconto, sono fedelmente riportati. Certo che a rendere l’opera così fruibile al pubblico occidentale l’apporto di Otié, consigliere economico nell’ambasciata dello Yunnan, è stato fondamentale. Il secondo volume è ambientato tra il 1976 e 1980, l’epoca in cui il piccolo timoniere inizia l’avventura economica: “Non importa che il gatto sia nero o bianco, l’importante è che riesca a catturare il topo”.

Due tavole mute in cui il protagonista disegna i suoi compagni

La storia cinese, dalla rivoluzione comunista, non viene più misurata in dinastie, ma per generazioni. Generazioni che passano sempre più in fretta: se si considera Mao Zedong come prima generazione della dirigenza politica, Deng Xiaoping rappresenta la seconda. Xi Jinping, il segretario attuale del partito, fa parte invece della quinta. La velocità dei cambiamenti in Cina si fa sempre più frenetica, destabilizzando i valori e il sentimento nazionale. Il gap generazionale tra coloro che, come Li Kunwu, hanno vissuto la rivoluzione e i giovani individualisti di oggi è enorme. La vignetta qui sottostante, in cui compare l’autore con l’anziano padre, è significativa nel mostrare una certa distanza e la difficoltà di comunicazione.

Nonostante il padre di Li Kunwu sia stato un valoroso rivoluzionario, gli antenati erano dei “bastardi neri” ovvero dei proprietari terrieri. Per entrare nel Partito Comunista, l’unico avvenire della Cina, l’autore farà di tutto, perfino denunciare degli amici stretti. Sette anni nell’esercito e un periodo nell’unità di produzione agricola non basteranno per conquistarsi l’iscrizione al partito. Saranno le sue abilità nel disegno ad avvicinarlo alla sua meta.

Due tavole dal sapore tipicamente cinese

C’è molto di rimosso nella memoria storica cinese. Si dice che Mao fosse 70% buono e 30% cattivo, dimenticando certi eccessi della Rivoluzione culturale. Questo libro è un buon modo per cercare di capire cosa sia successo. Studiare la storia è l’unico rimedio che abbiamo per salvare questo mondo, perchè, citando George Santayana, « Those who cannot remember the past are condemned to repeat it ».

I primi due albi sono già stati schedati nel database:

Il tempo del padre

Il tempo del partito

Se qualcuno fosse interessato a venderlo non dovrà più schedarlo. Sinceramente spero che sia un libro letto e riletto da più persone possibili. Tra le migliori letture di quest’anno.

 

* Il premio d’eccellenza del Japan Media Art Festival; il Dragone d’oro del Gran premio del fumetto cinese; doppia nomina agli Eisner Awards; il premio Château de Cheverny del fumetto storico e il premio del pubblico ai Rendez-vous de l’Histoire de Blois; il premio del pubblico dell’Ouest France du salon Quai des Bulles.

** Cina è scritto da due caratteri (Zhōng) che significa Stato o regno e  (guó)  centro, del mezzo.

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